mercoledì 22 febbraio 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: La valle proibita (ZCSC02)

            Ieri sono stato in visita alla redazione zagoriana della Sergio Bonelli Editore e Moreno Burattini mi ha omaggiato in anteprima del secondo numero della Collezione Storica a Colori, dal titolo “La valle proibita”.

Il volume

 Due pagine interne
 

  
Moreno con il n. 2
 

Io con il prezioso omaggio (foto di Moreno Burattini)
  
Questo numero contiene la conclusione dell’avventura contro il Grande Marcus e le storie “Zagor in pericolo”, “La valle proibita”, “Corvo Giallo” e l’inizio del primo scontro dello Spirito con la Scure con il proprio sosia Olaf Botegosky.


 




ZAGOR IN PERICOLO


Il centro dell'azione è il battello “Stella del fiume”, trasformato in bisca galleggiante. Il proprietario, mister Sparrow, grazie all’estensiva interpretazione di un permesso rilasciatogli, spinge il natante, nel suo viaggio inaugurale, in territorio indiano.

Zagor interviene per impedire questo abuso. Inoltre, mister Sparrow, per meglio alleggerire i portafogli dei passeggeri, distratti anche da un canguro-pugile, trucca la roulette.

Tra i comprimari da notare la presenza di Linda, figlia di Sparrow all'oscuro della vera attività del padre, e dell’australiano Paddy, abile nel lancio del boomerang e più violento del suo capo. L'attacco finale degli indiani, dove compare anche una mitragliatrice anacronistica, pone fine al viaggio inaugurale della nave.

Ad uno Zagor non sempre all’altezza del suo ruolo di eroe (a Port Saint Jean si fa sorprendere da un trucco banale) fa da contrappeso un Cico che viene, sì, preso a pugni dal canguro Arturo (restituendo subito al suo padrone i pugni presi), ma che aiuta validamente Zagor in più di un'occasione.

Storia che non mi ha mai appassionato granché, però è curioso che Cico si trovi ad affrontare in una sola avventura un caimano e un canguro, due animali che notoriamente non bazzicano la foresta di Darkwood!!!

* * *






LA VALLE PROIBITA – CORVO GIALLO


Due storie al prezzo di una!!!

Il vecchio cercatore d’oro Boston Joe scopre casualmente il frutto di una rapina e lo nasconde gettandolo in un fiume; ferito dai banditi, viene soccorso da Zagor che, tuttavia, non riesce ad impedirne la morte.

La prima parte dell’avventura narra della punizione di Zagor nei confronti dei banditi che hanno ucciso Boston Joe, mentre nella seconda parte (nettamente migliore) vediamo il nostro eroe alle prese con Corvo Giallo, sakem dei Fox, che ha adottato come figlio il nipote di Boston Joe scomparso qualche anno prima.

Le tematiche portanti sono lo sfruttamento, da parte dei trafficanti d’armi bianchi, della “buona fede” del popolo rosso, il massacro sconsiderato delle mandrie di bisonti e la possibilità di integrazione tra popolo “bianco” e i pellerossa (il nipote di Boston Joe, alla fine, rimane con la tribù dei Fox, perfettamente integrato, sebbene di pelle bianca).

La trattazione delle suddette tematiche è sicuramente superficiale e forse un po’ troppo sbrigativa, segno dei tempi in cui la storia fu scritta (1961/62), ma comunque pregevole.

Divertente come al solito la gag di Cico, del quale si innamora persino una “signora” bisonte!!!

Come le altre storie di questo periodo, pare che la sceneggiatura sia opera di Ferri con interventi di Nolitta in sede di revisione.

* * *





I DUE SOSIA


Olaf Botegosky è un forzuto manovale che assomiglia moltissimo a Zagor. Il malvagio Kleber si allea con lui: Botegosky si sostituisce a Zagor, ruba le paghe delle guarnigioni della regione e fa incolpare lo Spirito con la Scure. Sembra una situazione senza uscita, destinata invece a risolversi con un incredibile duello di Zagor contro Zagor.

Trovo che questa storia, pur nella sua semplicità, sia una delle più avvincenti del primissimo periodo del personaggio.
            Quand'ero piccolo rimasi affascinato dal modo in cui Zagor smaschera l'impostore: la sua abilità nel lancio della scure non è seconda a nessuno!

Gallieno Ferri a Recco – 18.02.2012

            Bellissimo pomeriggio, quello di sabato 18 Febbraio, a Recco.


Gallieno Ferri ha firmato le decine di volumi del n. 1 della Collezione Storica a Colori edita da Repubblica/L’Espresso portati dagli appassionati zagoriani, giunti soprattutto dalla Liguria ma anche da Milano e da Cuneo (un’intera famiglia!).

Era presente anche la giornalista Bettina Bush che ha scritto un breve articoletto e ha postato una fotogallery sul sito di Repubblica - edizione locale di Genova.
           Vi trovate ritratti Gallieno Ferri, Giorgio Puppo (presidente dell’Associazione Culturale “Le Arcate”, organizzatrice dell’evento), il sottoscritto con t-shirt zagoriana e macchina fotografica al collo, alcuni pezzi originali del forumista di SCLS Kanoxen e il disegno zagoriano che mia figlia Beatrice ha voluto regalare a Gallieno!

            Queste, invece, alcune delle mie foto:

La locandina


Il timbro realizzato per l'evento



La sala dell'incontro


I fans in coda per gli autografi


Il tavolo della "presidenza"


Gallieno firma il n. 1 della Collezione Storica a Colori


Il disegno realizzato da mia figlia Beatrice per Gallieno



La dedica di Gallieno sul Registro del Forum SCLS


Il forumista di SCLS Kanoxen posa con Gallieno e alcuni pezzi storici della sua collezione zagoriana: il primo albetto a striscia, lo zenith n. 51 e lo zenith n. 52


Io e Gallieno


venerdì 17 febbraio 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: Lo Spirito con la Scure (ZCSC01)

 
            Preceduto da un battage pubblicitario senza precedenti per l’eroe di Darkwood, ieri, giovedì 16 Febbraio 2012, è uscito ufficialmente nelle edicole il primo numero della Collezione Storica a Colori che ripropone in ordine cronologico la ristampa della collana Zagor.

 
Questo numero contiene le prime due avventure dello Spirito con la Scure e l’inizio della terza, pubblicate nei numeri 1 e 2 della serie Gigante.


Queste le loro trame…





LA FORESTA DEGLI AGGUATI

A Point Pleasant (o Pleasant Point, come verrà in seguito chiamato), un piccolo gruppo di baracche nella foresta di Darkwood, tappa obbligatoria di tutte le spedizioni che risalgono il fiume dirette a Forte Henry e Forte Pitt, giunge il barcone su cui si trova un piccolo messicano di nome Cico, il quale attacca briga con il rinnegato bianco Regan, che gli giura vendetta.
Infatti, quando il barcone riparte per risalire il fiume, viene attaccato dagli indiani Delaware al soldo di Regan, l’equipaggio viene massacrato e Cico catturato per essere messo al palo della tortura.
Interviene però Zagor, il giustiziere di Darkwood, che libera Cico e, con il suo aiuto e supporto, sgomina la banda di Regan ed i suoi alleati pellerossa guidati da Kanoxen, riuscendo persino ad impedire che Forte Pitt cada in mano agli indiani.
D’ora in avanti Zagor e Cico saranno inseparabili amici di mille avventure...

Agguati nella foresta... Bianchi rinnegati... Il leggendario incontro fra Zagor e il messicano: "Gli indiani, i coloni, i fuorilegge mi hanno soprannominato Zagor: puoi usare anche tu questo nome!"... La nascita della loro amicizia... Lo Spirito con la Scure salva la vita a Cico e il simpaticone gli restituisce il favore… Prima apparizione “prodigiosa”, con Cico nei panni dello Spirito con la Scure… Il duello con Regan vinto nell’acqua… L’assalto degli indiani e le mitiche prime gags del messicano… Poi un’altra situazione che diventerà un classico: il forte del massacro!
Ancora: un Cico - ancora dotato di ampio sombrero - veramente superlativo (indimenticabile la cavalcata sull’alce!) e il tragico inseguimento di Kanoxen che chiude la vicenda, con il pancione messicano che salva ancora Zagor dalle sabbie mobili.
Tutto iniziò così!

* * *



IL TOTEM SCOMPARSO

Breve storia, della quale Ferri è autore completo.
La trama è tutto sommato semplice: due fuorilegge evadono da Forte Atkinson e decidono di rubare il totem dei Piedi Neri. Il totem, incastonato di pietre preziose, ha la fama di essere maledetto; tutti coloro che nel passato hanno tentato di impadronirsene sono misteriosamente morti.
I due riescono nell'intento, ma la “maledizione”, che altro non è che un nido di scorpioni velenosi nascosto nel totem, colpisce ancora. Anche Zagor viene punto, ma si salva e restituisce il totem ai Piedi Neri, liberando Cico che era stato fatto da loro prigioniero.
Da notare il ruolo di vero e proprio co-protagonista svolto da Cico, che prima salva Zagor lanciando un alveare contro uno dei banditi che sta per sparargli e poi viene fatto prigioniero dalla “fidanzata” pellerossa (alla quale ha divorato tre banchetti di nozze!) e torturato con l'ausilio di una capra...
Originale, almeno per quell'epoca, l'idea della colonia di scorpioni nascosta nel totem che conferisce al feticcio un'aura di malvagità.
Il miglior comprimario della storia: la capretta!!!

* * *



L'UOMO VOLANTE

In una zona di Darkwood le carovane dei pionieri scompaiono da tempo nel nulla.
Indagando su questo, Zagor e Cico scoprono l’esistenza di una cittadella costruita sugli alberi, abitata da una tribù di piccoli pellerossa comandati da un pittoresco personaggio: il Grande Marcus, un illusionista che riesce a volare grazie ad un particolare mantello. Il nostro eroe combatte e sconfigge il Grande Marcus, libera una ragazza bianca prigioniera e debella la tribù degli uomini pipistrello.
In questa terza avventura zagoriana troviamo ricompresi un po’ i vari aspetti del fumetto dell’epoca: l’elemento western (le carovane dei pionieri e l’esercito), quello fantastico (gli uomini pipistrello, la cittadella nascosta sugli alberi), quello avventuroso (rapimenti, liberazioni, animali pericolosi) e quello comico (Cico compone le sue prime canzoncine).
Inoltre, il Grande Marcus è il capostipite di quella schiera di avversari bizzarri e quasi soprannaturali che incroceranno più volte la strada dello Spirito con la Scure.
Già quando lessi la prima volta la storia (nei primi anni ‘70) mi parve poco probabile che Zagor, Signore di Darkwood, non fosse a conoscenza dell’esistenza della cittadella arborea e non si fosse mai imbattuto nei suoi abitanti... E’ anche vero che nelle prime storie Darkwood non esisteva ancora come luogo “geografico” e probabilmente Zagor era solo all?inizio della sua carriera...
I disegni di Ferri, così particolareggiati da riempire letteralmente ogni vignetta, sono ancora acerbi ma già illuminati dalla bellezza di ciò che diverranno in futuro. Anche in questo caso Gallieno Ferri è sia sceneggiatore che disegnatore.



martedì 14 febbraio 2012

Francesco Gamba

          Sul sito della Sergio Bonelli Editore ho letto oggi questa brutta notizia...

      Si è spento a Milano, il 13 febbraio, Francesco Gamba, storica firma del fumetto italiano e, secondo le statistiche, disegnatore più prolifico di sempre della nostra Casa editrice.

        
         Nato a La Spezia il 15 ottobre 1926, inizia la sua carriera nel 1947 con le Edizioni Alpe. Lavora poi per Casarotti, illustrando vari episodi di "Yorga" (testi di G. L. Bonelli), e per la Mondadori (realizzando "Pecos Bill", dal 1950 al 1954). Nel 1956, prende a collaborare con le Edizioni Audace di Tea Bonelli; è il periodo di Terry, Yado, e Rocky Star, le prime due serie su testi di Gianluigi Bonelli, l’ultima scritta da Andrea Lavezzolo.

        Nel 1958, è la volta de Il Piccolo Ranger, impegno cui Gamba si dedicherà per oltre venti anni. Collabora nel frattempo a Zagor e, più sporadicamente, a Tex. Realizza anche alcuni episodi di River Bill e gli speciali dedicati al buffo pard messicano dello Spirito con la Scure, l’inossidabile Cico, l'ultimo dei quali appare in edicola nel 2007.

         So long, Francesco...

domenica 12 febbraio 2012

Pezzo unico

           
          L'amico Giorgio Puppo, presidente dell'Associazione Culturale "Le Arcate" di Recco, mi informa che, in occasione dell'uscita della Collezione Storica a Colori di Zagor, ha organizzato un incontro pubblico con il maestro Gallieno Ferri, durante il quale il creatore grafico di Zagor autograferà le copie dei n. 1 della nuova ristampa a colori che gli appassionati zagoriani vorranno portare con sé.
          
           L'appuntamento è per Sabato 18 febbraio 2012 dalle ore 16.00 alle ore 18.00, presso la sala polivalente "Franco Lavoratori" di Recco.
           
           Intervenite numerosi a questa occasione davvero unica per far diventare, con l'autografo del grande Gallieno Ferri, veramente un pezzo unico il vostro n. 1 della Collezione Storica a Colori di Zagor!!!
 


mercoledì 25 gennaio 2012

Cinquant’anni diaboliKi

Non sono mai stato un vero appassionato del fumetto di Diabolik, ed il mio interesse per lui è sempre stato molto altalenante. Già negli anni ’70, quando alcuni miei amici lo collezionavano, io ero soprattutto un “bonelliano” e, comunque, a Diabolik preferivo il più “terrificante” (almeno per il costume) Kriminal.

 Tuttavia, quando nel 1994 uscì la nuova ristampa cronologica Diabolik SWIISSS cominciai a collezionarla e lo feci per circa tre anni.

 Quando, poi, nell’estate del 2000 mi trovavo in vacanza sull’Isola d’Elba, per svagarmi un po' con una lettura "veloce" acquistai i tre Diabolik usciti quel mese (Inedito, R e SWIISSS) e da lì ricominciai a collezionare la ristampa SWIISSS e a recuperare gli arretrati persi... Salvo poi interrompere nuovamente la collezione dopo qualche anno e riprenderla recentemente con il n. 200 (proprio l’altro giorno ho acquistato il numero 212 della serie, l’ultimo uscito).

 Un paio di settima fa, la direttrice della rivista del Circolo Pickwick, sodalizio letterario di cui ho già avuto occasione di parlare, soddisfatta del mio articolo sui cinquant’anni di Zagor, mi ha chiesto se nel 2012 non ricorresse qualche altro anniversario fumettistico su cui poter scrivere un qualcosa. “Questo è l’anno del cinquantenario di Diabolik”, ho risposto. “Allora scrivi un articolo, che lo pubblichiamo sul prossimo numero della rivista!” mi ha detto lei.

Eccolo qui, per voi, in anteprima.


Cinquant’anni diaboliKi

Dopo i suoi “colleghi” di carta Tex e Zagor, Diabolik è il terzo personaggio del fumetto italiano in ordine cronologico a poter vantare l’invidiabile primato della ininterrotta presenza in edicola a 50 anni dalla sua prima pubblicazione, nell’ormai lontano 1962.

Le sorelle milanesi Angela e Luciana Giussani, osservando tutti i giorni i pendolari che transitavano per la stazione ferroviaria di Milano Cadorna (vicino alla quale vivevano), ebbero l’intuizione di realizzare un fumetto con un formato “tascabile”, cioè che si potesse facilmente leggere aspettando il treno e poi in viaggio, per riporlo infine comodamente in tasca.

           Secondo una versione dei fatti, per capire i gusti dei loro potenziali clienti e creare un personaggio che potesse avere successo, Angela e Luciana condussero un’indagine di mercato dalla quale emerse che molti pendolari leggevano in viaggio soprattutto dei romanzi gialli; secondo un’altra versione, invece, l’intuizione del personaggio venne per caso alla sola Angela dopo aver trovato su un treno un romanzo con protagonista il criminale Fantomas.

Comunque sia realmente andata, nacque così Diabolik, pubblicato in un albo a fumetti della misura di 12 cm. di larghezza per 17 cm. di altezza, ormai comunemente denominato “formato Diabolik” e adottato in seguito anche da molte altre pubblicazioni del medesimo genere “nero”.

Il primo numero, uscito il 1° novembre 1962, porta il titolo Il re del terrore ed in esso Diabolik viene descritto come  un ladro spietato e quasi sempre vincente. Fidanzato inizialmente con una giovane donna di nome Elisabeth Gay, nel terzo numero della serie incontra la bellissima Eva Kant, che diventerà la sua compagna di vita.

L’unico scopo di Diabolik ed Eva Kant è rubare denaro e gioielli. Non si fanno scrupoli morali, in quanto spesso le vittime sono ricche famiglie, banche o altri personaggi criminalmente arricchiti. Agiscono sempre con estrema sicurezza e freddezza. Il ricavato serve loro per vivere una vita agiata e per finanziare nuovi e sofisticati metodi per le future rapine, spesso tecnologicamente al limite dell’irreale ma di grande impatto emotivo per i lettori.

L’incontro di Diabolik con Eva Kant ammorbidirà nei numeri successivi il carattere, pur sempre forte, del “re del terrore”, il quale, da spietato e crudele ladro assassino, diventerà un personaggio via via più umano, contraddistinto da un suo particolare senso morale. Questo, naturalmente, anche per assecondare il favore del pubblico del fumetto col trascorrere degli anni. Da evidenziare che Eva Kant, cosa molto particolare per un fumetto nato negli ‘60, in breve diviene una vera e propria co-protagonista degli albi, ed il suo aiuto si rivela spesso indispensabile per il compagno.

Quanto alle origini di Diabolik, sappiamo che, unico sopravvissuto di un naufragio, giunse in fasce su un’isola fuori delle normali rotte, fu allevato dagli uomini di un malvivente chiamato King e da loro apprese le più svariate tecniche criminali. Diventato adulto, uccise King e fuggì dall’isola con il tesoro della banda, adottando il nome di una feroce pantera nera a cui King lo aveva paragonato: Diabolik, appunto.

Iniziò la sua carriera criminale in oriente, sull’altopiano del Deccan. Qui venne salvato da un contrabbandiere ed entrò a far parte della scuola di quest’ultimo, dove gli vennero insegnate numerose tecniche che in seguito faranno parte della sua attività, come i mille trucchi che utilizza per seminare i nemici, il lancio del pugnale e le arti marziali. Inoltre, in questa scuola adottò per la prima volta il suo famoso costume nero. Poco tempo dopo, la scuola venne distrutta e tutti gli allievi ed i maestri vennero uccisi da Walter Dorian, un criminale sosia di Diabolik proveniente dalla cittadina di Clerville.

Unico sopravvissuto, Diabolik uccise Dorian, si impossessò della sua Jaguar e di tutte le sue proprietà, assumendone l’identità e trasferendosi a Clerville, capitale dell’omonimo fittizio Paese europeo (ispirato alla Francia e a stati come il Principato di Monaco ed il Granducato di Lussemburgo) in cui Diabolik da lì in poi compirà le sue attività criminali, soprattutto ai danni di ricchi nobili decadenti.

Il primo colpo messo in atto da Diabolik, raccontato nel primo episodio della serie, vede come vittime i componenti della famiglia Garian: con un abile gioco di maschere ed intrighi, Diabolik, alias Walter Dorian, rovina l’intera nobile casata. Nel primo numero facciamo anche la conoscenza di Elisabeth Gay, la prima fidanzata di Diabolik, bella ma molto ingenua, che crede che il suo amante sia un ricco uomo d’affari. Sarà proprio Elisabeth a scoprire la vera identità di “Walter” e a denunciarlo alla polizia nel terzo numero. Sempre nel terzo numero fa la sua prima apparizione Eva Kant, che, dopo la denuncia di Elisabeth, salva il ladro dalla ghigliottina, facendo giustiziare in vece sua un fastidioso pretendente, e diventa definitivamente la compagna della sua vita.


Questo duo romantico e criminale è in lotta perenne con Ginko, tipico ispettore di polizia “tutto d’un pezzo”, tenace, intuitivo, coraggioso e leale. Nonostante le indubbie capacità di Ginko,  Diabolik ed Eva Kant riescono quasi sempre a raggiungere il loro scopo e a farla franca, grazie ad impensabili ed ingegnosi piani; e se, a volte, l’ispettore riesce a catturarli, essi ritornano presto in libertà con fughe rocambolesche, spesso effettuate a bordo della famosa auto Jaguar E-Type.

Diabolik, Eva Kant e l’ispettore Ginko formano un triangolo di personaggi indissolubile: non esisterebbe Diabolik senza Ginko, il suo alter-ego più pericoloso; non esisterebbe Ginko senza un così temibile criminale; e soprattutto non ci sarebbe Diabolik senza Eva, di cui è follemente innamorato e ricambiato in uguale misura. Anche Ginko, comunque, ha una fidanzata storica: la duchessa Altea di Vallemberg.

Un elemento importante delle vicende narrate nel fumetto sono le ormai famose maschere, di cui Diabolik ed Eva Kant si servono spesso, riuscendo ad assumere le sembianze più disparate. Le maschere sono composte da una speciale resina modellabile che, solidificando, diventa sottile e trasparente come la pelle umana, replicandone perfettamente l’elasticità. Questo materiale, insieme alla straordinaria abilità di Diabolik nel modellarlo, permette al criminale di riprodurre alla perfezione i lineamenti di un volto umano, creando un viso maschile o femminile, giovane o anziano, di propria invenzione oppure duplicando fedelmente quello di una persona conosciuta partendo dall’osservazione diretta o anche solo da fotografie scattate di nascosto o recuperate da riviste e giornali. Ogni piega del viso è fedelmente riprodotta e risponde in modo stupefacente ai cambiamenti di espressione e ai movimenti facciali.

Di solito Diabolik ed Eva Kant, essendo i loro veri volti molto conosciuti, usano le maschere per confondersi in mezzo alla gente e vivere situazioni normali, interagendo con le persone. Molto spesso, però, le maschere servono per sostituirsi a persone specifiche che Diabolik ed Eva dapprima spiano per studiarne le abitudini, i comportamenti ed il timbro della voce, per poi essere in grado di imitarli senza tradirsi. I soggetti sostituiti, di solito, vengono rapiti con qualche stratagemma e tenuti prigionieri, spesso narcotizzandoli o drogandoli con il pentothal per carpirne informazioni utili e segreti. Diabolik a volte uccide il soggetto da impersonare, ma questo è accaduto sempre più raramente, in linea con il cambiamento del codice etico che ha caratterizzato l'evoluzione del personaggio.


Diabolik predilige le armi bianche per la loro efficacia, precisione e silenziosità. E’, infatti, un maestro nell’arte di lanciare il pugnale ed ha ucciso innumerevoli persone colpendole al cuore con coltelli lanciati da alcuni metri di distanza, andati a segno con precisione millimetrica. Diabolik utilizza anche aghi al narcotico o al cianuro con cui punge direttamente la sua vittima o che spara da qualche metro tramite un piccolo tubetto lancia-aghi. Per stordire o uccidere molti nemici in una volta sola Diabolik può ricorrere ad altri espedienti, a partire da capsule di narcotico o gas mortale fatte rompere gettandole a terra al momento opportuno, fino ad arrivare a congegni di sua invenzione molto più complessi. Spesso Diabolik si cautela immunizzando sé stesso ed Eva Kant dai veleni che usa o proteggendosi con piccoli filtri applicati all'interno del naso.

Ma le armi principali di Diabolik restano sempre e comunque la paura e il terrore che la sua persona incute nelle vittime: la sua sagoma nera nel buio della notte fa tremare molte persone, e il suo nome è pronunciato con timore. Alcuni degli epiteti con cui è chiamato Diabolik, che rendono l'idea della sua fama, sono: il Re del Terrore, l'Inafferrabile Criminale, l'Assassino dai Mille Volti, il Genio del Delitto, l'Assassino Fantasma, il Genio della Fuga. Queste espressioni, utilizzate per dare il titolo ad alcuni albi a fumetti della serie, vengono talora effettivamente usate dai personaggi per soprannominare Diabolik.

Le avventure inedite di Diabolik vengono pubblicate ancora oggi mensilmente dalla casa editrice milanese Astorina, a 50 anni di distanza dalla prima uscita, con numerose ristampe periodiche. Le sue storie, smussate e rese meno cruente dal cambiare dei tempi e delle mode, affascinano ancora perché improntate ad uno stile classico in cui il bene e il male sempre si fronteggiano.

Alla realizzazione grafica del personaggio si sono alternati nel tempo diversi disegnatori di fama fra i quali Sergio Zaniboni, Enzo Facciolo, Franco Paludetti, Giorgio Montorio, Brenno Fiumali, Flavio Bozzoli, Glauco Coretti, Lino Jeva, Mario Cubbino, Emanuele Barison, Giuseppe Di Bernardo , Giuseppe Palumbo, Beniamino Delvecchio, Alarico Gattia, e Angelo Maria Ricci, mentre per le sceneggiature, oltre alle sorelle Angela e Luciana Giussani, molto si deve a Patricia Martinelli, alla direzione di Diabolik per circa dieci anni, nonché a Mario Gomboli, attuale direttore della casa editrice e della testata, ed autore di più di cento soggetti, senza dimenticare Giorgio Corbetta, Pier Carpi, Alfredo Castelli, Giancarlo Berardi, Tito Faraci e Diego Cajelli.

