giovedì 9 maggio 2019

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (10)


Ecco a voi la decima puntata di
A domanda… Moreno risponde”!

Grazie alla grandissima disponibilità di
Moreno Burattini
e alla vostra collaborazione nel porre sempre domande interessanti
siamo arrivati a quota 200!!!

Un traguardo davvero significativo,
che sta ad indicare quanto sia sempre vivo
l’interesse dei lettori
per un personaggio come Zagor
che tra poco più di 24 mesi taglierà un altro “traguardo”
ancora più significativo: quello dei 60 anni di presenza
ininterrotta nelle edicole italiane.

Come di consueto, cari zagoriani,
vi invito ad inviare nuovi quesiti:
una volta raggiunto il numero di 20 domande,
provvederò a “girarle” ancora al nostro caro sceneggiatore!


1 – Non se ne parla mai, ma ritengo “La foresta allagata” una delle migliori storie del grande Ade Capone. Ci sarà la possibilità di rivedere Diablar, in futuro?

La possibilità c’è sempre, come escluderla? Del resto, se è tornato Thunderman, perché non potrebbe tornare Diablar?


2 – Zagor ha origini irlandesi, eppure pare che la trasferta europea non toccherà l’Irlanda. Come mai non è stata inserita una tappa in quella terra?

Per non allungare troppo la trasferta (ci sono lettori che mal sopportano i viaggio fuori da Darkwood). In Irlanda potremo sempre tornare in futuro anche per una “toccata e fuga”, come capitò nell’avventura scozzese del Clan delle Isole, o in quella islandese con il Trono degli Dei.


3 – Come pensa Moreno di conciliare l’evidente incongruenza dovuta al fatto che Zagor, nel romanzo di Morosinotto, acquisisce l’idea dell’urlo “AYAAAAK” (al quale è dedicato un intero capitolo che porta appunto l’urlo come titolo) solo in seguito alla morte di Fitzy, nell’esperienza con gli esseri “Atlantidei”, mentre nel color di Giusfredi lo utilizza già molto tempo prima, quando invece Wandering Fitzy era ancora in vita?

Credo che l’unico modo per conciliare l’incongruenza sia appellarsi al fatto che l’ “Ayaaaak!” che si legge a pagina 80 del Color “La giustizia di ‘Wandering’ Fitzy”, faccia parte del racconto di Zagor a beneficio di Cico, e non di una narrazione in “diretta”. Dunque lo Spirito con la Scure ha inserito il suo grido nella sua rielaborazione dei fatti, convinto che già lo avesse in uso mentre invece l’idea gli sarebbe venuta solo qualche tempo dopo. A volte, rievocando ricordi lontani, capita di confondere le date, anticipando o posticipando, o sovrapponendo, gli avvenimenti. Che il grido (quello con la “K” finale) sia stato adottato dopo la morte di Fitzy non lo dice, del resto, solo Morosinotto ma anche e soprattutto Nolitta in “Zagor racconta…”. Resta il fatto che l’averlo usato nel Color sia stato un errore dello sceneggiatore prima, e del curatore (il sottoscritto) dopo.


4 – Quando vedremo di Nat Murdo? Grazie, Moreno!

Non è previsto un suo ritorno, ma di sicuro quello di farlo tornare (il modo lo troveremmo) è un buon suggerimento. Nat Murdo lo preferisco a Diablar, se posso essere sincero. Faccio notare a chi si lamenta dei troppi ritorni, come in tanti chiedano di continuo il ritorno di questo o il ritorno di quello.


5 – Anziché una ristampa, non si è mai pensato ad un vero e proprio remake delle primissime storie di Zagor, dal n. 1 al n. 28 della collana Zenith Gigante, fino a Clark City (poi cominciano storie più “moderne” che a mio avviso non necessiterebbero di remake)? Mi piacerebbe rileggere quegli stessi soggetti sceneggiati e disegnati in modo contemporaneo. È una cosa fattibile?

