Eccoci giunti alla quarantaseiesima puntata
delle rubrica
“A domanda… Moreno risponde”!
Questa volta parleremo del Grande Blek,
di Shyer, di Renato Polese,
della veste editoriale dello Zagor Classic
e dell’Avvoltoio.
Ma anche della differenza tra
“zagorianità” e “nolittianità”,
e tra “assistente di redazione” e “curatore”…
e di tanto altro ancora!!!
Ringraziando infinitamente Moreno
per la sua disponiblità,
vi lascio alla lettura!!!
1 – Caro Moreno, c’è la
possibilità di un incontro tra Zagor e il Grande Blek? Anche se Blek sarebbe un
vecchio di ottanta anni e non potrebbe combattere con Zagor, sarebbe però una
grande partita! Blek non è in edicola da molto tempo, ma era molto popolare ai
suoi tempi, e recentemente è stato visto in alcune scene delle “Storie da
Altrove” insieme al Comandante Mark, tanti sicuramente lo ricordano ancora.
Conosco
bene il Grande Blek (che preferisco a Capitan Miki), e da ragazzino era il mio
eroe preferito dopo Zagor. E certo che tanti lo ricordano ancora! Ci sono vari
punti di contatto con lo Spirito con la Scure: i trappers, la commistione con
l’umorismo, la zona del mondo in cui sono ambientate le avventure dei due, le
braccia nude… Tuttavia, valgono per Blek Macigno le obiezioni che ho
sottolineato in una risposta data su questa stessa rubrica a chi proponeva un
team-up con il Comandate Mark. La prima è che Blek vive le sue avventure negli
anni della Guerra d’Indipendenza americana, dunque nell’ultimo scorcio del
Settecento: dunque, se Zagor lo incontrasse, il nostro Macigno dovrebbe essere
più che ottantenne (sarebbe un vecchietto da proteggere più che un alleato da
avere al fianco in combattimento). Seconda cosa: i diritti di Blek non sono di
proprietà della Bonelli, e dunque ci dovrebbero essere trattative e accordi con
chi li detiene.

2 – Caro Moreno, ho sentito dire
che Ferri ha disegnato l’ultimo
episodio di Zagor in cui ha sposato Frida molti anni fa, basato su una
sceneggiatura di Sergio Bonelli, c’è
qualcosa di vero in questo?
Ne sento
parlare adesso per la prima volta. Direi che si tratti di una leggenda
metropolitana. Mi sento di escluderlo. Credo che, se davvero corre una voce del
genere, tutto sia nato da una cosa detta da Sergio Bonelli non so più in quale occasione (se durante un
incontro con il pubblico, in una rubrica della posta o rispondendo alle domande
di una intervista), allorché ipotizzò che magari un giorno, arrivati al momento
di dover concludere la saga zagoriana, si poteva farla finire con il matrimonio
fra Zagor e Frida. Ma tutto qui, niente di più.

3 – Caro Moreno, è ormai da
alcuni anni che la testata dei Color Zagor ha fatto capolino nella storia
editoriale dello Spirito con la Scure. Numerosi sono stati i personaggi
ricorrenti che hanno partecipato come protagonisti, svelando parte del loro
passato oppure partecipando in maniera attiva alla storia senza dover
scandagliare le loro gesta antecedenti a come i lettori li hanno conosciuti.
