lunedì 11 luglio 2022

Ombre su Golnor (Zagor Gigante 682/684)

In una notte di tempesta, la coraggiosa elfa arciera Lylan riesce a raggiungere la palude di Darkwood per chiedere l’aiuto di Zagor: la magica terra di Golnor, da cui proviene, è stata sconvolta dalla ricomparsa del Signore Nero, che sembra tornato dalla morte insieme al malvagio stregone Mord, a capo di orde di troll. Al loro fianco è schierato anche il Coltello Lucente, uno sciamano della setta di Devil Mask. Un terribile incantesimo ha reso loro schiavi, in uno stato ipnotico, quasi tutti gli abitanti di Golnor, compresi i pellerossa della Tribù Senza Nome guidati da Lupo Solitario, che da qualche tempo vivono nel regno.

Giunti a Golnor, Zagor e Cico scoprono che Lupo Solitario sta soltanto fingendosi succube del Signore Nero e che ci sono sacche di resistenza, asserragliate nelle caverne dei Parvol, capeggiate dalla regina Lara e da Galad, re dei Riol, a cui però sono stati sottratti i figli Balder e Rolan. Intanto, il saggio Elchin, il mago votato al bene, fratello di Mord, sembra scomparso nel nulla.

Mentre Zagor e Galad liberano i figli di quest’ultimo, insieme ad altri prigionieri in stato ipnotico, grazie all’aiuto di un troll loro alleato, la regina Lara si impossessa de “Il fuoco di Zoldar”, una pietra magica che dovrebbe aiutarla a ritrovare lo scomparso Elchin. Nel frattempo, i troll del Signore Nero fiancheggiati dai “dormienti” abitanti di Golnor attaccano la foresta di Verdambra dove si sono rifugiati gli ultimi difensori della libertà.

           Dopo un susseguirsi di scontri con troll, mostri alati e morti viventi, quando tutto sembra perduto, Elchin viene “liberato” grazie all’intervento di Zagor e Lara, e sconfigge il “fratello” Mord e il Signore Nero, mentre Coltello Lucente viene trapassato dalle frecce scagliate da Lylan e il suo amato Puma Giallo.

             Su Golnor è tornata la pace.

Terza trasferta di Zagor e Cico nel reame fatato di Golnor, dopo la prima avventura dal sapore un po’ naif degli anni ’80 e lo Zenith 666, albo – diciamo così – “sperimentale” e one-shot celebrativo del seicentosessantaseiesimo volume della collana.

In questo nuovo trittico di albi, un’avventura sceneggiata da Luigi Mignacco e disegnata da Giuliano Piccininno (a proposito, l’avete letta la sua intervista comparsa su questo blog all’inizio di aprile? Se vi fosse sfuggita la trovate qui), lo Spirito con la Scure si ritrova a viaggiare oltre i limiti dello spazio per affrontare nuovamente il Signore Nero e i suoi sodali.

Come alcuni di voi sapranno, sono un appassionato di fantasy da sempre e un cultore in particolare dell’universo tolkieniano. Devo anche dire che colleziono la serie Dragonero (che reputo molto bella) e non disdegno nemmeno la fantasy meno “impegnata” (Shannara, Dragonlance, etc.) purché divertente.

Devo però dire che questa storia fantasy/zagoriana non mi ha particolarmente entusiasmato. Gli stereotipi del genere ci sono tutti (e questo non significa per forza un male, anzi), ma a parte qualche idea o spunto che potevano essere interessanti (il troll “buono”; la misteriosa scomparsa di Elchin; Lupo Solitario che poteva agire nascostamente nelle retrovie nemiche) e che a mio parere non sono stati sufficientemente sfruttati, la trama si rivela essere semplice semplice, senza particolari guizzi narrativi o veri momenti di phatos.

Il primo albo non sarebbe niente male (il violento scontro iniziale con i troll sopraggiunti a Darkwood, il racconto di Lylan sugli eventi che hanno sconvolto il reame, le Aliluci che guidano gli eroi nelle profondità della terra) ma ecco che, quando viene esplicitamente detto che Elchin (il mago buono) “è stato colto da un male oscuro”, ho subito mangiato la foglia e ho immaginato che il “nuovo” Mord fosse proprio lui!

