mercoledì 25 novembre 2020

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (26)

Cari amici zagoriani, ecco a voi

ad una sola settimana di distanza

la ventiseiesima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Nel ringraziare come sempre

Moreno Burattini

per la sua grandissima disponibilità,

vi informo che la 27esima serie è già completa

ma che sin da ora potete cominciare ad

inviare nuove domande!!!


Vedete di non esagerare però,

altrimenti sarò costretto a sospendere

nuovamente il tutto…. ;-)


1 – Caro Moreno, quali sono i motivi che ti portano a pensare di aver utilizzato male un personaggio come il Tessitore?

Le critiche di alcuni lettori.

2 – Ciao Moreno. La seguente richiesta, lo ammetto, è particolare. Ho sempre ammirato Terence Hill e mi piacerebbe vederlo, come già è stato fatto con Bud Spencer all’interno delle storie di Zagor. Ora, creare due fratelli, uno pistolero ed uno prete, potrebbe anche sembrare esagerato, pur non essendo per forza su due sponde opposte della Legge. Però, da semplice lettore, mi piacerebbe vederlo apparire anche solo in un cameo, visto che probabilmente farlo prete significherebbe andare contro la Rai mentre come pistolero si andrebbe contro, probabilmente, ai puristi di Trinità. Non sono nessuno per far sì che questo possa accadere, ma spero di averti stuzzicato quel tanto che basta per poterci pensare su. Ho fatto bene?

Cito Terence Hill ogni volta che posso (c’è una situazione presa da Trinità anche nel Color con Drunky Duck). Va detto che io spero sempre che nell’ultima puntata di don Matteo, il parroco in bicicletta mangi una padellata di fagioli, faccia un rutto e picchi Frassica e tutti i carabinieri.

3 – Puntando sul fatto che alcuni momenti di Zagor in gioventù non siano noti ai più, Sam Dougal lo conobbe quando viaggiava insieme a Wandering Fitzy. Sarebbe proponibile rimembrare qualche fatto che vide i tre partecipare insieme ad un’avventura del passato?

Sarebbe proponibile a tal punto che lo propongo a Jacopo Rauch, che di Sam Dougal ha la paternità.

4 – Caro Moreno, quanto e come è cambiato il mondo del fumetto da quando hai iniziato la tua attività ad oggi? L’avvento di internet ha portato aspetti più negativi o più positivi allo stesso?

Ho scritto un libro, sull’argomento: “Io e Zagor” (Cut Up). Il cambiamento è radicale. Una volta il fumetto era sogno e magia, divertimento ed emozioni. Oggi è una gimkana fra le trappole del politicamente corretto, la chiusura delle edicole, il fallimento degli editori, la diaspora dei lettori, gli attacchi degli haters. L’avvento di Internet, a dispetto del fatto che stiamo discutendo proprio dalle colonne di un blog, quindi in Rete, mi pare sia stato deleterio (e non solo riguardo ai fumetti). Forse, a dire il vero, più che di Internet, l’avvento dei social. Ho dedicato all’argomento uno dei miei epigrammi, quelli della serie di “Versacci” che pubblico su Twitter e Facebook. E’ il n° 191, eccolo:

Era meglio se ero nato

dieci anni prima almeno

mi sarei già pensionato

ed essendo pur Moreno

sempre io sceneggiatore

avrei fatto il mio lavoro

nel periodo migliore

dei fumetti quello d’oro

tante edicole editori

e milioni di lettori

senza social criticoni

a spaccar sempre i maroni.

5 – Caro Moreno, siccome la storia dell’ennesimo ritorno di Kandrax non è stata, a parer mio, ben riuscita, sono propenso a voler dare sempre nuove chances anche a chi possa aver fallito non essendo riuscito a rendere buona la prima. Claudio Chiaverotti è un veterano della Casa Editrice e la sua passione per Zagor non si discute, quindi ti chiedo se gli verrà data una nuova possibilità di mettersi in mostra nella serie oppure se lui si è già proposto per una nuova storia?

Sul fatto che si sia trattato di un “ennesimo” ritorno, avrei qualcosa da obiettare, dato che, se non mi sfugge qualcosa, le apparizioni sono stati in tutto solo quattro in quarantacinque anni (e i ritorni tre). Direi quindi che, per essere un nemico di cui tutti (o quasi) hanno invocato a gran voce il ritorno, questi ritorni sono stati proprio pochi (quelli scritti da Nicolai, Boselli e Chiaverotti). In particolare, fra la penultima apparizione (2001) e questa (2019) sono trascorsi diciotto anni. Fra la penultima e la terzultima (1986), quindici. Mi pare che più di “ennesime” apparizioni, si debba parlare di “sporadiche”. Giusto per puntualizzare. Nicolai ha immaginato una cosa, Boselli un’altra, Chiaverotti un’altra ancora. C’è chi ha apprezzato tutte e tre queste storie (dando per scontato l’apprezzamento per Nolitta), chi solo due, chi solo una, chi nessuna. Come capita regolarmente per tutto. Capisco che per certi lettori Kandrax dovrebbe sempre tornare come mummia rediviva a Stone Hill e ripetere le stesse cose che faceva nella prima avventura, ma gli sceneggiatori hanno l’obbligo di cercare di ripetersi il meno possibile, di battere strade nuove. Su chi debba stabilire se Chiaverotti abbia “fallito”, oppure no, sono aperte le discussioni. Forse certi maître à penser su un forum? Trovo anche certa dissonanza fra l’accettabile affermazione “non è stata, a parer mio, una storia ben riuscita” e l’etichetta di “fallita”. Ci sono tante sfumature e vie di mezzo. Cerchiamo di non essere drastici, per quanto si tratti di un esercizio sempre più difficile. Tuttavia, capisco la legittima domanda, ho divagato per chiarire meglio il contesto. Claudio Chiaverotti, i cui meriti non devo certo difendere, ha solo proposto una sua versione del druido. Se qualcuno l’ha apprezzata, bene; se qualcuno non l’ha apprezzata, speriamo abbia apprezzato qualcos’altro. Non sono previste, per il momento, altre storie di Claudio. Eravamo d’accordo nel ritagliargli il ruolo di “guest star” dato il suo antico amore verso lo Spirito con la Scure. Se però Chiaverotti mi porterà una buona idea, ne discuteremo come capita con gli altri colleghi che fanno lo stesso.

6 – A partire dal 2021, con la sorpresa riservata ai Maxi Zagor, in quella collana assisteremo ad un reboot della serie?

No.

7 – Caro Moreno, cosa ne diresti di far tornare in scena la Casa del Terrore? Intendo il lugubre edificio, ovviamente.

Sarà l’oggetto dello Speciale Zagor del prossimo marzo.

8 – Caro Moreno, premetto che non ho alcuna difficoltà ad accettare il sesso visto su carta come accaduto in tempi recenti con Zagor. La mia perplessità è che, pur non essendo apparsa sulla regolare, alcune scene potrebbero non solo portare al lamento dei lettori ma anche a far sì che possano venire richieste sempre di più da alcuni più moderni aficionados. Quindi la mia domanda verte sul come e quanto si intenda proseguire in questa direzione e se intendi aumentare il dosaggio di tali momenti oppure diminuirli, nello stile classico?

Esiste una aurea via di mezzo in tutte le cose. Si chiama buon senso. Mi pare che si sia gridato allo scandalo sul niente (molto rumore per nulla) per qualche bacio in più nella miniserie “Zagor Darkwood Novels”. Sul versante opposto mi basterebbe che i nuovi lettori non considerino il nostro eroe poco interessante perché privo di pulsioni.

9 – Vorrei chiedere che a Zagor possa venire affiancata, di tanto in tanto, una donna non molto attraente ma che possa essere abbastanza interessante per lui non tanto per l’aspetto fisico, bensì per quello spirituale e filosofico. Cosa ne pensi?

Tutto va fatto tenendo in considerazione che stiamo parlando di un fumetto d’avventura. Personaggi femminili interessanti anche dal punto di vista “spirituale e filosofico” ne abbiamo avuti. Oserei dire che Marie Laveau è attraente non solo fisicamente ma anche per ciò che rappresenta (il mondo delle mambo, il legame con lo sciamanesimo femminile, con il culto della Madre Terra, con la sorellanza atlantidea, con le Amazzoni). E non sono sciacquette neppure Gambit e Blondie. Tra le tre ragazze di Pleasant Point, sembra sul punto di nascere una liason proprio con la meno maliarda, la lentigginosa Jenny (vedremo gli sviluppi). C’è poi un personaggio da poco entrato sulla scena, Chloe, l’agente di Altrove, da cui possiamo aspettarci delle sorprese.

10Vorrei chiedere a Moreno se si può realizzare una storia che si svolga completamente all’interno del rifugio dalla palude. Non una storia ricca di azione ma magari più introspettiva dove si da più importanza ai dialoghi ed ai profili umani dei protagonisti. Grazie.

Le storie di Zagor devono essere d’azione. Dei dialoghi possono essere interessanti quanto si vuole, ma certo non possono sostenere il peso di una intera storia. A meno che non si tratti di una “cornice” per i “Racconti di Darkwood”. Il che potrebbe essere un buono spunto.

11 – Caro Moreno, partendo dal presupposto che i disegnatori, di solito, vengono messi a lavoro su storie nelle loro corde, ho notato che Marcello Mangiantini di storie horror, su Zagor, ne ha disegnate veramente poche, lasciando spazio ad avventure più credibili. Ti vorrei chiedere se intenderai farlo in futuro variare, con risultati che potrebbero addirittura risultare positivissimi?

