mercoledì 23 giugno 2021

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (37)

Quale modo migliore per questo blog

di festeggiare, nel suo mese esatto,

il sessantesimo anniversario di Zagor

che quello di leggere le risposte di Moreno Burattini

alle vostre domande?


Ecco quindi a voi la trentasettesima puntata

della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Approfondiremo alcune particolarità

in merito alle storie e ai personaggi della serie,

parleremo di quanto sono “alti” Zagor e Cico,

degli haters, delle medaglie celebrative della Bonelli,

dei manga giapponesi e di molto altro ancora.


Ringrazio come di consueto Moreno Burattini

per la sua grande disponibilità.


1 – Gentile Moreno, ho riletto ultimamente “Agenti segreti” e, come le prime volte che l’ho sfogliato, mi è rimasta impressa una domanda. Pongo innanzitutto all’attenzione il fatto che il figlio del Duca sia apparso ne “L’uomo nel mirino”, quindi si dovrebbe presupporre che il Duca padre sia morto. Se fosse così, niente di male perché cadere in quella specie di pozzo nella prima storia, oltretutto dopo aver preso fuoco, sarebbe difficile farlo tornare. Eppure ci sono così tanti ritorni “impossibili” che, magari nascostosi per anni per vergogna dell’aspetto col quale si è ritrovato, ed avendo paura di non farsi riconoscere conciato così com’è, se n’è rimasto chiuso in se stesso ma con voglia di rivalsa. In fondo al “pozzo” non sappiamo bene, non essendo stato visto e non essendoci stato detto, che cosa in realtà ci fosse e quanto era profondo, per cui non so se sono riuscito a trovare uno spunto per una nuova storia, dal basso della mia preparazione zagoriana, ma ho voluto scriverle a proposito di ciò. Un saluto.

Mi fa sempre piacere ricevere domande da lettori attenti e propositivi, e scoprire che oltre a me, che mi ci sono scervellato tanto, altri almanaccano sui personaggi e sulle circostanze di ogni storia. Quello che dici (sul fatto che un nemico creduto morto possa tornare sulla scena e che un finale possa prestarsi a un sequel) vale per moltissime avventure di Zagor, come di altri personaggi. Tuttavia, nella fattispecie, un ritorno del Duca e una esplorazione del pozzo in cui è caduto (e in cui è stato gettato il tesoro del Re di Francia) in “Agenti segreti” è cosa più che possibile. Vedremo! Ti rivelo però che, nel caso stessi già scrivendo qualcosa del genere, per non scoprire le carte risponderei appunto “vedremo!”.

2 – Caro Moreno, nella storia “Il grande torneo” Pugno Nero dichiara di aver cercato, e di non aver trovato, Zagor alla sua capanna il mese precedente. In un suo pensiero personale Zagor dichiara di essere stato facilmente rintracciabile in quale periodo ma qualcosa mi dice che, forse, questo racconto sarebbe dovuto uscire dopo la trasferta sudamericana, spiegando così l’assenza di Zagor da Darkwood. Ci ho visto giusto?

Se fosse accaduto, non ci sarebbe niente di male: le storie hanno tempi lunghi di realizzazione e a volte la programmazione le fa slittare o le mette in lista di attesa per i più svariati motivi. Però, francamente, non ricordo che “Il grande torneo” (episodio uscito nel 2011) fosse programmato per uscire al termine della trasferta sudamericana (cioè nel 2014). Trovo più probabile un riferimento all’avventura precedente (“Il villaggio della follia”) che aveva portato Zagor su delle montagne un po’ distanti dalla palude.

3 – È noto che Zagor è alto 187 cm, ma non è mai stato detto quanto sia alto Cico. Secondo me, tra i 150 cm e i 160 cm. Ci verrà mai annunciata l’altezza esatta di Cico?

Direi che essendo nota l’altezza di Zagor (strano che Nolitta l’abbia espressa un centimetri, cioè usando il sistema metrico decimale, e non in piedi e pollici secondo il sistema americano), un confronto ragionato individui anche l’altezza di Cico appunto nella misura che hai ipotizzato anche tu. Personalmente preferirei non dare misure precise per il pancione, se no ci sarebbero i super pignoli subito a fare i confronti fra le vignette (e poi, appunto, ci sarebbe da decidere quale sistema di misurazione usare).

4Caro Moreno, ho recentemente riletto “Non umani” e “Le Creature del Buio” e non posso far altro che trovare delle similitudini tra queste due storie. La prima cosa che viene in mente è che si parla di mostri. In entrambe esistono umani che si dimostrano essere più mostri dei veri mostri, provenienti dallo spazio o dai sogni di un individuo rimasto intrappolato in una grotta e ricoperto di materia appiccicosa. Poi c’è l’elemento paura. Non si sa mai da dove possano sbucare questi esseri, dal davanti, dal dietro, dal di sotto o addirittura dal di sopra. Nel finale, invece, ci sono delle somiglianze sulle scelte di Zagor riguardanti due personaggi controversi che fanno da sfondo ad entrambi i racconti. Change acquisisce l’aspetto del figlio dell’uomo anziano, e Zagor decide di tenerlo d’occhio da lontano. Così come decide di tenere d’occhio Carter che, essendo umano e non avendo ucciso nessuno, merita secondo lui una seconda possibilità, anche perché lo ha salvato da Salazar. Ora, la mia domanda verte sul fatto che, nella realtà zagoriana, risulta secondo lei più “logico” che lo Spirito con la Scure intraveda del buono in un alieno tanto da farlo rimanere a Darkwood pur sotto la sua stretta sorveglianza, oppure che un ex bandito che non ha mai fatto male a nessuno e che si è messo a fare il boscaiolo riesca a ravvedersi del tutto tanto da convincere il grande Zagor?

In realtà le Creature del Buio (o Fearsome Critters) sono più fantastiche e magiche del concretissimo Change (del quale sentiremo presto parlare di nuovo), tuttavia mi sembrano logiche (o meglio, “zagoriane”, dunque umane, dunque persino possibili di risultare fallaci) entrambe le scelte. Peraltro, scelte reversibili. Su Change c’è da dire che Zagor deve al mutaforma la vita sua, dei suoi amici e di chissà quanti altri, visto che senza il suo aiuto gli altri alieni (Krak e Shrike) avrebbero imperversato su Darkwood e magari anche altrove.

5 – Caro Moreno, mi fa piacere leggere che Andrew Cain sta tornando. Senza voler avere anticipazioni che possano disturbare la sorpresa in serbo per noi, il Cacciatore di Mostri vedrà Zagor arrivare in Africa oppure sarà lui ad arrivare a Darkwood?

Verrà lui.

6 – Gentile Moreno, le scrivo perché sono intenzionato a chiederle un parere su un argomento interessante, ma che potrebbe diventare polemico. Sto parlando del vittimismo. Molte persone sembrano soffrirne, e non intendo che uno dei miei autori preferiti, ovvero lei, possa cadere nella trappola allestita dai vari haters, ai quali risponde sempre con ironia, ma che capisco possa essere una situazione parecchio frustrante. A lungo andare si rischia di vedersi trasportati in un vortice di ripicche da parte di autore contro fans e viceversa. Credo che nominarla ad honorem distruttore di Zagor sia stato ingiusto perché se una persona diventa curatore di una serie è perché se lo merita, oltreché esserne un grande appassionato. Per cui pensa che questi haters vogliano continuare ancora a lungo a trovare un modo per sfogarsi contro di lei se alcune avventure non piacciono, oppure riusciranno a trovare la forza di reagire e di provare a dare una chance ai vari autori senza per questo, per partito preso, prendere a male parole chi si fa il “sedere quadro” ogni giorno pur di garantire l’uscita della loro serie preferita, sforzandosi di variare fra i generi e di regalare quegli attimi di felicità e spensieratezza in più, che in questo periodo storico, in particolar modo in questo periodo storico, valgono come oro?

