mercoledì 16 aprile 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: Il figlio del profeta (ZCSC114)


Il centoquattordicesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor contro Occhio di Vetro e Testarossa, nonché la prima parte della storia “Una tribù in pericolo”.



IL SENTIERO DELLA VENDETTA


Zagor si mette sulla pista dei predoni di Occhio di Vetro, una banda di ribelli indiani che il trafficante Mortensen e il suo socio cinese Lin Tung riforniscono di whisky. Ma Occhio di Vetro non è l’unico cliente di Mortensen: lo sono anche il mezzosangue Sauk Testarossa e la sua banda. Sulla pista di costoro, che hanno ucciso un Cree, si è messo anche l’anziano sakem della tribù, il prode Braccio Forte che, a dispetto dell’età, è ancora un valoroso guerriero che può affiancare Zagor nella lotta contro i suoi nemici.
La banda di Occhio di Vetro viene sgominata, Zagor uccide Lin Tung e cattura Mortensen. Braccio Forte uccide in duello Testarossa, dimostrando così di essere ancora un valoroso guerriero.


La storia è buona e ricca d’azione, con comprimari credibili e ben caratterizzati.
La quasi totale assenza di Cico (che compare in pochissime tavole iniziali, poi viene ferito e scompare di scena), difetto ricorrente nelle storie di Toninelli, è compensata dall’idea (buona) di affiancare a Zagor un personaggio come il vecchio sakem dei Cree, abbastanza spietato ma molto simpatico.
Il tema dei trafficanti di alcool non è certo originale (ed è stato utilizzato troppo spesso da Toninelli nelle sue storie), ma riflette una grave piaga realmente esistente ai tempi di Zagor; in questa storia, poi, viene inserito anche il tema della “vecchiaia”, trattato, sì, con leggerezza, ma non con superficialità: la figura del vecchio sakem che si accorge che il suo mondo si sta sgretolando, sotto il peso degli anni e delle vicende, ma che ha un moto di orgoglio e si scopre ancora capace di essere utile, è assai riuscita.
Il tutto illustrato dai disegni sempre efficaci di Michele Pepe.

* * * 


 

UNA TRIBÙ IN PERICOLO


Utingah, il capo degli Onondaga, fa affari con i trafficanti d’alcool Cigar Dour e Quentin. Gli Onondaga a lui ostili hanno sentito parlare di un indiano scacciato dalla tribù perché storpio, e pensano sia il figlio del loro precedente capo, il saggio Tomokahet. Si tratta di un vecchio alleato di Zagor: Shonta Quassan!
Lo Spirito con la Scure deve condurlo dagli Onondaga che lo attendono come un profeta, ma entrare nel villaggio è quasi impossibile: il malvagio Utingah ha messo sentinelle ovunque. Tuttavia Zagor, grazie all’aiuto del pittore menagramo Evil Eye, ci riesce.
Zagor sconfigge Utingah in duello, ponendo così termine alla sua tirannia, e uccide Cigar Dour e Quentin. Shonta Quassan viene acclamato come nuovo capo degli Onondaga.

             Questo storia è considerata dagli utenti del Forum SCLS come una delle più brutte di Zagor, sia per i testi che per i disegni.
Effettivamente la sceneggiatura di Toninelli è piuttosto ripetitiva (l’ennesima incentrata sui trafficanti di alcool); poi, spiace vedere un bel personaggio come Shonta Quassan ridotto a ininfluente comprimario e un nuovo caracter come Evil Eye (potenzialmente interessante) utilizzato sempre meno nel corso della storia e solo in qualche gag isolata (seppur divertente)...
Il colpo di grazia lo dà, infine, il disegnatore Francesco Gamba, qui veramente sotto tono. Forse dovette realizzare le tavole in tutta fretta, altrimenti non se ne spiegherebbe il motivo, anche perché, comunque, - che piaccia o meno il suo tratto - le sue altre storie zagoriane e cichiane sono curate e “pulite”; di certo non l’hanno aiutato gli interventi redazionali, con la sistematica sovrapposizione ai visi del personaggio di Zagor da lui realizzati con fotocopie di quelli di Gallieno Ferri, con un risultato finale veramente straniante...

