Anche quest’anno l’associazione culturale Il Mosaico di Besana in Brianza mi ha invitato a tenere una conferenza avente come tema i fumetti, così come nel 2023 ero stato invitato a parlare de “Il mondo di Zagor”, nel 2024 di “Tarzan tra romanzi e fumetti” e nel 2025 della “Storia del fumetto italiano”. La mia conferenza si terrà il 12 febbraio prossimo e sarà dedicata a Tex Willer… di cui parleremo a tempo debito.
Ma nel mese di dicembre l’associazione mi ha contattato chiedendomi se fossi disponibile a tenere una conferenza in più, sempre dedicata ai fumetti, per sostituire un altro docente impossibilitato a tenere il suo incontro dedicato alla letteratura italiana.
E così, il 15 gennaio 2026 mi sono ritrovato nuovamente nella sala conferenze de Il Mosaico per parlare de “Il fumetto nero italiano: da Diabolik a Il Morto”.
Supportata dalle tante fotografie scattate da Elda, una delle componenti del consiglio direttivo dell’associazione, ecco a voi la mia conferenza…
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Il fumetto nero italiano è un genere di fumetto che, a partire dagli anni sessanta, propose un ribaltamento della morale corrente in controtendenza rispetto al moralismo degli altri fumetti dell'epoca.
Origini
L'origine dei fumetti neri italiani risale ai romanzi d'appendice pubblicati a puntate nei quotidiani francesi dell’800, storie di facile consumo e spesso a tinte forti con intrighi, delitti e rapimenti. Fra i loro protagonisti ricordiamo Fantômas (un criminale spietato, dotato di intelligenza diabolica, abilissimo nei travestimenti, che organizza intrighi delittuosi complessi e con fini ambiziosi; egli riesce sempre a sfuggire al suo nemico giurato, l'ispettore Juve, e all'alleato di questo, il giornalista Fando), Arsenio Lupin (un raffinato "ladro gentiluomo": ruba per sé, ma anche per i più bisognosi e sempre e solo ai più facoltosi; amante delle donne, del gioco, del lusso e chiaramente del denaro, Lupin è un abile trasformista, capace di truccarsi e travestirsi secondo le occasioni in altre persone che interpreta alla perfezione) e Rocambole (avventuriero e anch’esso ladro gentiluomo, il suo nome ha coniato il termine rocambolesco, entrato nell'uso comune per riferirsi ad azioni particolarmente audaci, avventurose e spericolate).
Fantômas fu d'ispirazione per Fantax, un personaggio ideato nel 1946 dai francesi Pierre Mouchot e Marcel Navarro, un tipico giustiziere mascherato con una grande lettera “F” disegnata sul torace le cui storie presentavano intrecci verosimili e con personaggi ricorrenti che fornivano una certa continuità alla serie al fine di fidelizzare i lettori.
Fantax, protagonista di storie spesso ricche di sequenze particolarmente violente, è considerato il precursore dei fumetti neri italiani degli anni sessanta ma quando venne pubblicato nel nostro Paese nel 1948 dall'editore Giovanni De Leo non ottenne grande successo e anzi subì critiche e azioni giudiziarie a causa dei suoi contenuti forti; successivamente De Leo pubblicò altri personaggi simili, sfruttando la collaborazione con la coppia di autori francesi ma la mancanza di successo duraturo e i continui problemi legali per le accuse di incitamento alla violenza fecero interrompere la collaborazione ponendo termine a un'iniziativa e a dei personaggi in anticipo sui tempi.
Diabolik
Nel novembre 1962, ispirato a Fantômas e a Fantax, venne creato Diabolik, un personaggio che avrebbe rilanciato con successo il fumetto nero in Italia. La copertina del primo numero della serie rappresentava una donna in primo piano che urlava di terrore e riportava termini come "brivido", "diabolico" e "terrore". L'importanza di questa serie a fumetti è quella di aver permesso lo svecchiamento e lo scardinamento di un sistema nel giro di pochi anni. Diabolik non fu mai inserito in un contesto preciso e riconoscibile ma in un ambiente immaginario con scenari indefinibili. Nella serie molto è lasciato nell'indeterminatezza e molte domande sono lasciate senza risposta come le origini stesse del personaggio che verranno raccontate solo nel 1968 -dopo ben 107 numeri- nell'albo Diabolik, chi sei?. Chiuso nel suo microcosmo che lo ha tenuto distante dalle contingenze della realtà Diabolik ha così evitato quel logoramento da troppa “umanizzazione” che ha colpito invece i suoi vari epigoni oggi tutti scomparsi.
