venerdì 2 settembre 2022

Lo Zagor estivo… fuori serie! (Zagor n. 735bis + Color Zagor n. 15 + Zagor Più n. 6)

 Come in passato, anche quest’anno ho deciso di dedicare un unico post alle recensioni degli albi cosiddetti “fuori serie” usciti quest’estate. Si tratta dello Zagor 735bis, del Color Zagor n. 15 e dello Zagor Più n. 6.

Dico subito che ho apprezzato tutti e tre gli albi, per vari ordini di motivi.

LA VENDICATRICE

 È una giovane donna, è una pellerossa, è una guerriera imbattibile…

Colpisce le sue vittime, bianchi che hanno commesso crimini contro i nativi, firmando le sue imprese con simboli indiani con cui si attribuisce un nome che è tutto un programma: “la Cacciatrice”.

Chi è la misteriosa Vendicatrice che all’improvviso comincia a imperversare nella foresta di Darkwood?

E Zagor… deve cercare di fermarla, o stare dalla sua parte?

Ci fu un periodo in cui, nella vicenda editoriale dei comics americani, nei cosiddetti “Annual” (gli albi di una collana che uscivano una volta all’anno e, molto spesso, fuori continuity rispetto alla serie regolare) veniva presentato un personaggio nuovo di zecca che interagiva con il titolare della testata, a volte come alleato, a volte come avversario. Ciò aveva una precisa finalità: quella di testare il gradimento dei lettori sul nuovo character e, di conseguenza, decidere se poi inserirlo o meno nella continuity delle varie testate (se non, addirittura, creargliene una tutta sua).

Ebbene, ritengo che una “operazione” simile sia avvenuta anche in questo Zagor Bis.

Infatti si può ben dire che, in questo caso, non è tanto importante la storia in sé, bensì il nuovo personaggio della Vendicatrice che viene presentato ai lettori: il personaggio “è” la storia! Dalle premesse di questo albo nasceranno sicuramente delle avventure future che vedranno Linneha e Zagor incrociare ancora le loro strade. Se da alleati oppure da avversari, solo gli sceneggiatori ce lo potranno rivelare.

Nella sua introduzione, Moreno Burattini presenta la Vendicatrice come somigliante alla Elektra della Marvel o alla scotennatrice Minnehaha di salgariana memoria.

Io, in realtà, ho rinvenuto più attinenze con la Cacciatrice (in originale Huntress), eroina/vigilante della DC Comics: Helena Bertinelli, di origini italoamericane, a otto anni ebbe tutta la famiglia sterminata da una banda mafiosa; costretta a un esilio forzato in Sicilia, vi conobbe il suo primo amore, Salvatore, che la chiamava affettuosamente “Cacciatrice”; a dodici anni, per suo stesso volere, le venne insegnato a difendersi e a sparare, e a diciannove anni maturò il desiderio di affrontare il capo della banda che aveva assassinato la sua famiglia e vendicarsi; Helena usò allora l’ingente patrimonio ereditato per servirsi dei migliori addestramenti in campo fisico, mentale, cognitivo e, soprattutto, balistico; quando comprese di non aver altro da imparare, tornò in America e con indosso un costume da supereroina fece arrestare il colpevole dopo averlo reso storpio in una lotta, firmando così la sua prima azione da vigilante e ribattezzandosi col nome datole da Salvatore: “Cacciatrice” (Huntress).

Sarà un caso che il titolo di lavorazione di questa storia zagoriana fosse, appunto “La cacciatrice”?

Sia come sia, questa avventura “introduttiva” della Vendicatrice ha centrato in pieno il suo scopo: una vicenda “speciale”, che diverte, intrattiene piacevolmente e lascia aperte le porte per un approfondimento più articolato di questo nuovo ed intrigante personaggio.



Belli i disegni di Massimo Pesce - che ci sa davvero fare con i personaggi femminili! -, impreziositi da parecchie vignette verticali (una quindicina), soluzioni grafiche particolari (v. pag. 39) e la rottura della “gabbia” (v. pagg. 57 e 91).

