È uscito in edicola il settimo volume del nuovo corso della collana Zagor Classic: periodicità trimestrale, un’unica storia completa in perfetta sequenza cronologica, senza più numero progressivo riportato sul dorso (ma solo in seconda di copertina).
Questa volta le pagine sono complessivamente 180 (copertina compresa): 162 dedicate alla storia, 1 al frontespizio, 3 all’introduzione di Moreno Burattini (che tratta delle storie dedicate al passato dell’eroe), mentre le ultime 10 propongono due articoli (il primo di Graziano Frediani intitolato “…e ora parliamo di Patrick” e il secondo di Moreno Burattini dal titolo “Il classico dei classici” con una disamina di tutte le edizioni che ha avuto nel corso del tempo la storia presentata in questo fascicolo). Tutti redazionali dal contenuto molto interessante.
L’avventura contenuta nell’albo è quella originariamente apparsa sui nn. 62/67 della Collana Lampo – IV Serie da luglio a settembre 1969 e poi riproposta per la prima volta nel cosiddetto “formato bonelliano” nei nn. 106 e 107 della Collana Zenith Gigante (corrispondenti ai nn. 55 e 56 della Collana Zagor Gigante) dei mesi di gennaio e febbraio 1970.
Il soggetto e la sceneggiatura sono di Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e i disegni di Gallieno Ferri.
Senza temere di incorrere in alcuno spoiler data la sua notorietà, ecco nel dettaglio la trama di questa pietra miliare della saga zagoriana…
In una giornata di pioggia, Cico decide di mettere in ordine la capanna nella palude e scopre un vecchio quadro che ritrae una giovane coppia. Dapprima Zagor si infuria con l’amico per avere “riesumato” il quadro nascosto, ma poi si scusa e gli confida che le persone ritratte sono i suoi genitori! Su invito del messicano, Zagor inizia a narrare la propria storia prima del loro incontro nella foresta.
Il nostro eroe era figlio di due coloni: Mike e Betty Wilding. Lui era un ex ufficiale dell’esercito ritiratosi a vivere da pioniere nei boschi. Era un uomo giusto, onesto, che non faceva distinzione di colore di pelle nei suoi rapporti con gli altri abitanti della regione. Lei era una giovane donna di origine irlandese, innamorata del marito e disposta a seguirlo ovunque.
Il loro unico figlio era nato proprio mentre suo padre, tra una battuta di caccia e l’altra, costruiva una casa che si specchiava nelle acque del Clear Water; al piccolo toccò la più meravigliosa infanzia che un bimbo potesse desiderare. Sia pure sotto le cure della madre che volle insegnargli quelle cognizioni che ella stessa aveva appreso anni prima nelle scuole europee, la vita della foresta gli offriva continue occasioni di affascinanti scoperte.
Si abituò presto a trattare con i cacciatori indiani che venivano alla capanna del padre per barattare le pelli con utensili, coperte e altre cianfrusaglie; ebbe anche modo di osservare di nascosto le tribù più bellicose di ritorno dalle loro razzie e di imparare i vari dialetti degli indiani che vivevano nella vicina foresta, il significato dei segnali di fumo e del rullare dei tamburi.
Ma tutto questo finì bruscamente quando un giorno suo padre tornò a casa con aria eccitata e sconvolta. Inseguito dai pellerossa, si barricò in casa con la moglie e il figlioletto, rivelando loro che si trattava di indiani Abenaki provenienti da lontano e guidati dal rinnegato bianco Salomon Kinsky.
Iniziò l’assedio, nel corso del quale il piccolo Wilding si trovò anche costretto ad uccidere il suo primo essere umano. La situazione era disperata: il tetto della casa era ormai in preda alle fiamme delle frecce incendiarie e i genitori del ragazzo decisero di metterlo in salvo e di attirare su di loro l’attenzione degli assedianti.
Dopo un ultimo abbraccio, Mike Wilding gettò suo figlio nelle acque del fiume Clear Water e questi venne trascinato lontano dalla corrente. Qualche miglio più a valle il ragazzo venne tratto in salvo da uno strano vagabondo di nome Wandering Fitzy, una sorta di filosofo cacciatore che viveva nella foresta, con il quale risalì il corso del fiume fino a raggiungere la sua casa ormai alle luci dell’alba.
Ma lì trovarono solo le rovine fumanti della capanna e i corpi dei genitori orribilmente straziati... Dopo aver dato loro cristiana sepoltura, sulle loro tombe il piccolo Wilding pronunciò un giuramento di vendetta contro gli Abenaki e la loro guida Salomon Kinsky!
Da quel momento Wandering Fitzy farà da novello padre per il ragazzo e gli trasmise le proprie conoscenze nonché l’abile uso della scure.
Per il ragazzo iniziò un periodo assolutamente fantastico: lui e il suo mentore si spinsero negli angoli più remoti della Pennsylvania, della Virginia e dell’Ohio, passando gli inverni ad oziare nelle tende di qualche tribù indiana, oppure ripagando con dei lavori l’ospitalità offerta da comunità di cacciatori, o dividendo le fatiche di isolati cercatori d’oro.
Gli anni passarono e il futuro Zagor crebbe forte e robusto, imparando a maneggiare la scure con la stessa abilità del suo amico.