Però, ecco, la magia di cui è impregnato Zagor, e non solo per la bellezza
della testata, ma anche per il continuo riferimento alle credenze ed alle
leggende indiane, non possono che portarmi a porre un quesito dopo aver
ammirato tale magia in due racconti legati fra loro ma differenziati dagli anni
in cui sono usciti in edicola. Lo Speciale Zagor n. 13 “Darkwood Anno Zero” e
la storia “La progenie del male” uscita in due albi sulla serie regolare nel
2011, facendo da apripista alla trasferta sudamericana, hanno portato e riportato
(solo in una visione) in scena una donna che avrebbe dovuto avere molti più
anni di quanti ne dimostrava. Shyer, la sciamana (se è giusto definirla così)
che ha atteso Patrick Wilding per mostrargli la via che solo l’est, solo quel
punto cardinale avrebbe potuto dargli attraverso di lei. E le conoscenze che ha
dato a Zagor sono servite sempre e comunque, a costo di un sacrificio che l’ha
vista scontrarsi contro il Male, dopo essersi legata indissolubilmente
all’aquila che si trovava insieme ad ella, formando l’uccello-tuono. E proprio
la conoscenza fra l’aquila e Shyer, proprio il suo passato che l’ha vista avere
come genitore un potente (per quanto riguarda la magia) padre, e che dopo
probabilmente essere stata prescelta, è stata iniziata alle arti magiche non
potendo avere contatti con l’altro sesso. Ora, tutta questa storia, essendo
Shyer morta (o forse no?) ti piacerebbe raccontarla in un racconto in flashback
dove la si vede iniziata alle arti magiche e poi con Zagor che ne parla,
ovviamente al presente, e trovando qualche traccia che possa ricondurlo alla
sua ricerca, cercando di capire se possa essere ancora viva pur avendo chissà
quanti anni, ti stuzzica come idea o non è proprio fattibile visto che non
pare, credo, esserci una sola minima possibilità di ritorno per qualcuno che è
fondamentalmente stato usato per dare quell’aurea di misticità a Zagor e che,
se dovesse tornare ai tempi presenti dove si svolgono le sue avventure,
finirebbe col rendere vano il discorso di dover perire dalla parte del Bene pur
di sconfiggere del tutto il Male?
Innanzitutto
grazie per lunga e approfondita disamina sul personaggio di Shyer, che
evidentemente (cosa di cui sono lieto) ti ha colpito in modo particolare. Shyer
è comparsa, per adesso, in tre storie: “Darkwood Anno Zero”, “La progenie del
male” (come hai detto tu) e “La grotta sacra” (la quinta parte della miniserie
“Le Origini”). Secondo me, tutto quanto si poteva e si doveva dire è già stato
detto. Approfondire di più significherebbe far svanire il mistero che
caratterizza il personaggio. Personaggio che escludo possa essere ancora vivo,
perché Shyer si è come immolata per sconfiggere il male, requisito (a quanto
pare) indispensabile per scatenare la forza necessaria alla vittoria. Ci sono,
casomai, due altri “misteri” da risolvere: che fine abbia fatto Ayane, la
ragazza che ha preso il posto di Shyer, e chi sia Lyla, la sciamana che compare
ne “Il ponte dell’arcobaleno”. Spero di poter scrivere qualcosa in proposito,
prima o poi.

4 – Caro
Moreno e caro Baltorr, avrei una domanda texiana. Possiamo sapere qual è la
storia di Bonelli padre che
riprenderà lei assieme a Torricelli?
Secondo me “Le terre dell’abisso”.
A titolo
personale non avrei problemi a rivelarlo, ma lascio che sia Boselli a dare le anticipazioni che
riguardano Tex.
5 – Caro Moreno, essendo rimasto
incuriosito dal fatto che “La palude dei misteri”, a detta tua, ha avuto un
parto travagliato, mi piacerebbe sapere, da semplice lettore, cosa sia accaduto
nel tempo della lavorazione della stessa.
Comincio
con il dire che tutte le storie hanno un parto travagliato, perché ideare,
sceneggiare disegnare, rivedere, correggere e consegnare alla stampa una storia
di decine e decine (a volte centinaia) di tavole facendo in modo che tutto
funzioni, non è mai facile. A volte, però, è più difficile che in altri casi.
