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martedì 26 novembre 2024

Sopra l’abisso (Zagor Più 15)

Questo nuovo numero della collana Zagor Più presenta per la dodicesima volta il format ormai noto come “I racconti di Darkwood”: una serie di brevi avventure racchiuse da una storia “cornice” che funge da incipit, raccordo e chiusura. Il titolo complessivo dell’albo è Sopra l’abisso.

Questa volta le avventure sono narrate “a più voci”, all’interno di un vivace saloon nel gelido Canada, da persone che non hanno mai incontrato Zagor personalmente ma che ne hanno sentito narrare le mirabili gesta. Verrà mostrato il ritorno di “Smiling” Joe, conosceremo Valerie, una giovane donna in pericolo a cui Zagor giunge a prestare aiuto, scopriremo il tragico destino di una carovana maledetta e assisteremo alla drammatica scalata, sospesa sull’abisso, di un picco sferzato dai venti…

* * *

Iniziamo dalla cosiddetta “storia cornice”, intitolata “Il vecchio Tom”. Disegnata, come di consueto, dal bravo Stefano Voltolini e scritta da Marcello Bondi (già visto sullo Zagor Più n. 3 del novembre 2021) ambientata a Heavenstone, un piccolo porto sulla costa canadese, nel cui saloon si ritrovano attorno ad un tavolo il trapper Hugh, il commerciante David, il vecchio Tom e il portuale Smith, serviti dalla cameriera Mary, i quali, tra un’interruzione e l’altra a suon di cazzotti, raccontano quattro storie con protagonista il mitico Spirito con la Scure. Narrazione divertente, con tanto di sorpresa finale: due degli altri avventori del saloon (i cui visi non vengono inizialmente mostrati) si riveleranno essere proprio Zagor e Cico!


Il primo racconto narrato, “Il ritorno di Smiling Joe, è opera dalla coppia di autori che ha scritto la storia più lunga della saga di Zagor (l’ultimo ritorno di Spermike), vale a dire Moreno Burattini e Marco Verni. Questa storia di 30 pagine recupera un comprimario apparso una sola volta in un brevissimo episodio degli anni ’60, di cui il curatore della collana parla diffusamente nell’introduzione a pag. 4, ma che è rimasto nel cuore dei lettori di lunga data. Il tono della narrazione è assolutamente in sintonia con la storia antesignana, per cui, dopo varie peripezie, abbiamo il classico lieto fine che riesce a strappare un sorriso. Una curiosità da sottolineare è che Marco Verni, con questo racconto, risulta essere ad oggi l’unico disegnatore pubblicato su tutte le collane zagoriane!


La seconda storia, “Valerie, scritta dall’ormai collaudato Francesco Testi, vede ai disegni Cristiano Spadavecchia (qui alla sua seconda prova zagoriana). Il suo tratto classico e pulito ben si adatta alla storia (da segnalare, a mio parere, solo qualche leggera “imperfezione” in alcuni volti di Zagor), che coinvolge il giustiziere di Darkwood (anche sentimentalmente) con una bella locandiera dall’oscuro passato.


La carovana maledetta di Stefano Fantelli (che sta diventando sempre più una colonna dell’universo avventuroso zagoriano) è la storia che ho preferito. Un racconto cupo, notturno, nel quale la minaccia soprannaturale affrontata da Zagor si rivela davvero inquietante, per non parlare degli ottimi disegni di Giuliano Piccininno che ha voluto sperimentare l’utilizzo di una china diluita per ottenere delle originali sfumature di grigio.


Chiude il volume la storia di 50 pagine “Il picco”, scritta da Moreno Burattini, che mostra la pericolosa ascesa di un’impervia montagna (e l’altrettanto sorprendente discesa) da parte di Zagor che deve recuperare il bottino di una rapina che vi è fortunosamente precipitato. Ai disegni troviamo l’esordiente Marco “Will” Villa, figlio d’arte (suo padre è il celebre Claudio, disegnatore e copertinista di Tex), giunto a cimentarsi con l’eroe di Darkwood con risultati davvero eccellenti. Lo vogliamo assolutamente come disegnatore regolare dello Spirito con la Scure!!!