In qualche modo “Zagor: le origini” è un remake come quello che tu chiedi. Anche la collana “Tex Willer” da un certo punto di vista sta compiendo una operazione del genere. Io sarei favorevolissimo. Lo proporrò in una riunione. Un eventuale successo della miniserie delle origini aiuterebbe.


6 – È prevista una storia (o anche più) che riporti Zagor in Africa?

Per il momento pensiamo all’Europa. Poi si sa che l’Africa manda un richiamo irresistibile per tutti gli avventurieri.


7 – Nell’albo intitolato “Il feticcio di fuoco” Miss Schulz è davvero morta, come Zagor ha detto a Poe, o non è andata esattamente così? Secondo me è un bel personaggio da far ritornare.

Sono lieto che tu consideri Julia Schulz un bel personaggio. Però è una di quelle figure buone per una storia sola, che proprio con la loro morte danno un senso alla vicenda di cui sono state protagoniste. Troverei più difficile far tornare Julia Schulz che Mortimer.


8 – Una delle saghe più avvincenti degli ultimi anni è stata sicuramente quella relativa ad Atlantide, Richter e Dexter Green, sia per le tematiche trattate che per le varie trasferte. Di Dexter Green, in particolare, dopo la “riconciliazione” con Zagor tra i ghiacci dell’Antartide, ne risentiremo parlare? Insieme a Mortimer e Nat Murdo, lo considero uno dei migliori comprimari degli ultimi anni.

Sono sempre contento quando sento parlare della saga atlantidea come di qualcosa di avvincente, dopo aver sentito le infinite lamentele di altri di parere opposto (quelli che vogliono i trafficanti di whisky e i mercanti di armi). Ho dedicato a costoro uno dei capitoli più divertenti del mio libro “Discorsi sulle nuvole”. Sicuramente Dexter Green tornerà. Non so dire quando, ma è un personaggio bello e importante e non può restare chiuso in soffitta o parcheggiato in garage.


9 – Nella rubrica dello Zagor Speciale di quest’anno, Moreno ha accennato qualcosa su un ritorno di Maitre Carrefour, per cui volevo porgli un paio di quesiti in merito: quando tornerà questo nemico? E da chi sarà disegnato?

In realtà non ho annunciato alcun ritorno di Maitre Carrefour, ma ho solo collegato il demone che compariva in quello Speciale con le entità dell’Altromondo, spiegando che faceva parte di quel tipo di creature lì. Se si è capito qualcosa di diverso, forse non mi sono spiegato bene.


10 – Vorrei fare una domanda un po’ particolare a Burattini: qual è la sua storia zagoriana preferita? Sarei davvero curioso di saperlo!

“Odissea americana”. Dentro c’è tutto lo spirito zagoriano.


11 – Laurenti e Prisco stanno lavorando su Tex. Torneranno a lavorare su Zagor in futuro?

Laurenti di sicuro.


12 – Paolo Bisi, un disegnatore che apprezzo molto, sta disegnando qualche nuova storia per Zagor?

Certamente sì. Una storia di zombi scritta da Samuel Marolla.


13 – Capita davvero raramente che nelle storie di Zagor muoia un comprimario che sia comparso più di una volta: penso a Manetola, ad Akoto e a Tawar, oppure a Doney e a Samuelson... Sarebbe fattibile realizzare, una tantum, una storia lunga, intensa, drammatica ed epica in cui muoia eroicamente (magari per salvare Zagor) un comprimario davvero “pesante” come Doc, Rochas, Tonka, Guitar Jim, Satko, ecc...? Una storia che diventerebbe per se stessa una pietra miliare, insomma?

Ho sempre la tentazione di farlo, mi trattiene lo scrupolo che la morte di un comprimario nolittiano possa addolorare i lettori. Nella storia del nuovo ritorno di Hellingen (prevista per questa estate) ci sarà comunque una morte clamorosa, anche se non di un amico ma di… vabbè, lo vedrete.