Qualche anno dopo, la sete di vendetta portò il giovane Wilding a compiere un gesto che avrebbe segnato per sempre il suo destino. Rintracciato finalmente Salomon Kinsky (che nella zona era conosciuto come un pacifico predicatore che aveva civilizzato la tribù degli Abenaki, con i quali viveva dedicandosi all’agricoltura) egli era determinato nel suo desiderio di vendetta, ma in ciò non fu assecondato da Wandering Fitzy che, anzi, cercò invano di dissuaderlo.
I due si separarono, e il giovane – scoperto l’accampamento degli Abenaki – attaccò gli indiani con azioni da guerriglia e seminando la morte tra loro.
Infine si trovò faccia a faccia con l’odiato Salomon Kinsky e gli disse di essere il figlio di Mike Wilding... Kinsky gli rivelò, allora, che suo padre, all’epoca in cui era ancora un ufficiale dell’esercito, si era reso responsabile di un crimine terribile: aveva fatto fucilare trecentoventi abitanti, tra i quali anche donne e bambini, di un villaggio Abenaki, e per questo era finito davanti alla corte marziale ed era stato radiato dall’esercito. Ecco perché Kinsky e gli Abenaki lo avevano voluto punire con la morte.
A riprova di quanto detto, Kinsky mostrò al giovane Wilding dei giornali dell’epoca... e approfittando della sua distrazione, tentò di sparargli alle spalle. Ma ecco che sulla soglia comparve Wandering Fitzy che uccise Salomon Kinsky, rimanendo però a sua volta ferito mortalmente...
Così, nel volgere di un solo giorno, il giovane perse tutto ciò che aveva di più caro: lo struggente, idealizzato ricordo di suo padre ed anche il suo unico amico. Sconvolto e inorridito si addentrò nel verde del bosco e camminò per ore ed ore senza meta, finché la stanchezza ebbe il sopravvento e piombò in un sonno profondo tormentato dai fantasmi del passato lontano e recente.
Quindi giurò a se stesso che non si sarebbe mai più fatto ingannare dalle apparenze e dai pregiudizi, e che avrebbe dedicato la sua vita al servizio della giustizia da qualunque parte si trovasse senza badare al colore della pelle e ad altre discriminazioni...
Poi, un giorno si ritrovò a salvare da un attacco indiano un carrozzone di saltimbanchi, i Sullivan, ai quali raccontò la sua storia e i suoi intendimenti.
Essi, allora, gli consigliarono di creare attorno alla sua figura un alone di mistero ed una fama che intimidisse gli avversari... Gli fornirono anche un costume che lo rendesse facilmente identificabile ed egli decise di chiamarsi Za-gor-te-nay, che in dialetto algonkino significa letteralmente lo “Spirito con la Scure”, o più brevemente Zagor!!!
Quindi architettarono insieme la sua apparizione al Gran Consiglio di Primavera, una riunione nel corso della quale i capi di numerose tribù indiane si ritrovavano per parlare dei loro problemi comuni.
In un nascondiglio creato ad arte, Zagor attese l’arrivo dei capi indiani e, con l’aiuto di effetti sonori e visivi sorprendenti, egli apparve come uscito dal nulla ed annunciò di essere stato inviato sulla terra da Manito, il Grande Spirito, per indicare agli indiani la via giusta da seguire, per suggerire loro sagge decisioni e per condannare folli imprese di rivolta. Egli sarebbe sempre rimasto con loro ad un tempo difensore e giudice... e proclamò il suo nome: Za-gor-te-nay!!!
Naturalmente, non tutto poteva filare liscio e Oga-Ito, bellicoso capo dei Wyandot, lo sfidò e Zagor dovette combattere con lui e sconfiggerlo per dimostrare la propria potenza.
Rammaricandosi di aver dovuto iniziare la sua missione uccidendo un uomo di quella razza che aveva giurato di difendere, Zagor si accomiatò dai capi indiani con un messaggio di pace e, lanciando quello che da allora divenne il suo grido di battaglia, si allontanò nel folto della foresta...
Dopo aver salutato i Sullivan, Zagor iniziò la sua opera pacificatrice nella Foresta di Darkwood, dove trovò un isolotto circondato da sabbie mobili, sul quale costruì il suo rifugio... e da quel momento ebbero inizio le sue avventure come Spirito con la Scure!
* * *
All’epoca in cui uscì la storia (1969), i personaggi dei fumetti non avevano un background personale, perché l’approfondimento psicologico non contava molto. Con questo episodio Guido Nolitta volle dare ancora più spessore al suo personaggio dotandolo di un passato problematico e così scrisse una storia che conferì a Zagor un passato pieno di ombre e sfumature di grigio, un passato grazie al quale egli è divenuto ciò che è: il giustiziere di Darkwood.
Quando iniziai la mia collezione, questa storia era una delle più introvabili e ricercate, per cui vi lascio immaginare la mia letizia quando un vicino di casa mi prestò da leggere gli albi in questione... E subito mi venne spontaneo accostare questa avventura con quella de “Il passato di Tex”... Non me ne vogliano gli amici texiani, ma... non ci sono paragoni di sorta!!!
Questa è un vero capolavoro!!!
Appuntamento, ora, al 15 aprile con l’albo di complessive 160 pagine contenente la storia completa “Mohican Jack”!








Nessun commento:
Posta un commento