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Terminata la lettura di questo volume, non ci resta che attendere la prossima uscita della collana, dal titolo “Wyandot”, contenente una sola storia lunga ad opera di Jacopo Rauch e Stefano Di Vitto che vedrà il ritorno del sakem Akenat… In edicola il 22 febbraio prossimo!

 



martedì 3 settembre 2024

Lo Zagor estivo… fuori serie! (Zagor Color 19 + Zagor Più 14)

Come ho scritto nell’articolo precedente, nel trascorso periodo di vacanza ho un po’ lasciato da parte i fumetti per dedicarmi alla lettura di racconti e romanzi. Ma, rientrato nella quotidianità, ho subito recuperato le letture zagoriane momentaneamente accantonate ed eccomi pertanto qui a dedicare un unico post alle recensioni degli albi cosiddetti “fuori serie” usciti quest’estate, vale a dire il Color Zagor n. 19 e lo Zagor Più n. 14.

La belva di Amamur

Il capitano Kross, ex ufficiale delle truppe coloniali inglesi di stanza in India, è stato soprannominato “la belva di Amamur” dopo essersi macchiato di una ingiustificata strage in un villaggio hindu, nel corso della quale perse la vita anche Sahid, il fratello di Ramath…

Dopo molti anni, e a migliaia di chilometri di distanza, il fachiro amico di Zagor se lo trova di nuovo davanti nella foresta di Darkwood, e proprio con l’aiuto dello Spirito con la Scure è deciso ad affrontarlo.

Questa storia di Alessandro Russo aggiunge un altro tassello, dopo i molti già scoperti nel corso degli anni, al passato di Ramath il fachiro, uno dei comprimari più apprezzati della saga di Zagor. In questo caso si risale addirittura all’infanzia del personaggio, le cui vicende narrate giungono a ripercuotersi nel “presente” dello Spirito con la Scure.

Ennesima buona prova dello sceneggiatore milanese, una storia ben scritta e scorrevole dalla prima all’ultima pagina, densa di momenti affascinanti e di flashback tristi e coinvolgenti; presenta un nuovo antagonista temibile e spietato, ammantato di un’aura di inafferrabilità che, fortunatamente, verrà alla fine sconfessata, e un Ramath fortemente determinato che riesce alla fine a presentargli il conto dei suoi innumerevoli crimini.

Sempre in merito a Ramath, devo osservare che nel corso della lettura ho avuto l’impressione che i suoi poteri soprannaturali (o psichici, fate voi) siano notevolmente aumentati rispetto alle avventure precedenti. Se Nolitta aveva creato il character ammantandolo di mistero e capacità che suscitavano timore anche in chi gli era più amico, col passare del tempo il fachiro sembra essere diventato un essere dotato di poteri davvero immensi (che servono a ben risolvere situazioni altrimenti complicate) e persino di capacità di combattimento in grado di rivaleggiare con quelle di Zagor. Ritengo che questo sia il “naturale” risultato dell’evoluzione che il personaggio ha avuto nel corso di tutte le sue storie passate, scritte da diversi sceneggiatori che ne hanno approfondito la figura.

Molto belli, come al solito, i disegni di Walter Venturi, impreziositi dai colori di Mad Cow che in questa occasione ha reso molto bene le scene notturne e quelle retrospettive con colori dominanti grigio e seppia.

Chiudo con una divertente curiosità.

A pagina 84, nel bordo bianco in alto sopra i disegni, compare la scritta “U GH!” che nulla centra con la narrazione… Sarebbe interessante sapere l’origine di questa svista redazionale o, penso piuttosto, tipografica…

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Ritorno nella città nascosta

Il ritrovamento da parte dell’archeologo Mac Leod di un misterioso reperto, spinge Zagor a far ritorno, in sua compagnia, a “Nuova Uxmal”, una città ancora abitata dai Maya nascosta in una valle segreta all’interno di Darkwood, in cui lo Spirito con la Scure ha vissuto in passato una drammatica avventura.

