giovedì 2 dicembre 2021

FRATELLI DI SANGUE (Le grandi storie Bonelli 2)


Ho acquistato oggi in edicola il secondo numero della nuova collana bimestrale intitolata Le grandi storie Bonelli, il cui scopo è quello di ripresentare alcune storie contemporanee (ma già divenute dei “classici”) della casa editrice in singoli volumi integrali.

In questo caso, trattasi della storia Fratelli di sangue, avventura zagoriana uscita a cavallo tra il 1999 e il 2000 scritta da Mauro Boselli e disegnata da Carlo Raffaele Marcello, pubblicata originariamente sui numeri 411/414 della collana Zagor Gigante nel corso di quella che è comunemente conosciuta come la “seconda Odissea Americana”.

La bellissima copertina di questo “poderoso” albo di 374 pagine è stata realizzata da Alessandro Piccinelli.

La storia fa parte di una saga ambientata in Texas che ha avuto un antecedente nell’avventura Comancheros già ripubblicata nel primo albo di questa nuova collana.

Le due storie, inoltre, troveranno una conclusione inedita tra pochi giorni nell’albo speciale che vedrà finalmente l’incontro fra Zagor e il giovane Tex protagonista della collana Tex Willer.

Qui sotto vi riporto la trama di Fratelli di sagnue e la recensione che scrissi in occasione della sua ristampa nei volumi della Collezione Storica a Colori edita da Repubblica.

 Al temine troverete un appunto di Mauro Boselli risalente al 2006 che cita una "terza parte" di questa storia che poi non era mai stata scritta: ora sappiamo che si tratta del famoso crossover tra Zagor e il giovane Tex Willer!

Il Texas è in fiamme! I Rangers del colonnello Austin hanno massacrato a tradimento alcuni capi comanche. Lupo Grigio, leader dei Quahadi, vuole unire contro i bianchi tutte le nazioni comanche. E il ranger Adam Crane è sempre più diviso tra la fedeltà al suo Corpo e l'amicizia verso il suo fratello di sangue Lupo Grigio...

Zagor, Cico e Adam Crane cercano di impedire che scoppi la guerra fra i Rangers del Texas e i Comanche: ma un muro d'odio separa ormai i due popoli. I Penateka Comanche fanno scorrerie nelle fattorie dei bianchi e persino Rose Manley, la bionda ragazza di Adam, disprezza i musi rossi!

Anche gli uomini del generale Vicente si inseriscono nella guerra scoppiata fra i Rangers e i comancheros, desiderosi di impossessarsi dell'oro dei monti Wichita. Accordatisi con i Penateka Comanche, riveleranno ben presto le loro vere mire...

Quando l'odio offusca le menti, le parole di pace possono suonare come un segno di debolezza o, peggio, di tradimento, cosa che Adam Crane non tarda a scoprire sulla sua pelle. I Rangers del Texas e i volontari guidati dal fanatico Burnette hanno una sola idea in testa: sterminare tutti i Comanche. Sul fronte opposto, Lupo Grigio, Zagor e quel che resta delle comancherías superstiti, lottano per sopravvivere. Nel mezzo, Adam Crane, che ha ancora qualche remora ad abbandonare i suoi compagni d'arme. Ma gli eventi precipitano. E indicano al valoroso Ranger la via da tenere.

Zagor torna in Texas in una storia lunga, complessa, emozionante e straziante (seguito di un’altra avventura boselliana, Comancheros) e si trova alle prese con una delle vicende più difficili della sua carriera di mediatore fra bianchi e indiani.

Zagor si trova a dover scegliere da che parte stare e, nonostante il colore della sua pelle, nonostante il non venire accettato dai Comanches come uno di loro, decide di parteggiare per loro. Troppo forti le loro ragioni per scegliere diversamente, troppo deboli le loro speranze di vittoria per lasciarli soli. Scelta resa ancora più dolorosa dalle presenza, nelle fila dei rangers, di parecchi suoi amici fra cui Adam Crane.

I personaggi principali sono tutti ben caratterizzati: Zagor dibattuto nella sua scelta, Lupo Grigio deciso nei suoi intendimenti nonostante sia conscio di andare verso una probabile sconfitta, Adam Crane sospeso fra l’attaccamento alla sua divisa e l’amore per la sua donna ed il rispetto per una cultura diversa dalla sua che gli appare sempre più dalla parte del giusto, Cico pienamente partecipe dell’avventura ma sempre pronto a sdrammatizzarla.

Decisamente buoni i disegni di Marcello, che sanno conferire la giusta atmosfera sia agli eventi narrati che ai personaggi.

Se vogliamo trovare dei difetti nella storia, questi sono il fatto che lo sceneggiatore sembra mostrare un eroe in preda degli eventi e poco incisivo nel ruolo di risolutore del conflitto tra bianchi e pellerossa, a scapito della centralità di personaggi come Adam Crane e Lupo Grigio, ed anche il finale “positivo”, nel quale si arriva ad una pace tra Comanches e bianchi che nella realtà storica non ci sarà.

