Il sessantaseiesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell’avventura contro l'uomo invisibile, nonché la maggior parte della storia “Il messaggio dei Munsee”.
IL VENDICATORE ALATO
Zagor e Cico ricevono una richiesta di aiuto da
Miwok, il capo dei Munsee, la tribù che avevano conosciuto all’epoca
dell’avventura contro il Re delle Aquile.
Mentre vanno da lui, si imbattono nell’ingegner
Robson, che sta costruendo nella zona una nuova ferrovia, ma è perseguitato da
un misterioso ricattatore, che uccide senza lasciare traccia. Zagor non può
fermarsi, perché deve correre ad aiutare gli amici indiani. Una volta giunto
nel loro villaggio, però, lo trova completamente abbandonato.
Lì un uomo alato cattura Zagor e Cico, i quali
scoprono che Ben Stevens, colui che era stato il Re delle Aquile, non è morto
ma, benché ora privo di una gamba, è
stato salvato da uno scienziato che si fa chiamare Prometeus.
Questi ha innestato le
ali di un’aquila nel corpo di un giovane indiano, rendendolo (suo malgrado,
perché Prometeus è un uomo pacifico) estremamente feroce. Il ragazzo, soprannominato
Ultor, ormai obbedisce solo a Ben Stevens ed è stato spinto da questi ad
uccidere gli uomini di Robson.
Ed è stato sempre Stevens a mandare un falso
messaggio a Zagor, per farlo tornare su quelle montagne e vendicarsi di lui
facendolo uccidere da Ultor. Nello scontro finale Zagor riesce a colpire a
morte Stevens, ma verrebbe a sua volta ucciso da Ultor se non intervenisse
Prometeus a porre fine alla sua creatura…
Questa storia,
la terz’ultima sceneggiata da Nolitta, è ricolma di una tragicità senza fine.
Tutti i
comprimari sono tragici: Prometeus, con la sua utopia di un mondo senza dolore,
che crea un “mostro” destinato a stravolgere il suo sogno; Ben Stevens che, da
bandito “giustificabile” per la tragica esperienza dell’essere stato scalpato
vivo, si trasforma in un essere veramente malvagio e senza possibilità di
redenzione; Ultor, un giovane pellerossa trasformato suo malgrado in un mostro
manipolato da Stevens, che trova la morte ad opera del suo “creatore”, e di cui
alla fine “resta soltanto un povero corpo esanime, destinato ad essere
dilaniato dagli avvoltoi o calcinato dai raggi del sole...”.
I bellissimi
disegni di Gallieno Ferri, poi, contribuiscono a rendere questa avventura una
delle più belle dell’intera serie.





















