I ribelli Shawnee
di Oshela controllano il territorio alle sorgenti del White River e compiono
scorrerie contro i soldati e i coloni della zona. Zagor e Cico incontrano Owen
e Victoria, che cercano lo scomparso Jason, fidanzato della ragazza. Ma non
sono gli unici interessati alla cosa… e il loro destino si compirà al Wolf
Pass… il Passo del Lupo!
* * *
Mentre elaboravo la recensione di questa storia ho scritto
all’amico Antonio Zamberletti, che l’ha ideata e sceneggiata, ponendogli alcune domande in
merito, ad es. quanto tempo lui e il disegnatore Mauro Laurenti hanno
impiegato a lavorarci sopra (in altre parole: quanto tempo è passato tra la sua
attuale pubblicazione e il periodo in cui hanno iniziato a lavorarci), se ci
saranno altre sue storie su Zagor dopo questa, e a cosa sta attualmente lavorando
(Antonio, oltre che sceneggiatore di fumetti, è anche romanziere e autore di
spettacoli teatrali).
La sua risposta la potete leggere al termine della mia
recensione.
ATTENZIONE: SPOILER
Il 42° Speciale Zagor
sceneggiato da Antonio Zamberletti, inizialmente
indicato con il titolo di lavorazione Agguato al passo del lupo e poi
cambiato definitivamente in Wolf Pass, è un’avventura scorrevole, dinamica,
ricca d’azione, con un mistero di fondo che deve essere risolto. È una bella
storia ambientata a Darkwood, con tutti gli ingredienti classici che da sempre rendono
affascinante il territorio abitualmente frequentato dallo Spirito con la Scure:
pellerossa, soldati, coloni, farabutti di ogni specie, rivolte indiane e quel
senso da “avventura di frontiera” che questo genere di storie sa comunicare.
Zamberletti costruisce un intreccio solido e
scorrevole: ogni sequenza rilancia un nuovo evento, un colpo di scena o un
cambio di ritmo che tiene viva l’attenzione fino al bel finale, costruito con
intelligenza e senza forzature.
Inoltre, pur essendo
ricca d’azione, la trama non rinuncia a momenti emotivi ben calibrati. A pag.
82, ad esempio, la scena delle donne e dei bambini dei coloni riuniti in
preghiera nella cappella dell’antica missione in una sola vignetta riesce ad
aggiunge umanità e gravità alla vicenda. E altrettanto intensa è la scena di
pag. 122, quando Victoria si sofferma da sola davanti alla tomba del defunto
fidanzato: un momento silenzioso, intimo, che ricorda quanto anche il dolore
personale possa intrecciarsi con le grandi avventure.
Ottimamente
caratterizzate sono anche le figure di alcuni comprimari, come Kaylah, il
vecchio sakem degli Shawnee, e il ribelle Oshela. Il primo incarna la saggezza di
cui dovrebbe essere dotato ogni vero capo tribù, mentre il secondo rappresenta
la tensione tra l’orgoglio e la (quasi) redenzione finale. La sua scelta -
accettare l’esilio dopo aver riconosciuto in Zagor il coraggio e la pietà verso
i nemici, ed aver compreso che la strada della vendetta avrebbe portato solo
rabbia, dolore e morte - è uno dei momenti più significativi e sorprendenti dell’intera
vicenda (quando invece, più banalmente, il lettore avrebbe potuto aspettarsi il
classico scontro finale tra Oshela e Zagor).

Molto riuscito anche
il ruolo di Cico. Non solo diverte, con le sue “imprese” raccontate ai coloni -
che (giustamente) non hanno la minima idea di cosa siano gli alieni -, ma si
rivela anche decisivo in un momento cruciale della storia: riconoscendo il capo
shawnee Kaylah, gli si avvicina coraggiosamente e riesce così a evitare un
inutile scontro tra i coloni e gli indiani. Un gesto che dimostra quanto il
personaggio, ben gestito dallo sceneggiatore, riesca ad essere più di una
semplice spalla comica.
In merito ai
“cattivi” della storia, devo confessare che sin dalle prime pagine ho avuto un
sospetto sull’ex sergente Owen: non per indizi concreti, ma per quella sua
faccia poco raccomandabile che me lo ha reso immediatamente ambiguo. Eppure, la
vera sorpresa arriva quando si scopre che dietro l’intera vicenda non c’è solo
lui: la mente criminale è in realtà Robert, il socio di Jason. Una rivelazione
che funziona, perché arriva al momento giusto e aggiunge pieno significato al perché
si volesse eliminare anche Victoria dopo aver già ucciso il suo fidanzato.
Sul piano grafico, Mauro Laurenti (dopo un paio di storie non pienamente
riuscite, ma che personalmente avevo comunque apprezzato), torna ad offrire un
lavoro di qualità. Ad esempio, la foresta di Darkwood è rappresentata con una
bellezza che colpisce: il chiaroscuro è gestito con sensibilità, il gioco di
profondità degli alberi crea un ambiente vivo, quasi palpabile. Le tavole
trasmettono aria, spazio, movimento.
La sua
rappresentazione degli Shawnee, con le loro acconciature particolari,
arricchisce ulteriormente l’atmosfera. Non sono un semplice elemento
decorativo: portano identità, carattere e un senso di autenticità che conferisce
profondità al contesto narrativo. Anche i primi piani dei personaggi meritano
una menzione speciale: sono singolari, belli ed espressivi (quelli di Victoria,
soprattutto).
Qualche piccola
imperfezione qua e là si nota - dettagli non sempre impeccabili, qualche
vignetta meno rifinita - ma si tratta davvero di minuzie. Il talento di Laurenti è evidente, e le tavole, nel complesso,
sono a mio parere veramente belle. Chi vorrà criticare i disegni ritengo lo
farà più per gusto personale che per reali mancanze tecniche.
In conclusione, Wolf
Pass (che, se non erro, per una curiosa coincidenza costituisce, sia per lo
sceneggiatore Antonio Zamberletti che
per il disegnatore Mauro Laurenti, la loro
diciassettesima storia di Zagor rispettivamente pubblicata) è, a mio giudizio, uno
Speciale che funziona su tutti i fronti: avvincente, ben scritto, ben
disegnato e ricco di atmosfera. Una storia che intrattiene senza mai annoiare,
con personaggi vivi, ambientazioni suggestive e un ottimo equilibrio narrativo.
Un’avventura,
insomma, che merita di essere letta.
* * *
Da ultimo, ecco la risposta
di Antonio Zamberletti alle mie domande
di cui sopra:
“Ho scritto Wolf Pass due anni fa.
Il
soggetto ha seguito le indicazioni di Moreno Burattini [l’allora
curatore della testata]: serviva una storia
classica, senza contaminazioni, ambientata a Darkwood, e con un personaggio
femminile molto forte.
Il
risultato è la storia uscita nello Speciale e disegnata da Mauro Laurenti,
con il quale avevo già lavorato molti anni fa sul ritorno di Blondie. Il
risultato mi sembra abbia soddisfatto i lettori.
È
una storia classica con l’avventura e l’azione che fanno da protagonisti. La
sottotraccia gialla, di complotto ordito nell'ombra, voleva essere una
sorpresa, non so quanto riuscita o gradita.
Antonio Serra [l’attuale
curatore della testata] ha scritto che c’è una
sottile vena romantica o qualcosa del genere. Se lo dice lui è vero.
Al
momento ci sono tre mie storie di Zagor in lavorazione, non so a che punto
siano e quando vedranno la luce. Per il resto, teatro, romanzi e molto, molto
altro ancora.
Chiudo
in maniera scaramantica con un... restate in ascolto...”.