Non vedo quali siano le ripicche da parte mia. Al massimo, solo in rari casi, da parte mia ci sono delle risposte. Del resto, sarà pure consentito rispondere. Circa il resto, non so che cosa passi per la testa a chi sceglie un bersaglio piuttosto che un altro: ognuno impiega il tempo come crede. Mi pare che gli haters siano una categoria che imperversa un po’ dovunque sui social, facendo i danni che sappiamo, da tutti deprecati: di quale patologia siano portatori non sta a me dirlo (non sono uno psichiatra), decifrarne le motivazioni mi sembra vano (carenza di affetto, in certi casi verrebbe da dire, naturalmente edulcorando una più colorita espressione toscana). Riguardo al vittimismo, non mi sembra di essere una persona particolarmente piagnucolante. Casomai ironico: segnalo certe cose buffe che si leggono in giro (solitamente cose che mi vengono segnalate da amici divertiti) e replico con un minimo di peperoncino (secondo lo slogan “un po’ di sana polemica”). I vittimisti, del resto, sono quelli che si sognano attacchi che non ci sono, nel mio caso (stando a quel che mi dicono) c’è davvero la fiera della detrazione, di cui per fortuna mi giungono soltanto gli echi. Suggerisco sempre a tutti i collaboratori di non leggere i commenti su Internet, perché c’è chi davvero ci rimane male (molto più di me, voglio dire, che ormai sono corazzato).

7 – Caro Moreno, cosa ne pensi a proposito delle medagliette celebrative (comprese di raccoglitore) apparse su vari albi della Casa Editrice Bonelli nel corso del 2021 per festeggiare gli 80 anni della suddetta?

Mi pare che le recenti medaglie rientrino in un tipo di iniziative viste fare anche da altre case editrici in anni lontani come in tempi vicini (da bambino, mi ricordo monete e francobolli allegate a “Topolino” che ho collezionato anche io), così come cose simili si sono viste anche al di fuori del mondo della carta stampata (quante volte abbiamo letto la scritta: “collezionali tutti”?). Ci sono lettori a cui queste cose piacciono molto e addirittura le richiedono. Che io sappia, l’operazione ha avuto successo, infatti. C’è poi da dire che le medagliette (raccoglitore a parte) sono state regalate, per cui quelli a cui ha fatto piacere cercarle si saranno divertiti a farlo, quelli a cui l’iniziativa non è piaciuta non hanno speso un centesimo di più. Per costoro (quelli a cui le medaglie non sono piaciute) l’unico problema è lo smaltimento dell’oggetto avuto in omaggio: suggerisco di regalarlo a quelli che, invece, l’hanno apprezzato.

8 – Ciao Moreno, ti scrivo in questo blog per chiederti quali sono alcuni degli argomenti dei quali hai proposto un soggetto in passato e che ti sono stati rifiutati per un motivo o per un altro. Ho letto della Maschera di Ferro, ma ce ne sono altri?

Ce ne sono molti altri. Storie di viaggi nel tempo, incontri con personaggi storici, gialli troppo cervellotici…

9 – Caro Moreno, elencando dei precisi comprimari storici della saga di Zagor (Trampy, Bat Batterton, Icaro La Plume, Adolfo Verybad e Drunky Duck), escludendo Digging Bill che già ci ha “lavorato” insieme, quale fra di essi vedresti meglio in un’avventura insieme alla ciurma della “Golden Baby”?

Ci vedrei Icaro La Plume che porta a bordo l’involucro di una mongolfiera da gonfiare al momento giusto.

10 – Caro Moreno, la vicenda riguardante Charlie Hebdo ha sconvolto tutti quanti. Le chiedo, senza giri di parole, cosa ha provato come fumettista (e quindi al riguardo di una crisi della libertà di parola e di scrittura) e, soprattutto, come uomo.

Sono fra quelli che continuano a proclamare “Je suis Charlie” anche dopo che i fautori del politicamente corretto hanno smesso di farlo (mi chiedo, oggi questi paladini della correttezza da che pare stiano, al riguardo). Quello che avevo da dire l’ho scritto a suo tempo in questo post, di cui fornisco il link, e lo reputo ancora valido:

http://morenoburattini.blogspot.com/2015/01/je-suis-georges.html

11 – Caro Moreno, negli ultimi tempi, in due albi usciti a poca distanza l’uno dall’altro, è apparso uno Zagor in modalità enigmista. Senza voler ironizzare su questo fatto, perché si tratta solo di due esempi vicini tra loro nell’immensa vastità della produzione zagoriana, ti chiedo se come spunto, suggerimento, possa essere preso in considerazione una sorta di “antenato” delle famose parole crociate, nate ufficialmente verso il 1890, ma la cui creazione nessuno ci vieta di poter anticipare di qualche anno (di parecchi anni), non credi?

L’uscita dei due albi con elementi “enigmistici” a distanza di breve tempo, ma in due serie diverse (il Color e lo Speciale) è solo un caso. In uno dei due, “La missione di Drunky Duck”, la soluzione della crittografia non è neppure opera di Zagor, ma suggerita dalla studiosa Deborah. Ciò detto, non mi sembra che il “mio” Spirito con la Scure si dimostri un enigmista a ogni piè sospinto (esagerando in tal senso). Né mi pare che, messo di fronte a degli enigmi, il nostro eroe debba viceversa dimostrarsi un babbeo: essendo persona intelligente, prova a venirne a capo. Del resto, la letteratura, il cinema e i fumetti sono pieni di enigmi da decifrare (mi sembrerebbe strano che l’escamotage venisse contestato solo a me) e le avventure del Re di Darkwood sono il regno della contaminazione e crocevia delle suggestioni: anche la risoluzione di messaggi cifrati e di anagrammi fa parte del tourbillon di tutto ciò che ci si può aspettare. Ciò detto, escludo qualsiasi parola crociata sulle pagine di Zagor.

12 – Ciao Moreno, adoro le copertine di Piccinelli. Non credi sia il caso di adeguare anche il disegno delle storie ad uno stile grafico più fresco e moderno?

A me pare che l’offerta grafica zagoriana offra tutta una gamma di proposte: non c’è un disegnatore unico, e Marco Verni è ben differente da Paolo Bisi, per fare due nomi. “I racconti di Darkwood”, per esempio, propongono autori con mani molto diverse. Dirò però che di solito i lettori contestano appunto l’eccessiva offerta di stili grafici diversificati e vorrebbero una maggiore aderenza alla tradizione ferriana. Verrebbe da dire: mettetevi d’accordo. In realtà cerchiamo di mediare tra le opposte richieste.

13 – Ciao Moreno, voglio chiederti una cosa per soddisfare una mia curiosità. Rileggendo il terzo Zagorone, “La storia di Betty Wilding”, mi è sembrato di notare alcune vignette non disegnate da Ferri bensì da altri, tipo Luigi Piccatto. Ho ragione io, oppure mi sbaglio? Nel caso in cui non mi sbagliassi, perché è accaduto ciò, se puoi dirlo?

Tutte le vignette de “La storia di Betty Widing” sono state disegnate da Ferri, e Luigi Piccatto non ci ha messo mano. Quello che dici riguarda il fatto che a volte, per i più svariati motivi, i grafici della redazione sono chiamati a rimediare a certi problemi nel disegno e spesso non c’è tempo di incaricare delle correzioni l’autore delle tavole. Succedeva anche ai tempi di Nolitta (si possono trovare interventi di Bignotti, per fare un esempio, su tavole di Ferri), ma è sempre successo e succede per tutti gli autori (fa parte del gioco del fumetto seriale, la dove i tempi sono strettissimi) e ci sono stati aggiustamenti persino nelle copertine.

14 – Caro Moreno, essendo un appassionato di vite e carriere militari, ho sempre guardato con ammirazione l’accademia di West Point, da dove escono i futuri soldati. Ai tempi di Zagor era solo agli inizi, e poi situata vicino a New York, quindi non vicina, ma mi piacerebbe vederla rappresentata nel fumetto, magari come parte di un’avventura sempre di stampo militare. Cosa ne pensi?

Che è un’ottima idea. Certo, andrebbe studiata bene (quindi, ci sarebbe da documentarsi).