La prima storia che io e Marcello Mangiantini abbiamo realizzato insieme è stata “Il maleficio di Anulka”, ed era horror. Attualmente ne stiamo facendo un’altra, che è di fantascienza. Vero è che Marcello si è sempre dimostrato a suo agio con il western e le storie in costume (la mia preferita disegnata da lui è “Le strade di New York” – guarda caso, sempre mia) per cui viene spontaneo proporgliene di quel tipo. Non c’è, però, un veto al fatto che Mangiantini possa illustrare storie orrorifiche. Talvolta gli viene persino chiesto di scegliere.

12 – Gentile Moreno, vorrei parlarti di un fatto che per Zagor vale da tanto tempo. È stato ricordato come Hellingen dovesse essere morto dopo essere stato arpionato in pieno petto da Fishleg. Potrei ricordare il Pequot che, per come era finito, avrebbe dovuto avere come minimo la faccia devastata. Oppure potrei citare Mr. Steel che sembrava essere morto. Per non parlare di chi era addirittura morto e sepolto per poi riuscire non si sa come a farlo rivivere. Pongo l’attenzione sul fatto che forse si tenda a riesumare avversari improponibili (e non dico scarsi) a discapito di chi è invece vivo e vegeto e pronto ad un ritorno. È stato accennato anche a Mortimer e Molok, ma vorrei tanto capire perché non intendiate far riesumare chi potrebbe tranquillamente vendicarsi essendo rimasto in vita piuttosto che andare a ricercare chi aveva lasciato un cattivo o bel ricordo nella storia o nelle storie al termine delle quali è stato sconfitto e tolto di mezzo.

Ribadisco concetti già espressi, mi dispiace se a qualcuno sembrerà che mi stia ripetendo. Comincio con il dire che i ritorni dei grandi nemici sono richiesti a gran voce dai lettori, e questo non vale solo per Zagor ma per tutti gli eroi seriali. Se un grande nemico è morto in modo epocale, come sembrava esserlo Hellingen colpito dalla fiocina di Fishleg, Nolitta si è sentito in dovere di resuscitarlo per far contento il suo pubblico (del resto l’aveva già resuscitato dopo l’esplosione del suo laboratorio avvenuta al termine della prima storia). Spero che almeno delle resurrezioni nolittiane (potrei citare anche quella del Re delle Aquile) non venga data la colpa a me. Fatto sta che, per accontentare i lettori, l’esempio dei maestri ci dice che certi personaggi si possono resuscitare. Del resto fece così anche Arthur Conan Doyle con Sherlock Holmes, dato per morto con Moriarty in fondo a una cascata, e poi bellamente riportato in vita con un escamotage. Questo è un punto basilare della letteratura di genere, del feuilleton. Le storie fantastiche sono piene di eroi o di villain che, dati per spacciati, fanno la loro ricomparsa. Non so, vogliamo parlare del Conte di Montecristo? Se qualcuno vuol mettere in discussione questo caposaldo della fiction, farebbe meglio a leggere romanzi realistici e fumetti storici, vedere solo documentari. Il punto dirimente della questione è appunto l’escamotage con cui gli autori riportano in vita personaggi non morti, ma creduti morti. Non so come Hellingen sia sopravvissuto all’arpione di Fishleg (non mi pare che Nolitta lo abbia spiegato), però posso facilmente immaginare che, essendo lo scienziato abituato a lavorare con macchinari atlantidei (come io stesso ho mostrato, per dare maggiore credibilità agli assunti nolittiani), fra queste macchine ce ne sarà stata una in grado di guarire ferite anche molto gravi (Zagor stesso, nell’avventura con le Amazzoni, viene sottoposto a una macchina del genere e sopravvive a due colpi di pistola, tornando come nuovo). E qui siano in un contesto fantascientifico (Hellingen, del resto, prevede storie di fantascienza). In altri casi, le resurrezioni si possono spiegare in altre maniere. Una volta ho spiegato come Mortimer è scampato all’impiccagione, non so se sono stato convincente ma una spiegazione l’ho data (faccio notare che, per fare un solo esempio, anche Kriminal viene impiccato e creduto morto, ma si salva grazie a un trucco – diverso dal mio). Un’altra volta ho giustificato la sopravvivenza di Robert Gray, piuttosto che di Thunderman e di altri ancora. Il problema non è la sopravvivenza, ma come la si spiega. Se l’escamotage è convincente, è permesso tutto. Anzi, il lettore dovrebbe essere contento nello scoprire i trucchi dello sceneggiatore. Il bello di ogni storia è, o dovrebbe essere, la sorpresa che l’affabulatore riesce a suscitare, i suoi giochi di prestigio. Nessuno vorrebbe, io credo, contestare un numero di magia sostenendo che siccome i conigli non possono uscire da un cilindro, il mago di turno non dovrebbe esibirsi. Se il mago è in gamba, noi siamo ben lieti di restare a bocca aperta. Chi poi è insensibile a questi numeri, mi dispiace per lui.

13 – Egregio Moreno, voglio fare un’osservazione al riguardo delle tante, forse troppe storie che durante l’anno, e questo vale anche per le altre testate, escono in edicola. I prezzi sono alti ed è giusto che il lavoro vada premiato e pagato nella giusta misura. Il punto è che con più storie in lavorazione si rischia di perdere la trebisonda e di far sì di vedere entrare nelle nostre case avventure non all’altezza della Storia dello Spirito con la Scure. In poche parole, chiedo al curatore della serie se la quantità non superi la qualità delle stesse.

Mi rifiuto di credere che 3.90 euro per una pubblicazione di 100 pagine siano un prezzo “alto”. Un gelato costa di più. Vogliamo parlare di un parcheggio? Di una ricarica di un telefonino? Di un gratta e vinci? Di questo problema ho scritto qui http://morenoburattini.blogspot.com/2014/05/lo-sproposito.html ma, soprattutto, qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2018/10/il-senso-della-misura.html. Tuttavia, non voglio fare i conti in tasca a nessuno. Parliamo delle “tante, forse troppe storie”. Ovviamente, se vengono varate delle testate o pubblicati degli extra, è perché si ritiene che il pubblico apprezzi, a volte per andare incontro a delle precise richieste dei lettori stessi. Serve ricordare, forse, quanto a lungo e con quale insistenza sono stati richiesti gli Zagoroni. Se le collane durano nel tempo, significa che in effetti il pubblico le apprezza. Facciamo l’esempio dei Maxi: abbiamo da poco festeggiato il traguardo dei venti anni e dei quaranta numeri. Quaranta numeri, peraltro, di grande formato e di conseguenza messi in vendita a un prezzo più alto. Non so quanto durerà la serie, ma il risultato raggiunto è confortante. Proprio sui Maxi abbiamo pubblicato gli apprezzatissimi “Racconti di Darkwood”. Tutt’altro che una collana priva di idee o di scarsa qualità, a giudicare dal successo. Un lettore che giudichi quei volumi troppo numerosi, troppo cari o, come lei lascia intendere, brutti, ha tutto il diritto di fare le sue scelte, lasciando però agli altri il sacrosanto diritto di farne altre diverse e godersi i fumetti che credono. L’editore, visto il riscontro del pubblico (mi pare capiti anche con Tex) fa delle proposte, i lettori rispondono. Sono i lettori a stabilire se le proposte sono gradite. Nessun fumetto resta in edicola a dispetto dei lettori. I lettori che credono che ci restino per far dispetto proprio a loro, sono dei simpatici paranoici a cui, evidentemente, piace molto scherzare. Circa la qualità delle storie, noi che ci lavoriamo duramente facciamo sempre del nostro meglio. Per quanto mi riguarda, non vedo particolari cenni di cedimento nei Color piuttosto che nelle miniserie, dato che l’impegno profuso è lo stesso. Peraltro, più tavole inedite prodotte significa più autori al lavoro, dato che non è certo lo stesso staff a dover fatto tutto, e più autori al lavoro significa più freschezza di idee, nuove energie. Mi permetto di far notare come, nel 2019, abbiamo avuto sei numeri di una miniserie, “Le origini”, che secondo il suo ragionamento non avrebbe dovuto uscire per non inflazionare Zagor in edicola, e perché sarebbe stata di scarsa qualità.  La miniserie è stata un successo di pubblico e di critica, e anche in libreria sta andando benissimo.

14 – Scusandomi per il disturbo, mi piacerebbe scoprire chi sia il fondatore di Hellgate, non tanto per capire il passato del Direttore Hassel, che di certo avrebbe dei segreti inconfessabili da svelare, bensì per ottenere la certezza che l’Inferno dei Vivi non sia in realtà un vero ricettacolo per Demoni ed altre creature provenienti dall’Altro Mondo, un po’ come fu per il Maxi “Il Forte Abbandonato”. 

Non mi pare che nel Maxi “Il Forte abbandonato” ci fossero demoni e mostri. Neppure uno, guardi, mi sentirei di scommetterci. La ricordo come una storia realistica con protagonista un missionario gesuita e dove si mostravano, anzi, le conseguenze causate dalla follia di chi crede che esistano creature provenienti nell’altro mondo - che non esistono. Non so quale storia abbia letto lei, forse un ripasso non le farebbe male. “Il forte abbandonato” è la prima storia di Zagor in cui compaiono dei missionari, se si esclude la figura di Salomon Kinsky, il predicatore responsabile dell’uccisione dei genitori del nostri eroe. Non si tratta comunque di un racconto didascalico o a sfondo storico, dato che l’avventura western predomina e viene anche contaminata dal mistero. Non capisco però che c’entri Fort Stanton con Hellgate. Mah. Diciamo che non capisco i troll.