Nelle vignette delle prime storie di Diabolik si riprendono intere sequenze presenti nei romanzi di Fantômas così come la tecnica del flashback tipica di certi romanzi d'appendice. I lettori venivano poi attirati dalla genialità del protagonista e dal cinismo con cui uccideva, riuscendo sempre a sfuggire alla giustizia. Successivamente i fumetti di Diabolik si baseranno su soggetti e ispirazioni originali.
Diabolik fu creato da Angela Giussani, autrice anche delle prime sceneggiature che, a partire dal n. 14, venne affiancata per la realizzazione delle storie dalla sorella minore Luciana. È viaggiando in treno diretta dai familiari a Saronno, assieme a numerosi pendolari, che Angela Giussani matura l’idea di un nuovo fumetto: un piccolo albo destinato appunto ai pendolari, da poter facilmente portare nelle tasche delle giacche, coinvolgente e di veloce lettura, giusto il tempo del viaggio in treno. La svolta definitiva avviene, secondo una tesi quasi leggendaria, dalla lettura di un romanzo di Fantômas ritrovato casualmente sul treno per Saronno, e anche dal ricordo di un fatto di cronaca nera accaduto a Torino: il 26 gennaio 1958 un uomo era stato brutalmente ucciso e il suo assassino s'era firmato Diabolich, sfidando la polizia attraverso lettere e indovinelli, fatto rimasto nella memoria collettiva come l'assassinio di via Fontanesi. Così Angela Giussani si improvvisa scrittrice di fumetti, imparando presto e attuando un perfezionismo fatto di diverse riscritture.
Viene così creato il primo numero di Diabolik, ovvero Il re del terrore, con la trama scritta dalla stessa Angela e i disegni di Angelo Zarcone, che aveva da lei ricevuto l'indicazione di ricalcare i tratti somatici del protagonista sul divo del cinema Robert Taylor.
Questa prima uscita viene definita sulla stessa copertina come "Il fumetto del brivido"; viene inoltre specificato che si tratta di un "romanzo completo", e il prezzo è “Lire 150”. Viene distribuito all'alba di giovedì 1º novembre 1962, soprattutto nelle edicole delle stazioni ferroviarie. Diabolik è un sofisticato e spietato ladro e assassino trasformista che con l'inganno si insinua nelle famiglie dell'alta borghesia, facendo leva sui loro segreti e sulle loro debolezze. Le vendite, considerata la scarsa distribuzione, sono buone, e vari lettori contattano la casa editrice richiedendo il secondo episodio; così Angela redige una nuova trama immaginando Diabolik sostituirsi a un viscido avvocato corrotto, e la fa disegnare a una sua modista di cappellini di fiducia, Kalissa Giacobini, anche se poi fa ampiamente rimaneggiare il suo lavoro, considerato molto impreciso, dal disegnatore Luigi Marchesi. Il secondo albo, L'inafferrabile criminale, esce venerdì 1º febbraio 1963, con in copertina l'ulteriore precisazione "per adulti", e la periodicità si stabilizza a mensile. È l'inizio di una lunghissima serie di successi che dura ancora oggi, con quasi 1000 avventure pubblicate.
Kriminal e Satanik
Successivamente a Diabolik, nell'agosto del 1964 esordì in edicola Kriminal ideato da Max Bunker (nom de plume di Luciano Secchi) e disegnato da Magnus (pseudonimo di Roberto Raviola) che veste il personaggio con una calzamaglia in foggia di scheletro con un teschio come maschera. Fu la prima risposta qualificata al successo di Diabolik e non fu una semplice imitazione ma venne realizzato graficamente meglio di Diabolik non solo per i disegni di Magnus ma anche per copertine di Luigi Corteggi; le sceneggiature di Max Bunker, poi, riuscirono a creare un prodotto capace di fornire sia brividi di paura sia umorismo e introducendo anche con molta eleganza qualche elemento erotico rendendo Kriminal un personaggio dotato di personalità ben definita. Anche il contesto e le ambientazioni furono definiti con chiari riferimenti alla realtà e all'attualità, rendendo Kriminal un personaggio immerso nella vita reale.