* * *

ACQUE ROSSE

Qualcuno o qualcosa sta uccidendo i trapper che si recano al villaggio di Red Lake per vendere o barattare le loro pelli; tutte le vittime sono trafitte da una strana freccia e hanno uno sguardo di terrore impresso sui loro volti.

Qualcuno parla di una strana creatura emersa dal lago, altri danno la colpa agli indiani. In un caso o nell’altro, ciò che sta accadendo sembra avere la sua origine in una vecchia storia di sangue che ha dato nome al lago e al villaggio che sorge sulle sue rive. Zagor, Cico e il trapper Pablo Rochas cercheranno di far luce sul mistero, per porre fine agli omicidi e scongiurare un possibile conflitto con gli indiani.

Scopriranno che c’è davvero qualcosa di terribile e mortale che emerge dal lago, legato al passato di morte e sangue che tinge di rosso le sue acque…

Seguendo solo parzialmente la tradizione, quella secondo cui i Color puntano i riflettori su uno dei comprimari della saga dello Spirito con la Scure, in questa avventura compare, sì, il trapper Pablo Rochas, ma la storia non lo vede esattamente al centro dell’attenzione.

Il vero “evento” dell’albo si può dire che sia il ritorno di Alessandro Russo alla sceneggiatura!

Questo autore (di cui si parla diffusamente nell’introduzione a pag. 4 dell’albo) aveva già scritto tre storie dello Spirito con la Scure pubblicate, rispettivamente, negli anni 1992, 2002 e 2003. Poi era scomparso dai “radar” zagoriani… Eccolo oggi ripresentarsi con una storia veramente appassionante, di ambientazione classica, ricca di tensione e con un mistero a tinte horror (ma poi spiegato razionalmente) da risolvere e dei comprimari davvero interessanti (molto azzeccata la figura del pellerossa Mezzo Uomo, per ciò che poi si rivelerà realmente essere). Se queste sono le premesse, c’è solo da augurarsi che Alessandro Russo sia già al lavoro su altre sceneggiature!

Anche i disegni di Walter Venturi ed i colori di sua moglie Tiziana “Mad Cow” non sono da meno e ci regalano alcune sequenze davvero affascinanti. Ottima la scelta di colorare i flashback in modo uniforme (a volte grigio, a volte seppia), così come le scene notturne e subacquee con prevalenza di tonalità blu. In ogni caso, anche nelle scene diurne mi è sembrato di notare delle sfumature di colore molto più belle del solito, con piacevoli effetti quasi di tridimensionalità.

* * *

LA FRATELLANZA INFERNALE

Antiche leggende africane parlano degli isithfuntela, defunti richiamati in vita grazie a oscuri riti di magia praticati da persone che, nel corso dei secoli e nel loro peregrinare da un angolo all’altro della terra, sono state chiamate semplicemente stregoni.

Uno di loro viene costretto a usare i suoi poteri per strappare alla morte gli uomini di una banda di assassini conosciuta con il nome di Fratellanza, sconfitta e sterminata molti anni prima nei pressi di Darkwood.

I banditi tornati in vita sono accecati dall’odio, invulnerabili alle normali armi e consumati dal desiderio di vendetta. Sulla loro strada trovano Zagor, che li dovrà affrontare e fermare prima che tornino a seminare il terrore a Darkwood.




Anche in questo caso, più che la storia in sé – peraltro interessante e con certi elementi di originalità legati a riti negromantici e risurrezioni di cadaveri abbastanza inquietanti – ciò che in me ha lasciato davvero il segno al termine della lettura è stata la componente malinconica che la narrativa di Antonio Zamberletti ha inserito quasi sottotraccia… come per “La Vendicatrice”, ciò che mi ha davvero appassionato non è tanto la trama principale bensì la caratterizzazione dei comprimari che ruotano attorno alla vicenda.

In realtà, questa, più che una storia horror, è una storia di coppie, di uomini e donne che si amano e che dal loro amore vengono spinti ad agire di conseguenza: il professor Walsh, il cui amore per la defunta moglie Liz lo porta a mettere in moto tutta la vicenda; Svenson, che per salvare la moglie Julie dai suoi rapitori parte al loro inseguimento con Zagor e Cico; Hale, uno dei banditi riportati in vita dalla magia nera, che decide di sfruttare la nuova occasione che gli è stata data per cessare la carriera criminale e cercare invece di rintracciare il suo perduto amore Grace; infine, Ormond e Ann, i due isithfuntela “buoni”, le cui esistenze sono indissolubilmente legate ma destinate a sciogliersi tragicamente.