15 – Caro Moreno, un corpo speciale come quello dei Vigili del Fuoco non è mai stato preso in considerazione per poterci costruire una storia sopra. Non erano certo organizzati al pari di quelli di oggi, ma non le pare che ci sia un certo ostracismo verso questo corpo il quale, va bene, è utilizzato per domare incendi e per salvare persone dai crolli degli edifici, nonché per altre mille cose, ma non è stato particolarmente reso protagonista, né su Zagor, né su altre serie. Come mai, secondo lei? Si sente ispirato dall’argomento oppure preferisce evitarlo perché lo trova di difficoltosa applicazione?

In realtà, su Zagor i pompieri si vedono all’opera in una storia di Nolitta (credo in quella del “Sigillo dell’Imperatore”). Va detto che i pompieri sono un corpo d’intervento tipicamente cittadino, e le avventure dello Spirito con la Scure sono di solito ambientate all’aria aperta o in località di frontiera dove al massimo si faceva la catena con i secchi (con risultati scoraggianti). Invece, Zagor in azione per salvare qualcuno da un incendio (senza la pretesa di domare le fiamme) si è visto parecchie volte (anche per merito mio). Che gli autori di Zagor applichino l’ostracismo contro i pompieri, comunque, non direi.

16 – Caro Moreno, mi sembra inutile farti i complimenti per “Creatura d’acqua” in quanto sembrerei ripetitivo visto che, in questo blog, molte persone te li hanno già fatti. Più che altro, a proposito da tale storia, voglio chiederti se sia stata pensata inizialmente per una serie extra piuttosto che per la serie regolare, e se lo fosse stata, per la precisione, prescelta per far parte de “I racconti di Darkwood” in quanto mi pare di aver letto in giro che è stata aumentata di pagine. Era prevista per “Brividi da Altrove” oppure per una raccolta di storie brevi che dovrebbero uscire in futuro?

Continuano a meravigliarmi i plausi per “Creatura d’acqua”, che credevo una storia minore destinata a fruttarmi una selva di critiche. Ne sono contento, ovviamente. In effetti, vista la “stranezza” della minaccia, inizialmente avevo pensato a una storia breve per “I racconti di Darkwood”, poi l’improvvisa esigenza creata da un buco di programmazione e il fatto che l’avventura mi aveva preso la mano mi hanno fatto decidere per allungare la vicenda fino a 94 tavole.

17 – Caro Moreno, ho deciso di scriverti perché ho due passioni nella vita: Zagor e la politica. Siccome di Zagor non ce n’è mai abbastanza, ti chiedo se sia possibile far apparire personaggi basati sui politici di oggi e di ieri (Brunetta, Renzi, Bossi, Andreotti, ecc.) all’interno del fumetto, senza intaccare la storia in sé stessa e neanche creando il rischio di diffamazione. Per cui, ecco, siccome adoro queste due arti, potresti creare qualcosa al riguardo o hai le mani legate? Con affetto, un tuo estimatore.

Mi sembra che il bello di Zagor sia proprio il suo essere al di sopra delle beghe politiche, soprattutto quelle italiane. Se qualche volta si trattano temi “politici” sono quelli legati agli ideali: la libertà, la giustizia, il rispetto, la tolleranza. Questa è la lezione di Guido Nolitta, a cui sono ben lieto di aderire senza che nessuno mi leghi le mani.

18 – Caro Moreno, sarei veramente molto curioso di conoscere la tua opinione sul fenomeno “manga” (sul cui boom molti hanno scritto recentemente). Tu sei un amante del fumetto in generale (e non solo dei “bonellidi”) ma mi sembra di ricordare che in passato tu abbia ammesso di non conoscere bene i manga e di non amarli particolarmente. Siccome anche io ultimamente sono un po’ critico verso il fumetto giapponese, vorrei sapere se nel corso degli anni hai cambiato opinione, se hai letto dei manga e quali, se e perché ti piacciono e soprattutto perché non ti piacciono o cosa non ti piace (ad esempio, lo stile del disegno, l’amplificazione eccessiva dei sentimenti, ecc.). La seconda domanda è comunque collegata alla prima perché vorrei sapere se, secondo te, in un contesto generale in cui le persone (e soprattutto i giovani) leggono meno fumetti di prima, la crisi di vendite della Bonelli ha tra le tante e diverse cause anche il fatto che i manga siano diventati molto popolari e abbiano in un certo senso preso il posto dei Bonelli nel cuore di tanti giovani lettori. Esiste, secondo te, una correlazione diretta? Infine: a quando la trasferta di Zagor in Giappone? Io che abito proprio qui l’aspetto con impazienza. Grazie.

Ognuno legge ciò che vuole e ciò che può. E’ evidente che non si può leggere tutto. Perciò confesso la mia limitata conoscenza dei manga, di cui pure ho letto qualcosa e di solito ho apprezzato. Però, e qui so di attirarmi le ire dei mangofili, ho il grave handicap di non riuscire a leggere i manga stampati alla rovescia (senso di lettura da destra verso sinistra). Ci ho provato, anche di recente con “I giorni della sposa” di Kaoru Mori (sinceramente bello), ma è più forte di me. Trovo fastidioso anche il piccolo formato dei tankōbon  nipponici, sarò perché non ci vedo più tanto bene. Se esistessero manga pubblicati alla diritta (senso di lettura occidentale) e in formato grande, come l’edizione di Akira della Glenat Italia, li leggerei sicuramente. Ne ho parlato in un saggio contenuto nel mio “Discorsi sulle nuvole”, edito da Cut-Up. Ho letto a suo tempo, oltre Akira, Crying Freenan, 2001 Nights, Lamù, Gon (solo per citarne alcuni). Ho anche il terribile problema di non aver mai guardato (per motivi generazionali) i cartoni animati giapponesi, a parte Heidi. Parlandone spesso con Antonio Serra, che divide con me l’ufficio, cerco di tenermi informato e aggiornato. Mi consolo pensando che le tante cose che non so, e le tante cose che non ho visto, ci sono anche i manga ma ci saranno pure dei giapponesi che non sanno nulla di Zagor. Una cosa mi pare di notare: i manga tendono a essere letture totalizzanti. Chi legge quelli, spesso non legge fumetti francesi, americani o italiani. Però forse è solo una mia impressione. Da profano, credo che anche la Bonelli abbia strizzato l’occhio ai manga con Orfani, Nathan Never (di recente protagonista di una miniserie da fumetteria in formato simil nipponico, “Kay”) e con Attica, di Giacomo Bevilacqua. La “crisi di vendite della Bonelli” di cui parli in realtà non esiste in quanto “della Bonelli”: anzi, mi pare che i prodotti bonelliani si difendano bene rispetto a una crisi che investe tutto il comparto editoriale e che crea guai a tutti. Crisi che non è certo dovuta ai manga (anzi, si può sperare che l’abitudine a maneggiare un albo, anche se da leggersi al contrario, trattenga qualche lettore che altrimenti si dedicherebbe solo ai social o alle piattaforme di videoclip). Non so se le vendite di un albo manga pubblicato in Italia possano competere con quelle di Tex o di Dylan Dog, in ogni caso mi pare bello che qualcuno legga qualcosa.

19 – Caro Moreno, nella storia “La giustizia di "Wandering" Fitzy” Zagor usa la scure solo per stordire lo sceriffo Matthew, sul finale di quell’emozionante storia. Egli viene quindi portato a Fort King per far evitare una nuova guerra indiana ma, sempre sul finale, non si capisce che fine faccia. Sarà stato impiccato? Avrà ricevuto la galera a vita? È ancora vivo al giorno d’oggi, anche se invecchiato, al pari della maga Jelena? Cosa puoi dirci in proposito? Grazie e scusa il disturbo.

Posso solo dire che, se è stato portato vivo a Fort King, è stato sottoposto a un processo. Un tribunale avrà giudicato colpe, aggravanti e attenuanti. Mi pare che affidare un cattivo alla giustizia a volte sia la cosa migliore da fare (non è che, benché lo scenario sia quello della frontiera, Zagor debba sempre essere lui il giudice e il boia).