Lì, l’eroe dalla casacca rossa ritrova Lebnor, di cui fu alleato in quell’occasione, e si trova ad aiutarlo di nuovo contro il pericolo costituito da un gruppo di soldati dell’esercito americano, che hanno occupato l’insediamento…

Una storia scorrevole, questa scritta da Tito Faraci, semplice, che si lascia leggere, finanche piacevole, sebbene basata su presupposti già visti molte volte (i militari ottusi guidati da un ufficiale fanatico, un re “spodestato” che deve riconquistare il trono, la riduzione in schiavitù dei nativi non in grado di opporsi alle armi da fuoco); un racconto, se vogliamo, assolutamente in linea con il suo predecessore degli anni ‘60.

Anche alcune soluzioni narrative mi sono piaciute, come il riscatto dei Matam (ancora più significativo dopo che erano stati ostracizzati) e del traditore alcolizzato Yamail (che scova l’espediente per non far uccidere Lebnor), la sollevazione finale del popolo Maya, la morte del colonnello Dougan (speculare a quella di Moikos nella prima avventura).

Ci sono però, a mio parere, anche alcune criticità: il professor Mac Leod è funzionale alla vicenda solo per il ritrovamento del reperto (per il resto, per quel che è servito, poteva anche starsene a casa sua…); Cico non riesce a “brillare” di luce propria (e sì che Faraci lo aveva saputo ben utilizzare in passato); è poco realistico che un reparto dell’esercito, non dei semplici soldati sbandati, occupi Nuova Uxmal e vi rimanga per tanto tempo senza che nessuno indaghi sulla loro scomparsa (in questo caso, un po’ di “spiegazionismo” non avrebbe fatto male); e il colonnello Dougan seduto sul trono maya in uniforme e cappello? A me ha fatto uno strano effetto tutte le volte che lo vedevo…

In definitiva: mi sono divertito a ritornare con Zagor nella città nascosta che avevo conosciuto da ragazzino, ma magari mi sarei aspettato qualcosa di più…

I disegni di Gianni Sedioli mi sono piaciuti. Nei primi piani di Zagor è davvero migliorato; Cabel, la donna di Lebnor, è davvero bella; le scene d’azione sono davvero dinamiche; lo sguardo da pazzo allucinato di Dougan è molto efficace; alcune vignette riprendono lo stile di Donatelli della prima storia (con le sculture maya in primo piano e i personaggi sullo sfondo. Carino anche l’omaggio che ha voluto fare in una vignetta alla cover del n. 110 (Tre uomini in pericolo).








 

venerdì 7 giugno 2024

Le storie di Trampy (Zagor Più 13)

Questo nuovo numero della collana Zagor Più presenta per l’undicesima volta il format ormai famoso noto come “I racconti di Darkwood”: una serie di brevi avventure racchiuse da una storia “cornice” che funge da incipit, raccordo e chiusura. Il titolo complessivo di questo albo è Le storie di Trampy.

Questa volta, infatti, tocca a Ebenezer Snare, meglio noto come Trampy, il ruolo di narratore di questi quattro nuovi racconti. Grazie all’impunito vagabondo ci verrà svelato il segreto di Olympia, conosceremo un vero eroe, scopriremo cosa si nasconde dentro una misteriosa locanda nella foresta e risolveremo un inspiegabile caso di omicidio avvenuto in un wigwam isolato nella neve, là dove nessuna impronta ha lasciato il suo segno sul manto bianco…

