Ai confini di Darkwood una spedizione naturalistica guidata dal professor Hamilton, della quale fanno parte la nipote Janet e il loro collega Brice, viene scortata da un cacciatore professionista, Manning, e da una guida indiana, Wendant Mike, per addentrarsi nel cratere di un vulcano spento dove, nei secoli, è cresciuta una florida vegetazione, alla ricerca di animali esotici avvistati dai nativi di Darkwood, che hanno però proibito l’ingresso al cratere e intendono uccidere i trasgressori del divieto.
Molti Occhi, lo sciamano amico di Zagor, lo avverte del problema e lo invia a cercare di aiutare il gruppo, raccontandogli anche che nella valle proibita abita una figura misteriosa, una giovane donna in grado di comandare gli animali…
Le cose si complicano quando entra in scena anche un gruppo di criminali che vuole impossessarsi dei diamanti nascosti nella valle. Zagor e Cico dovranno darsi da fare per aiutare i membri della spedizione e la misteriosa ragazza selvaggia che vive in quel luogo dimenticato!
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Il caso ha voluto che, nello stesso periodo in cui sto dilettandomi a rileggere i romanzi di Tarzan scritti da Edgar Rice Burroughs, parte dei quali avevo acquistato al tempo della mia adolescenza, sugli albi di Zagor dei mesi di aprile e maggio sia apparsa una storia, La regina della giungla, che contiene molti richiami ai romanzi di cui sopra e al mondo tarzaniano in generale.
Una volta tanto, più che recensire la storia in sé (sceneggiata da Luigi Mignacco e disegnata da Anna Lazzarini) voglio rendervi partecipi dei parallelismi e dei richiami (a volte “nascosti”) che da appassionato di Tarzan ho colto in questa avventura.
Innanzitutto i nomi di alcuni dei protagonisti:
Janet, la nipote del professor Hamilton, richiama quello di Jane Porter, figlia del professor Archimede Q. Porter, che diventa prima l’interesse amoroso e - in seguito - la moglie di Tarzan (e successivamente anche la madre del loro figlio Jack/Korak);
il professor Richard Hamilton ha lo stesso cognome di un attore associato al franchise di Tarzan nel mondo del cinema, Neil Hamilton, che ha interpretato l’esploratore Harry Holt sia nel celebre film del 1932 Tarzan l’uomo scimmia che nel sequel del 1934 Tarzan e la compagna;
il giovane naturalista Edgar Brice è sicuramente un richiamo allo scrittore statunitense Edgar Rice Burroughs che nel 1912 creò il personaggio di Tarzan delle Scimmie;
il cacciatore Manning ha il medesimo cognome di Russ Manning, il disegnatore americano che più di tutti ha legato il suo nome al celebre personaggio di Burroughs: dal 1965 al 1969 adattò a fumetti dieci dei romanzi di Tarzan per la casa editrice Gold Key, mentre dal 1967 al 1972 disegnò la striscia quotidiana di Tarzan apparsa sui giornali americani (e fino al 1979 produsse anche la pagina domenicale);
il nome del gorilla femmina Tekela richiama quello di Teeka, che nei Racconti della giungla di Tarzan era una grande scimmia e primo amore adolescenziale dell’uomo-scimmia (prima che acquisisse la consapevolezza di essere un uomo e non uno scimmione).
Altre “citazioni” si possono rinvenire nella storia della ragazza selvaggia Neerah, rimasta orfana da bambina (come Tarzan) e allevata da una grande scimmia quando il circo dei suoi genitori venne distrutto da una frana. Inoltre, come Tarzan nella sua prima avventura, porta al collo un medaglione che contiene al suo interno il ritratto dei genitori (con la differenza che quello di Tarzan era tempestato di diamanti).
I diamanti che si trovano nella valle nascosta, poi, richiamano i Gioielli di Opar (oggetti che danno il titolo a quinto romanzo della serie di Tarzan).
La scena dell’ultima tavola della storia, nella quale la regina della giungla piange sul corpo senza vita della “madre adottiva” Tekela, richiama la medesima tragedia vissuta da Tarzan quando la grande scimmia Kala, che l’aveva adottato, viene uccisa dalle frecce avvelenate dell’antropofago Kulonga.
Da ultimo, a pag. 60 dell’albo di aprile troviamo la citazione più palese di tutte: la sagoma di Neerah sull’albero è ispirata all’illustrazione di copertina del primo romanzo della serie, Tarzan of the Apes, edito da McClurg nel 1914.
Concludo questo mio commento con due-parole-due sulla storia zagoriana: devo dire che mi sono divertito a leggerla, tanto quanto mi sono divertito a trovare tutti i parallelismi e citazioni che ho indicato qui sopra (complimenti a Luigi Mignacco); i disegni di Anna Lazzarini sono veramente belli (splendida la sua Neerah, le ambientazioni selvagge e gli animali); Cico lo ritengo perfettamente azzeccato, mentre il volto di Zagor, come fatto notare anche da più parti, è reso in modo un po’ troppo giovanile. Ma questo, come ha dichiarato la stessa Lazzarini all’incontro presso il Bonelli Store del 30 aprile scorso, è il “suo” stile, che in un artista non può non emergere… ed è giusto che sia così.






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