venerdì 19 ottobre 2012

TARZAN DELLE SCIMMIE


In occasione del centerario della nascita del personaggio di Tarzan (ottobre 1912), ho scritto questo articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero della rivista PICK WICK in uscita alla fine dell'anno (qui potete visitare il sito dell'omonimo Circolo Letterario di cui sono presidente).
       Ho pensato di proporvelo in anteprima, certo che che possa interessare anche degli appassionati zagoriani come voi!

 
TARZAN
Cento anni da Re della Giungla


Prima del Tarzan dei fumetti, prima delle incarnazioni cinematografiche, prima dei cartoni animati, vi fu il vero Tarzan, l'eroe letterario nato dalla penna dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs: ventidue romanzi, due raccolte di racconti e due libri per ragazzi. Uno dei più grandi successi librari di sempre, tradotto in più di cinquanta lingue in tutto il mondo.
In Italia non è mai stato realmente conosciuto. Difatti su ventisei titoli delle avventure di Tarzan, solo sedici sono stati tradotti e pubblicati a metà degli anni '70 dalla casa editrice Giunti Bemporad-Marzocco, e solo i primi due della serie sono stati sporadicamente ristampati da editori diversi nei quarant'anni successivi...
Non mi sembra, quindi, inutile offrire un quadro delle avventure letterarie del Tarzan in occasione del centenario della sua nascita. Le opere sono sempre citate con il loro titolo originale, a fianco del quale ho indicato il titolo italiano solo per quei volumi che sono stati tradotti nella nostra lingua.
Il suo creatore, Edgar Rice Burroughs (che d'ora in avanti chiameremo amichevolmente ERB), nasce a Chicago il 1° settembre 1875. Figlio di un fabbricante di batterie, dopo aver frequentato diverse scuole private si arruola dapprima nella U.S. Cavalry, per poi cimentarsi con sua scarsa soddisfazione nelle professioni di minatore, poliziotto ferroviario, cercatore d'oro, negoziante in un drug-store, venditore di temperini, venditore ambulante di dolciumi, cow-boy ed anche contabile, a dimostrazione di una perenne insoddisfazione che era, specie in quegli anni, una sua caratteristica.
Nel 1911 scrive un romanzo d'avventura di genere fantascientifico: Sotto le lune di Marte. Neanche stavolta, però, l'autore era sicuro di sé, tanto che non firma il manoscritto col proprio nome, ma sceglie lo pseudonimo di Normal Bean (cioè, Tipo Qualsiasi). Il romanzo, che costituisce il primo libro di una fortunata serie di ben undici volumi, narra le avventure vissute sul pianeta Marte dal capitano John Carter e viene pubblicato in sei puntate sulla rivista "All-Story".

Il vero successo, però, ERB lo ottiene qualche mese dopo, allorquando propone al pubblico un nuovo ed incredibile personaggio. Nell'ottobre del 1912, infatti, esattamente cento anni fa, compare - sempre sulla rivista "All-Story" - la prima puntata di Tarzan of the Apes (Tarzan delle Scimmie).
ERB ha scelto come trama la storia di un bambino allevato da animali, ispirandosi a Romolo e Remo nutriti dalla lupa, e ha sempre negato di aver pensato al "Libro della Giungla" di Kipling. "Quello che mi interessava, quando ho scritto il primo Tarzan, era di evidenziare la lotta fra ereditarietà e ambiente", ebbe a dichiarare l'autore.
La storia ha inizio nel 1888, quando un alto funzionario inglese, lord Greystoke, e la sua giovane moglie incinta, Alice, si ritrovano soli e sperduti sulla costa africana (in una località selvaggia dell'Angola) per l'ammutinamento dell'equipaggio della loro nave.
 Alla nascita del loro unico figlio, John Clayton III, le avversità della situazione indeboliscono a tal punto la salute della giovane madre che, dopo un anno, essa muore, lasciando il marito in uno stato di profonda prostrazione. Quando le grandi scimmie della foresta, guidate dal capobranco Kerchak, attaccano la capanna, anche lord Greystoke soccombe accanto alla sua sposa da poco defunta, ma il bambino viene salvato da Kala, una femmina che ha da poco perso il suo vero figlio a causa di un attacco dello stesso Kerchak.
Il piccolo viene chiamato Tarzan, cioè "Pelle Bianca"; cresce tra le scimmie, imparando il loro linguaggio e, soprattutto, il modo corretto per sopravvivere nella giungla e salvarsi dai pericoli che essa nasconde. Ma la sua intelligenza gli permette di superare ben presto le capacità limitate delle scimmie, e grazie ai dizionari illustrati trovati nella capanna dei suoi veri genitori, il bambino impara a leggere e a scrivere (ma non a parlare) inglese. La sua forza ed il suo coraggio, esaltati dall'intelligenza che gli permette di imparare da solo ad usare pugnale, arco e frecce, gli permettono di spaventare una tribù di cannibali (che odierà per sempre, perché uccidono Kala), di sconfiggere Kerchak ed essere così proclamato re delle scimmie.