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Iniziamo dalla cosiddetta “storia cornice” disegnata, come di consueto, dal bravo Stefano Voltolini e scritta da Moreno Burattini, nel corso della quale Trampy, nella speranza di scroccare un pasto luculliano, convince mister McDermitt (curioso di saperne di più sul mitico Spirito con la Scure) ad ascoltare alcune delle imprese di Zagor. Non tutto però filerà liscio per il simpatico vagabondo… Qui mi permetto una riflessione personale: non appena saputo il titolo di questa antologia, mi sono subito domandato come potesse Trampy raccontare storie con protagonista Zagor dato che – nelle numerose apparizioni del vagabondo all’interno della saga –, lo stesso ha occasione di incontrare personalmente lo Spirito con la Scure solo una volta (almeno a che io ricordi, ma la mia memoria potrebbe fare cilecca…), vale a dire nella storia degli anni ’70 “Terra senza legge/Lo strano Mister Smith”. È direttamente Trampy che ha dato la risposta al mio dubbio, laddove nell’ultima pagina riflette sul fatto di avere riferito solo avventure di Zagor che proprio Cico gli ha raccontato! Senza questa spiegazione, il tutto sarebbe stato poco plausibile…

Il primo racconto narrato da Trampy, “Il segreto di Olympia, è opera dalla collaudata coppia Samuel Marolla e Paolo Bisi. La storia ha dei richiami sia al genere horror che a quello steampunk, e devo dire che, pur ottimamente scritta e disegnata, non mi ha convinto sino in fondo, lasciandomi con uno senso di straniamento che non mi ha abbandonato nemmeno dopo la lettura. Ma si tratta di una sensazione assolutamente personale…

La seconda storia, “Un vero eroe, scritta dal veterano Luigi Mignacco, vede l’esordio zagoriano dell’altrettanto veterano (classe 1944) disegnatore Luigi Merati, già visto all’opera su Il Piccolo Ranger, Mister No e Diabolik. Il suo tratto classico e pulito ben si adatta alla storia (da segnalare solo qualche “imperfezione” in alcuni volti di Zagor), la quale, d’altro canto, è abbastanza semplice, senza particolari momenti di tensione narrativa. Il lettore scoprirà la storia del leader di una comunità di agricoltori che cela un segreto nel suo passato…

La locanda nella foresta di Giovanni Eccher (ormai un habitué di questa collana) è la storia che più mi ha appassionato dell’intero volume. Il personaggio della locandiera Carol e il suo modus operandi sono particolarmente interessanti, per tacer del fatto che  il bravo disegnatore Giuseppe Candita la tratteggia in modo veramente sexy… L’unico “difetto”, a mio parere, è la decisione finale che Zagor prende nei confronti della ragazza: probabilmente non avrebbe potuto fare altrimenti, ma [SPOILER] il lasciarla libera dopo un assassinio a sangue freddo (per quanto potesse essere “motivato” nelle sue ragioni) non mi è sembrato in linea con la caratura etica e morale dello Spirito con la Scure.

Chiude il volume “L’assassino è tra noi”, classico giallo whodunit di Moreno Burattini (la cui soluzione tuttavia si può, a un certo punto, abbastanza intuire), disegnato dall’esordiente zagoriana Patrizia Mandanici (che ha disegnato per la S.B.E. Legs Weaver, Nathan Never, Gregory Hunter e perfino Tex), giunta a cimentarsi anche con l’eroe di Darkwood con eccellenti risultati.

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Terminata la lettura di questo volume, ora non ci resta che attendere la prossima uscita dello Zagor Più, dal titolo “Ritorno nella città nascosta”, contenente una sola storia lunga ad opera di Tito Faraci e Gianni Sedioli che vedrà Zagor ancora all’opera a Nuova Uxmal… In edicola il 22 agosto prossimo!

 



domenica 10 marzo 2024

Il Cuore di Manito (Zagor Più 12)


L’incaricato dell’American Fur Company di commerciare pellicce lungo le rive del misterioso e inquietante Darkness River, nel lontano Oregon, scompare d’improvviso; e con lui anche “Beau” Wyndham, amico di vecchia data dello Spirito con la Scure.

Un enigmatico sciamano che afferma d’essere stato inviato da Manito allo scopo di creare una forte e coesa Nazione Indiana raccoglie intorno a sé un numero sempre crescente di fanatici adepti.

