Qui non voglio parlare dei ricordi legati gli albi di Zagor, ma di quelli più propriamente legati al mio rapporto col personaggio.
Ho già detto che in quegli anni frequentavo quotidianamente l'oratorio del mio paese e lì ero diventato famoso per la mia passione zagoriana, tanto che ero stato soprannominato, appunto, "Zagor": molti ragazzi si rivolgevano a me chiamandomi proprio così!!!
Una volta capitò che, alla presenza del prete dell'oratorio, uno dei miei amici disse che mi "scherzavano" chiamandomi Zagor (lo fece sbagliando verbo ed intendendo invece dire che mi avevano "soprannominato" così): il prete lo ammonì che non bisognava mai scherzare nessuno!
Quando gli venne spiegato che io ero contentissimo di quel soprannome, allora qualche volta, per chiamarmi, lo usò anche lui... scherzosamente, appunto!
Tuttavia, alcuni altri ragazzi erano invidiosi di questo mio appellativo e allora sì che essi mi schernivano: approfittando del fatto che all'epoca ero molto magro (chi mi conosce ora non lo direbbe!), mi chiamavano "Zagor-senza-muscoli"... Ma, con un atteggiamento tra la superiorità intellettuale ed il compatimento, io li lasciavo fare... Il nome di Zagor veniva comunque usato per identificarmi, nel bene o nel male!!!
Naturalmente, mi ero anche fabbricato la "mia" scure!
In questa fotografia dell'agosto 1971 (l'estate in cui cominicai a collezionare Zagor) mi vedete in perfetta (si fa per dire) "tenuta zagoriana": in canottiera senza maniche, blue jeans e scure affronto il perfido nemico di turno (mio padre) nel cuore di un'immaginaria foresta di Darkwood!!!
Certo, la canottiera a righe bianche e blu non era il massimo della zagorianità, ma io ero contento lo stesso... Una volta provai anche a farmi una casacca che potesse assomigliare a quella di Zagor: avevo tagliato le maniche a un vecchio maglioncino rosso e vi avevo applicato sopra un cerchio giallo con l'aquila disegnati su carta, ma non funzionò a lungo poiché lo stemma si strappava con i movimenti... pazienza!
Con o senza casacca ufficiale, i miei Aahyakkk! continuai a lanciarli dovunque mi ritrovassi a giocare, da solo o con gli amici, senza badare alle persone che mi guardavano in modo strano...
(In ricordo del mio caro papà, 1920 - 1997)