15Sergio Bonelli, quando diede l’opportunità di prendere in mano la serie a giovani sceneggiatori, disse che per Zagor ormai c’era poco da fare. La grande responsabilità, presa insieme a Mauro Boselli e chissà a quanti altri, di creare la Seconda Odissea zagoriana creò una forte tensione all’interno della redazione del tipo “o la va o la spacca” oppure eravate cauti e consapevoli che avrebbe potuto essere un fallimento e vi stavate rassegnando anche voi alla chiusura della serie? Oggi che è il Curatore principe, pensa che per Zagor possa esserci un roseo futuro oppure vede la situazione peggiore di come lo fu in quegli anni?

Quando arrivai a Zagor, Bonelli era scettico e pessimista circa il destino della testata. Del pessimismo di Bonelli raccolsi io stesso testimonianza quando realizzai, con lo staff della fanzine Collezionare, la lunga intervista poi apparsa sullo speciale dedicato a Zagor. “Il personaggio – disse Sergio – ha fatto il suo tempo. Più di così non può dare, è un eroe esaurito come tanti altri. Per cui anche come editore, se ho voglia di fare qualcosa, trovo un po’ avvilente accanirmi su cose vecchie e preferisco dedicarmi a progetti nuovi”. Credo che si attendesse non un tracollo, ma un lento, anche se onorevole declino per il suo eroe. Quando entrai nello staff, ero consapevole di tutto questo e la cosa mi spaventava. Soprattutto, mi terrorizzò una frase di Toninelli che mi colpi come una coltellata: lo incontrai poco dopo il suo abbandono e gli chiesi perché se ne fosse andato, e Marcello mi rispose (grossomodo) così: “Non volevo essere ricordato come quello che aveva fatto chiudere Zagor”. Mi vidi prospettato un destino di ignominia in cui lo Spirito con la Scure lo avrei fatto chiudere io. E come fan numero uno del personaggio, c’era di che starci male! Per fortuna, sono passati più di trenta anni e di chiusura ancora non si parla. Mauro Boselli, prima di me, prese in mano le redini della testata e poi, a capo di una squadra di gente motivata e appassionata, anche a me è riuscito almeno un po’ tener vivo l’interesse dei lettori. Altre testate hanno chiuso, noi no. Sembra che a qualcuno dispiaccia. Non dico che si dovrebbe renderne merito alla staff che combatte per il pugnale fra i denti, però almeno non venga disprezzato lo sforzo. Mi piacerebbe andare in pensione perché mi sento un po’ stanchino, ma mi si chiede di rimanere al mio posto. A ogni riunione in redazione mi presento dimissionario e chiedo se c’è qualcuno che vuol sostituirmi, e tutti sghignazzano. Qual è il futuro? Il futuro di Zagor è più roseo di quelli di tanti altri personaggi, per quel che si può vedere navigando a vista. Il problema non è lo Spirito con la Scure, che se la cava, è la situazione generale della carta stampata.

16 – Ho notato che sia più facile che dalla serie regolare alcuni protagonisti passino ai Maxi. Satko, il Principe Alexis, Mr. Steel, Eskimo, Kruger e Meyer e tanti altri. Di contro, pochi compiono il percorso inverso, perché probabilmente i Maxi sono seguiti meno della serie regolare e far apparire persone dalla regolare ai Maxi potrebbe aver reso più succoso quel momento. Ad ogni modo, se non per poche eccezioni (Elvin Fishbourne su tutte) molto raramente succede l’effetto contrario. Non vedremo mai Rakosi, Hellingen o Kandrax sui Maxi, ma non le pare che anche dai balenotteri possano uscire fuori storie che varrebbe la pena di vedere, a puntate, sulla serie maestra?

L’analisi è giusta. Diciamo che Rakosi, Hellingen e Kandrax si meritano l’Ammiraglia.

17 – Senza voler continuare a mancare di rispetto a nessuno, né a lei Curatore, né al curatore di questo Blog e neanche ai vari lettori che lo seguono, le porto una mia idea. Zagor per me è un personaggio dalle mille sfaccettature, pronto a combattere il male, che sia rappresentato da mostri veri e propri, sia che venga visto attraverso bei visi ma un cuore nero. E proprio persone che hanno dentro di sé tendenze al suicidio oppure che sono autolesioniste, essere aiutate dallo Spirito con la Scure potrebbe aiutare anche al di fuori del fumetto stesso, a chi lo legge, a capire quanto si possa far male a sé stessi ed a riuscire, con questo messaggio, a far comprendere ragione. Non dico che debba diventare una cosa fissa, ma Zagor rappresenta il Bene, l’inviato di Manito e non può che aiutare i più deboli a vedere una luce in fondo alla strada. Sono argomenti delicati, lo riconoscerà, ma non crede che possano infine creare positività?

Risponderò citando Adnan Mehmedovic, di Sarajevo, che ho conosciuto grazie a un incontro svoltosi di recente per via telematica  in collegamento con la Bosnia Erzegovina (nei Balcani, lo Spirito con la Scure gode di una incredibile popolarità). Adnan  ha raccontato, a me in privato e quindi in pubblico, un toccante aneddoto riguardo gli anni della guerra nella ex-Yugoslavia, quando lui era bambino: avendo pochi minuti per scegliere cosa portare via dalla casa che doveva abbandonare, prese con sé i fumetti di Zagor, che poi gli fecero grande compagnia nel tempo che trascorse da profugo. Adnan mi ha detto che gli albi dello Spirito con la Scure hanno aiutato tanti come lui a superare e sopportare quel periodo terribile. Quindi credo che un eroe come il Re di Darkwood possa fare del bene grazie ai messaggi che trasmette, anche se non è trasmettere un messaggio lo scopo di un racconto avventuroso, è divertire.

18 – Quando ho letto “Gli uccisori di indiani”, mi è parso di vedere sul finale un colpo sparato a Quebert girato di spalle. Il suo compare, Curry, viene colpito in testa, ma il suo capo no. Lo vediamo steso al suolo, inerme, ma non significa che sia morto. Che sia pronto a reclamare la sua vendetta dopo essere stato, questo sì, gravemente ferito?

Perché no?

19 – Per rispondere alla sua ipotesi di voler rivedere gli Agenti di Altrove, in particolar modo mi piacerebbe sì rivederli, niente in contrario, ma anche scoprire il passato di Mister Roberts o di Jesse, per non parlare dello stesso Poe del quale sappiamo già molto. Le piacerebbe, quindi, scavare nel remoto per capire come siano potuti entrare a far parte di Altrove, mantenendo lo stretto riserbo che questa organizzazione ha sempre avuto?

Senza dubbio. Ricostruire il passato dei personaggi è sempre stata una mia passione.

20 – Quale è l’argomento del quale si potrebbe e del quale le piacerebbe parlare su Zagor ma che, per un motivo o per un altro, non ha ancora avuto occasione di proporlo?

Dopo trent’anni, ho sfiorato tutti gli argomenti. Di recente, e mi è costato anche delle critiche, ho accennato (senza far vedere nulla, senza neppure che Zagor ne parli), i tema dell’omosessualità. Ho sentito contestare l’accenno da parte di chi sostiene che a inizio Ottocento era normale che un padre volesse “difendere” il figlio uccidendone l’amico. Normale o no (ci sarebbe da discuterne a lungo) quel padre è uno che ha ordinato un assassinio. Non è che la “normalità” di un atto odioso (di un tentato omicidio) giustifichi un comportamento criminale. Altrimenti Zagor non dovrebbe neppure lottare contro la schiavitù, o difendere gli indiani. Immagino però che, dopo tanti “sfioramenti”, qualcosa si possa approfondire meglio. Tipo l’argomento religioso (i missionari, l’odio fra cattolici e le tante chiese protestanti), o quello della condizione della donna.

 

martedì 17 novembre 2020

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (25)

Cari amici zagoriani, ecco a voi

la venticinquesima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Grazie alla grandissima disponibilità di

Moreno Burattini

e alla vostra collaborazione nel porre sempre nuove domande

siamo arrivati a quota 500!!!

(Tecnicamente sarebbero qualcuna di più, perché un paio

di volte ho inserito alcune domande “doppie”, ma lasciatemi

giorire per il traguardo a cifra tonda…)


Traguardo davvero significativo,

che sta ad indicare quanto sia sempre vivo

l’interesse dei lettori

per un personaggio come Zagor

che l’anno prossimo taglierà un “nastro di arrivo”

molto significativo: quello dei 60 anni di presenza

ininterrotta nelle edicole italiane.


Per la proposizione di nuove domande,

soprattutto quelle che per il loro argomento

(ad es. novità del sessantennale, programmi a

breve termine, osservazioni su storie pubblicate da poco, etc…)

richiederebbero una risposta in tempi non troppo lunghi

vi chiedo cortesemente di aspettare

la pubblicazione della 26esima serie.

Grazie!

1 – Può fare una classifica fra dieci crossover e team up che vedrebbe bene con Zagor, e che non sono già in lavorazione oppure già effettuati, comprendente anche eroi del fumetto all’estero?

Sto al gioco (perché di gioco si tratta) e, tolti i team up già fatti o in lavorazione, indico i seguenti compagni d’avventura che davvero vedrei bene: Dampyr, Magico Vento, Ken Parker, l’Uomo Mascherato, Pat MacDonald (della Storia del West), Conan, Batman, Tarzan, Zorro, Blueberry. Ciò detto, non sono un cultore dei team up.

2 – Ciao Moreno. Ho letto su internet una sorta di scherzoso terrore nei confronti di un possibile ritorno di Stiletto. La tua risposta si è basata prevalentemente sul suo nome, ma pur non essendo in cantiere, vorrei sapere cosa ne pensi del personaggio in questione a prescindere dal dato anagrafico.