14 – Ha mai pensato Moreno di scrivere una propria serie o miniserie Bonelliana? C’è qualche progetto in futuro?

Ci ho pensato, ma alla fine ho sempre concluso che Zagor è una “mia” serie e non ho bisogno di sentirmi più realizzato con un altro personaggio creato da me. Da bambino e via via crescendo sognavo di scrivere storie dello Spirito con la Scure, e lo sto facendo. Che altro posso desiderare, professionalmente, di più? Peraltro, oltre a sentire profondamente mio il Re di Darkwood, la serie offre la possibilità di spaziare fra tutti i generi (avventura, western, fantascienza, horror, umorismo, giallo), per cui ho la massima libertà di espressione. Non mi sento in gabbia, non scrivo Zagor perché “mi tocca” o perché sono un professionista e faccio il lavoro che mi è stato commissionato. Ho creato dei personaggi che sono entrati a far parte della saga a pieno titolo. Mi sono sbizzarrito anche con altri eroi bonelliani, come Dampyr, Tex e il Comandante Mark. Tuttavia, è ovvio che ogni scrittore abbia dei progetti nel cassetto, perché le idee ci tendono agguati e ci saltano addosso di continuo. Se mi chiedessero una miniserie originale qualche proposta potrei farla.


15 – In prossimità dei festeggiamenti dei 60 anni di Zagor, si può sperare in una nuova serie parallela, come quella di Tex Willer?

Vediamo come va la miniserie “Zagor: le Origini”. In ogni caso per il sessantennale ci saranno iniziative, eventi, novità.


16 – Ho una domanda, anzi un suggerimento per Moreno Burattini: data tutta questa “esplosione” di libri di ristampe a  colori, perché non fare dei volumi che ristampino “La stirpe di Elan”, meravigliosa saga fantasy autoconclusiva racchiusa nella serie Zona X ? Secondo me ci sarebbero tutti i presupposti per un successo annunciato: storia avvincente, genere attualmente in ascesa, disegni e scene epiche, che si presterebbero perfettamente al colore. Grazie.

Il suggerimento non va rivolto a me ma ai nostri direttori, Michele Masiero e Simone Airoldi. Chissà che non ci abbiano già pensato. Non si può dire che manchino di iniziativa.


17 – Non ricordo una storia di Zagor ambientata nella foresta dei Sequoia. Nel caso vorrei sapere se era mai stata pensata una storia in questa ambientazione. Grazie.

Con “la foresta dei Sequoia” intendi la foresta delle sequoie giganti sulla costa del Pacifico, nella California settentrionale e ancora più a Nord (esiste il Sequoia National Park). In effetti non abbiamo mai visto questi spettacolari alberi in una storia di Zagor, perché crescono un po’ fuori mano rispetto a Darkwood e tutti noi sceneggiatori ci siamo lasciati sfuggire l’occasione ogni volta che il nostro eroe è stato da quelle parti. Se ci tornerà, non ce la lasceremo scappare.


18 – Ciao Moreno. Vorrei sapere se per caso è previsto un ritorno di Molok, un personaggio che mi aveva molto “impaurito” quand’ero piccolo, probabilmente anche grazie ai disegni da vera atmosfera horror di Franco Bignotti. Grazie per la risposta.

Mi ero impaurito anch’io. Non a caso ho fatto “tornare” (in un certo qual modo) Molok in “Magia indiana” (Zagor n° 500). Ho sempre pensato però che quel mostro sia ancora vivo in fondo alle sabbie mobili. Chissà.


19 – Il personaggio dello Sceicco Nero è ancora in circolazione e ha intenzione di ritornare? Oppure oggi, nell’epoca del “politicamente corretto”, un siffatto avversario non avrebbe più la possibilità di comparire in un’avventura zagoriana?

La mia opinione sul politicamente corretto è politicamente scorretta. Però immagino che, visti i tempi che corrono, meglio lasciar stare gli sceicchi e le mani di Allah.