In proposito, riporto un intervento dello stesso Mauro Boselli fatto sul forum zagoriano SCLS nel Luglio 2006:

So anch’io che non è perfetta, ma è una storia complessa e orchestrata. Secondo me, una storia che tiene assieme tanti fili narrativi può non piacere o essere giudicata macchinosa, ma non si può definire un completo fallimento. Altrimenti si sgonfierebbe subito e i fili si attorciglierebbero malamente e visibilmente. Ma ciò non accade. Alcuni, e io sono tra questi, hanno il dubbio che il finale “positivo” tolga forza alla vicenda e la sgonfi sul finale. Ma dopo attenta riflessione, cambiai il finale da tragico in “falsamente consolatorio”, proprio perché ci stava meglio. In quella storia di momenti tragici ce n’erano già altri, come il massacro dei rangers buoni, per esempio, e un finale negativo l’avrebbe resa, come storia di Zagor, del tutto intollerabile. In effetti contavo di scrivere la TERZA parte, un dì, ma penso ormai che non avrò più il tempo di farlo”.

 


sabato 27 novembre 2021

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (42)

Abbiamo dovuto attendere quasi due mesi

ma ora eccoci qui con la

quarantaduesima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Si parlerà di sceneggiatori, disegnatori,

dell’ultimo Speciale Dragonero, delle contaminazioni

fantastiche nella saga zagoriana, della collocazione

di una storia un una determinata collana…

e naturalmente di tanto altro!


Ringraziamo come di consueto Moreno Burattini

per la sua grande disponibilità.


1 – Caro Moreno, risulta evidente e giusta l’alternanza di vari autori sulla serie regolare e sulle testate extra di Zagor. Ti chiedo se ciò sia dovuto ad esigenze di programmazione, alla volontà di non avere il monopolio delle sceneggiature basato prevalentemente su un unico autore oppure se ciò sia dovuto al voler, sempre giustamente, alternare i vari generi narrativi ed argomenti per non averne alcuni simili gli uni di seguito agli altri.

Sono contento dell’aggettivo “giusta” con cui giudichi l’alternanza dei vari autori, soprattutto intesi come sceneggiatori (la domanda, mi pare, verte su questi). Il punto è che Zagor esce in edicola, ogni anno, con 2500/3000 tavole inedite, distribuite su varie testate. Personalmente, a voler essere larghi, non riesco a garantirne più di mille (considerando anche la mia produzione, pur limitata, per Tex e per Dampyr). Peraltro, considerando che c’è chi non mi sopporta, non voglio assolutamente impormi come autore unico, e sono convinto che il contributo di altri porti idee nuove e fresche. Il problema è che scrivere Zagor è faticoso e difficile (molto più di quanto possa sembrare a prima vista o di quanto si illudano gli aspiranti collaboratori). Come editor so quanto sia complicato imbrigliare l’estro dei diversi sceneggiatori nel mood zagoriano. Trovo fondamentale e miracoloso (vista la sua facilità di scrittura) l’apporto di Jacopo Ruch, a cui si aggiunge una piccola pattuglia di altri autori, ognuno (come me) con i suoi pregi e i suoi difetti. Quindi, riassumendo: non voglio avere il monopolio delle sceneggiature, per diversificare le calligrafie e vivacizzare l’ispirazione (e dividerci fraternamente le critiche), ma anche se volessi essere il padre-padrone dei testi (e non voglio) non riuscirei da solo a coprire il fabbisogno.

2 – Caro Moreno, crede che “Il viaggio degli eroi”, essendo uno Speciale Dragonero, abbia più voluto essere un omaggio a Zagor piuttosto che una sua avventura come co-protagonista? È apparso più come comprimario, a parer mio, a differenza di Cico che addirittura mi è parso più protagonista del suo migliore amico. Come giudica nel complesso questa avventura?

I due team-up fra Zagor e Dragonero sono usciti come Speciali della serie di Enoch e Vietti e dunque rientrano a pieno titolo nell’ambito della produzione della medesima. Il fatto che i creatori di Dragonero abbiano voluto entrambi omaggiare lo Spirito con la Scure, sceneggiando una storia a testa in cui compare il nostro eroe, non può che farmi un grande piacere. Però i due racconti sono gestiti, com’è giusto che sia, secondo gli stilemi dragoneriani, rispettando comunque le prerogative zagoriane.

3 – Caro Moreno, quale o quali dei personaggi creati dai tuoi collaboratori attuali ti piacerebbe utilizzare in futuro in una tua storia?

Ho una grande simpatia per Henry  Raven, personaggio femminile (il nome abbrevia Henrietta) comparso nel Color “La vendetta di Gambit”, scritto da Jacopo Rauch e pubblicato nel 2019. Ma lascerò che sia Jacopo a farla tornare.