Zagor e Cico, unitisi alla spedizione di soccorso per Wyndham, discendono il corso del Darkness River a bordo di un vecchio battello e si spingono sempre più addentro le primordiali tenebre di quella selvaggia e inesplorata frontiera…

Bella storia, questa di Luca Barbieri e Emanuele Barison, che dopo “Ultima viene la neve” (Maxi Zagor n. 39) e “L’acqua che urla” (Zagor Più n.4) si dimostrano ancora una volta una coppia affiatata in grado di regalarci dei piccoli gioiellini.

Bella storia, dicevo, ma anche storia atipica e “difficile”, almeno per quei lettori zagoriani che prediligono le storie movimentate e tutte inseguimenti, sparatorie e scontri armati. Una storia con tantissimo dialogo e poca azione. Una storia adulta, che fa riflettere. Ma proprio queste caratteristiche mi hanno particolarmente affascinato.

Dichiaratamente ispirata la romanzo di Joseph Conrad Cuore di tenebra e al capolavoro cinematografico (anch’esso basato sul detto libro) Apocalypse Now di Francis Ford Coppola, l’avventura vede Zagor e Cico imbarcarsi sulla “Nellie” (il medesimo nome che aveva lo yacht del romanzo di Conrad a bordo del quale viene narrata l’avventura) insieme alla ciurma del capitano Jackson e a Frank Thorne, funzionario della American Fur Company, per andare in soccorso di Kurt Kosler (un incaricato della Compagnia per il commercio delle pellicce) e “Beau” Wyndham (amico di vecchia data dello Spirito con la Scure fin dai tempi dell’avventura “Viaggio nella paura” del 1984). Entrambi sono misteriosamente scomparsi in Oregon, lungo le rive del Darkness River, dove uno sciamano chiamato Il Cuore di Manito vuole creare una vera e propria nazione indiana.

Il Cuore di Manito si rivelerà essere lo stesso Kosler (il cui nome, Kurt, rievoca il Kurtz di Conrad e Coppola) che ha cambiato bandiera, si è schierato dalla parte dei pellerossa ed andrà incontro a una fine tragica come il corrispondente personaggio del romanzo e del film.

Ma più che della trama in sé, voglio parlare delle suggestioni che la storia mi ha suscitato.

Due terzi dell’albo narrano la navigazione lungo il fiume, che crea attesa di ciò che verrà, con belle riflessioni e ricordi storici narrati dai personaggi che compongono l’equipaggio (uno dei quali, guarda caso, si chiama Conrad). Ma questa navigazione diventa anche un viaggio verso il cuore dell’uomo, che a volte può essere la parte più oscura dell’individuo.

E infatti, nella restante parte dell’albo, Zagor e il lettore vengono in contatto con l’utopia “oscura” di Kurt che non potrà avere che una conclusione “in negativo”, una vera e propria discesa nella tenebra (già narrata da Conrad e Coppola) ma in chiave zagoriana (infatti il confronto con Kosler permette allo Spirito con la Scure di riflettere sul senso della sua vita e sulla sua missione di giustiziere).

Tecnicamente faccio notare il buon uso delle didascalie (praticamente scomparse, invece, in altre sceneggiature zagoriane) e due citazioni forse non molto palesi: la canzone intonata da Hook alle pagine 62 e 63 è Old Riverman di Bill Monroe (il riconosciuto padre del genere bluegrass), mentre la farse pronunciata da Jim a pag. 84 è una citazione dal romanzo di John Steinbeck Furore.

Molto interessante è la figura della principessa cayuse Abequa-Somthaha (chissà se la rivedremo in futuro?) e molto ben strutturati l’incubo di Zagor alle pagine 88-94 e il sogno rivelatore de Il Cuore di Manito alle pagine 27-28.

Dal punto di vista dei disegni, qui Emanuele Barison si esprime in una delle migliori performance da quando ha esordito su Zagor. Il suo tratto, ricco di chiaroscuri e ombre, è adattissimo a questa storia “di tenebra”.

In particolare, sono molto belli, a mio parere, i volti dei personaggi; e la realizzazione di Abequa-Somthaha è davvero favolosa.