20 – Caro Moreno, ho sempre apprezzato le storie zagoriane in cui comparivano i Seminoles di Manetola. Hai in previsione di far incontrare nuovamente lo Spirito con la Scure con questa tribù?

E’ in lavorazione una storia del genere, scritta da Jacopo Rauch e disegnata dai Di Vitto.

sabato 20 aprile 2019

Zagor, tra illusionisti e illusioni… (Speciale Zagor n. 31 + Zagor Gigante 642/645)


 Tra la fine di marzo e i primi di aprile in edicola sono apparsi il trentunesimo speciale zagoriano e la parte finale dell’avventura in svolgimento sulla serie regolare iniziata nel mese di gennaio. Per quanto si tratti di due storie completamente diverse tra di loro, devo confessare che ho notato un elemento che le accomuna… ma di questo ne parlerò alla fine!
Per ora procediamo con le recensioni…


IL LIBRO DELLE OMBRE

Svegliatisi nella stanza di un saloon, in una cittadina sconosciuta, senza più ricordare chi siano né cosa sia loro successo, Zagor e Cico vengono accusati di un duplice omicidio.
Con l’aiuto di Cheveyo, vecchio stregone indiano ubriacone e caduto in disgrazia, dovranno ricostruire i recenti eventi per recuperare le loro identità, scoprendo così che, prima di perdere la memoria, stavano investigando su un misterioso attacco a un trasporto, del quale erano stati accusati degli innocenti Chippewa.
Sulle tracce dei colpevoli si ritroveranno ad affrontare i letali incantesimi richiamati dall’Oltremondo dal Grande Castaldo!

Storia che inizia in medias res e che sin da subito spiazza positivamente il lettore: Zagor Cico hanno perso la memoria! È la prima volta che accade (a quanto io ricordi, o forse ho perso la memoria anch’io?) e le prospettive che si aprono sono accattivanti: come faranno i due a gestire la situazione? Collaboreranno o ognuno procederà per la sua strada? Faranno lo sforzo di conoscersi reciprocamente o le loro differenze di carattere finiranno per farli litigare? Per non parlare del modo in cui riusciranno a venire a capo della loro amnesia… Insomma, a mio parere si prospettava davvero una storia interessantissima… Però, invece, quelli che sembravano essere i presupposti iniziali e lo spunto trainante della storia si dissolvono nel giro di poco, e con una serie di flashback viene spiegato il mistero dell’amnesia. E a questo punto la storia si incanala in un alveo narrativo sì scorrevole, sì ben scritto, ma altrettanto scontato: demoni, possessioni, grimori, antiche dimore, un vecchio stregone reietto che ritrova i suoi poteri e uno scopo per utilizzarli… Sia chiaro, ripeto, la storia è a mio parere ben scritta e si legge d’un fiato, nonostante il fatto che la sceneggiatura “ad incastro” tra i già citati flashback e le indagini avviate da Zagor per rintracciare il responsabile degli omicidi e della sua amnesia avrebbe potuto rischiare di rallentare il ritmo della narrazione. No certo, perché Mirko Perniola è un ottimo e “navigato” (nel senso migliore del termine) sceneggiatore e conosce bene il suo mestiere. Inoltre, v’è da dire che i bei disegni di Fabrizio Russo (qui alla sua seconda prova zagoriana e strepitoso nei primi piani e nelle espressioni dei personaggi) mi hanno invogliano alla lettura. Tuttavia, alla fine, mi è rimasto un non ben definito senso di incompiuto… come se non avessi afferrato appieno quali fossero le motivazioni dell’agire del protagonista/avversario: il Grande Castaldo. La cosa strana è che queste mi si sono “magicamente” (è proprio il caso di dirlo, data la natura di questa storia) manifestate quando ho letto la conclusione dell’avventura della serie mensile, vale a dire…


IL PUEBLO MISTERIOSO

Una studiosa dell’Università di Harvard, Julia Schulz, animata da un forte senso di rivalsa, ha organizzato un finto attacco di predoni a una spedizione archeologica nei deserti del sud-ovest, partita alla ricerca del Pueblo di Teon.
Lì sarebbe stato nascosto un carico di papiri della biblioteca di Alessandria, trasportato in quel luogo nell’antichità (in seguito a varie traversie) per iniziativa della filosofa Ipazia, che voleva metterli al riparo dai tumulti religiosi della sua poca. Risultando la sola sopravvissuta alla strage dei suoi colleghi, Miss Schulz vuol farsi accreditare come l’unica depositaria della scoperta. Tuttavia, un altro professore, Angus McFly, è scampato: la donna lo fa prigioniero pensando che possa esserle utile nella decifrazione delle epigrafi in greco.
Zagor e Cico cercano di liberarlo combattendo contro i bianchi e gli indiani assoldati da Julia. Giunta con gli uomini della sua scorta fino al pueblo, Miss Schulz scopre che i papiri sono protetti da micidiali trabocchetti ma grazie all’aiuto del professor McFly riesce ad entrare nella camera dei papiri.
Zagor nel frattempo si è liberato di tutti gli indiani e anche degli uomini bianchi della scorta che intendevano uccidere Miss Shultz per impossessarsi dei papiri e venderli al miglior offerente.
Julia, visti sfumare i suoi “sogni di gloria”, si sucida gettandosi nel vuoto. I papiri vanno irrimediabilmente perduti sbriciolandosi fra le mani di McFly a causa delle muffe e dei batteri che nel corso dei secoli li hanno aggrediti…


Bella avventura di ambientazione western, complessivamente di piacevole e scorrevole lettura, ben distribuita lungo i quattro albi su cui è pubblicata e con uno Zagor sempre protagonista, coraggioso, intelligente, pienamente centrato nel suo ruolo.
Avventura western, dicevo, da intendersi però non nel senso pienamente classico del termine, giacché troviamo anche la contaminazione di altri elementi quali la base di Altrove e il resoconto dell’Agente Raven, e i riferimenti storici (o pseudo tali) che danno impulso alla vicenda (forse un po’ troppo dettagliati e didascalici, soprattutto nel primo e secondo albo, ma inevitabili dato che a Moreno Burattini, come sappiamo, piace sovente dare conto dei dati precisi sui quali basa una sua storia).
Storia abbellita dall’ottimo lavoro di Bane Kerac (anche lui qui, come Fabrizio Russo sullo Speciale, alla sua seconda prova zagoriana), bravissimo nella resa spettacolare dell’ambientazione del sud-ovest americano e ricco di dettagli in ogni sua tavola. In particolare reputo belle, dinamiche e iconiche alcune vignette e inquadrature che voglio puntualmente segnalare: dal n. 642: la quinta di pag. 41 e la prima di pag. 83; dal n. 643: la terza di pag. 59 e l’intera pag. 81; dal n. 644: la terza di pag. 8, la terza di pag. 25, la quinta di pag. 49, la terza di pag. 56 e 58 e la prima di pag. 67.
Ho anche apprezzato come Kerac abbia riprodotto i due personaggi femminili della storia: affascinante quello di Ipazia e sexy quello di Julia (vedi in particolare la terza vignetta di pag. 44 e la quinta di pag. 62 del n. 643; l’intera pagina 39 del n. 644).
Unico neo, ma non di poco conto, il volto di Zagor che proprio non riesce a convincermi… qui Kerac deve a mio parere ancora migliorare.
Tornando alla storia, se è intrigante il parallelo che l’autore ci propone tra la figura di Ipazia e quella della professoressa Schulz, ho trovato un po’ azzardato il fatto che una studiosa di storia, per ambizione e moto di rivalsa, si trasformi improvvisamente in una donna capace di mettersi a capo di una banda di malviventi e pianificare il massacro dei suoi colleghi, arrivando persino ad essere disposta ad uccidere in prima persona!
Comunque sia, sorvolato questo particolare, il personaggio di Julia è sicuramente ben caratterizzato: dura, decisa, consapevole della sua femminilità. E il suo gesto finale e inatteso è perfettamente coerente con le altre caratteristiche di cui Burattini l’ha dotata.


Un personaggio che invece mi ha lasciato interdetto è quello del professor McFly: ritratto con un paio di baffoni da guerrillero messicano e con una faccia così patibolare che da un momento all’altro mi aspettavo che si rivelasse essere uno dei “cattivi” della vicenda… in particolare, a causa del comportamento tenuto nell’ultima vignetta di pag. 11 (del n. 643) e nelle 3 o 4 pagine seguenti, nella quali sembra quasi che abbia qualcosa da nascondere o che faccia di tutto per rallentare la marcia di Zagor e Cico… invece, niente di tutto questo. In realtà, devo confessare che ha attirato da subito le mie antipatie quando ha pronunciato questa frase: “Ogni esaltato religioso crede che la vera fede sia la propria”. Innanzitutto mi domando che genere di “fede” possa possedere una persona che ritenesse che la fede in cui crede non sia quella “vera”… probabilmente solo un individuo che abbracci come suo modus vivendi il relativismo (culturale, etico o morale)… ma allora non sarebbe un vero “credente”! E poi, non sta scritto da nessuna parte che chi possiede una qualsiasi “fede”, nella quale crede fermamente ritenendola - appunto - “vera”, debba di conseguenza essere anche un “esaltato religioso”… A me, ad esempio, la Provvidenza a fatto dono della fede cattolica, che io ritengo senza dubbio alcuno essere la “vera e unica fede”, ma non penso che nessuno che mi conosca personalmente possa affermare di avere davanti un esaltato! Comunque, per chiudere, su argomenti come questo sia io che Moreno sappiamo di non pensarla esattamente allo stesso modo… ma ci vogliamo bene lo stesso!
In merito a questa storia, concludo segnalando una curiosità presente a pag. 16 del n. 643. Nello studio della Schulz troviamo degli “strani” titoli per i volumi presenti sugli scaffali della libreria: Gallieno Ferri, Tonino Liberatore, Aurelio Galleppini, Giovanni Ticci, Renzo Calegari, Giorgio Terenghi, Malizia di Laura Antonelli (con la citazione palese della vignetta stessa, identica al manifesto del film), Giornalino 1-10, Lancio Story, Storia del west, L'uomo mascherato, Mario Uggeri, Gino D’Antonio ultimate collection, Bruno Brindisi, Ferdinando Taccon, Virgilio Muzzi, Arturo Del Castillo, Thor, Moreno Burattini… e altri che non ho decifrato.
Non sono ancora riuscito a decidere se considerare questa una trovata simpatica e divertente, o una bonaria “presa in giro” del lettore…

CONCLUSIONE
Orbene, direte voi, quale sarà mai l’elemento comune e i parallelismi che il nostro Baltorr ha trovato nelle due storie sopra commentate?
Un indizio lo potete trovare nel titolo del post: illusionisti e illusioni…

Quali sono le motivazioni dell’agire di Fred Wood, alias il Grande Castaldo?
Risposta: il desiderio di fama e notorietà!
Desiderio così coinvolgente che lo ha portato ad “ospitare” nella sua anima un demone dell’Oltremondo e ad uccidere altri esseri umani per soddisfare la sua sete di fama e notorietà grazie all’esibizione nel Grand Theatre di Boston.
Cosa rimane alla fine dell’illusionista che ha voluto seguire questa illusione?
Solo polvere e cenere.