Caratteristica peculiare di Kriminal è la sua tuta: un'aderente calzamaglia gialla, con il disegno in nero della struttura scheletrica. In testa, a celarne il volto, una maschera a forma di teschio. Il suo vero nome è Anthony Logan, fuorilegge americano naturalizzato inglese. Ha un passato tormentato: il padre fu spinto al suicidio dopo essere stato ridotto sul lastrico; la madre e la sorella furono anch'esse vittime di un mondo corrotto; inoltre, Logan trascorre l'adolescenza in riformatorio, da cui poi evade. Amareggiato dalla vita, decide di vendicarsi del mondo diventando uno spietato criminale e celando la propria identità dietro il suo costume. Le storie, ambientate in un mondo popolato di persone corrotte, perverse e prive di scrupoli, sono autoconclusive, ma integrate da una trama di fondo, la vita del protagonista Anthony Logan, che si dipana albo dopo albo.
Satanik, realizzata dagli stessi autori di Kriminal, esordì pochi mesi dopo ed era incentrata sulle vicende di una scienziata sfigurata che ritrova la bellezza grazie a un filtro chimico. Ancora una volta ritroviamo una lettera “K” nella testata con trame nelle quali erano presenti tematiche più horror, andando oltre i vecchi romanzi d'appendice e citando opere letterarie quali il Faust di Goethe, il Jekyll e Hyde di Stevenson, Il ritratto di Dorian Gray di Wilde e i racconti di Poe, Lovecraft e Maupassant, così come i film di Hitchcock. Anche in Satanik è presente una profonda caratterizzazione del personaggio oltre a una maggiore componente erotica (che in Kriminal era stata appena accennata e in Diabolik era completamente assente).
Marny Bannister è una giovane chimica con il viso orribilmente sfigurato da una voglia infantile. Grazie ad una formula di sua invenzione riesce a trasformarsi in una bellissima vamp. Per ottenere la bella vita che il suo aspetto le ha sempre negato, dopo la trasformazione nella splendida Satanik non esita a sfruttare la propria avvenenza per irretire gli uomini e sfruttarli. Il soggetto è chiaramente ispirato a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevenson dove lo scienziato modifica il suo aspetto fisico e la sua natura per mezzo di una pozione.
Satanik risulta essere per l'epoca un personaggio innovativo, prima di tutto per la scelta come protagonista di una donna estremamente libera ed emancipata e anche per la malvagità sadica con cui elimina gli uomini, dopo essersi approfittata di loro, e chiunque tenti di intralciarla. Marny Bannister è una strega che incarna gli incubi dell'immaginario maschile di fronte ai primi segnali di emancipazione della donna.
Nonostante il suo potere, Marny cela un'intima debolezza perché la sua trasformazione è comunque temporanea e legata all'assunzione di una pozione, poi sostituita da irraggiamenti di una speciale luce laser, i cui effetti sono di breve durata e al cui termine Marny riprende il suo originario aspetto. Il personaggio di Satanik risultava in contrasto con la morale dell'epoca più di Kriminal e di Diabolik, in quanto i "buoni" non vincono, ma vengono uccisi proprio come i cattivi e l'unica che vince sempre è una donna che ha rinunciato a qualsiasi morale per raggiungere i propri scopi.
Gli epigoni
Il successo di questi primi personaggi portò alla nascita di una lunga serie di imitatori di vario livello sfruttando le richieste di un pubblico in crescita. Ne citeremo solo alcuni tra questi.
Nel 1965 esordì Demoniak, ideato da Furio Arrasich, il quale aveva caratteristiche tutte sue e non era una semplice copia delle tre serie originali; nonostante siano molteplici le somiglianze con Diabolik con il quale condivide, oltre alla fisicità, la presenza di una compagna chiamata anch’essa Eva, la storia ha un impianto assai diverso, con ambientazioni al limite tra magia e parapsicologia.
Sempre nel 1965 uscì Zakimort, personaggio a cavallo tra illegalità e senso di giustizia, che fu una sorta di "risposta femminile" agli epigoni del re dei fumetti neri, pubblicata da Gino Sansoni, marito di Angela Giussani creatrice ed editrice assieme alla sorella Luciana dello stesso Diabolik.