Nel secondo albo, La compagnia degli audaci (dal titolo sicuramente molto più altisonante delle vicende ivi narrate) la storia procede con la liberazione dei figli di Galad grazie anche all’aiuto di Tix (il troll buono citato prima, personaggio interessante che però avrei preferito più determinato e meno pacifista e buonista) e lo scontro con i morti viventi (molto ben rappresentato) che tuttavia vengono sconfitti con estrema facilità.

Infine, ne La foresta incantata, la regina Lara trova il modo per far tornare il buon mago e – salvo lo scontro con i mostri alati Windraax (a mio parere ben orchestrato) – il tutto finisce abbastanza velocemente, nelle ultime sei pagine, con un finale un po’ scontato: i cattivi vengono sconfitti e Mord si rivela essere non il fratello di Elchin, come avevamo sempre creduto, bensì la sua metà oscura… Da un certo punto di vista, allora, sarebbe stato meglio svelare subito il cedimento “al lato oscuro” del mago e impostare la storia sui tentativi degli eroi di riconquistarlo al bene…

Insomma, una storia fantasy “all’acqua di rose” e priva di quella epicità che invece avrei voluto ritrovare in un’avventura zagoriana contro siffatti nemici. In futuro sarà meglio lasciare Zagor a Darkwood o – tutt’al più – rimandarlo nell’Erodar di Dragonero…

Nota positiva, a mio parere, i dinamici disegni del bravo Giuliano Piccininno del tutto adeguati al contesto fantasioso. Da segnalare: il prologo, la mappa (che nel fantasy non può mai mancare, come diceva Tolkien), la città degli elfi, il castello del Signore Nero stile Greyskull, i morti viventi, lo scontro con i Windraax. Da notare, anche, in diverse tavole la rottura della cosiddetta “gabbia bonelliana”. L’unico appunto che mi sento di fargli è che dovrebbe “lavorare” ancora un po’ sul volto di Zagor, non del tutto riuscito in alcune vignette.



9 commenti:

  1. Ecco, se pure tu che ami il genere fantasy la giudichi non riuscita (eufemismo), immagina l'effetto che può aver fatto a chi il fantasy non lo regge proprio, come il sottoscritto e la stragrande maggioranza degli zagoriani.
    Perché il fantasy (intendendo ovviamente il sword and sourcery o l'high fantasy tolkeniano, non dovrei precisarlo ma vedo che c'è chi ama fare confusione ficcandoci di tutto) con Zagor non c'entra nulla, e non a caso Nolitta non ha MAI scritto niente del genere.
    Poi che ti devo dire, se hai un'idea geniale va bene... per me puoi fare di tutto e sfidare gli strali preventivi. Se stai per scrivere Magia senza tempo, OK, puoi anche portare la fantascienza a Darkwood, per capirci.
    Ma santiddio... e come, tu Mignacco già sai che il fantasy mal si adatta al personaggio, che la base dei lettori lo vede come fumo negli occhi (pure lo stesso Piccininno lo dice nell'intervista)... e che fai? Ti ci butti in mezzo per scrivere una storia che più banale non si può, tutta fatta di stereotipi, col pilota automatico, senza alcuna profondità ecc. ecc. (e qua mi fermo per carità di patria)?
    Mah, io davvero non capisco.
    Già la storia del 1981 era mediocrissima, e tu 40 anni dopo anziché riproporla in un modo MATURO, grazie anche a tutti i capolavori fantasy usciti nei decenni, la rendi ancora più INFANTILE?
    Ma per me nemmeno i bambini che eravamo 40 anni fa potevano apprezzare una roba talmente dozzinale, e così priva di contenuto.
    Anche perché, signori che scrivete Zagor, ricordate sempre che quei bambini là leggevano Oceano, Addio fratello rosso, La marcia della disperazione eccetera.
    No, così per dire, eh.

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    1. Sempre schietto e tranchant nei tui commenti, caro Massimo. Effettivamente la storia non mi ha entusiasmato. Ormai abituato alle storie "adulte" di Dragonero, questa effattivamente l'ho trovata davvero semplicistica... Invece, i due speciali a colori con gli incontri tra Zagor e Ian mi sono piaciuti tantissimo.

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    2. Quello che appare come tranchant è solo Amore per Zagor e Rispetto per la sua storia

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    3. Se era mediocrissima la storia dell’ 81 pensa un po’ che livelli alti avevamo in quel periodo. XD

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  2. Messaggio per l'utente Mattia Pascal: non posso pubblicare il tuo commento perché contiene delle espressioni ingiuriose nei confronti di terzi. Se me lo rimandi togliendo gli epiteti te lo pubblico. Grazie.