20 – Volevo chiedere a Moreno se è legale vendere storie intere in parte “letterate” (!) come il ritorno di Liberty Sam di Capone e Gamba disponibile fino a poco tempo fa su ebay. Qualcuno, tipo qualche erede del buon Francesco, può farlo?

Dovrei vedere e capire di che cosa si tratta. Le tavole originali possono essere state vendute dalla famiglia Gamba, cosa senz’altro lecita. Se poi gli acquirenti le hanno usate per scopi diversi dal collezionismo di original arts, bisogna valutare che operazione sia stata davvero fatta. C’è un apposito ufficio in Bonelli che si occupa di questo.

 

mercoledì 16 giugno 2021

Provaci ancora, Cico (Speciale Cico 28)

Continuano i festeggiamenti per il sessantesimo anniversario di Zagor e, dopo l’albo celebrativo uscito nella collana regolare ad inizio mese, ecco giungere nelle edicole il ventottesimo “Speciale Cico”, a quattordici anni di distanza dall’ultimo (allorquando venne decisa la chiusura della serie dedicata al simpatico pancione messicano).

Incontrando al trading post di Pleasant Point il giornalista Keith Hauser (già apparso nella collana  Maxi Zagor n. 32) che lo intervista, Cico racconta alcuni divertenti episodi della sua vita.

La sceneggiatura frizzante di Moreno Burattini mette in scena, in una girandola di gag e di battute, diverse (dis)avventure di Cico, tutte molto divertenti: dalla sua partecipazione alle Olimpiadi della Contea di Greenfield, alla sua scoperta delle misteriose origini del Going-Going, l’improbabile animale onnivoro che vive nella foresta di Darkwood (e queste sono le due storie “portanti” dell’albo); dal primo incontro fra Zagor e Drunky Duck, ai disastrosi tentativi di Cico di dimostrare la sua conoscenza dei vari dialetti pellerossa.


La struttura dell’albo è quelle già adottata nei volumi dedicati ai “Racconti di Darkwood”: una storia “cornice” (ad opera dei disegni dell’ormai collaudato Stefano Voltolini) che ne racchiude altre (in questo caso due) illustrate dal “ferriano” Marco Verni e dal veterano Gaetano Cassaro.

Un discorso particolare merita la copertina di Marco Verni.

Della sua “genesi” me ne parlò Moreno Burattini agli inizi di febbraio del corrente anno. Egli mi disse che aveva chiesto al disegnatore di raffigurare in primo piano Cico che cuoceva un arrosto di pollo, in secondo piano Drunky Duck che con un lazo glielo avrebbe rubato e in terzo piano il Going-Going che a sua volta lo avrebbe carpito al postino ubriacone.

Ora, grazie al blog DIME WEB di Saverio Ceri e Francesco Manetti che ha pubblicato qui una bella intervista al disegnatore, possiamo vedere il work-in-progress della copertina, le cui immagini vi riporto qui sotto.



            Anche questa volta vi saluto, dandovi appuntamento alla prossima recensione e augurandomi di non dover aspettare altri quattordici anni per vedere in edicola il n. 29 della collana “Speciale Cico”!!!

 

sabato 5 giugno 2021

Corpo speciale (Zagor Gigante 671)

Zagor ritorna in un luogo che ha segnato il suo destino: il villaggio Abenaki sulle rive di un lago dove si consumò la sua vendetta contro Salomon Kinsky e dove morì “Wandering” Fitzy.

Lo Spirito con la Scure scopre che ci sono ancora dei pellerossa che ricordano la strage di molti anni prima… ma che, allo stesso tempo, un corpo speciale dell’esercito, denominato “Snipers Force”, ha stabilito la sua base nei pressi del lago, scontrandosi con i pellerossa…


Ecco giungere finalmente in edicola il numero della Collana Zenith celebrativo del sessantesimo anniversario di Zagor.

Infatti nel mese di giugno del 1961 usciva in edicola “La foresta degli agguati”, il primo numero in formato striscia della Collana Lampo che presentava ai lettori un nuovo personaggio: Zagor, lo Spirito con la Scure! Albetto molto opportunamente allegato, in ristampa anastatica, a questo n. 722/671 come omaggio dell’editore ai lettori zagoriani.

Altro “omaggio” ai lettori è la copertina illustrata da Alessandro Piccinelli che riproduce (contestualizzandola) la cover di Gallieno Ferri di quel mitico n. 1.

Ma veniamo alla storia.

Possiamo innanzitutto dire che sono due le trame che si intersecano: la principale vede il mondo di Zagor “invaso” ancora una volta (dopo i Lupi Neri, la Tropical Force, e gli Iron Wolves) da un corpo speciale dell’esercito americano, la Snipers Force, che – come lascia intendere il nome – è composto da franchi tiratori, armati di modernissimi e letali fucili ad alta precisione.

La trama secondaria, ma sicuramente più ricca di risvolti psicologici, è quella che vede tornare Zagor sulla tomba del suo mentore “Wandering” Fitzy e rievocare il terribile momento della sua morte, preceduto dalla strage ad opera dal giovane Patrick Wilding (che è il vero nome di Zagor) ai danni degli Abenaki di Solomon Kinsky. Due “pesi”, quello della strage e quello della morte dell’amico/padre adottivo, che gravano ancora sull’animo dello Spirito con la Scure. Poco lontano dal quel luogo, Zagor e Cico incontrano i discendenti di quegli stessi Abenaki, uno dei quali in particolare, Odonak, è ancora in cerca dell’autore di quel massacro e dell’uccisione di suo zio e suo cugino.

Le due trame, come dicevo, sono tra loro connesse dal fatto che il fratello e il padre di Odonak sono stati, rispettivamente, uccisi e feriti dai militari della Snipers Force. Colui che comanda questo corpo speciale, il maggiore Bradley, ha deciso di usare come bersagli di allenamento per i suoi uomini proprio i pellerossa, considerati dei selvaggi che la storia ha già destinato all’estinzione. Zagor, ovviamente, riuscirà a porre fine anche a questa nuova minaccia.

Non starò a descrivere la storia nel dettaglio. Dico solo che mi è piaciuta molto e che Moreno Burattini è stato bravo a raccontare in un solo albo di 94 pagine le due vicende: quella piena d’azione con la Snipers Force e quella più introspettiva sulle conseguenze del suo passato di giustiziere.

Per quanto riguarda la prima, segnalo il bel discorso di Zagor (di stampo veramente nolittiano) rivolto al maggiore Bradley: “Hai ai tuoi ordini una masnada di cecchini? Vigliacchi che uccidono da lontano, tenendosi al sicuro?”; “Puah! Uccisioni mirate… a tradimento! Un colpo in fronte a distanza di sicurezza! E, stando a quanto mi dici, anche ai danni di chi non indossa una divisa, obbedendo a un ordine ricevuto, senza sapere perché…”.

Per quanto riguarda la seconda, mi aspettavo che nel finale Zagor rivelasse agli Abenaki di essere lui l’autore della strage di tanti anni prima… Invece, molto più opportunamente, Burattini mostra il lato più umano (e quindi anche fragile) dell’eroe che tace e preferisce mantenere Odonak all’oscuro di quella “macchia” del suo passato che egli ha già ampiamente espiato e della quale non deve più rendere conto agli uomini ma solo al suo Creatore.

I disegni “ferriani” del bravissimo Marco Verni impreziosiscono il tutto… una sola cosa manca, secondo me: il colore (tipico degli albi centenari e di quelli dedicati alle varie ricorrenze, come è questa del sessantennale), che sarebbe stato la vera ciliegina sulla torta di questo numero celebrativo.

Concludo mostrandovi uno schizzo del maggiore Bradley (allora indicato come “capitano”) eseguito da Marco Verni in occasione del Raduno Autunnale del Forum zagoriano SCLS, tenutosi a Bologna nel novembre del 2019, epoca in cui il disegnatore aveva iniziato a lavorare alla presente storia.

            Alla prossima recensione, con l’inizio della trasferta in Europa!!!