Se lo Stiletto di cui si sta parlando è lo stesso che ricordo io (quello che agiva in coppia con un certo Pepe nella storia “Fantasmi!”), e del resto non ne rammento altri, ne penso più o meno quel che ne pensano gli estensori di queste due recensioni.

http://www.fumettando.it/viaggiodizagor/zagorafumetti/schede/fantasmi.html

https://joe7.blogfree.net/?t=5769942

3 – In merito alle Zagor Drakwood Novels non ho ben capito il perché una donna debba venire messa a conoscenza delle avventure erotiche di Zagor. È una cosa molto strana e non l’ho capito benissimo. Chiedo lumi al Signor Moreno.

Non capisco quali siano le “avventure erotiche” di cui si parla. Non mi risulta che ci sia una avventura di Zagor etichettabile come “erotica”. Immaginando, non senza fatica, che ci si riferisca a “Gli occhi del destino” o a “Bersaglio umano”, mi sento di dire che il fatto che un uomo possa avere, nel corso di un’avventura western o d’azione, uno scambio di baci o perfino un normalissimo rapporto sessuale (appena accennato nella narrazione), non trasforma certo quell’avventura in una avventura erotica – se non nella percezione di qualche sessuofobo (del cui parere sarebbe sbagliato persino tener conto). Una effusione fra un uomo e una donna fa parte della pratica quotidiana del vissuto delle persone normali, che fanno mille cose e hanno anche pulsioni affettive che, nella più comune della casistica, possono trasformarsi in carezze e in manifestazioni di intimità erotica. Intimità che è tutt’altro da “avventura erotica”. Mi dispiacerebbe, anzi, se nella vita di un nostro lettore ciò non fosse mai accaduto. Ci mancherebbe altro che due o tre vignette (peraltro innocenti – o giudicando diversamente significa non aver mai visto niente di davvero erotico) in sessanta pagine servano a trasformare un racconto western in un una storia porno (vien da ridere solo a pensarci). Se lo scopo di una storia è mostrare il lato umano di un personaggio, i rapporti fra uomo e donna sono quanto di più umano si possa immaginare. Se poi vogliamo che un eroe dei fumetti non sia umano, allora è un altro paio di maniche e bisognerà che chi ha questi gusti si scelga letture su misura, magari Trottolino. Io ho sempre apprezzato l’umanità dei miei eroi preferiti, ma capisco che ci possano essere pareri diversi. Mi pare di poter dire, peraltro, che Nolitta fosse a favore dell’umanizzazione dei suoi eroi, e cercasse appunto l’empatia fra i lettori e il personaggio. Peraltro, “Darkwood Novels” è una miniserie con caratteristiche diverse da quelle della serie regolare (credo che almeno a capire questo possa arrivarci chiunque) e quindi in quel contesto si può sperimentare anche l’indulgere in una casistica emotiva maggiore di quel che prevedevano, magari, gli stilemi delle origini, ereditati dagli anni Cinquanta, quelli che proprio Bonelli ha provveduto a superare (basterà pensare a Mister No). Del resto, una storia realizzata nel 2020 non solo non può, ma anche non deve, impegolarsi nelle regole della Garanzia Morale – di cui mi meraviglierei se qualcuno avesse nostalgia. Se poi la critica è rivolta non all’umanizzazione di Zagor in senso stretto, ma al fatto che una vicenda d’amore del personaggio possa essere conosciuta da una amica (donna), mi pare che si scada nel sessismo bello e buono. Perché mai Zagor non potrebbe aver detto a Fiore della Notte di aver vissuto, una volta, una tragica storia di reciproci batticuori con una avventuriera dal fascino magnetico? Perché Fiore della Notte dovrebbe aver evitato di chiedere allo Spirito con la Scure di parlarle di qualcosa del genere? Direi anzi che una donna possa essere più attirata, se conosco un po’ l’indole femminile, da qualcosa di romantico piuttosto che da vicende truculente. Magari chi lo ritiene impossibile conosce poco lui, le donne. Peraltro, i pochi flash passionali sono stati inseriti nel racconto, come dovrebbe essere evidente al più sprovveduto dei detrattori, dalla stessa Fiore della Notte: non è neppure detto che Zagor glieli abbia sottolineati. Potrebbe essere la stessa narratrice ad averli immaginati, essendo evidentemente, a dispetto di chi non lo crede possibile, vispa e intelligente nonostante sia una donna. O di chi crede che a una donna di certe cose non si possa parlare, o non debba parlarne lei.

4 – Caro Moreno, saresti interessato ad approfondire il passato di Peabody di Pleasant Point e di Bagge dei Servizi Segreti in qualche Color?

Il primo caso mi pare più probabile del secondo.

5 – Ho sempre trovato simpatico, anche se leggermente fuori luogo, il personaggio di Grumble Bell. Intendo dire che vedere Drunky Duck ubriaco fa ridere. Vedere Grumble Bell venire preso in giro per avere una bevuta mi ha fatto rivoltare lo stomaco. La storia è “Il Seme della Violenza” e, per quanto sia stato fondamentale per la soluzione della storia, e per quanto mi piacerebbe rivederlo, spero che possa rimettersi nella forma migliore rispetto all’ultima volta. C’è la possibilità?

Mi fa piacere che perfino Grumble Bell venga ricordato. Si tratta, in realtà, di un personaggio costruito sulla falsariga di un modello fin troppo abusato, di cui peraltro Drunky Duck è la innocua parodia, quello del pellerossa schiavo dell’alcol dei bianchi. Stimolato dalla domanda, ci farò un pensierino, trattenuto solo dalla paura di ricadere nel luogo comune.

6 – Caro signor Burattini, se dovessi trovarle un difetto come sceneggiatore, direi che si lascia spesso andare in lunghe spiegazioni di avvenimenti passati, cosa che rallenta il ritmo delle storie e tende a rendere inverosimili alcuni dialoghi; non sarebbe possibile, anche per semplificarle la vita, inserire dei riassunti delle storie precedenti nelle rubriche, considerando anche i continui ritorni che caratterizzano la sua gestione? Grazie e buon lavoro a lei e a tutto lo staff!

Le spiegazioni degli avvenimenti passati sono fatti, com’è evidente, a beneficio di chi non ha letto o non ricorda l’avventura precedente. A chi l’ha letta e la ricorda bene viene richiesta la semplice bontà di sopportare il fatto che esistano anche gli altri. Nella tradizione zagoriana non esiste l’usanza del riassunto “fuori testo”, perché poi ci sono le ristampe e le edizioni estere in cui non è detto che vengano riprodotti o tradotti anche gli editoriali. Aggiungo che a me piace molto (diversamente da altri, a quanto pare, ma mi sarà pure consentito di avere dei gusti personali) vedere ricapitolate in flashback le cose da sapere, per maggior chiarezza e migliore comprensione. Peraltro, a volte la ricapitolazione aggiunge qualche spiegazione in più sui fatti del passato, risolvendo magari dei punti oscuri, o addirittura offrendo versioni leggermente alternative e più ragionevoli (è il caso, per esempio, delle “riscritture” relative a Robert Gray e a Thunderman). Circa l’inverosimiglianza dei dialoghi, mi piacerebbe poterne discuterne caso per caso, perché ciò che pare inverosimile a uno non pare a un altro. In ogni caso, lo scambio di battute fra personaggi fatto per fornire spiegazioni al lettore è una consuetudine che non ho inventato io, direi anzi che fa parte della tradizione. Ho spiegato questo e altro in un articolo sul mio blog che invito a leggere chi non lo avesse fatto: http://morenoburattini.blogspot.com/2018/02/spiegazioni-spiegazioniste.html. Ciò detto, accolgo l’invito a non esagerare nei resume.

7 – Caro Moreno, ti scrivo per chiederti un parere su una proposta. Tempo fa ho riletto il Maxi Zagor con protagonista Akebe, lo sciamano che prevedeva il futuro. Prima della sua morte, per ovvie ragioni di tempo, ha avuto solo modo di dire che la sua amata avrebbe avuto un futuro roseo, a differenza di tutti i presagi di sventura che fin lì avevano occupato la sua mente. Non ha, quindi, avuto l’occasione di dire cosa sarebbe accaduto. Ora, è chiaro che non avrebbe potuto essere tutto rose e fiori, ma il dubbio rimane. Cosa le sarà accaduto? Chi incontrerà per avere la felicità tanto ambita? Non sarebbe l’ideale riproporre Sooleawa, l’amata in questione, mentre comincia a percorrere la strada tracciata dal suo destino? Come ho detto, potrebbe non essere tutto rose e fiori e quindi qualche avvenimento potrebbe essere avventuroso…

Magari a Roberto Altariva, lo sceneggiatore de “L’uomo che vedeva il futuro”, potrebbe dirci qualcosa in più. Roberto, se ci sei, batti un colpo.

8 – Caro Moreno, quale comprimario di Zagor vedresti bene in Tex e quale comprimario di Tex vedresti bene in Zagor?

Fra i comprimari di Tex io ho estrema simpatia per il Pat McRyan vecchia maniera; se dovessi prestare un comprimario zagoriano ad Aquila della Notte, sarebbe di sicuro “Guitar” Jim. Peraltro, Tex e “Guitar” Jim si sono già incontrati, in una breve storia disegnata da Giovanni Ticci. Chissà se qualcuno si ricorda come e quando.

9 – Da dove nasce la vocazione di Molti Occhi per la medicina, in particolare per quella dei bianchi? È mai stata approfondita la questione nella serie di Zagor?

C’è in programma un Color che approfondirà, ma non posso dire quando.