4Caro Signor Burattini, molte persone pensano ancora a Guido Nolitta come modello da prendere in considerazione per confrontarlo con l’attuale Zagor. Io non rappresento che un affascinato lettore di storie datate e di storie nuove di zecca, sempre pronto a stupirmi in positivo ed in negativo di fronte a ciò che più o meno possa piacermi di ciò che assaporo mensilmente. La mia opinione è che bisogna accettare lo Zagor di oggi come quello di ieri, la sua evoluzione e non stare troppo a pensare al passato, ma creandoci il futuro affinché possa campare il nostro eroe preferito fino ad arrivare a chissà quale anniversario. Ora, prendendo ad esempio le primissime storie, Lei Signor Burattini, dopo aver fatto tornare il sosia di Zagor, Marcus l’Uomo Volante, ecc., ha qualche altro personaggio che le piace e che potremmo riuscire a rivedere in scena, pur trattandosi delle storie dei primi anni ‘60, e che non è mai tornato, oppure è stato solo citato come la strega Nemis? Visto che le morti non rischiano quasi mai di essere definitive, non so se può essere uno spunto Paulo Sarosi de “L’impronta misteriosa”, l’orso Poldo della medesima storia, oppure il Duca di Condè de “Il popolo della palude”. Tanti, tanti comprimari, amici e nemici, hanno fatto capolino nelle prime storie quando ancora doveva formarsi il carattere del nostro eroe. Anche il mostro dell’Abisso Verde è tornato grazie a Lei, per cui un qualche aggancio con la memoria di Ferri, Bonelli padre e Nolitta delle prime storie potrebbe anche risultare intraprendente da svolgere per i lettori di nuova generazione e per i più anziani che hanno ammirato quelle avventure da piccoli. Non so se possa essere una buona idea, per Lei, ma spero di averla perlomeno stuzzicata con questi rimandi ad un periodo storico molto lontano ma che è rimasto nel mio cuore ed in quello di tutti gli appassionati come Lei, non è forse vero? Un caro saluto.

Sono il primo a subire il fascino delle storie evergreen di Guido Nolitta, ma bisogna pur fare i conti con i tempi che cambiano e soprattutto con il fatto che Nolitta non ci sia più (nonostante l’assurdità della cosa, c’è chi protesta perché Zagor non è più scritto e disegnato da autori che sono morti). Ne ho scritto qui:

http://morenoburattini.blogspot.com/2014/11/nostalgia-canaglia.html

Quando ho ripreso in mano i personaggi nolittiani credo (spero) di averlo fatto con rispetto, cercando magari di spiegare meglio certi retroscena o risolvendo questioni rimaste insolute, in chiave postmoderna. Alcuni dei nomi da lei citati appartengono in realtà alle storie di Giovanni Luigi Bonelli (Sarosi, Nemis), un ciclo che, probabilmente, necessiterebbe di riscritture, rielaborazioni, chiarimenti e spiegazioni assai più dei classici del figlio Sergio (ho provato a chiarire e spiegare l’origine del mostro dell’Abisso Verde, per esempio). Fra gli esempi che lei fa, trovo particolarmente intrigante riflettere su un possibile ritorno nella cittadella del Duca di Condè.

5 – Caro Moreno, non so se lei è rimasto attratto dal mito di Medusa al pari del sottoscritto, ma cosa ne direbbe di trasportarlo nell’universo di Zagor?

Non ci ho mai pensato, ma potrebbe essere un’idea. Del resto, avendo avuto trasposizioni darkwoodiane del mito del vello d’oro come di quello delle fatiche di Ercole, anche Medusa potrebbe ambire a una storia dedicata.

6 – Dov’è il Silver Lake dove Mike Wilding ha massacrato gli indiani? È a Darkwood o da qualche altra parte negli Stati Uniti?

La geografia di Darkwood e zone limitrofe appartiene a un universo parallelo (uno in cui nel 1835 già ci sono le armi automatiche e in Pennsylvania crescono le liane) che a volte coincide con il nostro, a volte no. Anche Darkwood è un territorio vastissimo (non limitato certo alla palude dove vive Zagor, né alla foresta immediatamente circostante). Il fatto che Zagor per anni non trovi tracce di Salomon Kinsky nel solo peregrinare con “Wandering” Fitzy significa che, nella fantasia di Nolitta, il Silver Lake sia un po’ fuori mano. Storicamente si sa che gli Abenaki vivevano nel Maine e in alcune zone del Canada come il Nuovo Brunswick e il Québec. Perciò io collocherei il Silver Lake lungo il confine canadese. Tant’è vero che in “Furore!” (“Zagor Le Origini” n° 4) faccio scoprire il villaggio di Kinsky subito dopo che Patrick ha visto, con Fitzy, le cascate del Niagara (si veda a pagina 18 di quell’albo).

7 – L’ultima volta che abbiamo visto i Sullivan è stato ne “Le Origini”, ma quello è il periodo di “Zagor Racconta…”. Nel presente di Zagor, sono stati visti l’ultima volta in “Magia Indiana” molto tempo fa. Quando li rivedremo?