Non voglio farla lunga raccontando intoppi e incidenti di percorso (anche
perché il tema appassionerebbe solo gli addetti ai lavori e forse neppure
loro). Basterà accennare al fatto che lo Zagor Più n°2 avrebbe dovuto proporre
una storia diversa, saltata improvvisamente dalla programmazione per un ritardo
nella lavorazione. Poiché il nuovo formato dello Zagor Più prevede storie di
190 tavole e non ne avevamo di pronte e di adatte di quella lunghezza, abbiamo
dovuto fare i salti mortali per riuscire a completarne una in tempo utile. A
ciò si aggiungono i problemi causati dalla data di uscita de “La palude dei
misteri”: il 21 agosto. Dato che anche la redazione chiude per ferie due
settimane, in genere luglio è il più crudele dei mesi per noi redattori,
costretti a fare il doppio del lavoro (editing, correzioni, lettura di bozze,
rubriche, promozione) per preparare comunque le uscite in edicola di agosto e
settembre. E lo staff di Zagor in quel periodo ha dovuto mandare in stampa gli
albi Zenith, il bis, il Color e lo Zagor Più, appunto, albo su cui sono stati
necessari molti interventi per aggiustare ciò che non andava.

6 – Caro Moreno, sappiamo bene
che, nell’anno in cui uscì “Caccia al lupo” Lei era ancora all’inizio come
sceneggiatore di Zagor ma che Lei ricordi, sempre che fosse stato in redazione,
come mai Renato Polese disegnò solo
quella storia e poi niente più per la collana? E poi, leggendo la posta
dell’albo, Sergio Bonelli e Mauro Boselli parlano di un nemico sul
genere “Enigmista” da contrapporre a Zagor. Non avendo, mea culpa, tutti gli
albi dello Spirito con la Scure, è venuta alla luce quell’idea oppure no?
“Caccia
al lupo” uscì in un momento molto particolare nella storia editoriale dello
Spirito con la Scure, quello dell’arrivo di molti nuovi autori, sia disegnatori
che sceneggiatori (tra cui, appunto, anche il sottoscritto), messi alla prova
da Renato Queirolo, nominato
curatore della serie. Anche l’introduzione della figura del supervisore di
testata fu una rivoluzione di non poco conto, visto che fino ad allora il
controllo di tutto era accentrato nelle mani di Sergio Bonelli e Decio
Canzio. Ma l’avvento di Martin Mystére, Dylan Dog, Nick Raider, Nathan
Never imponeva una organizzazione diversa. In questo contesto, anche su Zagor
si aprirono spazi di innovazione in cui furono messe alla prova mani diverse
(quelle di Laurenti e Andreucci, per esempio). Non saprei
dire se Queirolo inserì Polese perché gli serviva un velocista
(quale Polese era) per coprire un
buco nella programmazione, o per inserirlo stabilmente nello staff (cosa che
poi non avvenne). Fatto sta che in quel momento c’era la disponibilità a veder
cimentarsi con lo Spirito con la Scure delle mani nuove e diverse. A me lo Zagor
di Polese piacque, forse però Bonelli ritenne di aver più bisogno di
lui su Nick Raider (altra serie curata da Queirolo).
Chi lo sa. Riguardo il nemico sul genere “Enigmista”… non so, mi viene in mente
che ci si potesse riferire all’Uomo Dipinto. Un vero enigma.

7 – Di quale malattia soffriva
Fiore della Notte da bambina della quale si parla nel sesto numero di “Darkwood
Novels”? La temperatura comune che si verifica nei bambini non può causare
sterilità e fotofobia.
Evidentemente
soffriva di una malattia che ha causato sterilità e fotofobia, ma non sono il
dottor House e non so dire quale. Oppure si sono collegati erroneamente, viste
le limitate (rispetto alle nostre) conoscenze mediche del tempo, questi
disturbi con ciò che accadde nell’infanzia, mentre le cause potrebbero essere
diverse e scollegate fra loro. Vallo a sapere, in mancanza di dati
significativi.
8 – Caro Moreno, c’è la
possibilità di avere la miniserie “Darkwood Novels” a colori?
La
possibilità c’è, perché negarla? Poi bisogna vedere che cosa ne pensa la
direzione. Inutile il dire che ne sarei felicissimo, essendo molto legato a
quella miniserie.
