domenica 10 marzo 2024

Il Cuore di Manito (Zagor Più 12)


L’incaricato dell’American Fur Company di commerciare pellicce lungo le rive del misterioso e inquietante Darkness River, nel lontano Oregon, scompare d’improvviso; e con lui anche “Beau” Wyndham, amico di vecchia data dello Spirito con la Scure.

Un enigmatico sciamano che afferma d’essere stato inviato da Manito allo scopo di creare una forte e coesa Nazione Indiana raccoglie intorno a sé un numero sempre crescente di fanatici adepti.

Zagor e Cico, unitisi alla spedizione di soccorso per Wyndham, discendono il corso del Darkness River a bordo di un vecchio battello e si spingono sempre più addentro le primordiali tenebre di quella selvaggia e inesplorata frontiera…

Bella storia, questa di Luca Barbieri e Emanuele Barison, che dopo “Ultima viene la neve” (Maxi Zagor n. 39) e “L’acqua che urla” (Zagor Più n.4) si dimostrano ancora una volta una coppia affiatata in grado di regalarci dei piccoli gioiellini.

Bella storia, dicevo, ma anche storia atipica e “difficile”, almeno per quei lettori zagoriani che prediligono le storie movimentate e tutte inseguimenti, sparatorie e scontri armati. Una storia con tantissimo dialogo e poca azione. Una storia adulta, che fa riflettere. Ma proprio queste caratteristiche mi hanno particolarmente affascinato.

Dichiaratamente ispirata la romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra e al capolavoro cinematografico (anch’esso basato sul detto libro) Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, l’avventura vede Zagor e Cico imbarcarsi sulla “Nellie” (il medesimo nome che aveva lo yacht del romanzo di Conrad a bordo del quale viene narrata l’avventura) insieme alla ciurma del capitano Jackson e a Frank Thorne, funzionario della American Fur Company, per andare in soccorso di Kurt Kosler (un incaricato della Compagnia per il commercio delle pellicce) e “Beau” Wyndham (amico di vecchia data dello Spirito con la Scure fin dai tempi dell’avventura “Viaggio nella paura” del 1984). Entrambi sono misteriosamente scomparsi in Oregon, lungo le rive del Darkness River, dove uno sciamano chiamato Il Cuore di Manito vuole creare una vera e propria nazione indiana.

Il Cuore di Manito si rivelerà essere lo stesso Kosler (il cui nome, Kurt, rievoca il Kurtz di Conrad e Coppola) che ha cambiato bandiera, si è schierato dalla parte dei pellerossa ed andrà incontro a una fine tragica come il corrispondente personaggio del romanzo e del film.

Ma più che della trama in sé, voglio parlare delle suggestioni che la storia mi ha suscitato.

Due terzi dell’albo narrano la navigazione lungo il fiume, che crea attesa di ciò che verrà, con belle riflessioni e ricordi storici narrati dai personaggi che compongono l’equipaggio (uno dei quali, guarda caso, si chiama Conrad). Ma questa navigazione diventa anche un viaggio verso il cuore dell’uomo, che a volte può essere la parte più oscura dell’individuo.

E infatti, nella restante parte dell’albo, Zagor e il lettore vengono in contatto con l’utopia “oscura” di Kurt che non potrà avere che una conclusione “in negativo”, una vera e propria discesa nella tenebra (già narrata da Conrad e Coppola) ma in chiave zagoriana (infatti il confronto con Kosler permette allo Spirito con la Scure di riflettere sul senso della sua vita e sulla sua missione di giustiziere).

Tecnicamente faccio notare il buon uso delle didascalie (praticamente scomparse, invece, in altre sceneggiature zagoriane) e due citazioni forse non molto palesi: la canzone intonata da Hook alle pagine 62 e 63 è Old Riverman di Bill Monroe (il riconosciuto padre del genere bluegrass), mentre la farse pronunciata da Jim a pag. 84 è una citazione dal romanzo di John Steinbeck Furore.

Molto interessante è la figura della principessa cayuse Abequa-Somthaha (chissà se la rivedremo in futuro?) e molto ben strutturati l’incubo di Zagor alle pagine 88-94 e il sogno rivelatore de Il Cuore di Manito alle pagine 27-28.

Dal punto di vista dei disegni, qui Emanuele Barison si esprime in una delle migliori performance da quando ha esordito su Zagor. Il suo tratto, ricco di chiaroscuri e ombre, è adattissimo a questa storia “di tenebra”.

In particolare, sono molto belli, a mio parere, i volti dei personaggi; e la realizzazione di Abequa-Somthaha è davvero favolosa.




Chiudo con un’ultima osservazione. Mi ha piacevolmente colpito il fatto che in questo albo Zagor sorrida molto spesso. Mi ha ricordato la prima parte della vita editoriale del personaggio, quando spesso si vedeva Zagor sorridere (a volte anche quando faceva a cazzotti!), segno che i suoi creatori così avevano voluto caratterizzarlo: un eroe “solare”, positivo, sorridente… Su questa specifica questione ho chiesto a Luca Barbieri se fosse stata una sua idea o se fosse opera del disegnatore, ed egli mi ha risposto che il fatto di rendere Zagor sorridente è stato espressamente indicato da lui in sceneggiatura… E mi ha fatto notare che anche nell’albo “L’acqua che urla” Zagor sorrideva… Poiché la cosa, all’epoca, non l’avevo notata, devo proprio andare a rileggermi quella bella storia…

 


2 commenti:

  1. Un'ottima storia, senza dubbio. Epperò mi sarebbe piaciuto se il confronto "filosofico" tra Zagor e Kosler fosse stato più incisivo. Alla fine Zagor bofonchia la solita risposta ambigua ("sangue richiama altro sangue") che mi pare un po' fiacca al confronto con tutte le implicazioni sociali portate dall'altro.

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  2. Caro Baltorr, al di là di quanto detto dall'ottimo Luca Barbieri, ti confesso che è stato lo stesso Manubar (come lo chiamo io in redazione perchè sono cresciuto con pseudonimi tipo Galep e Fergal) a chiederci di far sorridere Zagor dopo tonnellate di Diabolik notoriamente privo di senso dell'umorismo. E così ora abbiamo due controparti di carta di Robert Taylor, una allegra, l'altra seriosa. Noi della stanza dei bottoni della SBE siamo contenti quando i ns cartoonists ci mettono del loro e, sicuro della tua discrezione di fan, ti rivelo che Manubar ci ha fatto notare che è strano che Zagor sia sempre pettinatissimo - "come un Ryan Gosling di Darkwood" - nel mezzo di una palude/foresta/nesso dimensionale lontano dai parrucchieri e ha proposto di coprire la zucca del nostro eroe con una chioma alla Andrew Cain. Per Cico sta pensando ai ricci ribelli di Tuco Ramirez. Pensa di sostituire le frange con un modello di blusa a maniche lunghe e guanti da moschettiere. Vedremo. Altrove funziona. Quanti costumi ha cambiato The Bat-Man? Quante armature ha indossato Iron Man? Il pubblico SBE è uno zinzino + tradizionalista, ma chissà...ciao ciao

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