Secondo me, in un Color che deve essere ancora scritto. È in lista da tempo (in una lista che suggerisco sempre ai collaboratori che mi interpellano sui personaggi a cui eventualmente poterne dedicare uno).

8 – Caro Moreno, come viene scelta la posizione delle storie nelle varie testate? Cosa conta di più per farle apparire sulla regolare e non sul Maxi o sullo Speciale?

Ci sono tante variabili da considerare e tante alchimie da rispettare. A volte si tratta anche di fare di necessitò virtù e programmare le uscite sulla base di ciò che abbiamo di pronto. Se sono storie che si inseriscono in una continuity (tipo il ritorno di un certo personaggio, o il sequel di una certa avventura già apparsa sulla sere regolare) di solito si mettono sulla Collana Zenith, soprattutto se si tratta di racconti di stampo tradizionale. Sui Maxi (oggi “Zagor Più”), sui Color e sugli Speciali ci vanno, più o meno, storie scollegate e autosufficienti (anche se a volte i rimandi ad altre collane ci sono).

9 – Caro Moreno, con la seconda Odissea Zagoriana si è parlato di rinascita e di evoluzione. Credo che ci sia stata, ma non posso non comprendere chi l’abbia vista come un’involuzione per il semplice fatto che accostando Zagor ad Atlantide si sia forse un po’ esagerato, mettendolo su un piano del fantastico oltremodo problematico, perché non si può fare a meno di vederlo come inviato di Manito che salva il Mondo e, purtroppo aggiungo io, come una persona che, da lì in poi, avrebbe avuto ancora più a che fare con mostri e alieni di quanto non fosse accaduto prima (ed è accaduto). Oggi come oggi per Zagor avere a che fare con esseri dell’altro mondo pare cosa normale e non dovrebbe esserlo, secondo me. Pensi che i lati positivi siano comunque più dei negativi in questa evoluzione?

Il mito di Atlantide è un caposaldo del fumetto di avventura (così come della narrativa e del cinema di avventura). Perfino Tarzan ci ha avuto a che fare. Non capisco perché si debba parlare di “esagerazione” se un tema classico avventuroso viene trattato anche da Zagor. Sta’ a vedere che con Atlantide possono confrontarsi tutti, dalla Disney a Flash Gordon, e proprio noi che siamo il fumetto della contaminazione, del sense of wonder e della fantasia dobbiamo limitarci ai mercanti di whisky e ai trafficanti d’armi. Mah. Non capisco neppure perché il fatto di trovare dei resti di Atlantide debba mettere Zagor sul piano “mistico” (quello dell’inviato di Manito) più della storia “Magia senza tempo” dove Nolitta faceva dire a uno sciamano che lo Spirito con la Scure era l’“eletto degli dei”. Non mi pare che le avventure di Zagor abbiano mai proposto un eroe diverso da quello nolittiano. Davvero ogni lettore interpreta le storie come gli pare e si finge un eroe su misura. In ogni caso, ho risposto con dovizia di argomenti in questo articolo, che invito a leggere:

http://morenoburattini.blogspot.com/2012/12/piranhas.html

Resto sempre stupito quando leggo che Zagor non dovrebbe vivere avventure fantastiche (non dovrebbe avere a che fare con magia, extraterrestri, eccetera). Ho già risposto mille volte, sono un po’ stanchino. Il fantastico fa parte del personaggio fin dalle prime avventure. Nolitta ha immaginato Zagor come un eroe “contaminato” dal fantastico. Eppure c’è un gruppo di lettori che, non so sulla base di quali presupposti, considera Zagor un personaggio western. Ora, io non so quante e quali storie di Zagor abbiano letto costoro, ma posso assicurare, certo di aver ragione come sono sicuro di poche altre cose al mondo, che lo Spirito con la Scure è il fumetto della contaminazione per eccellenza, e che il presupposto stesso della sua creazione fu quello di collocarlo sulle frontiere della fantasia, della citazione multimediale, della trasversalità fra i generi. Un fumetto western già c’era, quando Guido Nolitta creò Zagor, e si chiamava Tex. Sergio Bonelli tutto voleva fuorché farsi concorrenza da solo, e men che mai far concorrenza a suo padre. Perciò, cercò di diversificare il più possibile il suo personaggio da Aquila della Notte. Lo ha detto in molte interviste. Ce n’è una su YouTube in cui risponde a una domanda in tal senso di Vincenzo Mollica. Ancora oggi, se uno vuole storie western fa bene a leggere Tex, se vuole storie fantastico-avventurose fa bene a leggere Zagor (personalmente, leggo tutti e due).  E’ stato Nolitta a tirare in ballo vampiri, akkroniani, mostri del Dark Canal, Akoto e Kiki Manito, Rakum l’Eroe Rosso e via dicendo, cortocircuitando i generi letterari. Se io, come autore, vengo chiamato a scrivere Zagor, ho il dovere di rispettare queste caratteristiche basilari del personaggio. Per cui alternerò tutti i generi, talvolta contaminandoli fra loro. Capisco che uno possa dire: “Io preferisco le storie con gli indiani a quelle con i mostri”. Perfetto, basterà aspettare l’avventura successiva. Ma non capisco uno che dice: “Zagor non deve raccontare storie di magia”. Perché chi lo dice è evidente che non conosce l’eroe di Darkwood e la sua cinquantennale tradizione, che peraltro è andata sedimentando non soltanto grazie a Nolitta, autore attivo per venti anni,  ma anche grazie a tanti altri sceneggiatori (tra cui Castelli, Sclavi, Boselli), attivi per quaranta. 