Quando Tarzan ha ventuno anni, un altro ammutinamento fa sbarcare dei bianchi sulla costa. Dapprima felice, Tarzan rimane presto deluso dalla loro goffaggine nella giungla. Ma fra quei bianchi vi è una fanciulla, Jane Porter, di cui si innamora violentemente. Salva a turno tutti i naufraghi, ma non può parlare con loro; la svolta avviene con l'arrivo di una nave francese che riaccende la speranza dei naufraghi di tornare in patria. Ma Jane viene rapita da un'enorme scimmia antropomorfa. Per salvarla i militari francesi, guidati dal tenente D'Arnot, organizzano una spedizione, che però si conclude con un attacco da parte dei cannibali e il ferimento di D'Arnot.
Tarzan, invece, riesce a salvare Jane (che è profondamente turbata dal "dio della foresta") e, dopo aver riportato la ragazza dai suoi familiari, accudisce nel folto della giungla l'ufficiale francese ferito. I militari francesi però, non vedendo tornare il loro capitano, decidono di partire e portano con sé anche i naufraghi inglesi e americani. Nella giungla rimangono quindi D'Arnot e Tarzan. Il francese insegna la sua lingua all'Uomo Scimmia, che decide di lasciare il suo ambiente per ritrovare Jane.
Si incamminano verso nord, raggiungono una missione, si imbarcano. A Parigi, la polizia riesce a stabilire la vera identità di Tarzan confrontando le sue impronte con quelle che aveva lasciato all'età di sei mesi su una pagina del diario di suo padre e accanto alle quali lo stesso lord Greystoke aveva scritto che ve le aveva lasciate suo figlio.
Tarzan, intanto, ha rivisto Jane, non poco sorpresa della sua trasformazione in un giovane ed elegante francese. Ma quando apprende che la fanciulla sta per sposare suo cugino, William Clayton, che ha preso il titolo di lord Greystoke, Tarzan se ne va, mantenendo segreta la sua vera identità per non spogliare del titolo e dei beni il cugino e la futura moglie.
Inglese di razza, grande scimmia di adozione e francese di cultura, Tarzan è un personaggio complesso, soprattutto nei primi romanzi. Vi sono in lui due personalità, di cui una animale: quando determinate circostanze la fanno affiorare, egli può uccidere senza esitazione, senza scrupolo... per Tarzan il problema non si pone nemmeno. Un'altra sua caratteristica (che, tuttavia, nei successivi romanzi è stata un poco alla volta cancellata) è quella di sentirsi felice soltanto in solitudine: si rende conto che le scimmie sono troppo al di sotto di lui ma, d'altro canto, non riesce ad abituarsi agli uomini, non sopporta la vita sociale e detesta le città. Dell'animale ha la pazienza, l'assenza di fretta, l'impassibilità. Ne ha anche le abitudini alimentari: dilania la preda con i denti e la mangia cruda. Fisicamente è un colosso capace di sollevare con una mano il corpo di un cavallo, ma, saltatore e corridore, ha una muscolatura lunga, liscia ed elegante che non lascia sospettare la portata della sua forza.