9 – Caro Moreno, a mio parere, lo
Zagor Classic ha una veste editoriale un po’ dimessa. Ok, la foliazione è
ridotta e un frontespizio avrebbe tolto spazio alle tavole, però almeno la
prima striscia della prima pagina col titolo dell’albo (come si faceva una
volta) ci poteva stare. Com’è adesso mi fa tanta miseria. Poi ci sarebbe anche
il discorso sulle copertine, che... diciamolo: Ferri è stato un grandissimo illustratore nello Zenith Gigante, ma
quelle delle strisce recuperate per il Classic non sono così iconiche. Insomma,
il Classic mi piace proprio poco com’è ora, e credo che queste storie meritino
di essere riproposte in una veste più accattivante. Non intendo in volumi
cartonati da libreria (che non amo), ma in un prodotto da edicola più curato di
quello attuale. Ah! Come sento la mancanza di Corteggi!
La veste
editoriale di “Zagor Classic” è più o meno la stessa di “Tex Classic”, di cui è
stata la naturale filiazione e che è stata presa a modello (noi abbiamo qualche
pagina in più). Quindi, non c’erano margini di manovra, diciamo, essendoci un
precedente da seguire. È una pubblicazione la cui agilità è funzionale anche al
mantenimento di un prezzo abbastanza basso. In ogni caso non ho deciso io la
grafica e mi limito a curare un testo redazionale su ogni numero. Capisco
comunque le obiezioni (chi ha predisposto la veste editoriale “minimale”
potrebbe però fare delle contro-osservazioni e spiegare il perché di certe
scelte). Non concordo invece sulle copertine, che trovo invece un punto di
forza della collana. Infatti ripropongono le cover di Ferri realizzate per le strisce, mai ristampate prima e pochissimo
viste al di là del circuito dei collezionisti. Alcune, secondo me, sono molto
belle. Altre potranno essere forse meno iconiche rispetto a quelle della
Zenith, ma mi pare giusto recuperarle comunque, a testimonianza di un periodo
irripetibile e della maturazione del disegno ferriano. Ecco, da cultore di Ferri basterebbero proprio le sue
copertine di “Zagor Classic” per farmi acquistare ogni mese il nuovo numero.

10 – Trovo che Mortimer sia un
grande personaggio, un “villain” tra i più riusciti (non solo di Zagor). Però,
Moreno, ho l’impressione che ti sia un po’ incartato portandolo a un odio così
totalizzante verso Zagor: cos’altro può fare di più perfido di ciò che ha fatto
sinora, per portare a termine la propria vendetta? Non c’è il rischio che i
suoi piani si ripetano? O che, se cambiasse i propri fini, diventi poco
credibile? Sono proprio curioso di vedere come si presenterà Mortimer la
prossima volta.
Non mi
pare che Mortimer viva solo per vendicarsi di Zagor (ne avrebbe comunque il
motivo, visto che lo considera il responsabile della morte di Sybil).
Nell’ultima storia, per esempio, “La diabolica trappola”, la vendetta contro lo
Spirito con la Scure è funzionale anche a far incassare al criminale i soldi
promessi dal gruppo di uomini d’affari che vogliono liberarsi del Re di Darkwood
per mettere le mani sulla foresta. Nella storia haitiana, attirare Zagor a
Port-au-Prince serviva anche al colpo che Mortimer voleva mettere in atto,
impossessandosi di un carico d’oro. Nella seconda avventura, il furfante fa in
modo di utilizzare il nostro eroe per liberare un falsario durante la
traduzione da un carcere all’altro. Insomma, il suo intento è sempre quello di
vendicarsi ma guadagnandoci. Fa eccezione forse solo la storia “Vendetta
trasversale”, ma lì la morte di Sybil era avvenuta nell’avventura precedente e
si può capire come il criminale volesse farla pagare a Zagor nel più crudele
dei modi. Tuttavia, Mortimer non odia Zagor solo per Sybil: lo Spirito con la
Scure rappresenta una sfida da vincere, dato che egli si ritiene (e lo è) un genio.
Per uno come lui, abituato a pianificare tutto e a prevedere ogni cosa, i
ripetuti smacchi che subisce da un uomo dei boschi rappresentano un’onta da
lavare con il sangue. Circa la “prossima volta”, se hai letto il finale
dell’albo “L’ultimo duello” avrai capito che non ci sarà.

11 – Caro Moreno, a quando uno Super Zagor come il Super Tex? Però senza
lo spezzettamento delle storie brevi, mi raccomando!
Fosse per
me, si farebbe subito. Può darsi che il successo del Super Tex invogli la
direzione a proporre anche un Super Zagor, come è successo con il Classic.
Chissà. Circa lo spezzettamento, dato che oltre le storie degli Almanacchi del
West verranno riproposte anche quelle dei Maxi, o si fa una testata a
foliazione (e prezzo) variabile, per pubblicare solo avventure autoconclusive,
o si accetta che i racconti siano a puntate.
12 – Caro Moreno, hai svolto il
lavoro di assistente di redazione prima e di curatore poi per Zagor. In cosa
consistono le differenze fra questi due ruoli e, essendo appunto curatore, è
minore il tempo da dedicare alle proprie sceneggiature? Proprio per queste, a
prescindere da storie buone o meno buone, il dover pensare a revisionare le
storie altrui ha portato ad inficiare in negativo la tua produzione sia in
termini di velocità che di livello di storie?
Ho
iniziato a fare l’assistente di redazione a Mauro Boselli (ruolo che oggi è ricoperto da Giorgio Giusfredi) nel 2001, perché con l’uscita di Dampyr Mauro non riusciva, da solo, a seguire
due personaggi, gli serviva un aiutante (anche perché lentamente principiava a
occuparsi pure di Tex). Inizialmente ho imparato da lui a rivedere testi e
disegni facendo apportare le modifiche necessarie a risolvere le inevitabili
magagne, e come si procede per la correzione delle bozze di stampa (la “lettura
delle ciano”). Via via che imparavo, Boselli
mi ha concesso sempre più autonomia di scelte e di intervento, finché sono
diventato autonomo. Quando, nel 2007, sono stato promosso curatore di testata
era già da qualche anno che, in pratica, Zagor lo seguivo quasi tutto da solo,
pur sotto l’occhio vigile del Bos.
Fare l’editor di un personaggio comporta una grande responsabilità: si tratta
di gestire lo staff degli autori, dando a tutti indicazioni e consigli (non di
rado facendo anche lo psicologo), accettare o rifiutare proposte, preparare la
programmazione in modo da alternare il genere delle storie in modo da
accontentare i gusti (variegati) del pubblico, risolvere grane e problemi per
fare in modo che tutti gli albi (tanti) escano in edicola il giorno stabilito,
ottenere dai grafici e dai letteristi della redazione la necessaria
collaborazione sugli interventi richiesti, confrontarsi con il direttore su
titoli e copertine, preparare redazionali e pubblicità, rispondere ai lettori.
Il lavoro di revisione sulle storie altrui credo che, nel corso di trent’anni
di attività (al di là del singolo episodio), abbia migliorato la qualità delle
mie, perché non posso contestare a uno sceneggiatore un certo difetto e poi
fare anch’io la stessa cosa o anche peggio. La mia velocità è più o meno sempre
la stessa da molti anni (fanno fede le statistiche di Saverio Ceri su “Dime
Web”): ottocento tavole l’anno.

13 – Caro Moreno e caro Baltorr,
mi scuso se chiedo un’anticipazione, non di Zagor dopotutto. Ma siccome si
parlava di un seguito della storia dei Chupacabras su Tex, a che punto è
codesta e quando uscirà?
La
programmazione la fa Boselli, ma io
e il disegnatore siamo quasi arrivati in fondo. Spero che arrivi in edicola
entro il 2022.
14 – Caro Moreno aspettando la
pubblicazione della terza serie a strisce di Zagor che, da come ho saputo,
dovrebbe uscire quest’anno e avendo adorato la seconda ti posso chiedere se è
in programma da parte vostra la ristampa della prima serie avendo purtroppo
perso l’occasione di averla?
Immagino
che prima o poi la storia della prima serie (mia e della coppia Sedioli/Verni) verrà ristampata in qualche modo o maniera (magari in albo
unico). Sono però decisioni che spettano alla direzione.