Tutte le altre testate che videro la luce in questo periodo (ad esempio Mister-X, Sadik, Spettrus, Jnfernal e molti altri) furono in alcuni casi veri e propri plagi dei personaggi più famosi, con varianti minime di sceneggiatura e nella caratterizzazione dei protagonisti. Si ricordano comunque due serie realizzate con la tecnica del fotoromanzo: Killing ispirata a Kriminal e Genius ispirata a Diabolik.
Di tutti questi personaggi solo Diabolik, Kriminal, Satanik e Zakimort ebbero una lunga vita editoriale, e il solo Diabolik continua ancora oggi con successo le pubblicazioni, mentre le altre tre serie cessarono nel 1974.
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Caratteristiche del genere
La maggior parte di questi antieroi avevano come radice del nome un aggettivo con accezione negativa ("diabolico", "criminale", "satanico"), che veniva reso più esotico dall'uso di lettere tipicamente straniere come la K, la X o la J e per tenere fede al nome, questi “signori del crimine” sono tutti dei delinquenti spregiudicati, inafferrabili e spietati.
I protagonisti sono in genere criminali che per celare la propria identità indossano un caratteristico costume. Diabolik ad esempio usa una calzamaglia nera che lascia intravedere solo gli occhi, Kriminal ha una tuta aderente gialla con uno scheletro stilizzato e una maschera con le fattezze di un teschio, Satanik un abito rosso e nero. Gli altri protagonisti delle serie nate sulla scia del successo del genere si ispirano pedissequamente agli standard precedenti. Ad esempio Sadik usa una calzamaglia che gli lascia scoperto solo metà volto, Zakimort indossa una semplice calzamaglia e una mascherina, Killing un costume da scheletro.
Il formato degli albi di Diabolik, di piccola dimensione per essere tascabili (11,5x16,9 cm), divenne lo standard anche per tutti gli epigoni.
Caratteristica tipica del genere sono anche i personaggi comprimari e antagonisti. Gli antieroi vengono affiancati da un partner di sesso opposto in genere molto attraente (una su tutte, la Eva Kant di Diabolik) e vengono duramente avversati da un integerrimo poliziotto che rappresenta la legge e furbo quasi quanto il protagonista: sono l'ispettore Ginko per Diabolik, il commissario Patrick Milton per Kriminal e il tenente Trent per Satanik.
Caratteristica comune nell'ambientazione dove si muovono i protagonisti è la facciata ipocrita degli individui senza scrupoli: ricchi perversi, nobili cinici e profittatori, donne assetate di sesso e gioielli; queste debolezze li rendono facili prede di questi pericolosi personaggi, che giocano sulle leve dei vizi per arrivare al loro scopo. Questi criminali tuttavia non sono mossi dal semplice desiderio di profitto: Diabolik non ruba e uccide solo per arricchirsi ma per imporre la propria legge, per sfidare la società, come lui stesso dirà più volte. Kriminal e Satanik hanno sopportato, prima di diventare criminali, ingiustizie e soprusi, e adottano i rispettivi alter ego per vendicarsi della società. Altri personaggi, come Sadik e Zakimort, si presentano come giustizieri mascherati, vendicatori per i quali viene prima il loro concetto di giustizia e solo dopo il profitto.
Come dicevo, la moda di questi fumetti neri non sarebbe durata a lungo e solo Diabolik, Kriminal, Satanik (e in parte anche Zakimort) avrebbero avuto una lunga vita editoriale mentre tutti gli altri avrebbero interrotto presto le pubblicazioni a causa della ripetitività di situazioni sempre più scontate e per un mercato ormai saturato da prodotti spesso dozzinali.
Inoltre gli attacchi moralisti di stampa e opinione pubblica avevano indotto gli editori a porre un freno alla creatività di soggettisti e disegnatori a discapito della qualità delle storie di quei personaggi che traevano il proprio successo dalla gratuita esibizione di sesso e violenza e così durante gli anni settanta tutti i personaggi neri scomparvero, tranne Diabolik.