Tra il giugno e il dicembre del 1913, "All-Story" pubblica The Return of Tarzan (Il ritorno di Tarzan). La storia ha inizio pochi giorni dopo la conclusione di Tarzan delle Scimmie, a bordo di un transatlantico di ritorno a Parigi dagli Stati Uniti d'America. Sulla nave vi è Tarzan, il quale ha lasciato Jane Porter al proprio destino e ha rinunciato ai propri titoli. Egli entra in confidenza con il conte e la contessa de Coude, sventando i piani di Nikolas Rokoff e del suo fido compagno Alexis Paulvitch, animati da un odio di natura politica verso il conte de Coude e, a seguito dell'intervento di Tarzan, anche verso lo sconosciuto lord inglese.
Giunto a Parigi, presso l'amico Paul D'Arnot, Tarzan scopre la vita mondana della capitale europea e incrocia nuovamente i propri passi sia con i coniugi de Coude che con i loro avversari, sventando nuovamente dei piani orditi a discapito della contessa de Coude, rivelatasi alfine sorella dello stesso Rokoff. Se pur apparentemente sconfitto, Rokoff intuisce l'esistenza di una certa infatuazione da parte di sua sorella per Tarzan, sentimento non ricambiato da quest'ultimo e, ciò nonostante, abilmente sfruttato al fine di porre l'Uomo Scimmia a confronto con il conte in un duello d'onore. Tarzan affronta la sfida con coraggio e, restando impassibile di fronte ai proiettili del proprio avversario, rinuncia a sparare nel momento in cui sopraggiunge il proprio turno, spiegando invece la propria versione dei fatti. Il conte, sinceramente commosso per il coraggio e la sincerità di Tarzan, lo accoglie come amico e decide di offrirgli una possibilità d'impiego. Tarzan entra così alle dipendenze del Ministero della Guerra francese, come agente segreto inviato in Algeria. Lì l'Uomo Scimmia vive una serie di avventure che lo conducono nel deserto sahariano; quindi, terminata la missione e imbarcatosi per Città del Capo, viene improvvisamente attaccato da Rokoff e Paulvitch e gettato in mare.
Salvatosi dal destino di morte a cui era stato condannato, Tarzan approda nuovamente sulla costa natale e, ritrovato il proprio mondo, conquista prima il ruolo di sovrano della tribù africana dei Waziri (che d'ora in avanti saranno il suo popolo e il suo esercito), successivamente scopre la città perduta di Opar (antico avamposto minerario della perduta Atlantide, i cui tesori lo libereranno da ogni preoccupazione finanziaria) e, ancora, torna a essere re delle scimmie.
Nel frattempo anche Jane Porter, che continua a rinviare la data delle nozze, fa una crociera attorno all'Africa. A Città del Capo, Rokoff si insinua nella comitiva. Un naufragio li getta sulla costa vicino alla capanna natale di Tarzan. Egli potrà, così, salvare ancora una volta l'amata dalle grinfie di un terribile leone, senza tuttavia palesare la propria presenza. Poco dopo William Clayton si ammala gravemente e Jane viene rapita dalla gente di Opar, mentre Rokoff, approfittando della situazione, abbandona il proprio agonizzante compagno di sventura. Fortunatamente un gruppo di scimmie avverte Tarzan del rapimento di Jane ed egli riesce a salvarla. Tornati all'accampamento di lei, i due trovano William morente: per lui non c'è più speranza ma, prima di morire, rivela a Jane che Tarzan è il vero lord Greystoke. Abitualmente di pattuglia in quelle acque, l'incrociatore di D'Arnot arriva giusto in tempo per prendere in custodia Rokoff prima che questi possa ancora scappare, e per fungere da testimone al matrimonio tra Tarzan e Jane, celebrato nella capanna natale.
A questo punto, si potrebbe avere l'impressione che ERB abbia pensato di fermarsi lì: Tarzan ha ritrovato Jane, la sua identità, il suo titolo e ha lasciato l'Africa.


Ma nel 1914 il primo romanzo, Tarzan delle Scimmie, viene ripubblicato in volume e ottiene un successo strepitoso! Ragion per cui ERB decide di puntare ancora sul personaggio e scrive The Beasts of Tarzan (Le belve di Tarzan), in cui ricompaiono Rokoff e Paulvitch che rapiscono - in momenti diversi - prima Jack, il figlio dei Greystoke, poi Tarzan, ed infine Jane. Abbandonato ancora una volta sulla costa africana, Tarzan diventa amico di una pantera, di Akut (una grande scimmia) e di un guerriero negro. Con questi compagni d'avventura bracca i rapitori. Alla fine Rokoff viene ucciso dalla pantera, ma Paulvitch riesce a fuggire, per ricomparire nel romanzo successivo, The Son of Tarzan (1915) (Il figlio di Tarzan), in cui il protagonista è il piccolo Jack, figlio di Tarzan. Egli ha dentro di sé i medesimi sentimenti del padre: l'amore per l'avventura, la vita selvaggia e gli animali; amore che viene messo a freno da Jane, madre fin troppo premurosa. A seguito di fortunose circostanze, Jack finisce da solo in Africa per ben otto anni e viene iniziato ai misteri della giungla dalla grande scimmia Akut, diventando così un secondo Tarzan col nome di Korak, "l'Uccisore". Paulvitch viene definitivamente eliminato, Korak si innamora di Miriam, figlia di un ufficiale francese rapita giovanissima da una banda di arabi, Tarzan ritrova il figlio perduto (e ormai cresciuto) e gli salva la vita. Tutto finisce bene, ma il nostro eroe ne esce inevitabilmente invecchiato...