10 – Caro Moreno, hai trovato più difficoltà nello sceneggiare Tex o Dampyr?

Difficile fare tutte e due le cose, ma Dampyr di più – perché è un personaggio estremamente boselliano, per complessità e complicanze storico-letterarie.

11 – Cosa ne pensi della recensione di Toninelli per “Il Rapimento di Icaro La Plume”? https://www.giornalepop.it/i-cambiamenti-di-zagor-visti-dal-suo-ex-sceneggiatore/

Non ho letto questa recensione prima di cliccare sul link che mi viene oggi sottoposto. Scopro che è dell’inizio di agosto e confesso di essere stato, in quel periodo, in altre faccende affaccendato (ero in vacanza, reduce da un viaggio di nozze, e stavo sistemando la nuova casa, ma del resto non leggo quasi nulla in Rete, se non mi viene segnalato – non per spocchia, ma perché ho davvero troppo da fare, e spero di recuperare quando anche io sarò in pensione). Comunque ogni recensione è legittima, e ringrazio Marcello (di cui mi ritengo, oltre che un ammiratore, un amico) per l’attenzione. Io stesso ho recensito da poco un suo libro: http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2020/10/dai-gas-liz.html. In ogni caso mi pare che tutte le considerazioni di Toninelli vadano valutate alla luce della premessa, da lui stesso messa come punto di partenza, di questa sua frase “sono ormai quasi trent’anni che non ho più letto le storie dello Spirito con la Scure”. Quindi, di che stiamo parlando?

12 – Caro Moreno, Gallieno Ferri ha illustrato uno Zagorone ma c’è mai stato un momento o un accenno affinché potesse disegnare un Texone?

Che io sappia, no.

13 – Oltre ai festeggiamenti dei 60 anni di Zagor ci darete modo di ammirare un omaggio nei confronti di Sergio Bonelli a dieci anni dalla sua scomparsa?

Immagino che qualcosa verrà fatto. Anzi, ne sono certo, mi meraviglierei del contrario.

14 – Caro Moreno, sono un appassionato di storie marine ed in particolar modo quelle riguardanti i miei tanto amati capodogli. Mi è rimasta impressa un’avventura dello Spirito con la Scure dove ebbe a che fare con uno di questi. Sto parlando della Morte Rossa, che incredibilmente riuscì a far trasmettere, tramite Ramath, messaggi di aiuto a Zagor per essere salvato. Inoltre ha voluto creare le paure più profonde nelle anime di chi stava dando a lui la caccia. È stata una storia, se non epica, quantomeno avventurosa e molto sensibile. Negli anni in cui vive il Re di Darkwood gli animali sono utilizzati per il sostentamento e loro per oli per lampade e per il grasso. Ringrazio tutti voi per aver voluto rendere omaggio al Moby Dick di antica memoria nella storia “Incubo sul mare”, e mi aspetto di rivedere, se non presto, almeno prima o poi, proprio quell’esemplare sfuggito alla caccia di tutti, ma che è rimasto nel cuore di chi gli è sopravvissuto (e ad alcuni, purtroppo, negli incubi). Ti chiedo, se possibile, di riprendere in mano una storia simile a questa, con l’animale marino, ma anche quello terreno, che risulta più umano degli stessi umani che cercano di ucciderlo.
 
Ecco una domanda che mi fa piacere, perché riguarda una storia insolita che a me piacque molto curare. Proprio perché così insolita, però, mi pare che sia meglio lasciarla un unicum. A meno che Luigi Mignacco non tiri fuori dal cilindro un’idea che aggiunga davvero qualcosa a quel racconto e non si limiti a ribadire il già detto. Invece, sicuramente, ribadiremo il messaggio che “Incubi sul mare” intendeva lanciare. 
 

15 – A proposito della sua risposta su "Tentacoli", leggendola ho avuto l’impressione di trovare qualche similitudine col film “Slither” di James Gunn. Ha preso spunto da esso?

Confesso, a mio disdoro, che “Slither” non l’ho mai visto. Lo spunto, molto vago in realtà, viene piuttosto da un altro film, un po’ più vecchio (come lo sono io), “The Tingler”, del 1959, con Vincent Price. Ne ho scritto qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2017/10/saddle-town.html. Ne parlo, ovviamente, anche sul mio libro “Io e Zagor” (Cut-Up).

16 – Negli ultimi tempi ho notato una certa smacchiettizzazione di personaggi di base comica. Il Barone La Plume e Digging Bill possono essere quelli con più possibilità ad essere più seri e spero che altri non debbano seguire questo esempio. Ora, si trova d’accordo con me oppure sono solo eccezioni che confermano la regola? E, come sfida, sarebbe pronto a far fare il percorso inverso, ovvero da personaggio serio a buffo e divertente, ad uno qualsiasi dei comprimari che sono apparsi nella saga zagoriana?

Più che “smacchiettizzazione” (neologismo che mi piace molto), parlerei di un approccio più al passo con i tempi nei confronti di certi caratteristi.  Senza rinnegare nulla del modo in cui venivano proposti in passato, è evidente che oggi certe felici ingenuità di una volta non possiamo più permettercele, nonostante ciò che pensano i nostalgici assertori della cristallizzazione della tradizione. Sarebbe come se un film di 007 oggi venisse fatto con i ritmi, gli effetti speciali, la recitazione, i sonori, i dialoghi di quelli con Sean Connery: capolavori indiscussi, che fanno testo, ma che certo hanno caratteristiche ben diverse da quelle di qualunque cosa si veda in giro adesso. Invito a leggere “La missione di Drunky Duck”, il Color di prossima uscita dedicato al postino ubriacone: troverete il Drunky Duck di sempre, con delle rivelazioni sul suo passato, ma lo scout indiano non si limiterà alla scenetta o al siparietto, ma sarà inserito in una avventura drammatica. Lo stesso aveva fatto, del resto, lo stesso Guido Nolitta con il Barone La Plume o con Digging Bill (cito solo un paio dei possibili esempi). Riguardo la sfida, già è difficile far digerire ai più tradizionalisti la “smacchiettizzazione” dei personaggi comici, rendere comico un comprimario serio è una incitazione al martirio.

17 – Caro Moreno, vorrei sapere se tutti i nomi ed i suggerimenti proposti in questa rubrica vengano segnati. È difficile accontentare tutti, per non dire impossibile, quindi ti chiedo se hai davvero intenzione di riprendere in mano anche personaggi scomparsi dalle scene da tempo, ma rimasti nella memoria collettiva (Preacher, Myranda) ed anche quelli di cui non se ne sente affatto la mancanza (Herrera che ha perso praticamente tre volte in una sola storia, la Trelkovski ed il clown)?

Le buone intenzioni ci sono tutte, io mi sono fatto un elenco di richieste e invito i più stretti collaboratori (Mignacco, Rauch, Perniola) a leggersi le domande dei lettori. Poi, da una parte c’è la necessità di uscire fuori dalla logica dei “ritorni” e proporre scenari nuovi, dall’altra c’è l’impossibilità di far tornare tutti. Alcuni personaggi come Preacher e Myranda hanno, innegabilmente, uno spessore maggiore di Stiletto, e quindi delle chances in più.

18 – In “Sezione Omega” viene scoperto che quelli che si pensava fossero i veri genitori di Christopher siano in realtà quelli adottivi. Nello Speciale sceneggiato da Lorenzo Bartoli viene però esclamato dal padre che “Questo non può essere mio figlio”, facendo intuire che lo sia veramente. Il racconto fu fatto e quindi forse un po’ storpiato dal bambino stesso e quindi da prendere con le molle, ma si può parlare di falla creativa?

“Falla” mi pare una parola grossa, se ci si basa su una esclamazione del padre (“voce dal sen fuggita”, per dirla con il Metastasio). Del resto, cercare di spiegare perché il padre sbottò così in quell’occasione mi pare esercizio di puro diletto. Magari lui cercava di sforzarsi di essere un vero padre, pur non essendolo, e in quel frangente avrà manifestato l’intenzione di gettare la spugna.

19 – Volendo spiegare cosa avevo in mente come Team-Up fra Blondie e Gambit, vorrei riprendere il tema de “Le Pistolere” con Claudia Cardinale e Brigitte Bardot. Tralasciando la somiglianza di Blondie con quest’ultima, intendevo dire che Gambit pensa di poter spolpare uno o più ricconi al tavolo da gioco, venendo però anticipata da Blondie che interrompe il gioco rapinando i presenti. Da qui può quindi scattare una rivalità e poi una profonda amicizia basata su amore/odio. La trova fattibile come cosa o siamo sui livelli di fantascienza?

Se raccontata bene, la trovo fattibile.

20 – Può fare la Top 3 delle storie zagoriane sceneggiate da lei che, sempre secondo il suo giudizio, andrebbero rivalutate in positivo? E, parlando delle storie sceneggiate da altri, senza che siano per forza dello stesso autore ovviamente, potrebbe farne una Top 3, fra quelle che secondo lei andrebbero rivalutate, ed in entrambi i casi magari conteggiando anche gli albi fuori serie?

Per poter fare un elenco delle tre storie da me scritte da “rivalutare in positivo”, mi servirebbe un elenco di quelle svalutate in negativo. Esiste un giudizio unanime sulle mie peggiori, da cui partire? O la lista cambia da lettore a lettore? Provo comunque a indicare tre storie di cui si parla poco, che secondo me avrebbero meritato attenzione maggiore: “L’orribile maledizione” (Maxi Zagor n° 1), “Il forte abbandonato” (Maxi Zagor n° 4), “Il maleficio di Anulka” (Speciale n° 19 ). Tra gli albi degli altri, fermo restando che quelli che indicherò non mi sembrano svalutati da nessuno, mi pare che si potrebbero rileggere con favore, dato che non sono rammentati troppo spesso, “La ragazza selvaggia” (Casanova-Pesce), “Incubo sul mare” (Mignacco-Cassaro) e “La maledizione di Tonka” (Toninelli-Pepe).

sabato 7 novembre 2020

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (24)

Cari amici zagoriani, ecco a voi

la ventiquattresima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Aggiungo solo

un grande grazie a Moreno Burattini

per la sua disponibilità

e andiamo a cominciare!!!


