sabato 5 maggio 2012

Zagor, il principe senza paura!


         
Questo pomeriggio io e mia moglie Antonella abbiamo accompagnato nostra figlia Beatrice ad assistere allo spettacolo di animazione che, una volta al mese, la compagnia teatrale "I contastorie" tiene per i bambini delle scuole materne ed elementari, rappresentando una fiaba - più o meno conosciuta.
Questo mese era la volta de "Il principe senza paura", dei fratelli Grimm.
Come nostro solito, abbiamo lasciato Beatrice con gli altri bambini nel salone della Biblioteca dove si sarebbe svolto lo spettacolo e, mentre mia moglie si intratteneva a chiaccherare con altre mamme, io sono andato in un'altra sala attigua a leggere in santa pace.
Dopo circa un'ora, al termine dello spettacolo, Beatrice torna da me e mi dice:
"Sai papà, prima di iniziare la fiaba, il regista ha detto che uno dei personaggi avrebbe pronunciato alcune volte l'esclamazione Per tutti i tamburi di Darkwood perché l'attore che lo impersonava è un appassionato di Zagor! E io gli ho detto che anche io e il mio papà leggiamo Zagor!".
Peccato che questa fosse l'ultima rappresentazione della stagione, altrimenti mi sarebbe piaciuto conoscere questo "guitto" amante di Zagor come tutti noi e come chissà quanti altri "insospettabili" che incontriamo ogni giorno...


         


3 commenti:

  1. Buffo! :-D Chissà i bambini come avranno pronunciato "Darkwood"! Io, da piccolo, dicevo "Darmod"!

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    1. Sarebbe stato divertente esserci...
      Io Darkwood lo pronunciavo giusto... erano altri i nomi che storpiavo: "tomawak" e "Winter Sanke", per esempio...:-D

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  2. Erano altri tempi! L'inglese? E chi lo conosceva? Quando si giocava a calcio, per strada, uno di noi aveva fortunosamente inteso una lontana telecronaca dall'Inghilterra: il cronista, per la rimessa del portiere, si era espresso con un misterioso "Free kick". Immediatamente, per non essere da meno, anche noi facemmo nostro il forbito dizionario calcistico britannico.
    "Firichicche!" gridò infatti il portiere allontanando i compagni.
    "Che?" gli gridammo noi.
    "Firichicche! Annate giù!"
    "Ahhhh."
    Da allora, la parola storpiata non ci liberò più.
    Erano altri tempi. Migliori? Non so. Più romantici, forse.

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