10 – Caro Moreno, essendo rimasto intrigato dal nuovo “Zagor Più” e rimasto affascinato sin dai primi Racconti di Darkwood, ti chiedo se questa mia sorta di proposta sia fattibile: utilizzare i Racconti di Darkwood, almeno una volta, con il ritorno di cinque nemici (compresa la cornice) da comprimere ognuno in 32 pagine, legati appunto dalla cornice dove si racconta, combattendo il nemico odierno, avventure passate di ritorni di alcuni avversari di alto, medio o basso profilo, nelle 4 storie da 32 pagine, che hanno messo in difficoltà Zagor. Cosa ne pensi?

I Racconti di Darkwood apparsi su “Zagor Più” non sono i primi, ma il proseguimento di una serie cominciata nel 2017 sul Maxi Zagor n° 31. Credo in realtà che queste storie brevi debbano, in linea di massima, raccontare storie il più possibile scollegate dalla continuity, per essere comprensibili anche da lettori occasionali, così come a volte sono occasionali gli autori “ospiti”. Salvo eccezioni, naturalmente.

11 – Carissimissimo Moreno, ho tre domande da porti e, siccome è la prima volta che ti scrivo te le voglio spezzettare. La cosa che più mi preme è il dispiacere di vedere fumetti di qualche tempo fa negli scaffali di varie edicole dove, per la maggior parte, ci sono Tex e Dylan Dog. Gli Zagor inediti ci sono, ovviamente, ma di quelli vecchi non riesco a trovarne, neanche le ristampe. Come è possibile questa cosa?

Una volta c’era una distribuzione costante di arretrati nelle edicole (ricordo anch’io certi scaffali pieni di vecchi Zagor e vecchi Tex), poi i tempi sono cambiati, così come le regole della gestione di magazzini (anche a livello legislativo), le abitudini dei lettori, le consuetudini degli edicolanti… oggi, purtroppo, restano le (poche) bancarelle dell’usato ed eBay.

12 – Caro Moreno, come seconda domanda ti chiedo se, al pari di Gallieno Ferri nelle prime storie, possa venire utilizzato un autore, che finora ha fatto solo il disegnatore, anche come sceneggiatore della storia da lui illustrata? Vedi qualcuno in grado di poterlo fare, nella tua “scuderia”?

Qualcuno lo sta già facendo.

13 – Come terza domanda, caro Moreno, ti chiedo se possa essere possibile vedere disegnata una storia di Zagor da Lito Fernandez, il quale purtroppo in Bonelli, su Tex, a mio parere non ha proprio dato il meglio di sé. Ti piacerebbe vederlo all’opera sulle tavole dello Spirito con la Scure e pensi che il suo tratto possa conciliarsi bene col personaggio del quale sei il curatore?

Il talento di Lito Fernandez è fuori discussione. Bisognerebbe vederlo poi alla prova (chissà se un tarzanide con la fisicità di Zagor in una foresta tutto sommato realistica gli verrebbe bene). Il problema è un altro: non basta desiderare una cosa per realizzarla, bisogna anche fare i conti con i problemi pratici (il budget, il troppo affollamento di autori, la disponibilità dell’autore a mettersi al servizio di una tradizione sessantennale, la disponibilità della Casa editrice, eccetera).

14 – Vorrei chiedere a Moreno Burattini se fosse possibile far ritornare Zagor sul Grande Tepui in Sudamerica, magari per andare a salvare Kruger e Mayer accompagnati da Icaro La Plume sull’altopiano con un dirigibile. Grazie.

Io sono favorevole alle trasferte, molti lettori no (purtroppo). In ogni caso, Darkwood è stata creata da Nolitta per mettere a disposizione tutti gli scenari dell’avventura anche senza spostarsi troppo (e senza andare in Venezuela). Qualcosa di simile al Grade Tepui c’è di sicuro anche dalle nostre parti. Comunque faremo senza dubbio tornare Kruger & Mayer, così come La Plume.

15 – Caro Moreno, rivedremo Zarkoff alle prese con l’amore della ragazza protagonista del Maxi “La Nave Fantasma”?