Controversie
Il successo del fenomeno attirò l'attenzione del potere giudiziario che temeva la carica eversiva di questo genere di pubblicazioni, temendo che potessero «turbare l’ordine pubblico, l’ordine della famiglia e incitare alla criminalità e al delitto». E così, Diabolik e gli altri antieroi come Kriminal, Satanik, Sadik e molti altri subirono sequestri da parte della magistratura, censure, campagne denigratorie a mezzo stampa, azioni legali, venendo bollati come socialmente pericolosi, destabilizzanti, indecenti.
La magistratura di Milano nel 1965 intervenne con massicci sequestri, avviando un'indagine per pubblicazioni oscene.
Venerdì 12 marzo venne emesso il seguente provvedimento: “Il Pubblico Ministero, visti gli atti del procedimento (…) - ritenuto opportuno procedere al sequestro di tutte le copie in circolazione delle riviste Demoniak - Satanik – Diabolik - Kriminal – Sadik - Mister X - Spettrus perché è contenuto impressionante e raccapricciante atto ad offendere il senso morale e familiare e provocare il diffondersi dei delitti - ORDINA il sequestro di tutte le copie delle stampe periodiche e non periodiche aventi per titolo: Demoniak - Satanik – Diabolik - Kriminal – Sadik - Mister X - Spettrus che si trovano in circolazione alla data di esecuzione del presente decreto. Delega per l’esecuzione del presente decreto un ufficiale di polizia giudiziaria della Questura di Milano, mandando la stessa per l’esecuzione altrove di comunicarlo a tutte le questure d’Italia”.
Alcuni quotidiani pubblicarono titoli come «I signori del crimine rischiano la gattabuia» (Il Giorno del 7 aprile 1965). Ai problemi giudiziari si aggiunsero le stroncature della stampa. Il giornalista Enzo Tortora definì i fumetti neri come «sgangherati gorilla del brivido» a base di «sesso, violenza e balbettanti scemenze».
Nel 1966 il periodico La Tribuna illustrata ospitò un dibattito in forma di “processo”, cui parteciparono anche celebrità come Mina, Alberto Sordi e il calciatore Omar Sívori: l'accusa era «oltraggio al buon senso, offesa al buon gusto, alto tradimento». Il "processo" terminò con una «condanna senza indulgenza e senza appello». Tale "condanna" non sorprese nessuno, se anche lo scrittore Gianni Rodari, nelle vesti di difensore, li definì «brutti, stupidi, gonfi di sangue come un tafano ubriaco; sono un losco affare, una trappola per i gonzi, una macchia sull'onorabilità dell'editoria nazionale».
Nonostante l'ostilità della critica, i problemi di censura e i sequestri giudiziari (oltre alla dicitura in copertina di «fumetti per adulti»), il successo di queste pubblicazioni fu enorme: Diabolik, Kriminal e Satanik vendevano centinaia di migliaia di copie.
Dino Buzzati, una delle poche voci fuori dal coro nel "processo" di Tribuna Illustrata, ammise che li leggeva affermando che «tecnicamente parlando, non sono male», perché hanno il dono «della rapidità e della sintesi», che soddisfa le esigenze del pubblico stanco di «romanzi faticosi», dove «non succede mai niente».
Insomma, i personaggi del fumetto nero erano eroi negativi, infrangevano le leggi e la morale comune ma riuscivano regolarmente a sfuggire alla punizione. La violenza e l'omicidio erano un tema ricorrente in tutti gli episodi. Inoltre gli albi, eccetto Diabolik, erano infarciti di scene ammiccanti all'erotismo che, secondo la mentalità dell'epoca, erano considerate oscene, ed erano per questo definiti "fumetti per adulti" e subirono quindi numerosi casi di sequestro da parte della magistratura e finanche dei veri processi che coinvolsero autori e case editrici.
Il risultato di tutto ciò fu che - alla lunga - le vicende giudiziarie e la pressione dell’opinione pubblica spinsero gli autori ad ammorbidire i toni e le trame persero quasi del tutto la loro carica innovativa.
Impatto culturale ed eredità
Innanzitutto il fumetto nero segnò uno spartiacque nel mondo dei fumetti, stravolgendone i canoni e facendo diventare i fumetti un prodotto non più a esclusivo uso e consumo di bambini e adolescenti (e quindi impregnato di valori improntati al bene e alla giustizia e di intenti pedagogici). Diabolik e gli altri ribaltarono il concetto facendo vincere i "cattivi", affascinando i nuovi lettori più adulti e aprendo il fumetto a nuove tematiche.