Quali sono le motivazioni dell’agire di Julia Shultz?
Risposta: il desiderio di fama, notorietà e rivalsa!
Desiderio così coinvolgente che l’ha portata ad “ospitare” nella sua anima il demone del crimine e ad uccidere altri esseri umani per soddisfare la sua sete di fama, notorietà e rivalsa nei confronti del mondo accademico mediante il ritrovamento dei papiri di Ipazia.
Cosa rimane alla fine della sapiente studiosa che ha voluto seguire questa illusione?
Solo polvere e ossa calcinate dal sole.
E cosa è rimasto, alla fine della storia, dei papiri della biblioteca di Alessandria e di tutta la “sapienza” in essi contenuta? Solo polvere. Nient’altro che polvere.


Fama e sapienza…
Vanità delle vanità, tutto è vanità”, dice il Qoèlet.
O quam cito transit gloria mundi (“Oh, quanto rapidamente passa la gloria di questo mondo”), troviamo scritto nell’Imitazione di Cristo.
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli”, troviamo scritto nel Vangelo secondo Matteo.
Ah, già, ma queste sono solo cose da esaltati…

mercoledì 27 marzo 2019

Lucca Collezionando 2019 - parte quarta: Baltorr e vari autori


Come ho già detto,
alla fiera erano presenti molti sceneggiatori e disegnatori
(bonelliani e non), che sono stati “bersagli” del mirino
della mia macchina fotografica, come avete potuto vedere qui.

Ecco allora che chiudo questa serie
di articoli su Lucca Collezionando 2019
con le foto che ritraggono il sottoscritto
insieme a vari protagonisti del mondo del fumetto:
evviva i selfie!

con Giorgio Sommacal

con Marcello Mangiantini

con Marcello Mangiantini

con Marcello Mangiantini e Walter Venturi

con Marco Verni

con Maurizio Di Vincenzo

con Mauro Laurenti

con Max Bunker (foto dell'amico Andrea Cipollone)

con Max Bunker (foto dell'amico Andrea Cipollone)

con Max Bunker (foto dell'amico Andrea Cipollone)

con Max Bunker (foto dell'amico Andrea Cipollone)

con Michele Rubini

con il "fratello" Moreno Burattini

con Tino Adamo

con Graziano Romani e Tino Adamo

con Valerio Piccioni

Alla prossima!!!

Lucca Collezionando 2019 - parte terza: foto dalle altre conferenze


Anche quest’anno a Lucca Collezionando
si sono svolte diverse conferenze dedicate
al fumetto nelle sue più diverse accezioni.

Ecco a voi alcune foto.

Alessandro Bottero introduce al collezionismo Batmaniano
in Italia dagli anni ’40 a oggi






L’AMys presenta Il Premio Atlantide: il meglio del 2018 mysteriano


Il Forum Zagor Te Nay presenta “Una moneta per Gallieno Ferri”,
conio speciale in occasione dei 90 anni dalla nascita
del più amato disegnatore zagoriano




Gli Amici Zagoriani presentano il loro nuovo portfolio,
con performance di Carlo Puddu che canta
“la canzone di Wandering Fitzy”



Sergio Bonelli Editore presenta “Storia del West”, interviene Gianni Bono



I progetti multimediali targati Sergio Bonelli Editore,
con Vincenzo Sarno e Moreno Burattini





Un brindisi con Milo!
Milo Manara intervistato da Pier Luigi Gaspa;
interviene Alfredo Castelli







Max Bunker e “Una vita da Numero Uno”, conduce Moreno Burattini.
Cerimonia del calco delle mani di Luciano Secchi














Lo PsiCollezionismo: sintesi di affettuose manie.
Ma quanto sono malati i collezionisti?
Con Liliana Dell’Osso,
direttore della Clinica Psichiatrica dell’Università di Pisa



Marcello Toninelli e Sergio Pignatone
ricevono il Premio Collezionando 2019



Papersera presenta “Darkenblot”,
con Casty e Lorenzo Pastrovicchio


Pugni e Robot.
Dimitri Galli Rohl presenta “Kappa O.”


Vinile a fumetti, con il prof. Dino Vaccari
e performance live di Graziano Romani
con la presenza di Steve Sylvester,
cantante della band Death SS