Ecco, nel tratteggiare i personaggi di cui sopra e le sequenze che li coinvolgono Zamberletti scrive, a mio parere, pagine di intenso lirismo che portano il lettore a riflettere su situazioni che vanno al di là della trama prettamente “avventurosa”. Il tutto coronato da un bellissimo finale dalle connotazioni letterarie… non a caso, il nostro sceneggiatore è anche un romanziere…

Per chiudere sull’aspetto narrativo, mi sono tolto la curiosità di verificare se gli isithfuntela fossero il parto della mente di Antonio o se facessero riferimento a qualche leggenda “documentata”. Se vi interessa, ecco ciò che ho trovato in rete: “Vampiri nel folclore africano. Gli stregoni della Guinea sono in grado di risvegliare i morti, facendoli diventare loro schiavi: detti isithfuntela, sono molto simili agli zombie degli stregoni haitiani e sono in grado di ipnotizzare le loro vittime con il semplice sguardo. Per evitare problemi con il libero arbitrio, gli stregoni piantano nel cervello dei loro schiavi dei chiodi appuntiti”. A livello di battuta, devo dire che non ho invece trovato traccia dell’invocazione usata per la risurrezione… per cui ritengo che quella sia stata completamente inventata dallo sceneggiatore!!! :-D



Dal canto suo, Marcello Mangiantini si sbizzarrisce tra scene grandiose (il naufragio del prologo) e liriche (tutto l’epilogo), con ottimi chiaroscuri nelle scene crepuscolari e notturne, ambienti chiusi molto particolareggiati e costumi d’epoca davvero ricercati nel dettaglio. Solo sui primi piani di Zagor e Cico deve, a mio parere, lavorarci ancora un po’…

P.S. Per chi non l’avesse ancora letta, suggerisco l’interessante intervista ad Antonio Zamberletti che potete trovare a questo link.

 

7 commenti:

  1. Tre belle storie. Se dovessi pronunciarmi sulla migliore, farei fatica a scegliere tra lo Zagor+ e il Color. Sono due storie che conquistano, oltre che per la vicenda, per i personaggi che compaiono, sia quelli positivi, che quelli negativi. Con la Vendicatrice del bis, invece, non c'è stato lo stesso coinvolgimento emotivo.

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  2. Acque rosse (colori eccezionali!) e La Vendicatrice sono bellissime storie. Purtroppo le impossibili resurrezioni dell'ultimo albo rendono la relativa storia troppo assurda...

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  3. Dei tre albi in oggetto, ho comprato solo il color che mi è piaciuto non poco.
    La storia è ben condotta e priva di incoerenze, la tensione non abbandona mai il lettore e i colori sono strepitosi.
    Avercene!

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  4. Personalmente ho apprezzato molto acque rosse un bel color ottima la sceneggiatura di Alessandro russo e soli se devo fare un appunto Rochester non.è stato sfruttato appieno così come era successo a doc Lester ma a parte questo una storia godibilissimo

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  5. Incredibile il ritorno di Russo! Scrisse belle storie per "Nick Raider" e "Martin Mistero", ma per Zagor... le ultime due lasciate nel cassetto e pubblicate solo tempo dopo. Infatti nel 2002 quando rividi il suo nome mi chiesi se fosse tornato o si trattasse di una storia nel cassetto.
    Certo, Burattini dice che c' è una sovrapproduzione e che lo staff è al completo e poi ti ritrovi una nuova storia di Russo. Boh!

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  6. Ciao da Matteo la storia che mi ha colpito di più per il finale aperto è la cacciatrice con gli splendidi disegni di pesce . Mi ha fatto piacere rileggere una nuova storia di russo però il finale che mi ha sorpreso e che secondo me dovrebbe avere un seguito è la fratellanza infernale . Il trapper richiamato in vita si sarà reso conto della sua nuova condizione ? Come la prenderà ?

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