Poi, a metà degli anni sessanta i personaggi dei fumetti neri ebbero una grande diffusione cinematografica anche se con scadenti risultati, che ne limitarono la diffusione e anche nuove realizzazioni future. Grazie al successo di vendita vennero realizzate trasposizioni cinematografiche di Diabolik (1968, di Mario Bava), di Kriminal (1966 di Umberto Lenzi) e Satanik (1968 di Piero Vivarelli) ma non raggiunsero mai un vero successo di pubblico o di critica, anche per la difficoltà di ricreare nei film le atmosfere delle storie a fumetti.
Altri film furono Il marchio di Kriminal del 1968, di Fernando Cerchio e Nando Cicero, sequel di Kriminal, anch’esso di scarso successo, ma anche parodie come Arriva Dorellik del 1967 ispirato a Diabolik e diretto da Steno o Sadik di Gian Luigi Polidoro (episodio del film Thrilling) nel quale Walter Chiari si traveste come l'eroe dei fumetti preferiti dalla moglie per farla contenta e movimentare un po’ il loro ménage familiare.
In conclusione, nonostante il fisiologico declino del genere, i fumetti neri lasciarono un segno indelebile nella società italiana e nelle nuove generazioni, tanto che alcuni si sono spinti ad affermare che il fumetto nero generò la prima vera rivoluzione culturale, sociale e di costume dell'Italia del dopoguerra, anticipando tematiche come la liberazione sessuale o il femminismo che avrebbero infiammato le piazze italiane solo qualche anno più tardi.
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Il caso de “Il Morto”
Trent’anni dopo la fine di questo fenomeno editoriale (con l’eccezione di Diabolik, come detto), nel giugno 2004 appare sulla rivista Ink una breve storia di un personaggio chiamato Il Morto che presenta caratteristiche che si rifanno al fumetto nero. Comparso sporadicamente sulla rivista ancora nel 2005, 2007 e 2009, sempre con storie brevi, nel maggio 2010 Il Morto approda nelle edicole nel classico formato tascabile, con un prezzo contenuto, i disegni in bianco e nero e la periodicità bimestrale. La caratterizzazione grafica del personaggio ricorda quella di Killing o di Kriminal.
Il protagonista è un uomo senza più memoria del suo passato, intrappolato in un manicomio dove si commettono violenze e abusi sui pazienti, che finge di assumere le medicine in attesa del momento giusto per fuggire. L’occasione si presenta durante la notte di Halloween, che gli fornisce la possibilità di indossare un costume nero raffigurante uno scheletro bianco e di far scatenare l’ira dei compagni di reclusione su medici e infermieri per coprire la sua fuga.
L’uomo non ricorda il suo nome, ma in più occasioni si fa chiamare Peg. Nel corso degli episodi il protagonista mostra una certa abilità nel combattimento e nell’uso delle armi da fuoco, si trova costretto tanto a fuggire dagli inseguitori mandati dall’organizzazione responsabile del suo internamento, quanto ad essere coinvolto in situazioni pericolose dove ha a che fare anche con altri criminali minori che vessano e minacciano persone innocenti che lui si prodiga ad aiutare.
A dispetto del fatto che, soprattutto inizialmente, i disegni non fossero particolarmente accattivanti e che la critica fumettistica lo avesse attaccato parlando di copiatura di personaggi storici come Kriminal o Diabolik, Il Morto è ancora oggi in edicola e si dice che persino la casa editrice di Diabolik abbia apprezzato questa iniziativa editoriale, avendo riportato l’attenzione dei media su un genere ormai desueto come il nero italiano e avendo avuto il merito di avvicinare a questo genere di fumetti il pubblico più giovane. E di questo non ne può che godere anche Diabolik!
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Alla fine, numerose sono state anche le domande del pubblico, che ha dimostrato di aver gradito la conferenza e che mi ha assicurato parteciperà anche alla prossima “lezione” su Tex Willer. In proposito, ci rivediamo presto sul blog!



































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