6 commenti:

  1. Bentrovati a tutti,
    La storia filler “Il Sentiero della vendetta” rappresenta a mio avviso una buona (anche) se fievole parentesi fra le storie “TONINELLIANE” del periodo, le quali ormai, seppur con qualche rara eccezione, paiono denotate da una povertà di idee narrative, da sceneggiature marginalmente strutturate e poco passionali, non in sintonia con l’amore verso il nostro eroe in passato dimostrato da parte dell’autore Senese. La trama, va detto, non troppo complessa, ma alquanto movimentata, ha comunque il suo punto di forza nel tratteggio psicologico di un personaggio, Braccio forte, la cui storia presenta note di profonda umanità e culmina con un intelligente metafora sugli inganni delle apparenze e sull’ipocrisia dei costumi sociali, i quali troppo spesso tendono a mettere in disparte chi, sebbene non sia più nel fiore degli anni, di cose ne avrebbe ancora da dire, eccome. Funzionale al racconto anche il tratteggio di Michele PEPE, il cui segno, ricco ed elaborato, capace di ardite inquadrature e di originali giochi di luci ed ombre, si rivela uno dei più moderni del panorama Zagoriano: dalla caratterizzazione dei personaggi (l'espressione dura del volto e lo sguardo segnato da una vena di tristezza del vecchio indiano rappresentano con franchezza il riflesso dell'animo di questo personaggio) alla loro messa in scena, alla rappresentazione di uno Zagor muscolare e dinamico, non c'è vignetta che si astenga dal testimoniare la prepotente maturazione di questo artista. Quanto alla storia “Sentinelle Rosse” condivido le impressioni di chi non ha apprezzato particolarmente questo racconto, decisamente un po’ troppo sotto la media e che, persino io, avevo rimosso dalla memoria. Qui, a parte una stanca ripetitività e una certa attenzione da parte dell’autore a non commettere errori formali, c'è poco che sia degno di farsi ricordare; di fatto, nonostante la narrazione sia impreziosita dalla policromia, ho dovuto far appello (ora come all’epoca della prima edizione), nel persistere nella (ri) lettura, al profondo affetto che ho sempre nutrito e conservo tutt’oggi nei confronti del personaggio. Numerosi i cliché, il soggetto ridotto ai minimi termini, la vacuità dei personaggi, tutti, indistintamente dal loro grado d'importanza (da uno snaturato Shonta Quassan a Untigah, alla macchietta Evil eye) sottolineano la monotonia di una sceneggiatura insipida e senza sussulti. Piattezza che, lungi dal compensarla, ma anzi ne accentua ancor più la povertà, sorretta dal tratto grafico di un Francesco GAMBA irriconoscibile, addirittura a tal punto da far ricorrere la redazione alla grottesca sovrapposizione meccanica dei volti del protagonista con quelli realizzati in passato da Ferri. No comment.
    P.S. Baltorr complimenti per il bellissimo reportage sul grande Gallieno in occasione del ritrovo a Borgo di Val di Taro, i tuoi video hanno compensato con solerzia la mia impossibilità di presenziare all’evento, concedendomi ancora una volta l’opportunità di condividere con voi le emozioni di un incontro con una così grande persona oltre che un con immenso artista. Grazie infinite..
    Anonimo (Sardo).

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    1. Grazie mille per i complimenti! ;-)

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  2. Già hai ragione, ma per godere di certi capolavori bisogna anche accettare ogni tanto quel tipo di racconto... Comunque ora mi sa che andiamo avanti con la collana, non ci fermiamo più ... no?

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    1. Notizie solamente "ufficiose" prevedono una prosecuzione di almento altri 20 numeri oltre il 123... attendiamo fiduciosi la conferma!

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  3. Concordo su "Il sentiero della vendetta". Seppur non tra le migliori dell' autore risulta una godibile e movimentata storia con il tema della vecchia ben trattato. Purtroppo concordo anche sul fatto che nei suoi ultimi due anni al timone della collana Toninelli sembra aver alquanto esaurito gli spunti narrativi facendo spesso ricorso a trafficanti d' armi e di wisky. A causa di ciò è stato un po ingiustamente etichettato .come quasi solo scrittore di queste storie quando in realtà come già scritto ha trattato diversi temi e la sua prima storia con personaggi del genere è solo la diciassettesima se non erro, "Acqua di fuoco". Anche nell' ultimo periodo non mancano comunque belle storie a mio avviso come "La corsa delle sette frecce", "Testa di morto", "Sentieri selvaggi", "Le belve del black river" e "Lo spirito del fiume" e mostra per la prima volta uno Zagor momentaneamente cieco ne "Il grande buio", storia anch' essa piacevole seppur un po inferiore alle altre indicate.

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    1. Non la ricordavo quasi per niente "Una tribù in pericolo". Devo dire che fino a poco tempo fa non sapevo che fosse considerata tra le peggiori. Anche se effettivamente poco originale, risulta comunque movimentata e non annoia. Bello il ritorno di Shonta Quassan, anche se effettivamente ha spazio solo alla fine e simpatico il personaggio di "Evil eye" Eustache, un pittore che vuole ritrarre gli indiani anticipando così Henry "ladro di ombre".
      Le prime pagine sono tra i momenti più divertenti mai realizzati da Toninelli! :lol: E comunque hanno un insegnamento di fondo e cioè non additare qualcuno.
      Quando la lessi la prima volta rimasi straniato dal volto di Zagor disegnato da Ferri!

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