1 – Volevo chiedere a Moreno se ha pensato di proporre la pubblicazione, in un unico volume, di “Zagor le origini”, magari aggiungendo alcune pagine di congiunzione tra un albo e un altro... cose che, evidentemente non ha potuto fare per ragioni di spazio, ma che sicuramente avrebbe fatto con piacere. Grazie mille!

Sulle edizioni in volume per la distribuzione libraria, non ho voce in capitolo (se non per qualche amichevole richiesta di un parere): di solito vengo informato delle decisioni prese, e collaboro, se richiesto, con testi, revisioni, didascalie. “Zagor: le Origini” sta andando molto bene, ma siano ancora al quarto cartonato. Nel corso del 2021 usciranno gli ultimi due. Dopodiché, sarebbe bello fra un po’ avere un volume unico, e naturalmente sarebbe fantastico poter fare degli allungamenti e dei raccordi.

2 – Quale è stato, fra i tanti sicuramente ricevuti, il consiglio di Sergio Bonelli che ti è rimasto più impresso nella mente? E quale episodio in particolare ti viene alla mente che riguarda entrambi?

C’è un episodio che ho raccontato più volte.  Subito dopo l’approvazione del mio primo soggetto, proposi a Sergio Bonelli di lasciarmi sceneggiare un albo di Cico, e suggerii che potesse trattarsi  di uno Speciale intitolato “Cico Trapper”. Lui accettò, a patto che gli sottoponessi (dato che voleva controllare da vicino le mie mosse, visto che ero un esordiente) in anticipo tutte le gag che avevo intenzione di raccontare. Gli presentai così un canovaccio con annotati in bell’ordine tutta una serie di sketch in cui il pancione vestiva i panni del trapper: le idee erano davvero tante, alcune brillanti, altre meno, altre ancora da perfezionare e mettere a punto. Nel prospettare a Sergio quale avrebbe potuto essere lo svolgimento della vicenda, feci l’errore di buttar lì un discorso di questo tenore: “in ogni caso non butteremo via niente perché le gag scartate verranno buone per la serie regolare o per il prossimo special”. Non l’avessi mai detto: Bonelli, con un tono che non ammetteva repliche, mi gelò ammonendo che invece lui era pronto a stracciare in ogni momento qualunque pagina che avesse scritto, e che pertanto anch’io avrei dovuto fare lo stesso di fronte a quelle idee che fossero state bocciate. Bisogna essere generosi con i lettori, disse Sergio, avere il coraggio di gettare nel cestino ciò che non funziona, dimenticarsene, e uscire subito con un’idea nuova. Se non avessi imparato a farlo, non sarei mai diventato un buon sceneggiatore. Io, che non sono vulcanico come Nolitta, sto ancora faticando per imparare il mestiere e chissà se mai lo imparerò: quella, comunque, fu una bella lezione.

3Volevo fare i complimenti per la storia “Creatura d’acqua” che ho molto apprezzato, e sapere se sono previste altre storie “corte” da un albo, grazie.

Grazie per i complimenti. “Creatura d’acqua” è sicuramente una storia minore, però l’idea di una forma di vita assolutamente liquida e incolore forse non è malvagia. A me la prospettiva di fare ogni tanto un racconto autoconclusivo di un solo albo mi pare accattivante e ci sono due progetti in lavorazione in questa direzione (più un paio di storie giacenti, ereditate dai vecchi almanacchi). Una storia di questo titolo la vedremo in edicola già nel 2021, e non sto parlando del numero speciale del sessantennale.

4 – Caro Moreno, ti scrivo per sapere della sorte avvenuta ai danni di Manko de “La terra della libertà”. La sua maschera rimane visibile al termine della storia, in acqua, ma del suo cadavere non viene trovata traccia, visivamente, nel fumetto. Che possa far presagire ciò ad un ritorno?

Se anche Manko fosse sopravvissuto, sarebbe in Africa. Certo, potrebbero portarlo schiavo in America. Chissà.


5 – Sfatando il tabù, almeno per questa rubrica, dei personaggi esistiti veramente e malvisti, chiedo per me, ma spero di non essere l’unico, il ritorno di Fuegia Basket e di York Minster. Sono stati descritti fisicamente molto bene ed ho ammirato la proposta di far apparire anche Jemmy Button. Pensi che possa starci una nuova apparizione oppure sono troppo lontani da Zagor? Tutto il mondo è paese, giusto?

Il problema con i tre fuegini è che sono personaggi storici di cui si conosce esattamente (più o meno) la sorte, e da quel che si sa non hanno mai abbandonato la Terra del Fuoco, dopo essere stati riportati laggiù dal “Beagle” del capitano Fitzroy e di Charles Darwin. Resta il fatto che sono tre figure di un fascino assoluto, per la singolarità del loro destino. Suggerisco la lettura del romanzo di Harry Thompson “Questa creatura delle tenebre”, edizioni Nutrimenti, che racconta proprio di loro.

6 – Cosa penserebbe a proposito di mostrare un personaggio intenzionato a costruire le fondamenta di una sorta di Fort Knox, con i suoi piani che vanno però in fumo a causa di Zagor? E la struttura verrebbe poi costruita veramente più in là con gli anni.

Potrebbe essere un buono spunto.

7 – Oltre a voler fare i complimenti a Vittorio Sossi per il soggetto, dichiaro di aver gradito quel Maxi denominato “I padroni delle tempeste” ed in particolar modo “Smuggler” Jack. Una persona grossa, dalle maniere brusche ma dal cuore d’oro. Lo farebbe tornare insieme ad Archer alle sue dipendenze?

Perché no? Altra nota in agenda.

8 – Trovo che “Il Mistero dell’Isola” sia un racconto di sopraffina qualità. Purtroppo la storia delle navi negriere è storia nota e la morale di fondo, data da Zagor, è stata sì prevedibile ma assolutamente convincente. Personaggi come Isaac, Ink, il Tenente Fox e gli abitanti dell’isola sono tutti indispensabili per la riuscita del fumetto in questione. Angel, poi, ha fatto capire più dalla sua ultima reazione piuttosto che da molte altre parole che non ha voluto o potuto riferire in precedenza. Gli abitanti dell’isola dovrebbero essere finiti decimati ma non viene ovviamente visto il momento in cui questa cosa accade. Ti chiedo se Zagor possa tornare in quel territorio, stavolta dalla parte dei selvaggi contro l’incursore bianco?

Sto pensando da un po’ di tempo di dedicare una serie di racconti (che potrebbero essere quelli degli Speciali) non ai ritorni dei personaggi, ma a quelli del luoghi (anche i luoghi sono personaggi, in una storia). Se lo faremo, l’isola del racconto a cui ti riferisci potrebbe essere uno di questi.

9 – Caro Moreno, ti voglio fare una richiesta. Questa è rappresentata da una storia pubblicata sull’Almanacco dell’Avventura 2012, l’ultimo che ha avuto come protagonista assoluto Zagor. In questo albo è contenuta la storia “Il Vascello fantasma”. Appassionato di luoghi ed abitazioni misteriose in riva al mare o vicini allo stesso, sono rimasto entusiasta per la riproposizione di questa ambientazione. Quello che voglio chiedere è non di rivedere un’ambientazione simile in una futura storia di Zagor, ma addirittura di farlo tornare a White Cliff ed a Shadow Bay, con un racconto anche completamente diverso e che non ha niente a che fare con la suddetta avventura. Non essendo stato lo sceneggiatore di tale fumetto sono però certo che possa, se solo lo volessi, accontentare questo mio desiderio. Sto forse chiedendo troppo?

Chiedere troppo? Non mi pare, anzi. Suggerisco l’idea a Jacopo Rauch, sceneggiatore del “Vascello fantasma”. E collego questa risposta alla precedente.

10 – Caro Moreno, sono un vecchio lettore zagoriano. Devo osservare che negli ultimi tempi, oltre ai ritorni a puntate dei classici, Hellingen e Rakosi, lo Zagor post nolittiano è stato letteralmente saccheggiato. Neanche i morti riposano in pace, vedi Thunderman, Mortimer e prima ancora il Re delle Aquile: una delle rare topiche di Boselli assieme alla camomilla di “Veracruz”. A questo punto potrebbero tornare anche One Eyed Jack e Bimbo Sullivan. Magari sono tutte belle storie, io pur possedendo quasi tutta la produzione zagoriana devo ancora leggerle. Ma non sarebbe possibile, ti chiedo, oltre a sequel e ritorni che al limite vedrei bene in una sola collana, leggere in futuro storie tipo “Oceano”, “L’esploratore scomparso”, “Viaggio nella paura”, “La palude dei forzati”, “Huron”, “Terranova”, le tue storie gialle. Chiariamoci, io ti sono e sarò eternamente grato per la quantità incredibile di belle storie che ci hai regalato. Purtroppo ultimamente sembri interessato a team-up vari, Darkwood Novels, ecc. delegando ad altri storie che un lettore tradizionale vorrebbe leggere. Perché per esempio non ci hai mai dato la tua versione di Fishleg e della Golden Baby, al di là di qualche comparsata come nell’ultimo Mortimer? Forse rappresento una minoranza, ma proprio per questo Zagor, oltre a difendere gay, potrebbe ricordarsi di lettori come me. Grazie e lunga vita a Zagor.