Chiudo con un’ultima osservazione. Mi ha piacevolmente colpito il fatto che in questo albo Zagor sorrida molto spesso. Mi ha ricordato la prima parte della vita editoriale del personaggio, quando spesso si vedeva Zagor sorridere (a volte anche quando faceva a cazzotti!), segno che i suoi creatori così avevano voluto caratterizzarlo: un eroe “solare”, positivo, sorridente… Su questa specifica questione ho chiesto a Luca Barbieri se fosse stata una sua idea o se fosse opera del disegnatore, ed egli mi ha risposto che il fatto di rendere Zagor sorridente è stato espressamente indicato da lui in sceneggiatura… E mi ha fatto notare che anche nell’albo “L’acqua che urla” Zagor sorrideva… Poiché la cosa, all’epoca, non l’avevo notata, devo proprio andare a rileggermi quella bella storia…

 


venerdì 1 dicembre 2023

Ritorno a Paradise Gate (Zagor Più n. 10)

James Hilton, lo sceriffo di Paradise Gate, deve affrontare lo spietato meticcio Lansa e la sua banda di criminali, giunti a portare l’Inferno fino ai cancelli del Paradiso… e per l’uomo dalla stella di latta sarebbe la fine se lo Spirito con la Scure non giungesse di nuovo in suo aiuto, per affrontare al suo fianco i fantasmi di un passato creduto sepolto per sempre!

L’ultimo albo del 2023 (uscito alla fine di agosto) che non avevo ancora avuto il tempo di recensire è questo n. 10 della collana Zagor Più (qui nella sua versione “storia unica”).

Uno come me, che ha ufficialmente iniziato la sua collezione di Zagor proprio con l’albo “Lo strano Mister Smith” dove, a pag. 32, cominciava la storia “Paradise Gate” di Nolitta/Donatelli, ha avuto un po’ di timori vedendo pubblicizzata, in quarta di copertina del precedente Zagor Più, il titolo di questo albo: “Ritorno a Paradise Gate”. Sarei rimasto deluso o contento dalla sua lettura, memore del fatto che proprio la sua storia antesignana mi aveva fatto definitivamente innamorare di Zagor?

Ebbene, posso dire che tutto sommato non sono rimasto deluso: si tratta di una bella storia western, scritta da Francesco Testi e disegnata dal decano Alessandro Chiarolla.

Ritornano sia lo sceriffo James Hilton sia l’ex-sindaco Wilson “King” Mac Kay, che nella parte iniziale del racconto trama di nascosto, deciso a vendicarsi della sconfitta (e dell’umiliazione) subita in passato da Zagor e Hilton. La sua longa manus si chiama Lansa, uno spietato meticcio che a capo della sua banda di criminali rapisce la compagna dello sceriffo (la bella pittrice Amber) e mette a ferro e fuoco, letteralmente, la cittadina di Paradise Gate.

È molto bravo Testi, a mio parere, nel tratteggiare la personalità di tutti i carachters coinvolti nella vicenda, sia buoni che cattivi.

Da segnalare due momenti significativi della storia: Zagor e Hilton prigionieri nella miniera e la resa dei conti a Purgatory City, con una serie di duelli ben congeniati sotto la pioggia battente. Il tutto, poi, ha come sfondo la romantica storia d’amore tra Hilton e Amber, la quale nasconde un segreto che verrà svelato solo alla fine.

Insomma, una storia scritta bene, senza lungaggini, con molta azione e personaggi ben caratterizzati.

Alessandro Chiarolla, dal canto suo, riesce ancora a dare il meglio di sé, soprattutto nella scene d’azione e in quella sotto la pioggia. Sì, è vero, in alcune vignette si percepisce un’incertezza del tratto, e il viso di Mac Kay probabilmente è stato corretto in redazione, ma all’età di 80 anni compiuti gli si può anche perdonare qualche imperfezione.



giovedì 23 novembre 2023

Le storie di Drunky Duck (Zagor Più 11)

Questo nuovo numero della collana Zagor Più presenta per la decima volta il format ormai famoso noto come “I racconti di Darkwood”: una serie di brevi avventure racchiuse da una storia “cornice” che funge da incipit, raccordo e chiusura. Il titolo complessivo di questo albo è Le storie di Drunky Duck.

