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lunedì 22 ottobre 2012

Il Monte Barro


Da alcuni anni a questa parte, per festeggiare il compleanno di un mio amico d’infanzia (del quale avevo già parlato qui), andiamo a fare una breve passeggiata serale in montagna, con coronamento di cena finale.
Quest’anno la nostra meta è stata il Monte Barro.
Isola di roccia nel mezzo dei primi pianori brianzoli, il Monte Barro si erge alto e maestoso sui laghi pedemontani e sui primi chilometri del ramo di Lecco del Lago di Como.
Siamo saliti in auto da Galbiate seguendo le indicazioni per l'Eremo; dopo qualche chilometro di stretta strada a tornanti, abbiamo trovato una deviazione sulla destra con indicazioni per l'osservatorio ornitologico in località Costa Perla. Abbiamo risalito tale strada e parcheggiato davanti al ristornate Panorama.
Il sentiero partiva proprio sulla destra, strisciando vicino alla recinzione esterna. In pochi minuti abbiamo raggiunto un grande albero nei pressi di un bivio: di fronte a noi, il sentiero acciottolato che porta all'Eremo. La salita è stata piuttosto ripida, ma senza difficoltà particolari.


 
Salendo, alla nostra sinistra si intravedevano tra gli alberi i due laghi prealpini di Annone e Pusiano, illuminati dal sole al tramonto.


             A metà del nostro percorso il bosco si è aperto, consentendoci una bellissima visuale sui due laghi e la Brianza.



Rientrati nel bosco, dopo circa una mezz’oretta, siamo giunti al famoso Eremo del Monte Barro, dove sorge una grande struttura alberghiera di inizio secolo. Oggi la struttura ospita la sede del Parco del Monte Barro, con alcuni spazi espositivi (un museo naturalistico e il Museo Archeologico del Barro, che raccoglie reperti ritrovati nei vicini scavi ostrogoti). Una terrazza panoramica ci ha permesso di ammirare in massima tranquillità anche il panorama che dà sui Corni di Canzo, sulla città di Lecco, il Monte San Martino e le Grigne.





 
Dopo le doverose fotografie, abbiamo ripreso il sentierino acciottolato e, illuminati dal solo chiarore della mezzaluna, siamo giunti nuovamente al ristorante Panorama dove ci attendeva una buonissima cena brianzola.

 

 

lunedì 17 settembre 2012

All'Abbazia di San Pietro al Monte

            Per la giornata di ieri le previsioni meteo davano nuvoloso al mattino e sereno al pomeriggio. Ho quindi deciso, con la mia famiglia ed alcuni amici, di andare a fare una passeggiata in un luogo che, dalle mie parti, è una meta abbastanza gettonata nei fine settimana di bel tempo: l'Abbazia di San Pietro al Monte sopra Civate (LC), uno dei più antichi capolavori dell’architettura romanica di Lombardia.



Arrivando dalla Strada Statale n. 36 del Lago di Como e dello Spluga (in direzione Milano-Lecco), si esce nei pressi del lago di Annone (indicazione per Oggiono - Civate) e si seguono le indicazioni per San Pietro al Monte; lasciata alle spalle la parte moderna della cittadina, si deve attraversare la vecchia frazione Pozzo e parcheggiare nella parte alta del paese, dalla quale si gode un bel panorama sui laghi sottostanti.

Da lì può iniziare lescursione e già si respira unatmosfera montanara: siamo alle pendici del Monte Cornizzolo, che troviamo di fronte a noi; verso oriente si stagliano decisi i profili dei monti lecchesi (il Resegone, soprattutto).

            Ci si inoltra nella Valle dellOro, un nome alquanto evocativo... ma non illudetevi di poter raccogliere pepite sul vostro cammino: la denominazione deriva dal latino oris (sorgente) ed, in effetti, si trovano diverse fontane lungo il percorso che ci conduce, in circa quaranta minuti, al pianoro dove sorge l’Abbazia.
Fino alle ultime cascine abitate il tracciato è quasi in piano, poi la mulattiera acciottolata comincia a salire e prosegue all’interno del bosco. Ieri, lungo il cammino, abbiamo anche trovato dei pastori che tosavano in gregge di pecore.

            Arrivati in prossimità della conca dove sorge il complesso architettonico, dapprima fa la sua apparizione la bella struttura in pietra dell’Oratorio di San Benedetto (secolo XI).

A pochi passi, un’ampia scalinata conduce all’ingresso dell’Abbazia di San Pietro: sembra quasi che i suoi architetti abbiano preso spunto dalla naturale irregolarità della montagna circostante per creare una struttura dal disegno movimentato.
Saliti questi gradini così densi di storia millenaria, ci si trova in un ampio portico che circonda, quasi in un abbraccio protettivo, il corpo principale della chiesa. Si tratta di uno spazio di penombra silenziosa che sembra indurre a una pausa prima di entrare all’interno dell’Abbazia: le belle finestre a bifora che incorniciano il paesaggio, giocando con la luce del sole, creano una trama di riflessi che illumina e dà vita a questo ambiente quieto, sospeso tra il fuori e il dentro.

            Dalla lettura della guida che mi sono portato dietro, scopro che le radici della fondazione dell’Abbazia di San Pietro pare si debbano alla volontà di Desiderio, ultimo re longobardo (siamo nel lontano VIII secolo d.C.): il monastero fu per molto tempo un’istituzione importante; di qui sono passati arcivescovi e imperatori, e la sua evoluzione si intreccia con le più ampie vicende storiche che coinvolsero tutta la regione.
Varcata la porta di ingresso, un sacrestano informa che non posso essere fatte fotografie e così, in questo ambiente calmo e silenzioso, si è davvero portati alla preghiera e alla meditazione.
Raffinate decorazioni ornano gli archi, le colonne e i pannelli delle piccole cappelle del pronao. Gli affreschi, risalenti al secolo XI, sono tra i più importanti tra quelli coevi conservati in Italia; stupendo soprattutto quello sulla parete di fondo, ispirato ai miti dell’Apocalisse, che illustra il tema della lotta contro il male, quel terrificante drago a sette teste che da sempre tormenta le esistenze umane.
L’eleganza del ciborio è ciò che maggiormente colpisce l’attenzione: databile tra il X e l’XI secolo, è l’elemento artistico più importante dell’Abbazia (ne troviamo un esempio similare nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano).
La discesa nella cripta riserva un’ulteriore emozione: luogo nascosto che suscita sempre una sensazione di mistero; siamo nella parte più antica e originale di tutto il complesso: l’intimità di questo spazio ristretto dedicato alla Madonna è valorizzata da preziosi bassorilievi che un tempo, insieme agli affreschi, dovevano rivestire gran parte delle superfici.

Una volta usciti, ci si trova di fronte a un bellissimo panorama sulle Prealpi lombarde.


All’esterno, su un bellissimo prato, ci si può accomodare per pranzare al sacco e per godere dei raggi del sole appena uscito da dietro le nuvole.


Sperando che anche questa mia gita possa essere stata di vostro interesse, vi do appuntamento alla prossima... tra una lettura zagoriana e l’altra!

sabato 8 settembre 2012

Vacanza savoyarda (parte seconda)


            Ecco la seconda parte del diario della mia vacanza estiva in Francia, nelle regioni della Savoia e dell’Alta Savoia.

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Sabato 25 Agosto 2012
Oggi siamo andati a Chamonix-Mont Blanc, città che si trova ai piedi del Monte Bianco, nella valle del fiume Arvre, che l’attraversa. Da lì parte la funivia dei ghiacciai, che congiunge Chamonix in Francia a Courmayeur in Italia, scavalcando il Massiccio del Monte Bianco.

 
Abbiamo girato la cittadina il lungo e in largo, fatto le foto ai monumenti di Balmat e Paccard (i primi conquistatori del Monte Bianco) e, naturalmente al Monte Bianco stesso, anche se un po’ coperto da nubi. Al termine del pomeriggio, una delle altre famiglie ci ha salutato, dovendo tornare in Italia per impegni lavorativi. Noialtri siamo ritornati allo chalet.

 
 

                                                                  * * *
Domenica 26 Agosto 2012
In mattinata, partecipazione alla S. Messa nella chiesina di Crest Voland e pranzo allo chalet. Nel pomeriggio siamo partiti alla volta di St. Pierre d’Albigny, nella Savoia meridionale, dove abbiamo visitato il Castello di Miolans.


Feudo dei Signori di Miolnas fino alla prima metà del ‘500, divenne poi la Prigione di Stato francese sino alla fine del ‘700, ed “ospitò” tra gli altri anche il famigerato marchese De Sade (che riuscì a fuggire grazie alla compiacenza delle guardie). Situato in posizione tale da poter vedere, in lontananza, persino il Monte Bianco, il castello domina la vallata sottostante, ricca di piantagioni e di vigneti. Davvero ben conservato e vero capolavoro di fortezza militare, possiede al suo interno un giardino con una ricca varietà di piante ed erbe medicinali.