L'anno dopo, il 1916, ERB pubblica l'ottimo Tarzan and the Jewels of Opar (Tarzan e i gioielli di Opar), in cui troviamo Tarzan e Jane che si sono trasferiti a vivere in una piantagione in Kenya. L'Uomo Scimmia ritorna ad Opar ma, colpito da amnesia in seguito ad un colpo in testa, torna alla vita selvaggia, mentre alcuni predoni arabi rapiscono Jane e depredano l'oro dei Greystoke. Alla fine Tarzan ritroverà l'oro, la memoria e Jane!
Quindi ERB scrive quello che è considerato il suo capolavoro "tarzaniano", dodici racconti, i Jungle Tales of Tarzan (1916-1917) (I racconti della giungla di Tarzan): queste avventure dell'infanzia e dell'adolescenza di Tarzan (ad es. le contese con i cannibali, l'affetto per la giovane scimmia Teeka, un incubo causato dall'aver mangiato carne avariata, la scoperta di Dio) sono veramente di alto livello letterario.


Nel 1918, nelle avventure dell'Uomo Scimmia irrompe la cruda realtà della Prima Guerra Mondiale. Nel romanzo Tarzan the Untamed (Tarzan l'indomabile), la piantagione di Tarzan viene distrutta dai tedeschi, che rapiscono Jane. Tarzan crede che la moglie sia morta nel rogo della casa, quindi insegue e giustizia, uno dopo l'altro, gli ufficiali tedeschi responsabili. Vendicato ma scoraggiato per la perdita dell'adorata moglie, Tarzan si dirige a occidente, per raggiungere le sue scimmie, e cammin facendo si imbatte nella città perduta di Xuja. Alla fine, lo stato maggiore inglese gli fa sapere che Jane non era stata uccisa ma tenuta prigioniera da un distaccamento tedesco nelle foreste del Congo Belga.
Partito alla ricerca di Jane (Tarzan the Terrible - Tarzan il terribile - 1921), Tarzan scopre il paese nascosto di Pal-ul-Don, popolato da pitecantropi molto evoluti il cui bestiame è costituito da dinosauri e la cui società non è molto diversa dalla nostra, dilaniata da conflitti politici, razziali e religiosi. Tarzan vi ritrova Jane, ma ci vuole l'arrivo insperato di Jack/Korak per assicurare il trionfo dei buoni sui cattivi.



Tarzan and the Golden Lion (1922) (Tarzan e il leone d'oro), dà al re della giungla un nuovo compagno, Jad-bal-ja, il leone dorato con la criniera nera che ha cresciuto e ammaestrato sin da cucciolo. Tarzan ritorna ad Opar per la quarta volta, per procurarsi l'oro necessario a riparare i danni procurati dalla Grande Guerra. Oltre il regno di Opar, nella Valle del Palazzo dei Diamanti, scopre una razza di gorilla dall'intelligenza umana che stanno ancora aspettando il ritorno dei loro signori atlantidei...
In Tarzan and the Ant Men (1924) (Tarzan e gli uomini formica) l'Uomo Scimmia è costretto a paracadutarsi all'interno di una impenetrabile Foresta di Spine ove vivono uomini alti 40 centimetri che cavalcano antilopi nane. Benché per un certo tempo ridotto alla loro statura e posto in schiavitù, a Tarzan sembra non dispiacere stare nella città degli uomini formica e partecipare alle loro guerre intestine... finché non trova il modo per potersene andare. Particolare interessante di questo romanzo è che Jack/Korak e Miriam hanno un figlio, John Clayton IV, di circa due anni e mezzo: Tarzan è ormai diventato nonno!
ERB si rende allora conto che, così, l'immagine del suo "dio silvano" rischia di appannarsi agli occhi dei lettori, per cui per una decina d'anni scrive avventure in cui non compare più la famiglia di Tarzan, fastidiosa testimonianza del suo invecchiamento.


Dopo un romanzo per ragazzi (The Tarzan Twins), nell'avventura intitolata Tarzan Lord of the Jungle (1927) (Tarzan re della giungla) il nostro eroe scopre l'esistenza, in una conca perduta tra le montagne, di due regni medioevali fondati nel XII secolo da alcuni crociati inglesi, ove vivono uomini che obbediscono ancora alle regole della cavalleria e sono sempre pronti a scendere in lizza a spezzar lance nei tornei o essere uccisi nei duelli all'ultimo sangue.
Un secondo romanzo per ragazzi (Tarzan and the Tarzan Twins with Jad-bal-ja the Golden Lion) separa questo ottimo Tarzan medioevale da Tarzan and the Lost Empire (1928) (Tarzan e l'impero perduto) ove Tarzan si mette alla ricerca di un esploratore tedesco che sta cercando una misteriosa tribù perduta. Fra antiche congiure, moderni intrighi e combattimenti gladiatorii, Tarzan si ritrova nello scenario incredibile di due città gemelle abitate da legionari romani, ignari avamposti di un impero caduto ormai da quindici secoli.
Dopo averlo mandato fra i cavalieri medioevali e gli antichi romani, ERB decide di inviare il suo Tarzan ancora più lontano: addirittura al centro della Terra! Tarzan at the Earth's Core (1929) collega il ciclo di Tarzan ad un altro ciclo burroughsiano, quello di Pellucidar, il mondo interno. Tarzan vi discende in dirigibile, con una spedizione tedesca, attraverso l'apertura polare che connette il mondo esterno a quello interno. Giunto a Pellucidar, Tarzan si ritrova a dover lottare contro le creature preistoriche e gli abitanti che popolano quel mondo sotterraneo.