Chissà. Potrebbe essere un’idea. La suggerisco ad Antonio Zamberletti.

16 – Gentile Moreno, si è mai trovato in disaccordo con una scelta di un suo superiore riguardante Zagor? Se sì, può farci uno di questi esempi?

Naturalmente sì. Ma da buon soldatino, mi sono messo sull’attenti. E il più delle volte hanno avuto ragione loro, i superiori. Siccome siamo una squadra, ciascuno nel suo ruolo, meglio lasciar perdere gli esempi: si vince o si perde tutti insieme.

17 – Caro Moreno, pensi di poter almeno provare a tornare a scrivere sui forum, dando così la possibilità a chi non ha avuto la fortuna di conoscerti virtualmente di “socializzare” così con te?

Mi pare di essere socievole anche altrove. Qui, per esempio. Sulla mia pagina Facebook. Sul mio canale Youtube. Su Twitter. Ho anche un account Instagram me lo uso poco (ma lo uso) perché non ho capito bene come funziona.

18 – Caro Moreno, che tu sappia, qual è stata la storia di Zagor che ha subito il maggior numero di interventi redazionali per quanto riguarda soggetto e sceneggiatura e quale quella riguardante i medesimi per i disegni?

Stando alle parole di Sergio Bonelli, che ci scherzava su, direi “Molok”. Ci ha sempre scherzato su anche Castelli.

19 – Caro Moreno, il villaggio centrale di un campo indiano comprende anche che vi siano numerosi villaggi situati nelle vicinanze della stessa tribù, come si può dire per gli accampamenti di Winter Snake, Akenat, Tonka, ecc. situati a Darkwood, oppure che esiste un solo villaggio per tribù?

È un vecchio dilemma che ci portiamo dietro, mai del tutto chiarito (neppure da Nolitta). Partiamo dal presupposto che Darkwood sia una vasta regione e non un condominio. Dopodiché pare che esistano più villaggi per ogni tribù.

20 – Caro Moreno, le voglio porre una domanda “marzulliana”: sono i personaggi che fanno le storie o sono le storie che creano i personaggi?

Per quanto mi riguarda, parto con una storia. Immagino dei personaggi incaricati di darle vita. Poi i personaggi, a volte, modificano la storia facendole prendere direzioni inaspettate. Me ne sorprendo anche io.

 

venerdì 26 novembre 2021

Rakosi! (Zagor Gigante 674/675/676)

All’inseguimento del capitano Moor e in corsa contro il tempo per impedire che Frida si trasformi in una creatura della notte, Zagor, Cico, il colonnello Korasi e Samish, giungono a Vienna, da dove contano di sfruttare la nuova linea ferroviaria fatta costruire dell’Imperatore, per raggiungere la Boemia e quindi i Carpazi ungheresi, dove si nasconde il barone Rakosi. Le forze del male al servizio del vampiro sono però in attesa e il viaggio in treno si rivelerà una corsa nell’orrore.

Zagor, Cico, Frida e i loro amici, raggiungono l’antico dominio del barone Rakosi, sui Carpazi ungheresi, dove incontrano nuovi alleati, in lotta da generazioni contro il malvagio potere del vampiro. Insieme organizzano l’offensiva contro il castello del non-morto, ma anche il barone Rakosi può contare su molti seguaci al proprio servizio... E questa è la sua terra!

Finalmente Zagor giunge faccia a faccia con il barone Rakosi!... La trappola del vampiro si chiude inesorabilmente e mentre lo Spirito con la Scure e i suoi alleati cadono uno a uno nelle mani del barone, il tempo sembra giunto allo scadere anche per Frida, ormai vicina a diventare una creatura della notte. Niente sembra in grado di fermare la malvagia volontà di Rakosi e tutto sembra perduto... Ma Zagor e i suoi compagni hanno ancora un’ultima dimenticata carta da giocare!...

Seconda parte della lunga avventura di Zagor sceneggiata da Jacopo Rauch e che vede il nostro eroe confrontarsi un’ultima volta con il vampiro Bela Rakosi.

In questo trittico di albi, il disegnatore Raffaele Della Monica lascia il posto a Walter Venturi.

La storia si apre con l’ennesima, divertente disavventura di Cico al mercato di Vienna. Infatti è proprio nella capitale dell’Impero Austriaco che ritroviamo i nostri eroi insieme a Frida Lang, il colonnello Korasi e il suo servitore Samish Pasha, ai quali si sono unite due vecchie conoscenze: il capitano Janos e Imre dei Dragoni austriaci. Frida è stata vampirizzata dal suo fidanzato Manfred Moor, reso schiavo da Rakosi, ma il suo processo di trasformazione è fortunatamente rallentato da uno speciale ricostituente somministratole da Korasi: l’unica speranza di salvarla, però, è quella di riuscire a eliminare Rakosi. Nel frattempo, Manfred è in viaggio alla volta di Stettino, sul Mar Baltico, da cui proseguirà sul fiume Oder diretto alle pendici dei Carpazi, per raggiungere Rakosi che si è arroccato nel suo castello dove tiene prigioniera la vampira Ylenia Vargas e dove attende Zagor per la resa dei conti.