 

lunedì 24 maggio 2021

Le storie di Molti Occhi (Zagor Più 1)

La collana “Maxi Zagor” saluta i lettori dopo vent’anni di presenza in edicola e viene sostituita da “Zagor Più”, nuovo formato (196 pagine) e nuova periodicità (trimestrale) ma formula immutata: a volte sarà presente un’unica storia lunga, al volte una serie di racconti brevi racchiusi da un’unica “cornice”, gli ormai famosi “Racconti di Darkwood”.

È proprio quest’ultimo format che viene presentato nel n. 1 con il titolo complessivo de “Le storie di Molti Occhi”.

Sotto la dinamica copertina di Alessandro Piccinelli troviamo quattro storie brevi narrate dal simpatico stregone dei Mohicani a un gruppo di giovanissimi pellerossa, finiti nei guai insieme a lui nel corso di una drammatica avventura.

Storie che parlano di come la scure di Zagor sia capitata nelle mani di un ragazzino, di uno scienziato pazzo che sperimenta un filtro di sua invenzione su una tribù indiana, di tre cavalieri fantasma in cerca di malvagi da punire, del segreto nascosto in una capanna in mezzo al bosco.

* * *

Davvero simpatica la “storia cornice” scritta da Moreno Burattini, dalla quale emerge da un lato tutta la preoccupazione (e la responsabilità di cui si sente investito) di Molti Occhi per la situazione di pericolo in cui lui e un gruppo di piccoli pellerossa si vengono a ritrovare all’improvviso e, dall’altro, la spontanea giocosità dei ragazzini molto ben evidenziata nella sua espressività dai disegni di Stefano Voltolini.

Molto bella la storia “Il tesoro di Kiutuky” sceneggiata dall’outsider Thomas Pistoia, nella quale spicca la sottotrama che narra di una delle scuri di Zagor ritrovata casualmente da un ragazzino Oneida il quale, pur conservandola gelosamente come una preziosa reliquia, è disposto a rinunciarvi con un gesto di adulta responsabilità per riconsegnarla allo Spirito con la Scure proprio nel momento di maggior bisogno. Di stampo classico i disegni di Luca Pozza e Luca Corda, davvero adatti a un’avventura come questa ambientata nella foresta e che vede contrapporsi pellerossa e soldati dell’esercito guidati da un ufficiale guerrafondaio.

La terza storia, “Il morbo”, sceneggiata da Tito Faraci, presenta una tematica e dei personaggi a mio parere forse un po’ troppo sopra le righe (ma nell’introduzione all’albo il curatore aveva effettivamente avvisato i lettori che trattavasi di un’avventura “insolita”); ho, invece, gradito molto gli “spigolosi” disegni di Walter Venturi che qui ha voluto discostarsi dal suo tratto consueto.

I guerrieri fantasma” di Nicola Venanzetti (secondo sceneggiatore zagoriano esordiente di questo volume) è una storia davvero inquietante, anche se Zagor non vi appare molto caratterizzato (ho avuto la sensazione di una sua “passività” di fronte allo svolgersi degli eventi); i bei disegni degli Esposito Bros sono dettagliati e ricchi di toni cupi, molto adatti alla vicenda narrata.

L’ultimo racconto, “La casa nella foresta” sceneggiato e disegnato da altri due esordienti zagoriani, Edoardo Rohl e Davide Perconti, è quello che mi ha entusiasmato di meno; una via di mezzo tra una storia di Dylan Dog, la favola di Hansel e Gretel e il film “Non aprite quella porta”. In ogni caso, si lascia piacevolmente leggere e la vignetta finale ha in sé qualcosa di malinconico.

* * *

In conclusione, giudizio sostanzialmente positivo – il mio – sul contenuto di questo primo numero di “Zagor Più”. Devo anche aggiungere che ho molto apprezzato (diversamente da quanto accadeva con i “Maxi Zagor”) che sia stata riportata in quarta di copertina la cover del n. 2 con il “prossimamente”, indice sia di una accurata programmazione della collana, sia di un’attenzione maggiore nei confronti dei lettori più fedeli.

 

giovedì 20 maggio 2021

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (36)

Trentaseiesima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Qui troverete ben due domande che concernono Supermike

ed altrettante su “La casa del terrore” ed il suo seguito.


Ma si parlerà anche di dottori e professori zagoriani,

dell'incontro con Tex,  di trasferte,

di lavori in corso e di tanto altro ancora.


Ringrazio come di consueto Moreno Burattini

per la sua grande disponibilità.

 

1 – Caro Moreno, nella storia in anteprima con Flash, appaiono i vecchi nemici di Zagor, morti, presunti morti od in altre dimensioni. Fra questi, Supermike è vivo e vegeto a meno che la storia non dovesse essere raccontata dopo il suo ormai prossimo ritorno. Zagor dice che sono, infatti, tutti morti e, quindi, finirà col morire anche il Supernemico?

La cura del team up fra Zagor e Flash esula dalle mie competenze, come indicato nel tamburino, per una mia precisa scelta: ho preferito, onestamente, che se ne occupassero sceneggiatori più esperti di me sul fumetto supereroistico americano. La sorte di Supermike al termine della futura (e ancora lontana) storia del suo ritorno non ha alcun rapporto con l’incontro fra lo Spirito con la Scure e il velocista della DC, essendo quest’ultimo avulso e scollegato dalla serie regolare. Ci sono tre ipotesi: o il team up avviene in una realtà diversa da quella della timeline zagoriana; o Zagor si è confuso di fronte alla visione dei suoi vecchi nemici; o si è trattato di una svista, come a volte capita, degli sceneggiatori.

2 – Gentile Moreno, che lei sappia, quanto è stato generalmente apprezzato il prologo dell’avventura fra Flash e Zagor?

Non ne ho idea: ho soltanto ricevuto alcuni riscontri (positivi) da parte di lettori che mi è capitato di incontrare o da cui ho ricevuto messaggi. Immagino che sia presto per esprimere un giudizio, trattandosi appunto soltanto di un antipasto, poco più di un trailer. I giudizi meglio darli a storia conclusa (ovviamente, per esprimersi con cognizione di causa bisognerebbe però anche conoscere bene Flash e il suo universo). Mi fido del parere di Marco Corbetta, il gestore del blog che ci ospita, assai competente in flashologia, il quale ha dedicato un paio di articoli al team up:

http://zagorealtro.blogspot.com/2021/04/flash-profilo-di-un-supereroe.html

http://zagorealtro.blogspot.com/2021/03/la-scure-e-il-fulmine-flash-zagor-n-0.html


3 – Caro Moreno, mi sembra chiaro il rimando dell’ultimo Speciale Zagor a “La casa del terrore”. Sinceramente mi sarei aspettato un cameo al presente della famiglia Landon. Ma va bene così, la storia è stata simpatica e godibile. Ciò non toglie che mi piacerebbe rivedere l’intera famiglia del primo episodio, suggerendoti da fan un loro ritorno.

L’intera famiglia Landon non si potrà mai rivedere, essendo morto David (il sedicente maggiordomo). Gli altri componenti, Buster e i suoi due figli Marta e Greg, si possono immaginare al fresco: magari ricompariranno in un’altra avventura, visto che “Ritorno alla casa del terrore” ha un finale che lascia aperto uno spiraglio. Mi fa piacere l’apprezzamento per una storia che mi ha dato parecchie soddisfazioni, non ultima quella di aver ricevuto i complimenti da gente che si è divertita con l’indagine di Bat Batterton, dicendomi che non rideva così da tempo.

4 – Caro Moreno, riprendo una mia precedente domanda per chiederti se hai da fare qualche esempio, secondo i tuoi gusti, di storie di Zagor a puntate che ti sarebbe piaciuto leggere tutte d’un fiato e di storie extra che avresti voluto leggere a puntate.

Io seguo le puntate una per una: quando ho un albo in mano, lo leggo. Non aspetto di avere la storia completa. Forse per motivi anagrafici apprezzo molto il fatto di restare in sospeso e di attendere la puntata successiva. La formula dell’à suivre mi ha regalato troppe emozioni da ragazzo (ricordo lo stacco fra “Il re delle aquile” e “Lo spettro”) perché me ne dimentichi. Quindi non c’è nessuna storia di Zagor pubblicata a puntate che avrei voluto leggere tutta d’un fiato. Immagino invece che certi Maxi, voluminosi com’erano, li avrei digeriti meglio divisi in sezioni.