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  3. Cosa può dire un vecchio zagoriano che ha questa storia sul comodino, ma non ha nessuna voglia di leggerla? Perché detesta profondamente il fantasy dal punto di vista narrativo e da quello concettuale trovandolo alternativamente irritante e ridicolo. Avete presente la parodia del genere che ne fecero una quindicina di anni fa Aldo, Giovanni e Giacomo? Ecco.
    Poi vede che anche il normalmente generoso Baltorr esprime forti perplessità...insomma chi me lo fa fare?
    Il mio tempo libero è già così risicato...ma se poi mi piacesse? Mah...aspetto il fresco..

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    1. Dai, Mario, un piccolo sforzo... tanto so già che non ti piacerà :-D Tolto il dente, tolto il dolore

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  4. Questa storia mi ha emozionato ben oltre le attese. Fin dalle prime pagine regala emozioni e divertimento; Cico che dorme col berretto da notte è uno degli incipit più spassosi di sempre. Subito dopo si passa all’azione con l’attacco di colossali troll, magnificamente rappresentati nella loro ferocia e bestialità. Poi la trama di Luigi Mignacco scorre liscia, senza sorprese, ma questo non è un difetto, perché non è sul canovaccio che si regge la storia, bensì sulla caratterizzazione dei personaggi, sulle suggestioni fantasy e soprattutto sulla capacità di raccontare con le immagini di Giuliano Piccininno. Mignacco ha imbastito un impianto narrativo che permette a Piccininno di mostrare lo Zagor più atletico di sempre, che “fa cose da Zagor”, in un’ambientazione pensata per esaltare l’abilità artistica del disegnatore. E il disegnatore non si è risparmiato: le anatomie e le inquadrature non sono mai scontate e richiamano certe soluzioni dei grandi disegnatori di supereroi americani. Al pari, le sequenze d’azione sono graficamente superbe e la loro maestosità può ricordare film come “Avatar” o il ciclo de “Il Signore degli anelli”. Piccininno non si limita a mettere su carta le idee dello scrittore, ma se ne appropria e le magnifica, giungendo a risultati spettacolari.
    Eppure non solo di battaglie e confronti fisici vive questa storia. Nei tre albi che la compongono, le scene più concitate, sono inframezzate da momenti rilassati, che, però, risultano altrettanto coinvolgenti. La bravura di Piccininno, infatti, non si esaurisce nella fascinosa raffigurazione delle creature magiche, di Zagor e di Cico o nell’efficacia con cui rappresenta le scene di lotta e gli altri momenti più fisicamente intensi; il disegnatore cura anche l’ambientazione a un livello che raramente si era visto nelle storie dello Spirito con la Scure. Così i castelli, le cittadelle, le praterie, le foreste, le città sotterranee e i villaggi arborei sono disegnati con un’accuratezza e una tale attenzione ai minimi dettagli che si possono riconoscere pochi precedenti; sicuramente alcuni lavori di Fabio Civitelli, ma soprattutto il Magnus de “La valle del terrore”.
    Come avete capito da quest’ultimo (ingombrante ma affatto esagerato) paragone, reputo questo trittico una delle storie più seducenti dello Zagor moderno. Poco importa se i villains rimangono quelli poco carismatici dell’avventura di Sclavi, oppure se Cico, dopo l’incipit, è poco presente sulla scena, o ancora se qualche scorciatoia narrativa fa inarcare il sopracciglio (il passaggio degli eroi da Darkwood a Golnor, ad esempio), perché la saga fantasy di Mignacco non è pensata per indurre a ragionamenti, ma per suscitare emozioni e Piccinnino, con la sua arte, è stato in grado di portare il lettore dentro quel meraviglioso mondo fantastico, riempiendone gli occhi di meraviglia.

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    1. Grazie mille per la tua lunga, articolata e ben argomentata recensione della storia, caro Fabio. In effetti, a volte noi lettori siamo troppo "cerebrali" e, invece di goderci semplicemente la storia e i disegni, ci "affanniamo" a trovare ciò che (a nostro parere) avrebbe dovuto essere stato fatto diversamente... sì, magari le critiche sono anche giuste ma a volte godersi semplicemente la storia può essere un vero toccasana...

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