Il gruppo dei “buoni” decide innanzitutto di provare a intercettare il battello sul quale viaggia Manfred, con la speranza di poterlo salvare, e si mette in viaggio su un treno militare. Le forze del male al servizio del barone sono però in attesa e il viaggio si rivela una corsa nell’orrore, in seguito all’attacco di un branco di farkaskoldòi, o lupi mannari della tradizione ungherese. Korasi viene gravemente ferito e Samish rimane con lui, mentre gli altri si rimettono in cammino, scortando Frida, le cui condizioni peggiorano sempre più.


Zagor, Cico, Frida, e i dragoni Janos e Imre raggiungono l’antico dominio del barone, sui Carpazi ungheresi, dove incontrano nuovi alleati: gli abitanti del piccolo borgo di Balasz, in lotta da generazioni contro la minaccia del non-morto. Insieme organizzano l’offensiva contro il castello che gli fa da covo, sul Picco del Lupo.

Intanto Frida è sempre più debole e prossima alla trasformazione in vampira, tanto che cerca anche di mordere Zagor. Viene quindi affidata alle cure di padre Gabor, e con lei rimangono Cico e Imre, mentre gli altri partono per la disperata spedizione al Picco del Lupo. Ma anche il vampiro può contare su molti seguaci al proprio servizio, i quali riescono a tramortire Zagor e provocano una valanga che travolge il gruppo guidato dal capitano Janos.

Dopo un primo scontro con il vampiro, dal quale esce a mal partito, Zagor viene tenuto prigioniero dagli zingari del barone mentre Rakosi si reca da Frida ma deve allontanarsi momentaneamente sconfitto dall’intervento del buon Cico e dall’amuleto donatogli dal dottore Metrevelic. Grazie ad Ylenia Varga e ai lupi sotto il suo controllo, Zagor riesce a sfuggire agli zingari e si dirige al castello del vampiro, mentre Manfred riesce a liberarsi dal controllo di Rakosi e lo affronta: purtroppo soccombe, rimettendoci la vita.

Infine avviene lo scontro finale tra Zagor e Rakosi: dopo una lunga lotta, lo Spirito con la Scure riesce a trafiggere l’avversario con un paletto di legno e a farlo affondare in un lago ghiacciato. Ylenia salva Zagor e se ne va, ritenendo in tal modo di aver saldato il proprio debito con lui.

* * *

Devo dire di essere complessivamente soddisfatto di questa storia, ben calibrata tra le sue parti avventurose e quelle più “riflessive”.

Qui è molto più marcata l’ispirazione stokeriana, con il viaggio dei combattenti per il bene attraverso l’Europa per raggiungere il vampiro ed eliminarlo. Anche la vicenda di Frida, che ha un misterioso legame con il vampiro Manfred che le permette di “sentire” e “vedere” dove lui si trovi, è molto simile a quella del personaggio di Mina Murray nel romanzo “Dracula”.

La storia si fa veramente avvincente con la lunga sequenza dell’assalto al treno da parte dei lupi mannari che mettono Zagor e gli altri in seria difficoltà e fuori dai giochi il colonnello Korasi e Samish.

Il secondo albo potremmo quasi definirlo interlocutorio e racconta l’aggravarsi della minaccia che grava sui protagonisti: la trama predisposta dal barone Rakosi si stringe attorno a Zagor e i suoi compagni, che vengono condotti a confrontarsi con gli zingari succubi del vampiro. L’impresa sembra disperata, ma i nostri cercano di non cadere in preda allo sconforto, animati anche da uno dei bellissimi (anche se ultimamente molto rari) discorsi dello Spirito con la Scure che possiamo trovare a pag. 39: “Lealtà, amicizia, senso di fratellanza!... Questi sono i valori che la fredda malvagità del barone Rakosi non è in grado di capire e che non ha messo sul piatto della bilancia!... Ma è ciò che ci darà la forza di affrontare qualsiasi orrore quel mostro abbia in serbo per noi… e di vincerlo, anche!... Insieme!”.

Con il terzo albo giunge a conclusione la vicenda, tra tradimenti e atti di coraggio, e il nostro Zagor sconfigge (definitivamente?) il vampiro. Devo, però, confessare che ho provato un po’ di amaro in bocca nel leggere la modalità in cui il barone Rakosi viene ucciso. Laddove pensavo venisse adottata una soluzione che potesse essere (almeno apparentemente) considerata “definitiva” (sarebbe stato bello vederlo finire ancora in polvere come nello storico episodio di Guido Nolitta), invece si è preferito lasciare evidentemente una porta aperta per un suo possibile ritorno futuro (se Rakosi non era morto trafitto da un paletto e cadendo nell’acqua di un fiume nell’avventura sceneggiata negli anni ’80 da Alfredo Castelli, non vedo come possa essere definitivamente sconfitto ora affondando in un lago…).