Nel 1930 la realtà irrompe ancora una volta nei romanzi di Tarzan: in Tarzan the Invincible, il signore della giungla e la sua tribù di fedeli guerrieri Waziri impediscono a una spedizione comunista di depredare i tesori della città perduta di Opar; il seguito di questa avventura (Tarzan the Triumphant - Tarzan trionfante - 1931) ha inizio al Cremlino, dove Josef Stalin decide di inviare una nuova spedizione dove ha fallito la precedente: Tarzan e i suoi Waziri devono così affrontare gli agenti sovietici in cerca di vendetta e una tribù perduta, discendente dei primi cristiani, che praticano un culto bizzarro e una religione degradata.
Nel 1931 escono altri due volumi di Tarzan: in Tarzan and the Leopard Men (Tarzan e gli uomini leopardo) un Tarzan colpito da amnesia deve combattere una setta segreta di cannibali, gli Uomini Leopardo; in Tarzan and the City of Gold (Tarzan e la città d'oro), l'Uomo Scimmia scopre il favoloso paese di Onthat, dove sorgono le città gemelle di Cathne ed Athne, l'una d'oro, l'altra d'avorio; esse sono in guerra da generazioni e si combattono servendosi di leoni ed elefanti addestrati. Tarzan, prigioniero della folle regina di Cathne, mostra alla folla assetata di sangue come si combatte con Numa, il leone, e come si vince.

Nel 1933 ERB trova modo di ironizzare sul trattamento che le produzioni cinematografiche di Hollywood hanno riservato al personaggio di Tarzan. Quando scrive il romanzo Tarzan and the Lion Man, infatti, l'attore Johnny Weissmuller aveva cominciato a diventare famoso per la sua interpretazione di un Tarzan semianalfabeta, e ciò con totale disappunto da parte del suo creatore... In questa avventura, Tarzan e il suo leone Jad-bal-ja scoprono una città abitata da un popolo di gorilla parlanti, creati da uno scienziato pazzo. In quegli stessi luoghi, a peggiorare la situazione, arriva una troupe di Hollywood che vuole girare un film di Tarzan proprio in Africa, con un attore che è l'esatto contrario dell'Uomo Scimmia in termini di coraggio e determinazione. Alla fine, come John Clayton, Tarzan va a Hollywood per l'uscita del film e - divertendosi - si propone per un'audizione nel ruolo di Tarzan in un film successivo e... viene giudicato inadatto perché "non è il tipo"!!!
Nel successivo romanzo del 1935, Tarzan's Quest, riappare come personaggio principale la moglie di Tarzan, Jane Porter, che viene coinvolta con il marito nella ricerca della sanguinaria tribù dei Kavuru, che rapiscono donne per fabbricare un elisir che assicura l'eterna giovinezza.
ERB sembra perdere un po' della sua immaginazione in Tarzan the Magnificent (1936), nel quale Tarzan dapprima incontra le amazzoni di Zuli, dotate di incredibili poteri mentali, ma poi torna alle città dimenticate di Cathne e Athne per un'avventura banale. Meglio riuscito è Tarzan and the Forbidden City (1938) (Tarzan e la città vietata): un giovane esploratore è scomparso in Africa, alla ricerca di un favoloso diamante; il padre e la sorella vogliono andare a salvarlo e riescono a farsi aiutare da Tarzan e dal capitano Paul D'Arnot. La loro spedizione di soccorso li conduce fino alla misteriosa città di Ashair, dove si svolgono strani riti in un tempio costruito in fondo ad un lago.

Nel 1940 ERB torna a scrivere racconti, pubblicandone tre in rapida successione, raccolti poi in un unico volume: Tarzan and the Jungle Murders (una storia di spionaggio fra agenti segreti inglesi ed italiani che ha come scenario la giungla africana), Tarzan and the Champion (in cui Tarzan deve confrontarsi con un arrogante pugile americano giunto in Africa per la caccia grossa) e Tarzan and the Castaways (nel quale l'Uomo Scimmia fa naufragio su un'isola dell'Oceano Pacifico abitata da discendenti dell'antica civiltà Maya). Lo stesso anno, ERB scrive anche il romanzo Tarzan and the Madman (che verrà, però, pubblicato postumo solo nel 1964): Tarzan si mette alla ricerca di un folle che è convinto di essere l'Uomo Scimmia e vive in una città perduta, abitata da discendenti dei primi esploratori portoghesi.
Tarzan and the Foreign Legion (1944) è l'ultima avventura di Tarzan scritta da ERB. Durante il secondo conflitto mondiale, mentre sta servendo come ufficiale di collegamento della R.A.F. su un cacciabombardiere americano sotto l'identità civile di John Clayton, Tarzan viene abbattuto sull'isola di Sumatra (territorio delle Indie Orientali all'epoca occupato dal Giappone). Egli usa le proprie abilità e la propria esperienza nella giungla per sopravvivere e per salvare i suoi compagni americani, cui si aggiungono via via un cinese, una eurasiana e una olandese (per scherzo si battezzano, allora, "la legione straniera"): insieme combattono i giapponesi e i loro collaborazionisti, fino a raggiungere l'Australia dopo molte peripezie.

L'apparente giovinezza di Tarzan non passa inosservata ai suoi compagni americani, che hanno sempre sentito parlare di lui e visto i film ispirati al suo personaggio: egli, allora, rivela loro come, all'età di 24 anni, dopo aver salvato la vita ad uno stregone negro, è stato da questi ricompensato con un trattamento gli ha concesso l'immortalità. Da allora l'Uomo Scimmia non è più invecchiato...
* * *
È con questa immagine di eterna giovinezza che, anche noi, vogliamo accomiatarci da Tarzan. È così che ha voluto lasciarcelo in eredità il suo creatore.
Edgar Rice Burroughs, infatti, aveva iniziato un nuovo romanzo di Tarzan nel 1946, ma si è spento il 19 marzo 1950 lasciandolo incompiuto.

giovedì 18 ottobre 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: Viaggio allucinante (ZCSC36)



Il trentaseiesimo numero in edicola oggi contiene la storia completa “Una impresa disperata” e la prima parte della storia “Assalto alla banca”.



UNA IMPRESA DISPERATA


Homerus Jr. Bannington è un ricco strampalato che vuole percorrere il corso inesplorato del fiume Tallapoosa e arrivare fino al lago Cherokee. Bannington vuole realizzare una nuova “Odissea”, che poi narrerà in versi. In effetti, il viaggio sulla nave Athena si rivela irto di difficoltà: piante carnivore, mostruose scimmie intelligenti, misteriosi pinnacoli di roccia che sembrano dotati di volontà propria, una spettrale nebbia violacea che si leva dalle acque e dalla quale emergono strane, inquietanti figure...

Ennesimo caposaldo della saga zagoriana, quella che forse costituisce (foss’anche solo per il titolo di uno degli albi che la compongono, Odissea Americana) la dimostrazione per eccellenza di quella che è l’Avventura con la A maiuscola nel mondo dello Spirito con la Scure: la gag iniziale di Cico e Trampy, il tema del lungo viaggio in territorio inesplorato, i pericoli di una natura “nemica” che è sempre difficile sconfiggere, le piante assassine, gli scimmioni bellicosi, le rapide pericolose, le rocce che crescono e crollano, il canyon infuocato, la nebbia infernale (commovente la capitolazione di Zagor di fronte alle ombre dei suoi amati genitori...), il sacrificio e l’abnegazione dei membri dell’equipaggio (tutti ben caratterizzati, dal primo all’ultimo).
Ed infine, la riflessione morale a cui giunge Homerus Jr. Bannington e che chiude degnamente la storia: “Quattro morti, quattro giovani vite sacrificate sull’altare della mia folle ambizione. Il prezzo sarebbe stato troppo alto anche per un’autentica opera d’arte”.

lunedì 15 ottobre 2012

Visita alla redazione (10.10.2012)


Il 10 ottobre sono andato in redazione a trovare l’amico Moreno Burattini

 
Ecco a voi le anteprime dei numeri 40 e 41 della Collezione Storica a Colori di Zagor

Versione cartacea dei redazionali del n. 40, da sottoporre alla correzione di Moreno Burattini




 
Versione a computer dei redazionali del n. 40, elaborata da Luca Crovi







Provvisoria composizione del volume n. 41





 

 

 

mercoledì 10 ottobre 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: L'ombra del vampiro (ZCSC35)


Il trentacinquesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell’avventura contro il Collezionista e la storia completa “Angoscia”.

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ANGOSCIA!