Buon Compleanno, Diabolik!

 
Diabolik è un Ó della casa editrice Astorina

mercoledì 11 gennaio 2012

Ricordi ritrovati

Due premesse a questo post:

1) Dal 2001 ho preso l’abitudine di annotare su alcuni taccuini “MoleskineÒ” (piccoli libretti tascabili neri, con gli angoli arrotondati, i risguardi trattenuti da un elastico, e una tasca interna per conservare bigliettini, foglietti, etc., eredi del leggendario taccuino degli artisti ed intellettuali degli ultimi due secoli, da Van Gogh a Picasso, da Hemingway a Chatwin) le mie impressioni di viaggio… E così, quando mi reco in vacanza, me ne porto sempre dietro uno e vi prendo appunti sui luoghi che visito, sulle persone che incontro, di ciò che mi accade. A volte, invece, capita che vi annoti anche degli avvenimenti particolari, non per forza legati a un viaggio o a una vacanza, che mi colpiscono o che ritengo valga la pena di ricordare per iscritto…

 2) La maggior parte dei post scritti per il mio blog – soprattutto quelli che trattano di eventi lontani nel tempo – si basano soprattutto sulla mia memoria, senza alcun altro supporto. Ma, a volte, capita che la memoria non conservi proprio “tutto” di un determinato avvenimento…

 E così, l’altro giorno, quando stavo riordinando i miei vecchi “MoleskineÒ”, ne ho sfogliato uno e vi ho ritrovato scritti alcuni appunti “zagoriani” presi dopo la mia partecipazione alle fiere di Cartoomics 2001 e 2002, delle quali ho già parlato in altri due post.

 Ve ne trascrivo il contenuto qui di seguito, se vi possono interessare…

Sabato 10 Marzo 2001
Giornata a Cartoomics 2001, alla Fiera di Milano con Antonella, Laura e Michele.
Ho partecipato alla conferenza sui quarant’anni di Zagor ed ho fatto un intervento dicendo che leggo il fumetto dal 1971 e sono contento delle storie del nuovo corso scritte da Boselli e Burattini (presenti alla conferenza); ho espresso anche il mio apprezzamento per i nuovi disegnatori che, anche se con stili differenti, riescono a rendere bene il personaggio; ho espresso il mio parere favorevole anche sulla trasferta africana di Zagor anche se la considero un po’ troppo breve (mi era piaciuta la lunghezza della trasferta di Mister No, anche se attualmente è un personaggio che non leggo più). Ho, infine, fatto i complimenti a tutti i presenti, invitandoli a continuare così; ho poi chiesto se ci sarà mai uno “Zagorone”.
Mi ha risposto Boselli che ha motivato la brevità della trasferta africana con il fatto che se fosse stata più lunga probabilmente sarebbe piaciuta di meno (se si pubblicano più storie, è anche più probabile che si scrivano delle “ciofeche”). Lo “Zagorone” non sarà possibile finché non interverranno altri nuovi disegnatori, e Ferri è anche una colonna della serie regolare.
Solo un’altra persona è intervenuta insieme a me, poi la conferenza ha avuto termine.
A quel punto ho chiesto a Gallieno Ferri di farmi una dedica autografa su una stampa numerata riproducente un sua autoritratto con gli eroi da lui disegnati. Lui è stato felice di accontentarmi, mi ha stretto la mano e mi ha ringraziato per il mio intervento e per le domande fatte.
Poi mi sono messo in coda per ritirare un altro suo disegno autografo; lui mi ha riconosciuto, mi ha dedicato il disegno “con affetto”, mi ha detto che sono una persona che sa guardarsi intorno e capire le cose come stanno e mi ha fatto gli auguri!


            Sabato 24/3/02
            Quest’anno a Cartoomics sono riuscito ad avvicinare Sergio Bonelli in un momento di tranquillità e mi sono fatto fare una dedica su un libro che parla di Zagor edito da Mercury.
            Sergio mi ha ringraziato, dicendo che è sempre più difficile fare un mestiere come il suo e che quando gli capitano richieste come la mia lo fanno sentire felice e gli danno la forza di continuare!!!