Ho invece molto apprezzato la decisione di far morire Manfred Moor: da un lato si tratta di una scelta coraggiosa, trattandosi di un comprimario abbastanza importante; dall’altro, la sua morte lascia aperto uno spiraglio a che il rapporto di affetto tra Zagor e Frida possa in futuro concretizzarsi in qualcosa di più…



I disegni di Walter Venturi sono molto belli e non fanno rimpiangere quelli di Raffaele Della Monica dei primi due albi della trasferta. Nel miglior stile “classico” che tanto piace tanto agli zagoriani, Venturi rende meravigliosamente i palazzi e le strade ottocentesche di Vienna, il gotico castello di Rakosi, il volto del barone, ispirato chiaramente al Dracula interpretato da Christopher Lee, le varie e numerose espressioni di terrore di Cico e le emozionanti scene d’azione a bordo del treno durante lo scontro con gli spaventosi licantropi. Molto belle anche le varie splash-pages (una per tutte, la pag. 16 del secondo albo), le vignette quadruple di incisivo impatto e quelle che omaggiano il maestro Ferri della prima avventura contro il vampiro.

Belle e spettacolari le tre copertine di Alessandro Piccinelli, la prima con uno spaventoso licantropo che incombe su Zagor, la seconda con un primo piano di Rakosi davvero terrificante e la terza altamente drammatica (e che vede finalmente anche la presenza di Frida).

 

venerdì 12 novembre 2021

Il Codice Ferrucci (Speciale Dampyr n. 17)

Harlan Draka torna a Firenze e ritrova il professor Alessio Montanari, che già gli aveva fatto da guida nei gironi danteschi oltre “La porta dell’inferno”.

Questa volta la minaccia è legata a una nuova sezione deviata dei Lupi Azzurri decisa a impossessarsi di un’arma andata perduta durante la Battaglia di Gavinana, il 3 agosto 1530, l’evento che mise fine, con la morte del condottiero Francesco Ferrucci, all’assedio di Firenze iniziato l’anno precedente, riportando i Medici al potere...

Per la seconda volta Moreno Burattini si cimenta con una sceneggiatura della serie bonelliana “Dampyr”. Dopo lo Speciale n. 12 (La porta dell’inferno), uscito nell’ottobre 2016 e del quale avevo parlato qui, ecco che nelle edicole possiamo trovare “Il Codice Ferrucci” con un’avventura ambientata nel paese natale e di residenza del nostro sceneggiatore: Gavinana.

Il motivo di questa location lo trovate nel piccolo riassunto sopra riportato ma è evidente che trattasi anche di un atto di affetto e riconoscenza di Moreno nei confronti della sua cittadina.

La storia, disegnata magistralmente da Fabrizio Russo e della quale consiglio l’acquisto, è molto bella ed appassionante e la trama la voglio lasciare scoprire a voi, motivo per il quale qui non troverete una classica recensione.

Ciò che invece ho voluto fare è cercare di trasmettervi il mio divertimento nel leggere l’albo, scaturito (oltre che dalla vicenda narrata) proprio dalla sua ambientazione. Dovete infatti sapere che Gavinana mi ha ospitato tre volte: nel luglio e nell’ottobre 2015, e nel giugno 2020. Pertanto, il vedere riprodotti in un fumetto proprio i luoghi da me piacevolmente visitati è stata un’emozione particolarissima.

Nelle suddette occasioni ho avuto anche modo di scattare numerose foto ed ecco che allora voglio proporvene alcune, “affiancate” dalle vignette di Fabrizio che potete ritrovare nell’albo.

 Il monumento a Francesco Ferrucci





La chiesa e il monumento (nelle foto sono sullo sfondo)



Il campanile


La fontana


Le antiche viuzze



Il colonnato della chiesa



I tetti della cittadina


Il bar


La targa commemorativa


L’esterno dell’attuale museo, luogo dell’uccisione

di Francesco Ferrucci





Uno dei personaggi protagonisti è il professor Alessio Montanari (già apparso ne “La porta dell’inferno”), ispirato a una persona reale, Alessandro Monti, professore di storia a Firenze, amico d’infanzia di Moreno Burattini ed esperto conoscitore di Francesco Ferrucci. Io ebbi occasione di conoscerlo (e fotografarlo) durante uno dei miei soggiorni a Gavinana. Eccolo ritratto qui sotto, anche in compagnia di sceneggiatori e disegnatori zagoriani (oltre che del sottoscritto):










Per concludere, vi segnalo che nell’introduzione dell’albo Mauro Boselli scrive che il museo storico con i cimeli della battaglia di Gavinana è attualmente chiuso per restauri. Avendo avuto occasione di visitarlo per ben due volte, vi propongo alcune foto che magari possono invogliarvi a visitarlo a vostra volta quando verrà riaperto al pubblico: