Con una pausa
leggermente minore
rispetto a quella
dell’ultima volta
(anche se più lunga
di quelle
a cui in passato
eravate abituati)
eccoci ad un nuovo
appuntamento
della rubrica
“A domanda… Moreno risponde”!
Questa
volta si parlerà dell’ultima storia
disegnata
dal maestro Gallieno Ferri,
del
significato dell’aggettivo “bonelliano”
e
degli inevitabili refusi…
…ma anche delle
gag di Cico, di Durga l’Egiziano,
della città di
Port Whale, della nascita dell’amicizia
tra Burattini e
Boselli, delle prossime
storie zagoriane
di Tito Faraci…
e di molto altro ancora!
Da ultimo, segnalandovi che Moreno risponde
anche a una domanda a mio giudizio molto importante,
e cioè se è più forte
l’amicizia o l’amore,
lo ringrazio come di
consueto
per il tempo che ci
dedica e per la sua disponibilità…
…non dimentichiamo,
infatti, che con la prossima serie
toccheremo quota 1100 domande/risposte!

1 – Caro
Moreno, alla fine dell’avventura “Tropical Corp”, sia le persone implicate
dietro la scrivania, sia quelle utilizzate per l’azione sul campo, o almeno i
capi principali, non sono deceduti. Il laboratorio scientifico dove i germi
della febbre gialla erano stati colti è stato distrutto con un colpo di
cannoncino ma... non ci vuole molto affinché un altro scienziato, per esempio
un Adolfo Verybad, possa riuscire a rimettere insieme i “pezzi” andati in
frantumi nella colluttazione. Potrebbe addirittura essere messo nella
condizione d’obbligo di riottenere quell’effetto sulle popolazioni di Darkwood,
a causa dell’intervento di un redivivo Caniff o del suo superiore Jordan.
Dopotutto, ne “La rivolta” un vecchio nemico creduto morto era miracolosamente
sopravvissuto alla fucilazione, dunque perché non credere che anche Caniff o
chi per lui possa essere sopravvissuto a tanti anni di galera, se non all’ergastolo
vero e proprio, covando vendetta contro Zagor e soci?
I “cattivi” che covano un senso di rivalsa nei confronti di Zagor
sono una pletora innumerevole, e se si trattasse soltanto di trovarne uno per
imbastire un nuovo racconto di una tentata vendetta ai danni del nostro eroe,
certamente anche Caniff potrebbe essere un ottimo candidato al ruolo.

2 – Gentile
Moreno, so benissimo che richiedere l’ennesimo ritorno possa essere un’arma a
doppio taglio, oltre al rischio di vedere cassata questa domanda. Però, voglio
partire dal principio, dal fatto che tutti possano essere riutilizzabili, con
la giusta storia ed il giusto spunto. Non essendo sceneggiatore, lo spunto non
posso proprio dartelo. Quello che posso provare a fare, se il curatore di
questo Blog me lo permette, è ricordare un personaggio che, fra tanti, non è
morto. Egli è finito con la testa sbattuta contro un albero a seguito di uno
scontro con Zagor, ma appare ancora vivo, secondo le parole dette dallo Spirito
con la Scure al termine della storia. E la storia di cui parlo è “Pugni e
pepite”. Durga, l’egiziano, membro provvisorio della grande famiglia dei
saltimbanchi Sullivan, che fanno il loro vero e proprio debutto in un’avventura
in tempo reale proprio in questo racconto, si trovano a dover svolgere indagini
per riuscire a scagionare dalle accuse di furto e di aggressione Tobia
Sullivan. Durga, alla fine, verrà scoperto come vero colpevole e riesce a
mettere in grossa difficoltà Zagor nella lotta corpo a corpo. Ovviamente finirà
col perdere, perché lo Spirito con la Scure, a meno di casi speciali, non può
finire a terra di fronte ad un avversario non propriamente principale. Ed è
proprio questo il punto: dopo anni di mancanza dalla serie, avrà sicuramente
affinato le proprie tecniche, imparate sia in Egitto sia grazie agli stessi
Sullivan. So di non essere il primo a fare questo genere di richieste, e non so
se sia un personaggio abbastanza interessante per lei da far tornare, però mi
ha colpito sia per le sue motivazioni finali sia per le sue tecniche di lotta.
Cosa si ricorda di lui e quale impressione le fece la prima volta che riuscì a
leggerne le gesta?
Ho un buon ricordo di “Pugni e pepite” perché, da appassionato di
giallo (e soprattutto del giallo del genere “whodunit”, quello che sfida il
lettore a scoprire “chi è stato”) ho molto apprezzato la rivelazione di un
colpevole insospettabile come Durga. Gallieno
Ferri, poi, lo aveva caratterizzato molto bene. Se qualcuno proporrà un
soggetto che lo riporti sulla scena in modo convincente, potremmo senz’altro
rivederlo.
3 – Caro
Moreno, cosa significa “modificare” il proprio stile di disegno ad uno
Bonelliano? Quali sono le differenze fra lo stile Bonelliano ed altri?
Anni fa mi chiesero di scrivere un articolo, che finì pubblicato non
ricordo più dove, in cui venisse spiegato che cos’era la “bonellianità”. All’epoca
(Sergio era ancora fra noi) credevo
di saperlo e cominciai così: «l’aggettivo “bonelliano” non significa
semplicemente “pubblicato da Bonelli”, come “mondadoriano”. L’accezione è
diversa e assai più complessa, riguarda un particolare modo di intendere e fare
fumetto e si potrebbe discutere a lungo una definizione più congrua e
soddisfacente. “Bonelliano” significa necessariamente “popolare”? Chi abbia in
mente la popolarità degli eroi di casa Bonelli, sarebbe tentato di rispondere
di sì. La “bonellianità” sembra effettivamente sinonimo di una produzione
senz’altro di buona qualità, ma rivolta a un pubblico larghissimo e pertanto
non sofisticato, né cerebrale, senza
pretese “artistiche”. In realtà
ci sarebbe da chiedersi perché mai un qualunque frutto dell’ingegno che piaccia
al vasto pubblico non possa avere anche uno spessore artistico. Una delle
caratteristiche della “bonellianità” è viceversa quella di aver felicemente
risolto, trovando un giusto e non facile equilibrio, l’annosa dicotomia tra
fumetto seriale e autoriale, fra produzione popolare e produzione colta». Oggi,
la “bonellianità” è, probabilmente, un’altra cosa, anzi, più altre cose, nel
senso che la produzione si è diversificata e se ci sono fumetti ancora
riconoscibili come “bonelliani” per la rassicurante gabbia su tre strisce che
garantiva una facilità di lettura e identificava il prodotto, vero è che ai
giorni nostri l’offerta è più variagata, il centro di gravità permanente ha più
di un fuoco attorno al quale ruotano le proposte, si parlano linguaggi diversi
(prima la vetrina era più omogenea). In altre parole, se trent’anni fa ancora
il disegno bonelliano si caratterizzava per una leggibilità (non disgiunta
dalla qualità) che permetteva a tutti (dall’intellettuale al lettore con la quinta
elementare) di trovarsi a proprio agio nel fruire del racconto, oggi ci sono
probabilmente disegnatori (per non parlare degli sceneggiatori) che una buona
parte della vasta platea del pubblico bonelliano non sente più come rivolti a
chiunque. Io stesso, di fronte a certi nostri prodotti, di cui pure capisco il
valore e intuisco le potenzialità, mi dico: “bello, ma non stanno parlando a
me”.

4 – Caro
Moreno, da qualche tempo ho appreso, per varie vie, che esiste nei vostri
semi-segreti cassetti una storia mai pubblicata, ma completamente sceneggiata,
di Marcello Toninelli. Si chiama “I
Crociati” e non so se sia mai riuscito a leggerne la trama, ma contando le
altre storie ormai non più pubblicabili a causa del passare del tempo, non
esiste modo affinché possiate voi della Redazione deliziarci con un’ultima
storia lunga (credo che lo sia) del Grande Maestro per Zagor?
Ho visto anch’io, in un cassetto ereditato dalle precedenti
gestioni, quella sceneggiatura. Non so dire perché a suo tempo sia stata
accantonata. Probabilmente, se Decio Canzio
o Sergio Bonelli preferirono non
affidarla a un disegnatore, c’era qualche controindicazione (che ignoro). Non
l’ho letta e non so quale sia l’argomento, anche se il titolo lascia immaginare
qualcosa, e chissà che qualcosa nella trama non entri in contrasto con “I
cavalieri del Graal”, uno Speciale mio e di Ferri del 1998 (dove, per combinazione, fanno ritorno alcuni
personaggi toninelliani, come Beau Whyndam, sua moglie Kee-Noah e il russo
Bezukoff). Ipotizzo che a distanza di tanti anni (una quarantina) lo stesso
autore preferirebbe rimetterci le mani. Ci sono comunque altre storie giacenti,
negli archivi di un po’ tutte le testate, e a volte capita di poterle
recuperare, altre volte no. In ogni caso, un “ripescaggio” del genere dovrebbe
essere discusso con i direttori, magari anche per trovargli una collocazione,
che non potrebbe essere, credo, quella delle serie regolare.

5 – Egregio
Moreno, quali sono i suoi ricordi, sia personali che lavorativi, riguardanti la
Sua scomparsa collega Maria Baitelli?
Personalmente ho solo ricordi belli. Mi ha sempre accolto con il
sorriso (era una donna, peraltro, molto bella) e dato indicazioni sempre
professionali sul lavoro da svolgere in redazione, che dirigeva. Poi, so che
aveva fama di essere molto volitiva e finanche severa nello svolgere le sue
mansioni. Io, che sono sempre stato un bravo soldatino, non ho mai avuto problemi
nell’interfacciarmi con lei.
6 – Caro
Moreno, come e quando ha conosciuto per la prima volta Mauro Boselli? Che cosa ha spinto due colleghi, uniti dalla
passione fumettistica, ma non solo da quella, a diventare amici?
Se dovessi ricordare la prima volta che ho visto Mauro di persona sarei in difficoltà.
Immagino sia accaduto nel 1990, anno in cui ho cominciato, da collaboratore
esterno, a fare le mie prime visite in redazione. La prima in assoluto avvenne
nel 1989, ma sospetto che all’epoca Boselli
lavorasse ancora nella sede storica ma ormai distaccata di via Ferruccio 15,
quindi è probabile che in quell’occasione non lo abbia visto. In via Ferruccio
15, fra le altre cose, si allestivano Pilot, Orient
Express e i rispettivi albi monografici. Mauro, all'epoca, non era ancora lo sceneggiatore inarrestabile di
oggi, ma un “semplice” redattore, con tutte le virgolette del caso. Fra le sue
mansioni, c’era quella di curare la testata di ristampe “Tutto West”, sulla
quale teneva una rubrica di corrispondenza con il pubblico. E io gli scrissi,
ponendo una domanda. La questione era la seguente: come mai, se uno guarda le
foto d’epoca del West vede che tutti gli uomini portano i baffi, mentre nei
fumetti western predominano gli eroi glabri? La risposta di Boselli, pubblicata su un qualche
numero successivo, fu più o meno questa: è vero, nella realtà gli abitanti del
West erano quasi tutti baffuti e barbuti, ma gli eroi dei fumetti degli anni
Cinquanta e Sessanta si rifacevano, quanto a look, non tanto alla
documentazione storica ma ai modelli cinematografici che andavano per la
maggiore ai quei tempi, e gli attori del periodo erano tutti ben
rasati. Replica inappuntabile. Stabilito il contatto, non mollai la presa:
continuai a scrivere al redattore di Via Ferruccio. Lo sventurato rispose, ogni
volta. E appena fummo entrati in confidenza, gli chiesi un articolo per la
fanzine “Collezionare”, da me curata. Si trattava di raccontare chi erano,
com’erano e che facevano i redattori di Casa Bonelli. Mauro accondiscese e l’articolo fu pubblicato. Insomma, diventammo
amici prima di diventare colleghi. Cominciammo a scrivere Zagor praticamente
insieme: la mia prima storia, “Pericolo Mortale”, è del maggio 1991, la sua,
“La fiamma nera”, del giugno dello stesso anno. In realtà, lui aveva già
scritto alcuni episodi di “River Bill”, un personaggio nolittiano ospitato
appunto su “Tutto West”, pubblicati nel corso del 1990. Ottenuto un ufficio al
piano terra di via Buonarroti, Boselli
fu promosso a curatore di Zagor e quindi i contatti fra me e lui (io a casa in
Toscana, Mauro a Milano) divennero
quasi quotidiani: discutevamo i miei soggetti e le mie sceneggiature, che lui
approvava (o non approvava) e nel caso correggeva (il più delle volte, come
egli stesso ha raccontato, gli andavano berne). Io salivo in redazione una
volta ogni due o tre mesi per cui facevamo brainstorming di persona. Nel 2001
sono stato chiamato a lavorare in via Buonarroti proprio per fargli da
assistente, dato che oltre a Zagor doveva pensare anche a Dampyr (e da “Il
passato di Carson”, che è del 1994, anche a Tex). Dividendo la stessa stanza
praticamente tutti i giorni il nostro legame non ha potuto che consolidarsi. Da
lui ho imparato il mestiere del redattore e nel 2007, quando sono stato
considerato ormai navigato, ha passato a me la cura di Zagor.

7 – Caro Moreno, ne “L’antica maledizione”, ultima
storia disegnata dal Maestro Gallieno
Ferri, quest’ultimo arriva ad un tot di pagine prima di lasciare il posto a
Marco Verni e Gianni Sedioli. Mi dica se sbaglio, ma almeno una vignetta
precedente all’ultima pagina da lui disegnata (si parla di due o tre pagine
prima) sembra essere stata rifatta da uno fra gli stessi Sedioli o Verni. È
possibile che sia così?
La malattia e poi la morte di Gallieno Ferri (avvenuta nell’aprile del 2016) hanno interrotto la
realizzazione de “L’antica maledizione” (Color n° 5, agosto 2017) a tavola 63, quella pubblicata a
pagina 67 dell’albo. Dalla tavola successiva le matite sono di Gianni Sedioli, le chine di Marco Verni. Tuttavia, come ci si può
rendere conto guardando i tratti delle ultime vignette di Gallieno, la sua mano si era fatta incerta, nonostante egli si
sforzasse di portare a compimento un racconto che gli costava grande fatica
disegnare, viste le sue condizioni. Ma disegnare era ciò che aveva fatto da una
vita e praticamente se ne è andato con il pennello in mano. Consegnando la
sceneggiatura di Jacopo Rauch a Sedioli e Verni si è creato il problema di “ammortizzare” la differenza tra
le mani degli illustratori, in modo che si notasse il meno possibile il
passaggio. Quindi, sì: i due allievi romagnoli hanno rifinito alcune delle ultime
vignette del Maestro ligure, con grande rispetto e, lo assicuro ricordando ciò
che ci dicevamo in corso d’opera, molta commozione.

8 – Caro
Moreno, potresti spiegarmi la differenza tra la morte di un amore, come quello
che stava per nascere con Jenny, e l’amicizia con Cico che si protrae
fumettisticamente da più di 60 anni, e quindi, pur avendo visto lo stesso
Messicano rischiare la vita più e più volte, il non volere una persona al
fianco quando al proprio fianco ne ha una da eoni, pur non essendone ovviamente
innamorato? Che sia l’amore più forte di un’amicizia?
Direi che ci sia molta differenza fra il sodalizio tra due amici che
per libera scelta combattono insieme (Cico si può senza dubbio definire, a suo
modo, un “pard” di Zagor come Carson lo è di Tex), e il rapporto di amore che
lega un uomo e una donna. Non mi si potrà, spero, accusare di sessismo se
sostengo, soprattutto riferendomi a un contesto ottocentesco (qual è quello
zagoriano), che in una coppia il compagno tenda a proteggere la compagna che
potrebbe essere la madre di suo figlio. Si dice, a ragion veduta, che
l’universo di riferimento dello Spirito con la Scure sia quello de “L’ultimo
dei Mohicani”. Ecco, sarebbe strano immaginare Nat Bumppo (nel film del 1993
interpretato da Danidel Day Lewis), Uncas e suo padre Chingachgook non cercare
di proteggere Cora e Alice. Così come sarebbe impossibile ritenere che Tex
Willer avrebbe dovuto portare con sé la moglie Lilyth durante le sue più
pericolose imprese. Non significa che l’amore sia necessariamente più forte di
una amicizia (anche se si potrebbe discutere valutando quale amore e quale
amicizia), ma che i due sentimenti (che hanno caratteristiche diverse) si
esprimono in modo differente. Concludo facendo notare, comunque, come non sia stato
io a decidere che Zagor abbia per compagno d’armi il fido Cico e non una
fanciulla, e che il nostro eroe abbia scelto per sé (a torto o a ragione) una
vita da single: è stato Guido Nolitta.
Lui ha sceneggiato la scena in cui lo Spirito con la Scure si accommiata da
Frida Lang al termine dell’avventura de “La marcia della disperazione”,
allontanandosi (peraltro dalla finestra) dopo aver fornito alla giovane donna
tutte le spiegazioni del caso. Io, con la storia della morte di Jenny, ho
soltanto spiegato di nuovo le sue ragioni.

9 – Caro
Moreno, grazie a “Il morbo” siamo riusciti a vedere una storia zagoriana in
stile manga. Senza toccare la regolare, vedrebbe bene una storia zagoriana in
stile manga ma molto più lunga?
Non mi pare che si possa parlare de “Il morbo” (storia apparsa sullo
Zagor Più n° 1, nel 2021) come di una storia illustrata in “stile manga”. Direi
piuttosto che Walter Venturi abbia
approfittato della maggiore libertà espressiva concessa dai “Racconti di
Darkwood” per sperimentare un tratto grafico un po’ diverso dal solito per
adattare i propri disegni alle caratteristiche decisamente insolite della
sceneggiatura di Tito Faraci (anche
lui deciso a far uso della possibilità di battere strade alternative offerta
dalle storie brevi). Lo “stile manga” è decisamente un’altra cosa (in casa
Bonelli forse ci si può essere un po’ avvicinati con “Attica”, di Giacomo Bevilacqua). Detto ciò,
sicuramente ci saranno autori che sperimenteranno nuove formule, come per
esempio hanno fatto Lola Airaghi o Fabiano Ambu (solo per citare due
nomi); escludo però che ci possano essere storie zagoriane realmente realizzate
in “stile manga”. Non perché vi sia un mio giudizio negativo verso il fumetto
giapponese, ma perché la tradizione zagoriana è un’altra.
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10 – Gentile
Moreno, ti voglio chiedere come mai in seconda di copertina di “Yellow Rocks”
sia scritto come titolo della storia che inizia nella seconda parte dell’albo
il titolo di lavorazione “Furia omicida” mentre il titolo vero e proprio, così
come appare nella prima pagina della storia, sia invece “Ossessione mortale”?
Sono cose che, purtroppo, succedono (e succederanno ancora). Nella
fattispecie, la storia sceneggiata da Jacopo
Rauch aveva un titolo di lavorazione che era “Furia omicida”, che però
ricordava troppo il titolo dell’albo n° 129 di Zagor, “Follia omicida”. Si è
deciso perciò di cambiarlo in “Ossessione mortale”, ma sono rimasti indicati
entrambi. Questo tipo di incidenti accadevano anche in passato (non è che ai
“bei tempi che furono” i refusi non ci fossero), tant’è vero che, solo per fare
un esempio, il n° 34 della Collana Araldo (quella del Comandante Mark) recava
in costolina il titolo “Nel campo nemico” e in copertina “Nel campo indiano”.
Si veda la foto allegata.

11 – Buongiorno da Matteo Agostini. Innanzitutto i miei complimenti a
Moreno che con le sue storie mi fa sognare da più di trent’anni e naturalmente
agli altri sceneggiatori e disegnatori in forza allo staff. La serie regolare
procede alla grande, secondo me, ma essendo anche un lettore di Tex mi sono
posto una domanda. Perché non cominciare una serie parallela da affiancare alla
Zenith con un giovane Zagor come con la collana Tex Willer? Forse ci state già
pensando o non lo ritenete fattibile? Secondo me avrebbe un grosso successo.
Sarebbe una cosa sicuramente bella, forse buona, non so quanto
giusta (nel senso che i conti e le previsioni sul venduto vengono fatti dai
direttori).
12 – Caro
Moreno, dopo aver letto per la prima volta la storia “Il battello dei misteri”,
contenuta nello Speciale Zagor n. 35, ho due domande da porti. Il sergente
baffuto che aiuta Zagor e Cico, di nome Pokofiev, è ripreso dalla fisionomia
dell’attore Wilford Brimley visto in Cocoon e Cocoon 2? E poi, ad un certo
punto del racconto, il tenente Daye scompare nettamente di scena, e non
sappiamo quale fine abbia fatto. Come mai questo lapsus?
Il sergente de “Il battello dei misteri”, Prokofiev, non è ispirato
all’attore Wilford Brimley, ma a un personaggio nolittiano del 1959: il baffuto
Sam, partner del Giudice Bean (insieme al nipote di quest’ultimo, Danny), così
come immaginato graficamente da Sergio
Tarquinio. Riguardo al tenente Daye, a pagina 48 dello Speciale n° 35 viene
detto che resta al Trading Post (con altri due soldati) per occuparsi del
militare rimasto ferito (quello salvato da Zagor). Non mi pare un lapsus il
fatto che non lo si riveda più, come non si rivede il Trading Post: si può
immaginare che avrà fatto ritorno al suo Forte di competenza (non sempre è
necessario raccontare la rava e la fava). In ogni caso, può anche darsi che in
certe storie ci scappi il lapsus.
13 – Caro
Moreno, quali sono (se ci sono) le nuove storie di Tito Faraci in arrivo sulla serie regolare di Zagor? Oppure si
limiterà a tornare in quelle fuori serie?
Tito sta scrivendo due storie di Zagor. Credo
che si tratteranno di uno Speciale e di uno Zagor Più, però poi bisognerà
vedere quali saranno, a cose fatte, le esigenze di programmazione.
14 – Caro
Moreno, correvano gli anni 1830-1831 quando molti esuli polacchi finirono in
Francia dopo aver perduto l’occasione di sconfiggere la Russia a seguito di un’insurrezione.
La Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo venne formata
in quegli anni e, grazie ad essa, vennero aiutati sia gli esuli che i rifugiati,
sia persone bisognose di aiuto provenienti dalla Polonia. Non c’è scritto da
nessuna parte che non fossero già presenti negli Stati Uniti, proprio nel
periodo sovracitato. Un periodo dove vengono ambientate proprio le avventure
dello Spirito con la Scure, e da dove magari prendere spunto per crearci sopra
una storia. Cosa ne pensa?
La questione degli esuli polacchi e della resistenza alla
dominazione russa è stata affrontata nel secondo Zagorone, “L’uomo che
sconfisse la morte”, del 2012. Questo il riassunto che si legge sul sito
Bonelli: “Un antico nemico, creduto morto, torna dall’Oltretomba e sfida Zagor,
sostenendo che il Grande Spirito ha prescelto lui alla guida delle tribù di
Darkwood e che proprio il suo ritorno in vita ne è la prova. Nel corso di un
drammatico duello di fronte a tutti i sakem della foresta, Zagor viene
sconfitto nel modo più incredibile... Ma c’è qualcosa di accaduto nel passato
che influisce anche sul presente: infatti, lo Spirito con la Scure, prima di
questi fatti, si era trovato coinvolto nella lotta contro un nobile russo, il
conte Zalacenko, deciso a dare la caccia a una comunità di profughi polacchi,
oppositori politici del regime zarista che domina il loro Paese. Che
collegamento hanno le due vicende? Solo il tragico finale di una storia tesa e
senza respiro, lo rivelerà”.

15 – Caro
Moreno, capisco che possa essere la tradizione, e pur non essendo contro alle
lunghe gag di Cico, ti chiedo da semplice fan, forse come voce fuori dal coro,
che quelle iniziali, quelle che fanno da preludio alla trama vera e propria,
non siano sempre slegate da essa ma che, perlomeno, vengano agganciate a quella
che sarà poi la vicenda vera e propria. Chiedo troppo?
La tradizione delle gag iniziali con protagonista Cico slegate dalla
vicenda che introducono è, appunto, una tradizione (era quasi la regola nei
classici nolittiani). Se qualche volta è stata fatta anche di recente o se
qualche volta lo rifaremo ancora, sarà solo in omaggio a quella consuetudine.
Però, ciò detto, mi pare che gli sketch di questo tipo siano ormai una assoluta
rarità, e quando Cico si rende protagonista di qualche gag questa risulti
inserita nel contesto della narrazione. Tuttavia non chiedi troppo,
naturalmente, come non chiederebbe troppo lo sceneggiatore che, memore dei
precedenti di Nolitta, volesse fare come faceva lui.