Su richiesta dell’amico Buddy Parkman, Zagor e Cico decidono di accompagnare, sotto falso nome, suo figlio Albert, che sta per guidare la sua prima carovana di pionieri.
All’inizio la spedizione non incontra problemi (anche se c’è un carro misterioso guidato da tre Ungheresi che non si mischiano agli altri pionieri), ma in seguito il viaggio verso Fairmont comincia ad incontrare delle difficoltà.
 I nostri vengono attaccati dagli indiani Yurok, che li accusano di aver ucciso una giovane squaw (che presenta due piccoli segni sul collo); provata la loro innocenza, proseguono il viaggio, allorquando due aiutanti di Parkman scappano con il carro degli Ungheresi, credendolo pieno di beni preziosi. Uno di questi viene trovato morto con sul collo gli stessi segni della giovane indiana, mentre l’altro muore cadendo tra le rocce, completamente impazzito.
Al termine del viaggio Zagor, Cico e Albert Parkman vengono ospitati nella dimora del barone Bela Rakosi, il padrone dei tre misteriosi Ungheresi. Ma il giovane Parkman, notte dopo notte, diventa sempre più debole ed è vittima di orribili incubi... E perché il barone ha un’incomprensibile paura dell’aglio e degli specchi e non si fa mai vedere di giorno?
Sarà un medico, il dottor Metrevelic, a svelare a Zagor l’agghiacciante verità: il barone Rakosi è un vampiro, un non-morto, che dorme di giorno e si ciba di sangue umano la notte!
Zagor lo affronta: è un confronto impari, perché il vampiro ha una forza sovrumana e il Re di Darkwood rischia più volte di soccombere.
Ma il sorgere del sole spazzerà via l’incubo...

Per quel che mi riguarda, anche a costo di scandalizzare qualcuno, devo dire che, sia fumettisticamente che affettivamente parlando, questa è a mio parere la più bella avventura di Zagor!!!
La storia è, nel contempo, ricca di pathos e di comicità. I momenti drammatici e di tensione si alternano sapientemente con quelli più “leggeri”: l’atmosfera cupa che grava sulla carovana, prima, e alla magione di Rakosi, poi, è quasi palpabile; e le surreali gag di Cico con il vampiro sono tra le migliori di sempre.
Nella mia fanciullezza, i tre albi della serie gigante sui quali si dipana la storia in questione me li sono portati a spasso un po’ dappertutto, ovunque andassi per brevi periodi (settimane bianche, week-end in montagna, etc.) fin quasi a consumarli nella lettura.
Tra l’altro, gli albi “Angoscia” e “Alba tragica” mi furono proditoriamente sottratti da mani ignote in una di queste trasferte... Li recuperai appena mi fu possibile, ma da allora non sono più usciti più da casa mia...

mercoledì 3 ottobre 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: Rolling Town (ZCSC34)





Il trentaquattresimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell’avventura con lo scrittore Eddy Rufus, la storia completa “La strada di ferro” e la prima parte della storia “Indian Circus”.

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LA STRADA DI FERRO

Lingegner Robson sta costruendo unaltra linea ferroviaria: ma gli indiani Kickapus si rivelano un’autentica spina nel fianco. Attaccano il treno sul quale l’ingegnere sta viaggiando con Zagor e Cico, diretto a Rolling Town, un misero agglomerato di baracche abitate da operai. Il treno diventa un mattatoio, l’attacco decima le file del drappello di soldati richiesto dallo stesso Robson per cercare di arginare le incursioni e i sabotaggi ad opera degli indiani medesimi, attentati inspiegabili visto che la ferrovia lambisce solamente i confini della riserva.
In realtà i Kickapus sono guidati da un giovane e irrequieto guerriero, Atkor, che attacca i visi pallidi per ricevere viveri e coperte (che il governo americano, contravvenendo ai patti, non manda più loro) da parte di un inquietante individuo nascosto dietro una Maschera Bianca, sotto la quale si cela l’insospettabile Mr. Ramsey, un mercante di Rolling Town che ha interesse a ritardare i lavori della ferrovia per continuare ad arricchirsi grazie agli empori, alle bische e ai bar da lui posseduti.
Smascherato, Ramsey muore ucciso dagli stessi Kickapus, che depongono così l’ascia di guerra.


Storia che, tra scontri a fuoco, agguati e siparietti comici di Cico, risulta coinvolgente e di piacevole lettura.
Fino a quando avrò un soffio di vita in corpo, le vostre vergognose manovre troveranno un duro ostacolo!. In questa frase di Zagor è racchiuso tutto il senso di questa avventura: il progresso e lavidità stanno annientando le popolazioni indiane, ma sorgerà sempre qualcuno disposto a battersi per i loro diritti!







