È uscito in edicola il nono volume del nuovo corso della collana Zagor Classic: periodicità trimestrale, storie complete in perfetta sequenza cronologica, senza più numero progressivo riportato sul dorso (ma solo in seconda di copertina).
Questa volta le pagine sono complessivamente 260 (un bel “balenottero”, insomma) copertina compresa: 252 dedicate alla storia, 1 al frontespizio, 1 all’introduzione di Moreno Burattini e le ultime 2 a una galleria di 6 copertine della collana a striscia ad opera di Gallieno Ferri, riproduzioni fedeli dai disegni originali.
L’avventura contenuta nell’albo è quella originariamente apparsa sui nn. 68/77 della Collana Lampo – IV Serie dall’ottobre 1969 al febbraio 1970 e poi riproposta per la prima volta nel cosiddetto “formato bonelliano” nei nn. 109/111 della Collana Zenith Gigante (corrispondenti ai nn. 58/60 della Collana Zagor Gigante) dei mesi di aprile/giugno 1970.
Il soggetto e la sceneggiatura sono di Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e i disegni di Gallieno Ferri.
Zagor e Cico guidano George Ellis, Tony Rogers e Roddy Greaton verso la regione di Two Fingers Lake. Questi tre giovani inglesi si devono incontrare con un loro connazionale, Philip Warwick, che ha promesso loro un posto nella sua azienda di legname. Ma niente di tutto ciò è vero, e quel che lo Spirito con la Scure si trova di fronte è assolutamente sconcertante e imprevedibile… e molto pericoloso!
Warwick è il capo di un gruppo di fanatici inglesi che vogliono riportare gli Stati Uniti sotto il dominio britannico. Sono alleati con gli indiani Irochesi e con due loschi trafficanti di armi, Dubois e Perroquet. Catturano Zagor e lo condannano alla fucilazione. Ma il nostro eroe ha dalla sua un insospettabile alleato: il giovane Roddy!
Con questo racconto Nolitta ha voluto ancora una volta porre l’attenzione del lettore sull’assoluta inutilità e negatività della guerra.
Pur dotati di un senso patriottico in se stesso “positivo” e di un coraggio veritiero (circondati ed inferiori di numero, non si arrendono se non quando tutto è irrimediabilmente perduto ed i loro ufficiali superiori sono stati tutti uccisi), i militari inglesi che vorrebbero riconquistare la “colonia ribelle” sono alla fin fine proprio solo “dei monelli fuggiti dal collegio” (come li definisce il colonnello Warwick, anche se in senso spregiativo) che, nel loro idealismo sviato, finiscono per essere massacrati.
I veri personaggi negativi sono altri: i mercanti d’armi Dubois e Perroquet che ricevono, alla fine, il giusto castigo dallo Spirito con la Scure.
Appuntamento, ora, al 13 ottobre con la storia completa di 144 pagine dedicata a “L’arciere rosso”!




Una delle vicende più memorabili di quella che io definisco la "prima golden age" zagoriana.
RispondiEliminaLa storia è appassionante e priva di incoerenze e/o successive toppe narrative, lo sviluppo è lineare e non a salti spazio-temporali come purtroppo accade in modo generalizzato nel modulo narrativo adottato di questi ultimi anni, anche dal cinema.
C'è un messaggio importante in "Servizio Segreto": viene resa evidente tutta l'assurdità di chi professa il mito di un presunto Eldorado del passato il cui ritorno persegue con l'illusione di far girare al contrario la ruota della Storia.
L'ingenuità di chi si presta a queste trame potrà forse indurre un po' di umana compassione, ma non può giustificare atrocità compiute in nome di un'epoca storicamente superata e impossibile a ritornare.
E quanti miti del genere vediamo oggi in grado di influenzare una massa facile alle suggestioni (ma mai alla riflessione informata) messi in essere da politicanti di pochi scrupoli per raccattare quattro voti.
Una critica, questa nolittiana, che fa il paio con la precedente di "Mohican Jack" laddove ad essere messa sotto accusa era l'illusione terroristica nell'atto politico estremo in grado di sovvertire un ciclo storico ormai compiuto.
Pazzi e somari i militari di "Servizio Segreto", pazzo e somaro Mohican Jack.
La "buona fede" non assolve, giacché i peggiori disastri storici sono stati fatti proprio per mancanza di una corretta coscienza della realtà.
Molto bello e significativo il tuo intervento, Mario! Grazie! Sono d'accordo con te su quella che chiami "prima golden age": Nolitta è sempre riuscito a mettere in molti suoi racconti il cosiddetto "engagement" e anche prima della vera "golden age" ha saputo sfornare qualche piccolo "capolavoro"...
EliminaIl nuovo corso di Zagor Classic ci sembra molto convincente.
RispondiEliminaPare anche che la collana abbia un rinnovato successo. Se solo fosse partita sin dall'inizio con questa formula di storie complete...
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