5 – Caro Moreno, ecco una super proposta per dare uno scossone alla Zenith! Torna Supermike, sconfigge Zagor e la collana Zenith per 12 mesi diventa “SUPERMIKE”, che fa il re di Darkwood. Combina un po’ di casino ma fa anche cose buone. Dopo 12 mesi torna Zagor, storia epica, riprende il suo posto e la serie Zenith riprende ad essere “ZAGOR”... A quel punto la numerazione diventa distonica di 63 numeri anziché 51! Forte vero!? :- D

Forte. Però bisognerebbe vedere se dopo dodici mesi i lettori sono ancora lì.

6 – Egregio Dottor Burattini, volendole fare gli auguri di Pasqua i quali chissà quando potrà riceverli, intendo chiederle se, una volta avvenuto l’incontro fra Zagor e Tex i due potranno dirsi dello stesso Universo. La cosa strana, pur avendo visto Mefisto, Yama, un alieno, per certi versi El Morisco, streghe ecc., è che secondo questo incontro risulterebbero avvenute nell’universo Texiano (molto meno vario di diversi generi rispetto a Zagor) le apparizioni di Kandrax, Rakosi, Titan, Akkroniani, licantropi, le invenzioni di Verybad ecc. Quindi chiedo se la cosa non possa far storcere il naso, in quanto il Ranger non era ancora stato ufficialmente intaccato da questi team-up, e metterlo in coppia con Zagor, pur in un’avventura realistica come il seguito di “Fratelli di Sangue”, non crede che possa fargli più male che bene visto che Tex potrebbe andare a Darkwood affrontando mostri di varie specie? La mia paura è che si possa snaturare il prodotto, cosa ne pensa?

Grazie per gli auguri. Quando si fanno quelli di Pasqua, io di solito li allungo in auguri di “buona primavera” (sempre di rinascita si tratta), e dunque li ho ricevuti in tempo (e li contraccambio). I tempi di attesa per le risposte non dipendono solo dalla mia poca voglia di lavorare, ma anche dalla gran quantità di domande raccolte da Marco Corbetta, che creano una lunga “lista di attesa” (che però, piano piamo, scorre). Riguardo al problema da lei sollevato, credo che l’unica cosa che si debba chiedere a Mauro Boselli è quella di scrivere un team-up coerente al proprio interno, cioè che rispetti le caratteristiche dei due personaggi in una storia solida e conclusa in se stessa nella quale possano riconoscersi i lettori di entrambi. E su questo, conoscendo Mauro, non ho il minimo dubbio. Riguardo al resto, sappiamo che sarà Zagor a “far visita” a Tex, raggiungendolo nel Sud Ovest. Quindi, lo Spirito con la Scure lascia Darkwood, che rappresenta una sorta di bolla narrativa in cui sono lecite le più diverse contaminazioni fra i generi, e si mette in viaggio verso il più realistico West di Aquila della Notte. Se a Darkwood ci sono troppe “stranezze” (“ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quanti ne contempli la tua filosofia”, diceva Amleto) verranno lasciate là. Gli elementi maggiormente fantastici di molte storie di Zagor appartengono, salvo eccezioni, proprio alla dimensione darkwoodiana, che resta là dove si trova. Quindi, se anche il team up fra Zagor e Tex unificherà i due universi, non trasporterà Darkwood in Arizona.

7 – Ho notato che ultimamente Zagor ha gli occhi verdi sulle copertine. Per quanto ricordo, i suoi occhi erano blu per tutta la vita. Puoi spiegare questo cambiamento?

Nessun cambiamento. Gli occhi di Zagor sono grigio-azzurri. Il punto di riferimento è la colorazione di Gallieno Ferri di “Indian Circus”. Mi pare che tutta la Collezione Storica di Repubblica abbia proposto la giusta tonalità, e così succede negli albi a colori là dove, negli interni, si vedono dei primi piani. In copertina difficilmente le iridi sono così in evidenza da poter vedere bene. Nella copertina dell’albo del mese di aprile 2021, “I demoni delle nebbie”, dove gli occhi sono più evidenti, il colore è celeste. In altre, si vede che il colorista ha pensato di dare dei riflessi di foresta, chissà. Del resto, in copertina si sono visti anche colori innaturali di ben altro tipo (basterà pensare a quelli de “La carica suicida”). A volte i coloristi seguono l’estro.

8 – Ciao Moreno, puoi raccontarci la genesi del “Ritorno alla casa del terrore” e come hai fatto a far quadrare il cerchio fra gag comiche slegate dal vero contesto e la parte seria della storia?

Faccio notare che anche ne “La casa del terrore” c’erano due storie parallele: quella delle misteriose evasioni dalla prigione del forte e quella dei banditi nascosti nella villa degli Stanford che ordiscono la messinscena del fantasma di Priscilla. Alla fine, le due trame si riuniscono. Alla base di tutto c’è un soggetto per un albetto dedicato a Bat Batterton che doveva essere allegato a uno Speciale Zagor. Forse ricorderete che, tra il 1993 e il 1999, la Bonelli propose, insieme agli Speciali, degli spillati con brevi storie dedicate ai comprimari delle varie serie (per esempio, Flok per il Comandante Mark o Marvin per Nick Raider). In tutto, gli spillati zagoriani furono sei, di cui io ne ho scritti cinque. Per ognuna di queste short-stories servivano dei soggetti che Sergio Bonelli approvava, prima di procedere con la sceneggiatura. Quando toccò a Bat Batterton, io proposi (come sempre facevo) tre diverse trame. Sergio scelse quella de “Il bambino rapito” (Speciale Zagor n° 7). Le altre due proposte restarono dunque nel cassetto. Qualche tempo fa le ho ritrovate e mi è sembrato che lo spunto dell’indagine di Batterton sulla presunta infedeltà coniugale della moglie di mister O’Tell fosse divertente. Ho pensato al modo per poter sfruttare il vecchio soggetto in una storia che prevedesse il ritorno sulla scena di Bat in una storia zagoriana. Solo che nel soggetto originario Zagor non era previsto. Per farcelo stare, ho immaginato di spezzettare l’indagine in varie scenette che portassero avanti un racconto scollegato da quello di cui era protagonista lo Spirito con la Scure, con il quale però finisse per intrecciarsi. Ma, soprattutto, dovevano tornare indietro Bat e di Cico, una coppia comica davvero divertente da vedere: i due sono dei perfetti Gianni & Pinotto. Non tiro in ballo la comicità per caso. “La casa del terrore”, come ben sanno coloro che hanno letto il classico nolittiano, non è una storia di fantasmi (il fantasma non c’è), non è una storia horror (l’horror anzi viene messo in parodia): è un giallo venato di umorismo. Perciò, essendo Bat la perfetta parodia dell’investigatore dei gialli classici, ecco che riportarlo sulla scena con un “ritorno” alla Casa del Terrore mi è sembrata la scelta migliore. “E’ uno dei caratteristi che amo di più”, ha spiegato una volta Sergio Bonelli riguardo al suo buffo detective, “perché rappresenta la mia rivincita nei confronti degli investigatori alla Sherlock Holmes, che da un capello trovato nella vasca da bagno riescono a risalire all’assassino. Con Batterton volevo proprio mettere alla berlina questo tipo  di personaggio”. Riguardo al fatto che Nolitta avesse proprio l’intenzione di fare dell’umorismo scrivendo “La casa del Terrore” non c’è dubbio alcuno, basta leggere ciò che ha scritto in proposito dell’aspetto di Priscilla Stanford: “Io e Ferri ci siamo ispirati alla bella e sinistra Morticia della Famiglia Addams, che in TV aveva le fattezze di Carolyn Jones: si tratta di un omaggio ai fumetti di Charles Addams e alla sua particolare ricetta di comico e macabro”. Nessuna meraviglia, dunque, che anche nel mio “Ritorno” abbia scelto di inserire una ricca componente umoristica, nel rispetto delle scelte nolittiane.