Le domande a cui rispondo in questa rubrica testimoniano quanto siano richiesti i ritorni di questo o quel personaggio, soprattutto di questo o quel nemico. Anzi, in molti mi fanno notare come quasi non si chieda altro. Del resto, più un nemico è tosto, cattivo, ben caratterizzato, più è emozionante (in linea di principio) il vederlo tornare sulla scena (così come le partite di calcio fra le squadre più forti sono più attese di altre). Poiché Nolitta è stato il migliore fra gli sceneggiatori, è ovvio che i grandi nemici da lui ideati sono quelli più gettonati. Vero è che Sergio, essendo l’apripista, ha potuto appropriarsi subito di vampiri, uomini lupo, stregoni, vichinghi, samurai e creature della laguna nera, mentre i suoi successori hanno dovuto arrangiarsi con quel che rimaneva. Circa il ritorno dei nemici morti, mi pare che, almeno nel caso di Thunderman, si debba parlare di un nemico “creduto” morto: l’importante è che della “resurrezione” si dia una spiegazione convincente. A me non pare strano che un villain dotato di superpoteri possa sopravvivere a qualcosa che avrebbe ucciso, invece, un comune mortale: quindi il suo ritorno sulla scena lo reputo giustificato. Se poi uno vuol contestare i superpoteri stessi, preferendo nemici più “umani”, in questo caso deve rifarsela con Scavi (che ideò Thuderman). Ma non è che Kandrax o il Vampiro, ideati da Nolitta, fossero poi del tutto normali. A proposito di Nolitta, il primo a far resuscitare il Re delle Aquile fu proprio lui: anche nel suo caso si trattò del ritorno non di un morto, ma di un sopravvissuto. La letteratura è piena di riapparizioni dopo morti apparenti, citerò il caso di Sherlock Holmes per non farla troppo lunga. Chi contesta certi escamotage che fanno parte del feuilleton, contesta non tanto Zagor quanto tutta la narrativa di genere. Personalmente non ho nessuna intenzione di far risorgere Bimbo Sullivan, però - se mai tornasse - l’importante sarebbe farlo fornendo una spiegazione logica. Veniamo al resto: mi si parla di storie “che un lettore tradizionale vorrebbe leggere”. Ecco, qual è la definizione esatta di questo tipo di avventure? E qual la definizione di “lettore tradizionale”? Per me, un lettore tradizionale sono anche io, che leggo Zagor da almeno cinquant’anni. Il guaio è che ogni lettore, te compreso, crede di essere il perfetto esempio di quello tradizionale e quindi pietra di paragone. In che modo il lettore tradizionale dovrebbe essere turbato dal team up fra Marcus e Thunderman (se è questo il team up a cui ti riferisci), piuttosto che dalle Darkwood Novels o da Le Origini? Davvero non saprei. Mi pare anzi che il lettore tradizionale debba essere ben contento dell’effervescenza di iniziative, idee, proposte che ribollono attorno al suo eroe preferito. O il lettore tradizionale preferisce la navigazione senza scosse? In ogni caso, non posso scrivere tutto io (e questo farà felici in miei detrattori), né voglio farlo, perciò le deleghe sono giocoforza. Sto pure scrivendo due storie di Tex e una di Dampyr. Circa la Golden Baby, vorrei far notare come ho scritto io il soggetto del primo Color dove si svela il passato di Fishleg, e sempre mia è la lunga storia sul passato di Ramath che ha coinciso con il ritorno di Dharma la Strega. Però, è vero che non ho mai firmato una sceneggiatura con protagonista la nave e il suo equipaggio: prima di andare in pensione, cercherò di rimediare.

11 – Caro Moreno, dopo aver letto la tua risposta alla domanda riguardante “Oro maledetto” (la n. 1 della serie 19 ndr) mi sento di doverti una spiegazione. Quando lessi per la prima volta quel racconto rimasi stupito di come non venne fatto disegnare a Ferri (se non per qualche volto) dando spazio al più umoristico Gamba, e non è un’offesa. Probabilmente lo avrei apprezzato di più con Gallieno ma il fatto di dover per forza variare disegnatori ed ambientazioni mi ha fatto capire che provare l’inconsueto per un fumettista deve essere molto duro ma Gamba ci ha provato e gliene sono grato. Da lì in poi, leggendo storie anche di altre serie, ho sempre pensato alla fatica che può fare qualcuno nel disegnare cose che non sono nelle proprie corde. Inoltre, il personaggio di Sektar, impazzito, potrebbe dare spunti per un ritorno. Potrebbe essere tornato normale, od aver finto la mancanza di rotelle. Il suo culto poi non è stato proprio spiegato benissimo, con i suoi “capi” che non hanno mostrato del tutto cosa sanno fare e chi sono veramente. Insomma, amerei davvero poterne leggere un sequel...e non un reboot. Sei d’accordo?

Non so perché la sceneggiatura di Capone non venne affidata a Ferri, ovviamente a quei tempi non ero io il curatore. Avranno deciso Sergio Bonelli e Decio Canzio, più probabilmente quest’ultimo. Forse Gallieno era occupato con altri racconti, mentre Francesco Gamba era libero e necessitava di un lavoro a cui dedicarsi. Sono perfettamente d’accordo con te sul fatto che una storia cupa come “Oro maledetto” sarebbe stata perfetta per il maestro di Recco, il quale del resto realizzò una splendida copertina. Senza nulla togliere ai meriti del buon Gamba, lui era decisamente più a suo agio alle prese con tematiche più “leggere” (non per niente gli fu trovata la collocazione ideale negli Speciali dedicati a Cico). Circa il sequel, si può fare. Per il reboot la vedo più dura.

12 – Complessivamente parlando come reputa l’ultima storia che ha avuto come protagonista Kandrax?

Una buona variazione su tema affidata a una “guest star”, Claudio Chiaverotti, che ci ha proposto un suo personale “what if”.

13 – Fermo restando che l’ideologia del “tutto subito” è il male assoluto, da alcuni anni a questa parte mi sono accorto di apprezzare di più gli albi slegati al mensile che la Zenith stessa, sulla quale comunque le belle storie non mancano. Ad eccezione di Origini, il resto sono tutti albi autoconclusivi come Maxi e Color. Naturalmente è soggettivo e si potrebbe facilmente trovare qualcuno che la pensa diversamente da me; tu credi che nel futuro più o meno prossimo si passerà, a livello generale, ad una produzione che predilige gli albi autoconclusivi a cadenza variabile rispetto alle uscite a puntate mensili?

Credo che cercheremo ancora per un po’ di continuare a offrire un menu completo per tutti i gusti. Cioè, a fare quello che non capiscono (perché non concepiscono) coloro i quali pretenderebbero un solo prodotto confezionato su misura per loro. Quindi: serie regolare con le storie a puntate, cercando di offrire il meglio per quanto ci è possibile, rispettando al massimo la tradizione; Color, Maxi, Speciali per chi preferisce le storie autoconclusive. Tieni conto che il Maxi subirà un rinnovamento nel corso del 2021.

14 – Caro Moreno, tu sai se la storia di “Zagor racconta…” è stata concepita quando è effettivamente uscita sulle strisce nel  1969 o se invece le origini del personaggio erano già state pensate così nel momento della sua creazione nel 1961? 
 
Sicuramente “Zagor racconta…” fu pensata nel 1969. Nel 1961 non era neppure chiaro se il personaggio avrebbe avuto il successo che ebbe (molte serie a fumetti nascevano come esperimenti da tentare, a partire da Tex - come Sergio Bonelli ha più volte raccontato). Le caratteristiche dello Spirito con la Scure si sono poi definite col tempo, e “Zagor racconta…” ha contribuito al perfezionamento di quanto si era andato sedimentando storia dopo storia nel nove anni precedenti. In più, Nolitta ha voluto sicuramente aderire alle richieste dei lettori che premevano per un “prequel” di quel tipo (che venne fatto, su pressione del figlio Sergio, anche da Giovanni Luigi Bonelli con “Il passato di Tex”).
 

15 – Potrebbe, e soprattutto vorrebbe, farci vedere un suo intero soggetto di Zagor finito per essere una storia vera e propria?

L’ho già fatto, più che volentieri, sul mio blog (una miniera di articoli da saccheggiare, se non li avete letti) “Freddo cane in questa palude”.  Ecco il link:

http://morenoburattini.blogspot.com/2012/04/giustizia-sommaria.html

Ora una domanda “doppia” sullo stesso tema:

16a – Gentile Moreno, ti voglio parlare di quattro storie non pubblicate nelle serie zagoriane Bonelli. Si tratta de “Il sakem senza piume”, “La miniera degli spettri”, “Il re di Cuenca Verde” e “Il ritorno di Liberty Sam”. La mia domanda riguarda il fatto se vadano comunque annoverate come ufficiali, soprattutto la prima che almeno ha i dialoghi. Grazie per la disponibilità.