Sotto una sempre dinamica copertina di Alessandro Piccinelli troviamo quattro storie brevi narrate dal simpatico postino ubriacone del titolo, accolto attorno al bivacco di una carovana di coloni condotta da Randy, un’antipaticissima guida (e questa caratterizzazione troverà il suo perché alla fine della storia cornice), accampatasi per la notte nella foresta di Darkwood. Ascolteremo il nostro postino narrare dell’uccisione di Cico da parte di Zagor (!!!), di una spietata bounty killer chiamata Verna, di una dolcissima bambina rimasta orfana per colpa di un gruppo di banditi e di un vecchio trapper davvero indomito… Come sempre, il protagonista principale delle avventure è - naturalmente - lo Spirito con la Scure.

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Iniziamo dalla “storia cornice” scritta da Moreno Burattini, nella quale Drunky Duck allieta i membri della carovana con i suoi racconti, che vede alla fine un intervento in prima persona di Zagor che risolve una situazione che (all’insaputa di tutti) sarebbe potuta diventare davvero pericolosa… I disegni, di stampo classico, sono dell’ormai “collaudato”, e a mio parere sempre più bravo, Stefano Voltolini.

Il primo racconto narrato da Drunky Duck, “La follia di Zagor, spiazza davvero i lettori (che comunque possono ovviamente presumere che l’omicidio di Cico da parte dell’amico nasconda un “trucco”) per buona parte della narrazione. Il bello è scoprire come lo sceneggiatore riesca a motivare la morte di Cico che appare davvero reale! I testi sono sempre di Moreno Burattini mentre i disegni sono affidati agli Esposito Bros, ormai completamente a loro agio con le avventure dello Spirito con la Scure.

La seconda storia, “Il segreto di Verna, vede l’esordio zagoriano sia dello sceneggiatore Davide Rigamonti che della disegnatrice (dal tratto molto moderno) Elisabetta Barletta e vede Zagor impegnato a salvare la vita di un uomo innocente da una bounty killer che nasconde un segreto alquanto singolare… Un personaggio davvero interessante che sarebbe bello vedere ancora in futuro.

La visione dell’acqua di Alessandro Russo (che pare ormai ritornato in pianta stabile su Zagor, e - aggiungo io - con delle prove davvero ottime) è a mio parere la storia più bella del volume. Il personaggio della bambina Dorothy è poetico e commovente. Inoltre, a me le storie che lasciano in sospeso la possibilità che un evento “fantastico” possa essersi effettivamente avverato piacciono molto… Ai disegni troviamo il bravo Max Bertolini, con tavole dotate di molti chiaroscuri che rendono bene la vicenda che si svolge tutta in notturna.

Chiude il volume “Il trapper francese” di Giovanni Eccher, anch’essa molto bella. La vicenda in sé è abbastanza classica (Zagor dà la caccia a un criminale fuggitivo) ma davvero interessante è la figura dell’uomo a cui è dedicato il titolo della storia, una anziano trapper che svolgerà un ruolo risolutivo nella vicenda e si scoprirà essere nientemeno che un ex ufficiale dell’esercito napoleonico! I disegni di Gino Vercelli (un veterano della serie Martin Mystère, qui alla sua prima prova zagoriana), rudi e “sporchi”, non sono proprio in linea con il consueto tratto dello Spirito con la Scure ma hanno la loro ragione d’essere in un racconto come questo.

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In conclusione, anche questa volta il mio giudizio sui “Racconti di Darkwood” contenuti nel volume è nel suo complesso sostanzialmente positivo, nonostante molti critichino le storie brevi e preferiscano quelle di maggior respiro. Sarà che ultimamente ho meno tempo per leggere, ma mi trovo sempre più a mio agio nell’affrontare “short-stories” che non avventure che si dilungano per mesi… Vedremo cosa ne penserò del prossimo ritorno di Supermike che ha tutte le premesse per diventare la storia zagoriana più lunga di tutti i tempi…