9 – Caro Moreno, io capisco e sottoscrivo il voler rendere fruibile a tutti la storia in edicola, ma utilizzare sempre e solo flashbacks senza, invece, usare i soliti asterischi per rimandare alla storia a cui si fa riferimento con il racconto in uscita, non credi che renda molto più pesante la lettura?

Secondo me, anzi, rivedere e rievocare delle scene importanti, rinfrescando la memoria o facendo rivivere belle emozioni, è cosa buona e giusta, oltre che sacrosanto aiuto a chi non ha letto le vecchie storie a cui ci si ricollega. Bisogna convincersi che fra i lettori non ci siamo soltanto noi che abbiamo tutta la collezione e sappiamo tutte le storie a memoria, ma ci sono anche quelli che si sono persi dei pezzi, non hanno più gli albi in casa, non fanno la raccolta ma leggono quando capita. Immagino che il “completista” super-informato che proprio non sopporta il flashback possa, per gentilezza verso gli altri, soprassedere al proprio fastidio (magari saltando a piè pari le pagine delle rievocazioni). A me, personalmente, rivedere le vecchie scene provoca un piacere infinito (se sono belle: delle cose belle non ci si stanca mai). Poi, si sa, i pareri sono tanti. Tot capita tot sententiae, diceva Terenzio: per ogni testa, altrettanti giudizi.

10 – Nella storia “La nave fantasma” dove incontriamo di nuovo l’equipaggio della “Golden Baby”, non vediamo Hammendick. Si è ritirato o è morto a causa dell’età?

Magari in altre storie c’era Hammendick ma erano in licenza Gaston e Tarawa, chi lo sa. Non starei a preoccuparmi troppo. Gli equipaggi a bordo delle navi, oltre a essere eterogenei, sono anche soggetti al turn-over. Possiamo immaginarci qualsiasi cosa riguardo alla momentanea assenza di Hammendick (compresa una visita alla vecchia mamma o l’imbarco su una nave diversa per aiutare un amico), senza pensare al pensionamento o a una dipartita (anche se, volendo, si può pensare pure a quelle). Mi sarei preoccupato di più se fosse stato assente Fishleg.

11 – Ciao Moreno, ho recentemente visto su una famosa piattaforma streaming la serie TV “The Liberator”, tratta da una storia vera avvenuta durante la II guerra mondiale. La serie è stata realizzata con una innovativa tecnica di animazione, chiamata “Trioscope Enhanced Hybrid Animation”. La serie, a prescindere dal suo soggetto/sceneggiatura, mi è sembrata molto interessante per il suo impatto visivo e mi ha colpito molto per il fatto che ritengo sia una tecnica adatta per la trasposizione di un fumetto. Ti chiedo un parere in proposito (sempre che tu abbia avuto modo di vederla).

Non conoscevo la serie, che cercherò di recuperare. Grazie per il consiglio. Ho guardato un trailer su YouTube e mi è parsa una cosa bella. Sicuramente nelle mie corde, anche per l’argomento (a rischio di scandalizzare qualcuno, confesso la mia preferenza per la Storia e l’Avventura rispetto ai film e le serie con i supereroi, pur avendo apprezzato molte produzioni Marvel e DC). Il mio problema con la TV è che la guardo pochissimo rispetto a quanto dovrei e vorrei, per mancanza di tempo. Del resto devo rispondere anche alle domande.

12 – Caro Moreno, posto il fatto che il professor Rainer sia stato complementare ad una storia lunga ed il professor Leopold ad una breve, quale dei due pensa di aver utilizzato meglio? In un ipotetico incontro fra le due personalità, essendo come dice lei doppioni facenti lo stesso mestiere, chi avrebbe la meglio in campo puramente psicologico e cervellotico? Fra i due, chi le piacerebbe di più far tornare, e che le è rimasto più impresso nel cuore e nella mente, a prescindere dall’avventura in cui sono stati protagonisti?

Rainer è più avventuroso, pronto all’azione, Leopold ricorda invece un anziano professore. Considerando l’impiego in una storia di Zagor, scelgo il primo. Credo anche di aver potuto utilizzarlo meglio, ne “La montagna di fuoco”, avendo a disposizione lo spazio di un Maxi anziché un singolo albo Zenith. Su chi abbia la meglio in un confronto intellettuale, direi che Rainer potrebbe accettare di essere diretto, in eventuali sue ricerche sul campo, dai consigli che Leopold sarebbe in grado di dargli forte delle sue letture di tutte le pubblicazioni scientifiche. Tenendo sempre conto che, negli anni di Zagor, le scienze moderne cominciavano a muovere i primi passi. Si sottovaluta sempre l’arretratezza delle conoscenze scientifiche nei primi anni dell’Ottocento. Per fortuna nelle avventure dello Spirito con la Scure possiamo prenderci qualche libertà.

13 – Caro Moreno puoi anticiparci qualcosa riguardo delle tue future storie zagoriane e se stai scrivendo qualche storia lunga e complessa? Grazie!

Sono giunto proprio oggi a tavola 200 di una storia abbastanza lunga e complessa che occuperà (raggiungendo una lunghezza ancora maggiore) gli albi di dicembre, gennaio e febbraio. Non posso però dire di chi e di che cosa tratterà essendo quella del ritorno di un grande nemico. Sto poi portando avanti il racconto del ritorno di Supermike, arrivato più o meno poco dopo pagina 50. Ma l’avventura che, in realtà, non vedo l’ora di farvi leggere è quella che sta disegnando Anna Lazzarini, un color dedicato a una delle ragazze di Pleasant Point.

14 – A mio parere le trasferte lunghe esaltavano le potenzialità della collana Zagor (ho adorato la trasferta in Sudamerica) e renderle brevi, come hai detto in una risposta precedente in merito alla trasferta europea, a mio avviso sarebbe un gigantesco autogol. Spero ci ripensiate.

Sono d’accordo con te sulle trasferte, e in particolare su quella sudamericana. Tuttavia, è parere condiviso da noi in redazione che allontanare per un lungo periodo Zagor dagli scenari che gli sono consueti sia guardato con fastidio dalla parte più tradizionalista dei lettori, che mal digeriscono ogni uscita fuori dal seminato. Una volta le trasferte attiravano nuovi lettori, oggi sembra proprio che allontanino quelli che abbiamo. Alla ricerca di nuove soluzioni, avrai notato l’escamotage che mi sono inventato nel far svolger una trasferta nell’arco di tre Maxi distribuiti lungo il corso di un anno. Credo che potremo ripetere l’esperimento. In ogni caso ci sarà una trasferta europea che durerà cinque mesi, tra luglio e novembre.

15 – Caro Moreno, sono qui a scriverti in questo arioso e splendente pomeriggio in quanto vorrei riprendere una tua risposta riguardante il prezzo degli albi zagoriani, allargandola ai fumetti Bonelli in generale. Da aprile 2021 il costo degli albi della serie regolare, per la maggior parte, sono diventati non 4,20 euro bensì 4,40. Sono aumentati anche i volumi extra, non di 50 centesimi ma di 1 euro intero. È facile dire che basta non comprare questi albi ed il problema non si pone. C’è chi è “vittima” di collezionismo e completismo, ma quando la passione esiste ed essa comincia a vacillare per mancanza di fondi, la cosa mi perplime. Personalmente, non dubito che il fumetto sia in difficoltà, così come tutti i suoi lavoratori debbano, per l’appunto, lavorare. Ma la merce in vendita costa, sta pian piano diventando un prodotto d’élite e questo, mi si convenga, è un dato di fatto. Dover rinunciare a Zagor ed a ciò che più mi piace risulterebbe deleterio per me stesso, ma a lungo andare il troppo stroppia ed il filo rischia di spezzarsi. La mia è un’unica voce, ma vorrei farti presente, così come ai tuoi superiori, che posso capire le varie esigenze, però non è possibile, almeno per me, dover stare attento a far quadrare i conti per una cosa che adoro. E quando una cosa la si adora, non la si lascia, a meno di esigenze monetarie. Purtroppo la crisi vale per tutti e non solo per l’editoria, per cui chiedo comprensione per chi si trova attualmente in difficoltà e rispetto per chi non può più permettersi spese di questo genere. Un caro saluto ed arrivederci.