Riguardo al “Sakem senza piume”, riporto quanto scrisse Sergio Bonelli in un suo scritto comparso a prefazione del volume omonimo, edito dall’ANAFI nel 2011, che stampava per la prima volta la storia in Italia: “A pubblicare Zagor in Francia, fin dal gennaio del 1962, provvide la Casa editrice Lug, di Lione, che stampava anche altro materiale bonelliano, dati i buoni rapporti che intercorrevano fra il sottoscritto e l’editore Marcel Navarro. Il Re di Darkwood aveva un così grande successo, che il mercato francese assorbiva più storie di quante noi riuscivamo a produrre. Mi fu chiesto, perciò, di consentire che venissero realizzate avventure “extra” da pubblicare oltre frontiera. In tutto ne uscirono tre: due di queste, che avevano testi scritti dal mio alter ego Guido Nolitta e che erano state disegnate da collaboratori abituali della Lug, quali Enzo Chiomenti e Mario Cubbino, vennero in seguito pubblicate anche in Italia. La terza, invece, che non fu scritta da me, uscì in Francia nel 1963 sul n° 15 di una testata chiamata ‘Special Kiwi’: era intitolata ‘Le sachem sans plumes’, ed è rimasta  inedita in Italia fino ad adesso. Il motivo? Probabilmente perché ho sempre considerato questo episodio una sorta di prodotto ‘apocrifo’, essendo stato realizzato fuori dal mio controllo e risultando, forse proprio per questo, piuttosto distante dagli standard con cui ho sempre cercato di caratterizzare, e dunque far riconoscere, i nostri fumetti”. Sergio si è opposto a lungo, nonostante le molte richieste, alla pubblicazione del “Sakem senza piume” in Italia, finché il cinquantennale zagoriano lo convinse ad accettarla per una tiratura destinata ai soli super appassionati, garantita da una associazione di cultori ed esegeti quali gli iscritti all’ANAFI, appunto. Posso garantire, per aver parlato con lui dell’argomento molte volte, che Sergio non riconosceva nessuna “bonellianità” al prodotto. Tuttavia, non si trattava neppure di una storia “pirata”. Tutto sta nel capire che cosa si intende per “ufficiale”, parlando di una pubblicazione. Certamente quel racconto è “ufficiale” per il catalogo della Lug, ma non è inserita nelle cronologie ufficiali della Bonelli. Le altre tre storie che citi non sono mai state pubblicate, dunque si tratta di materiale rimasto incompiuto (anche la revisione dei testi prima del lettering, per non parlare degli interventi di editing sulle sequenze disegnate, dei tagli e dei rimontaggi, fanno parte del lavoro da compiere). Quindi, non può essere ufficiale ciò che non è mai uscito.

16b - Ho visionato due tavole che erano in lavorazione per “La miniera degli spettri” grazie a questo blog. Mi saprebbe dire se ci sia stato qualche problema, e di che tipo, a proposito della sua futura, mancata, pubblicazione?

Ci sono storie che nascono sotto una cattiva stella, e sicuramente “La miniera degli spettri” è fra queste. Venne scritta in un momento molto particolare della carriera di Jacopo Rauch, che si era rocambolescamente trasferito all’estero (potrà raccontare di più lui stesso, se ne avrà voglia) e che più volte intervenne con ripensamenti, inserimenti e spostamenti di sequenze. Anche il disegnatore, Roberto D’Arcangelo, amico che ricordo con grande simpatia, si trovò a dover affrontare alcune traversie professionali che non gli permisero di esprimersi al meglio. Alla fine, lo stesso sceneggiatore mi chiese di ritardare l’uscita del racconto per poter rimetterci le mani e migliorarlo, convinto com’era, e com’è, che il suo testo non fosse all’altezza delle sue aspettative e, nell’attesa di un rimaneggiamento complessivo la storia, il tempo è passato, D’Arcangelo si è trovato a occuparsi d’altro, e attualmente il racconto, aggiustato per una pubblicazione in 160 tavole (erano di più) giace fra quelli “di riserva”.

17 – Caro Moreno, ricordo che Hays di “Non umani” sia riuscito a liberarsi dal controllo alieno che lo teneva imprigionato nello spazio. Ti chiedo di cosa si trattasse questo congegno, perché non è stato specificato in maniera inequivocabile.

Hays era finito nello spazio a bordo dell’astronave di Warzak, su cui era rimasto suo malgrado intrappolato dopo essere incautamente salito a bordo. Non sappiamo che cosa sia accaduto di preciso, ma possiamo immaginare che Warzak si sia accorto dell’intruso, lo abbia immobilizzato e sia riuscito a consentirgli di respirare con qualche apparecchio. Dopodiché, sappiamo che Hays è finito rinchiuso in un carcere spaziale (chissà dove nella nostra o in un’altra galassia) insieme a galeotti di varie specie aliene, evidentemente tutti in grado di convivere dietro le stesse sbarre (magari grazie a interventi anche genetici, oltre che all’applicazione di filtri per la respirazione o altri ritrovati tecnologici del genere). L’idea di un super penitenziario per extraterrestri di svariate tipologie non è nuova, e anche la miniserie “Odessa” si basa su un presupposto del genere. Ci saranno stati strumenti di controllo dei detenuti, ma il quartetto composto da Hays, Change, Shrike e Krak riesce a sfuggire, soprattutto per merito di Change che pare essere stato in grado di neutralizzare questi congegni. I dettagli della fuga non ci sono stati (per il momento) raccontati.

18 – Se qualcuno volesse inviarle uno o più personaggi, validi e ben caratterizzati, da poter immettere nelle storie di Zagor, sopra i quali costruirci un soggetto, li accetterebbe?

Se si tratta di soggetti inviati da un aspirante sceneggiatore in vista di una approvazione perché poi venga realizzata una storia, il percorso è sempre stato in salita e negli ultimi mesi lo è sempre di più, visto il gran numero di professionisti in cerca di spazi con cui un eventuale esordiente deve misurarsi, e l’affollamento degli staff (non solo di Zagor, ma di tutti i personaggi). Tuttavia, ci si può sempre provare e infatti ricevo ogni settimana proposte da valutare. Essendo solo a occuparmi di tutto, e dovendo mandare in edicola quasi tremila pagine a fumetti ogni anno, i tempi di attesa sono lunghi - soprattutto perché cerco sempre di dare risposte lunghe e circostanziate. Se si tratta di spunti da proporre perché altri sceneggiatori, facenti parte dello staff, ci lavorino loro, sorgerebbe il problema di come considerare e come retribuire questo tipo di collaborazione, che su Zagor non è mai stata messa in atto, che io sappia. Se il “qualcuno” proponesse un nemico, che poi finisse pari pari nella storia scritta da un altro, il qualcuno dovrebbe essere pagato? Il contributo dovrebbe essere accreditato? O l’ideatore dovrebbe firmare una liberatoria in cui dichiara di aver soltanto offerto dei suggerimenti? Ovviamente stiamo parlando di proposte strutturate e non di semplici spunti come quelli proposti dalle domande di rubriche come questa. Mi chiedo però perché qualcuno dovrebbe inviare progetti articolati da inserire in soggetti altrui, invece di inviare direttamente un soggetto proprio. In ogni caso, mi pare che ci si impegolerebbe in un tal ginepraio che soltanto l’idea mi fa accapponare la pelle.

19 – Da buon amante dei cani ho adorato il fatto che uno di questi ultimi, di nome Uncas, abbia finito col rappresentare il Bene ne “Il Segreto dei Druidi”. Amo gli animali in generale e sono del parere che ogni essere vivente abbia del buono in sé. Jacqueline ha semplicemente tirato fuori ciò che covava in lui, secondo il mio punto di vista. Si trova d’accordo con me?

Direi di sì.

20 – Nella quinta uscita di Darkwood Novels hai trattato con la giusta delicatezza un tema assai spinoso, soprattutto trattandosi di un fumetto. Il tema della difesa dei deboli non è certo una novità per la testata ma se vogliamo la storia poteva probabilmente adattarsi ad altre categorie di “ultimi”. In ogni caso un bel numero. La mia domanda però è: per rendere la vicenda più fuori dagli schemi, hai pensato che a fare la parte della cattiva poteva essere la mamma e quello protettivo poteva essere il padre? Sarebbe stato difficile gestire la cosa dal punto di vista dello sceneggiatore oppure semplicemente non è capitato di pensarci? Dal mio punto di vista la storia avrebbe potuto assumere  contorni ancora più sorprendenti e significativi ma mi piacerebbe sentire il tuo parere di autore, che ovviamente è mille volte più qualificato del sottoscritto. 
 
Sono del parere, magari sbagliando, che per quanto riguarda l’omosessualità le madri siano più facilmente dalla parte dei figli che la manifestano, rispetto ai padri. Soprattutto, poi, in un contesto culturale patriarcale come quello in cui, tradizionalmente, vengono ambientate le storie western. La figura di mister Harbour, poi, si caratterizza negativamente anche per le violenze domestiche da lui riservate alla moglie e alla figlia, oltre che al figlio. Per cui si tratta di un padre-padrone quasi archetipico, tale da poter essere un cattivo a tutto tondo più facile da gestire in una storia che, tolto prologo ed epilogo, doveva riuscire a dipanarsi in poco più di cinquanta tavole. Non dubito che ci possano essere anche madri che rifiutano l’omosessualità di un figlio o di una figlia, ma si tratta, a mio avviso, di casi più rari e comunque non adatti a venire inquadrati in una storia in cui serviva (come sempre serve) un avversario da porre di fronte a Zagor. Lo Spirito con la Scure che fronteggia una donna non fa bella figura come fronteggiando un uomo. Anche solo far vedere una madre d’accordo con il marito nel punire il figlio perché scoperto gay avrebbe comportato una trama ben più lunga degli spazi a mia disposizione. Diciamo che ho concentrato la negatività in una sola figura, eliminata la quale era più facile lasciar immaginare una soluzione al dramma, senza dover affrontare tutta una serie di problemi, a partire dal futuro da prospettare a Cliff e Jake. Finire con una speranza per loro mi permette di dire che l’intervento di Zagor sia stato risolutivo, come dovrebbe essere sempre quello di un eroe.