Sulla via del ritorno ci siamo fermati alla bella cittadina medievale di Conflans, nei pressi di Albertville, con le sue strette viuzze costellate di antiche insegne in ferro battuto, il piccolo castello del XVI secolo, la chiesa barocca di San Grato e la piazza con la fontana Garella.
Proprio su questa piazza si affaccia il ristorante nel quale abbiamo cenato a base di fondue e reblochonnade.

 
 
                                                                    * * *

Lunedì 27 Agosto 2012
Splendida giornata soleggiata e ventosa.
Raggiunto il Col des Saisies (1650 metri s.l.m.), siamo partiti per una passeggiata che, lungo un sentiero tematico dedicato a Gargantua (personaggio letterario di Rabelais) ci ha portati in cima al Col Lezette dove abbiamo potuto ammirare tutto il versante francese del massiccio del Monte Bianco, sgombro da nubi. Dopo il pranzo al sacco e un genépi gustato al rifugio Le Benetton, siamo ritornati al Col des Saisies lungo un altro sentiero denominato La Foresta degli Elfi.


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Martedì 28 Agosto 2012
Altra passeggiata nei boschi.
Raggiunta la frazione La Fayet nel comune di St. Gervais les Bains, ci siamo incamminati nel sentiero del Parc Thermal. Dopo aver costeggiato un torrente, siamo giunti a una bella cascata a due salti, sovrastata da una lunga passerella sospesa nel vuoto a 51 metri di altezza. Dopo il consueto pranzo al sacco, ci siamo inoltrati nella pineta, salendo ancora di quota, per poi ridiscendere al punto di partenza seguendo il sentiero denominato Tour de l’Eau.


Giunti in paese, abbiamo visitato la stazione del Tramway du Mont Blanc, da cui parte una linea ferroviaria a cremagliera che collega La Fayet (508 metri s.l.m.) al ghiacciaio di Bionassay (stazione Nid d’Aigle) a un’altezza di 2372 metri s.l.m., sul massiccio del Monte Bianco. È la linea ferroviaria che raggiunge la maggior altezza in Francia.


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Mercoledì 29 Agosto 2012
Poiché, secondo le previsioni meteorologiche, la giornata di oggi sarebbe stata l’ultima di bel tempo, abbiamo deciso di fare un’ultima passeggiata montanara.
Ci siamo diretti verso la catena dei Monti Aravis, che separano la Savoia dall’Alta Savoia, e ci siamo fermati al Col des Aravis (1487 metri s.l.m.).


Da lì, con una mandria di mucche a fare buona guardia alle nostre autovetture, e non prima di avere visitato la chiesetta di Sant’Anna, abbiamo preso un sentiero che ci ha portati a circa 1700 metri di altitudine, alle pendici del monte L’Etale. Consueto pranzo al sacco e ritorno alle auto lungo una mulattiera meno impervia del sentiero di andata.


Intanto, provenienti da nord, nubi minacciose andavano a coronare le montagne circostanti, e noi siamo rientrati allo chalet giusto pochi minuti prima che si scatenasse un bel temporalone... al termine del quale è comparso un ben augurante arcobaleno.



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Giovedì 30 Agosto 2012
Al mattino il tempo era brutto, con un alternarsi di temporali con scrosci violenti a momenti di pioggerellina fine fine, le nubi basse.



Nel pomeriggio, il maltempo ci ha dato un po’ di tregua e siamo usciti a fare una passeggiata per le strade di Crest Voland e delle sue frazioni. Al ritorno, abbiamo acceso la stufa!



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Venerdì 31 Agosto 2012
La pioggia non dà tregua; sulle montagne più alte è caduta la neve. Intera giornata al calduccio nello chalet.
Dopo cena, ultima fumata di pipa sul balcone, in mezzo alle nuvole...


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Sabato 1° Settembre 2012
Dopo l’ultimo pranzo allo chalet, riconsegna delle chiavi e partenza verso l’Italia.
Transitati dal Tunnel del Monte Bianco, fortunatamente senza coda d’attesa, giunti in Val d’Aosta si siamo fermati al santuario di Notre Dame de la Guérison e nella cittadina di Courmayeur, luoghi di vecchi, cari ricordi per molti del nostro gruppetto.
Dopo qualche foto al versante italiano del Monte Bianco, siamo ripartiti definitivamente alla volta di casa.

 
La vacanza è davvero finita!