Credo di aver risposto più volte e dunque temo che dovrò ripetermi. E’ chiaro che non posso e non voglio fare i conti in tasca a nessuno, che i problemi economici li abbiamo tutti (non sono ricco neppure io), è chiaro che sarebbe bello che tutti potessero ricevere stipendi adeguati, è chiaro che se dipendesse da me i fumetti dovrebbero essere facilmente accessibili a tutti. Altrettanto chiaro è che non stabilisco io i prezzi (dunque non posso farci niente), ma lo fanno le leggi del mercato, in ragione dell’inflazione, dell’aumento delle materie prime, del calo delle vendite, della chiusura delle edicole, eccetera. Mi pare strano, però, sentir parlare di “prodotto d’élite” riguardo a un prodotto che costa quattro euro e quaranta. Cioè il prezzo di una birra (piccola) o di un gelato. Meno di un pacchetto di sigarette. Si tratta di scegliere, essendo costretti a fare i conti, fra un aperitivo e un salto in edicola. Ognuno ragionerà come crede (io, per esempio, rinuncio volentieri a una pizza per andare in libreria). Chi ha la passione per i mattoncini Lego spende di più, chi quella delle sneakers non ne parliamo. Se poi consideriamo gli abbonamenti per il calcio, in TV o allo stadio, ci si trova di fronte a esborsi ancora maggiori. Ognuno coltiverà la passione che più lo soddisfa, facendo delle scelte (la birra al posto dello Zagor, o viceversa), secondo le proprie possibilità. Io stesso seleziono i miei acquisti al Bonelli Store sulla base di ciò che mi consente il portafoglio, rammaricandomi di non potermi permettere tutto. Del resto, non posso permettermi tante altre cose e, come tutti, faccio le mie scelte in relazione al budget. Riguardo la “comprensione”, assicuro la mia, totale. Mi piacerebbe sentire qualcuno che dichiara anche di comprendere le ragioni delle Case editrici (tutte) alle prese con una crisi epocale (non solo economica, ma di trasformazione culturale e massmediologica), che mette a rischio la loro stessa sopravvivenza e il lavoro di decine e decine di persone.

16 – Caro Moreno, mi piacerebbe vedere qualche storia in più che attinga alla mitologia indiana; inoltre mi piacerebbe sapere, se possibile, come stanno andando le edizioni estere di Zagor. Grazie.

Di storie che hanno attinto al pozzo della mitologia indiana ne abbiamo avute parecchie e sicuramente ce ne saranno altre. I fumetti, come tutto ciò che è stampato su carta (ma direi lo stesso per tutto ciò che comporta dei “tempi di lettura” superiori ai dieci minuti, limite della soglia d’attenzione nella comunicazione contemporanea) non sono in splendida forma in nessun Paese del mondo. Direi anzi che in Italia siamo fra quelli messi meglio (con Francia e Giappone). Non ho i dati di vendita delle edizioni estere di Zagor, ma sicuramente sono inferiori a quelli italiani. Zagor resta comunque il leader tra i fumetti più venduti nei Paesi della ex-Yugoslavia.

17 – Quali sono le avventure di Zagor preferite dai suoi figli?

Direi gli albi di Cico. Anche se, ahimè, non credo abbiano letto tutte le altre. Ma gli albi di Cico, sì.

18 – Caro Moreno, una domanda bizzarra: Zagor cambierà mai la forma della sua scure?

Spero proprio di no. E’ assolutamente caratterizzante il personaggio, al pari del costume.

19 – Caro Moreno, voglio scriverti rimembrando una puntata della Signora in Giallo, “Trasfusione di Morte”, dove il suo miglior amico, il dottor Seth Hazlitt, ebbe a che fare con un giovane dottore, trovandosi in disaccordo sui metodi da intraprendere per svolgere al meglio la loro professione. Al termine della puntata i due riuscirono a convivere con le loro idee pur diverse. Mi chiedo dunque se persone come il Dottor Hogan (pur in pensione), non possa venire aiutato od aiutare il Dottor Sand. O ancora, perché lo stesso Hogan non possa venire chiamato in causa per aiutare il Dottor Metrevelic a trovare una cura “normale” per una malattia che però possiede delle sfumature vampiresche che fanno propendere per l’aiuto di Metrevelic? Scusandomi per la lista, posto appunto il fatto che sia in pensione, Hogan non può intervenire ed allora Sand chiede aiuto a Zagor che chiede aiuto a Metrevelic per un caso insolito, oppure che Metrevelic gli diventi mentore? Tante idee, forse troppe, ma cosa ne pensi?

Metrevelic, Sand e Hogan sono tre medici della saga zagoriana, caratterizzati in modo diverso. Aggiungerei alla lista l’ufficiale medico Perry. Ce n’è un altro, di cui tendiamo a dimenticarci il dottor Jim Galloway, protagonista di un breve racconto in cui, nell’albo “I padroni del fuoco” (da poco ristampato su Zagor Classic), viene rapito dai Fox che hanno bisogno di lui e decide, alla fine dell’avventura, di rimanere volontariamente tra loro. Sicuramente ci saranno state ulteriori figure, ma diciamo che queste sono le principali. Direi che Hogan è il meno caratterizzato: medico nel penitenziario di Hellgate, aiuta Zagor in alcune avventure che riguardano quel carcere. Viceversa Metrevelic e Sand sono stati caratterizzati più a fondo e si sono ritagliati ambiti di competenza: il primo viene chiamato in causa quando si ha che fare con casi misteriosi (vampiri, uomini lupo), il secondo si trova coinvolto in situazioni che, oltre alla componente “clinica”, tirano in ballo sentimenti, bontà di cuore, umanità. Personalmente terrei separati i rispettivi ambiti, per non creare sovrapposizioni.

20 – Caro Moreno, da amante nudo e crudo della storia “La prigione sul lago”, che ho trovato entusiasmante dall’inizio alla fine, sono qui per chiederti ufficialmente il ritorno di alcuni comprimari che, nel suddetto racconto, hanno raccolto le mie simpatie e le mie “antipatie”. Rick Rogers è uno dei classici tipi alla Winter Snake, al primo “Digging” Bill, che rappresentano una sorta di miscuglio fra amico e nemico, puntando però, alla fine, per una sorta di rispetto verso Zagor e, soprattutto, verso il proprio, anziano, compagno di avventure. Ora, è chiaro che la fuga di Rogers per non farsi picchiare sul finale possa far sì che un suo ritorno debba essere fatto “di nascosto” ma sono altresì certo di volerlo assolutamente rivedere in quanto questa figura da donnaiolo girovago l’ho adorata dall’inizio alla fine. E poi mi piacerebbe rivederlo ancora una volta alle prese con i pugni di Zagor, mentre mette in mostra la sua faccia da schiaffi. In più non posso non affermare che la banda di Tom Fasan sia composta da persone con una propria abilità criminale, ma che non tutte siano state ampliate. Una di queste, quella riguardante Poison Ivy, mi ispira la domanda di ritorno per scoprire tutte le magagne che si nascondono dietro la sua personalità sia per capire come possa approcciarsi di nuovo nel mondo zagoriano. Zagor stesso è a contatto con molte donne, sia positive che negative, e riesce a rimanerne affascinato o ad usare il pugno di ferro quando ci vuole. Visti i precedenti, ecco, faccio queste due richieste, che verranno riposte in un cassetto e forse mai più tirate fuori, cercando di far capire la mia divinazione per questa importante storia.

Rick Rogers è stato creato da Mignacco come avatar di Mister No sulle pagine di Zagor, giocando sulla lunga militanza dello sceneggiatore al servizio del pilota amazzonico. E’ sicuramente un personaggio da recuperare, al pari di Poison Ivy. Lo suggerirò a Luigi.