16 – Caro
Moreno, non so proprio se ci abbia mai pensato, assieme a tutta quella valanga
di disegnatori che si trova ad avere la Casa Editrice Bonelli, ma Luigi Siniscalchi, che ha disegnato
storie per Dylan Dog, Demian, Saguaro ecc., col suo tratto potrebbe volerlo
vedere all’opera anche su Zagor oppure i suoi disegni non sono poi così affini
allo Spirito con la Scure?
Sono un ammiratore fin dalla prima ora dei disegni di Luigi Siniscalchi, che però non ricordo
essersi mai proposto come disegnatore zagoriano, avendo (credo) sempre avuto da
lavorare su altre serie. Andrebbe capito se i suoi impegni gli consentono di
mettersi alla prova sulle tavole dello Spirito con la Scure e, soprattutto, se
l’affollamento del nostro staff permetterebbe di trovargli un posto.
17 – Caro
Moreno, pur sapendo che la tecnica dell’eutanasia sia oggi molto discussa, e
che nel periodo in cui sono ambientate le storie di Zagor bastava un colpo di
pistola o un veleno per non patire i dolori di una malattia, crede che ci possa
essere abbastanza materiale per poterne parlare anche in queste storie?
L’eutanasia è un tema a me molto caro (ho anche collaborato con un
libro edito da Allagalla, “Disegni e parole per essere liberi”), però ai tempi
di Zagor non era certamente intesa come la intendiamo adesso. Di sicuro non si
poteva parlare di “accanimento terapeutico”.
18 – Gentile
Moreno, Port Whale è stata scelta in passato come base per la storia tumultuosa
di Wolfingham ed Andrew Cain ma, in fondo, perché è stata scelta dal Barone?
Quali sono le origini di Port Whale? Cosa si nasconde dietro l’aria salmastra
di quel luogo?
Credo che alcune risposte saranno fornite in una storia, in corso di
realizzazione, scritta da Giorgio Giusfredi
e illustrata da Marco Villa.

19 – Caro
Moreno, Zagor è, molto più di altri fumetti bonelliani, la rappresentazione
fumettistica della variazione di genere da storia a storia, pur cercando di far
rimanere invariati il suo carattere ed il motivo delle sue azioni. Proprio per
questo, cominciando a leggere un suo racconto, non sai mai cosa aspettarti. Un
racconto per adulti? Per infanti? Fantasy? Western? Avventuroso? Horror? Non si
può sapere, se non dalle anteprime. Ma che gusto c’è a rovinarsi la sorpresa?
Quindi comprende anche lei il grande lavoro che sta dietro a questo
personaggio, essendone da qualche anno il suo curatore. È un fumetto per tutti.
Ci saranno sempre storie più belle e meno belle, ma se non si viene
accontentati con una tematica, quella successiva potrebbe essere quella giusta
per i nostri palati. Insomma, il sense of
wonder e l’aspettativa in noi lettori è rimasta invariata, e non capisco
sinceramente tutte queste critiche (sul qui presente blog, sui forum, sui vari
social media, anche sul canale Youtube, mentre di persona non saprei proprio)
quando per godersi un fumetto non bisogna passare da detrattori, come dice lei,
bensì leggerlo con cervello, ma anche aspettandosi ironia, rilassandosi e
traendo giovamento dai comportamenti di uno Zagor che si è evoluto, insieme a
Cico, rimanendo sempre se stesso. I lettori non saranno più in numero tale come
quelli di una volta, per vari motivi, ma finché la barca viene spinta dalle sue
sapienti mani e dai suoi fidi collaboratori, vedo un futuro roseo per lo
Spirito con la Scure. Chiedo soltanto, quindi, il perché non provare
sinceramente a passare delle belle ore in compagnia del proprio personaggio
preferito, spensierate, senza andare a cercare il classico pelo nell’uovo?
Eh.
20 – Salve.
Vorrei sapere qual è il personaggio che tornerà nella sua storia che sta
disegnando Torricelli. E di quanti
albi sarà?
Si saprà entro la fine dell’anno, credo. Ma
trattandosi di una storia di Tex, le anticipazioni vanno chieste a Mauro Boselli.