 
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INDIAN CIRCUS

Indiani di diverse tribù (tra i quali Tonka, l’amico di Zagor) vengono rapiti dal bieco Rod Mac Carthy, il Collezionista, un ex ufficiale che li costringe a esibirsi nell’Indian Circus, una specie di zoo viaggiante nel quale i pellerossa vengono trattati alla stregua di animali selvaggi...
Dopo un paio di tentativi andati a vuoto, Zagor riesce a far fuggire gli indiani dal circo, mentre il Collezionista viene ucciso dal valoroso Falco Rosso che sacrifica la sua vita per far riguadagnare la libertà agli altri. Essi potranno continuare a vivere a Darkwood, sotto la protezione di Zagor.
A mio parere Indian Circus è un’avventura indimenticabile e coinvolgente: nessuna sbavatura nella trama lineare, corredata da disegni bellissimi!
L’idea dell’alleanza tra le diverse tribù indiane rappresentate dai prigionieri del Collezionista è grandiosa, così come l’idea finale di una Darkwood disposta ad accogliere come suoi “cittadini” anche indiani di terre lontane.
Segnalo tre “striscie” di Ferri su tutte: Cico che al circo inganna l’attesa mangiando e bevendo; Zagor che si avvicina al carrozzone del Collector volando tra gli alberi al chiaro della luna piena; l’ultima scena, in cui Zagor conduce i pellerossa a Darkwood verso la libertà.
Come già raccontato altrove in questo blog, l’albo gigante mi venne spedito gratis dall’(allora) Editoriale Cepim perché avevo partecipato al primo referendum tra i lettori.

mercoledì 26 settembre 2012

Zagor Collezione Storica a Colori: Uno strano visitatore (ZCSC33)



Il trentatreesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell’avventura contro Eskimo e la maggior parte della storia “Uno strano visitatore”.

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UNO STRANO VISITATORE

Eddy Rufus scrive e pubblica racconti che hanno per protagonista Zagor! Insoddisfatto di ricevere solamente notizie di seconda mano, portate dagli occasionali commercianti che si recano ad est, egli decide di recarsi a Darkwood per conoscere di persona il “suo” eroe.
Zagor permette a Rufus di passare alcuni giorni presso il rifugio della palude; lo scrittore spera di vedere Zagor in azione e trarre così ispirazione per nuovi racconti. Ma (fortunatamente) Darkwood attraversa un periodo di tranquillità.
Rufus sta già meditando di tornarsene all’est, quando Zagor si trova improvvisamente coinvolto in un’imminente guerra tribale tra gli Oneida e i Wyandot, a causa del furto di un totem. Zagor riesce ad evitare le ostilità rintracciando il feticcio e scoprendo il responsabile: lo stregone dei Wyandot, corrotto da un misterioso personaggio che riesce ad ucciderlo prima che possa rivelarne l’identità.
Immediatamente dopo, scoppia un conflitto tra i trappers di “Doc” Lester e i soldati, colpevoli di avere incendiato le case dei cacciatori. Anche in questa occasione Zagor riesce a pacificare gli animi e a scoprire che il tutto era stato congeniato da Volpe Errante, un commerciante indiano apparentemente innocuo.
Ma la rivelazione più sconcertante giunge alla fine: è Eddy Rufus il responsabile di tutto!
È lui che ha pagato Volpe Errante affinché provocasse la guerra indiana tra i Wyandot e gli Oneida e lo scontro dei trappers con i soldati, al solo fine di trarre spunti per poter scrivere nuove avventure su Zagor!
Vistosi scoperto, Rufus cerca di uccidere Zagor ma viene fermato dal provvidenziale intervento di  “Doc” Lester, ed assicurato alla giustizia.

Bellissima storia, ricca di momenti coinvolgenti e di colpi di scena.
Nolitta riesce fino alla fine a tenere nascosta ai lettori l’identità del vero responsabile dei disordini a Darkwood, delineando il personaggio di Rufus con caratteristiche apparentemente “positive” che lo rendono immediatamente simpatico e che di conseguenza fanno sì che sia ancora più scioccante la rivelazione finale.
Singolare, poi, come dalla narrazione riesca ad emergere il rapporto di amore/odio che lega Rufus a Zagor: lo scrittore “ama” lo Spirito con la Scure come fosse una sua creatura ma non disdegna di adoperarsi per metterlo in serie difficoltà, giungendo persino a tentare di ucciderlo!
Accanto a Eddy Rufus incontriamo altri interessanti personaggi: i trappers di Darkwood (qui alla loro seconda apparizione dopo l’avventura I cacciatori di uomini), i sakem degli Oneida e dei Wyandot, Volpe Errante e, naturalmente Cico, il quale trova subito da lamentarsi che nei racconti di Rufus la sua persona viene del tutto ignorata!!!
Molto bella l’ambientazione “silvana“, resa benissimo dai chiaroscuri di Bignotti, i cui disegni in questa avventura mi sono sempre particolarmente piaciuti.