15 – Caro Moreno, credo che
esistano capolavori di storie zagoriane che valevano alla loro uscita così come
sono valse negli anni successivi. Posto il fatto che ogni periodo è differente,
così come i lettori, credi che storie come “L’Avvoltoio”, per fare un esempio,
sarebbero state accettate dal pubblico dello Spirito con la Scure oggi, per la
loro banalità? Oltretutto, a proposito di quella storia, è stato secondo te
controproducente metterla come aggiunta allo Zagor Magazine 2022, per poi
rivederla poco dopo nello Zagor Classic?
Parto dal
fondo: controproducente no, lo Zagor Magazine non si basava certo solo sulla
ristampa della storia dell’Avvoltoio, offrendo anzi un sacco di altra roba,
appetibile anche per un pubblico diverso da quello dello “Zagor Classic”,
probabilmente raggiungendo anche lettori che non seguono l’eroe di Darkwood.
Bisogna anche convincersi che se c’è chi, super appassionato come lo siamo tu e
io, legge tutto ciò che riguarda Zagor, ci sono anche fruitori occasionali, il
pubblico degli incuriositi. Non commettiamo l’errore di pensare che tutto debba
essere fatto su misura per noi (come quando qualcuno dice “inutile ristampa”
riferendosi alla riedizione di qualcosa che lui già ha: sarà inutile per te,
rispondo io, utile per qualcun altro). Sul Magazine serviva una storia breve
del primo periodo (celebrando appunto il sessantennale dello Spirito con la
Scure, con due avventure inedite legate alle origini), che fosse considerata un
“cult” da antologia. “L’Avvoltoio” (scelta da chi ha curato il Magazine) mi
pare una soluzione perfetta. Solo il caso ha fatto sì che una collana
indipendente, il “Classic”, fosse cronologicamente arrivata a riproporla a sua
volta. Ma, ripeto, a mio avviso il Magazine è qualcosa di slegato dalle testate
zagoriane (tant’è vero che di rado si occupa dello Spirito con la Scure) e mi
ha fatto molto piacere che un numero sia stato dedicato all’eroe di Darkwood.
Circa il fatto che l’Avvoltoio sia una storia “banale”, non direi. È una storia
apparentemente semplice e lineare, ma che porta a riflettere (com’era nello
stile di Nolitta) sulle ragioni del
“cattivo” di turno, anche se è uno spietato criminale. Un esempio potrebbero
essere i pirati cinesi di “Ombre”, che sono feroci e spietati ma sono stati
ingaggiati tra gli operai vessati, sfruttati e sottopagati di un cantiere
ferroviario: cattivi, dunque, ma a causa di qualcosa. Non ci dimentichiamo che
negli anni Sessanta e Settanta Sergio
Bonelli era convinto (e aveva ragione) di scrivere per un pubblico di
ragazzini. Se adesso si pretendono storie più articolate, magari più adulte, è
perché il fumetto è maturato anche grazie a racconti come “L’Avvoltoio”. Resta
il fatto che se si giudicassero alcune storie nolittiane (tipo “I padroni del
fuoco”) con gli stessi criteri con cui si valutano i racconti che escono oggi
in edicola, temo che ci sarebbero molte cose da contestare. Ogni storia va
inserita in un contesto, in un periodo. E per fortuna Bonelli poteva scrivere serenamente per il pubblico di allora, con
divertimento suo e dei lettori.

16 – Caro Moreno, quali sono le
tre storie, se esistono, meno “zagoriane”, non tanto per il comportamento
dell’eroe, quanto per il tipo di storie che non si rifà al classico di Guido Nolitta?
Bisogna
stare attenti a non confondere la “zagorianità” con la “nolittianità”. Sergio Bonelli ha scritto Zagor per
vent’anni, ma il suo eroe ne ha appena compiuti sessanta. Ci sono quaranta anni
di storie non nolittiane, che sono sedimentate e fanno parte anch’esse
dell’evoluzione del personaggio. Per fare un esempio, e potrei qui citare il
libo-intervista “Making Of Guido Nolitta” delle edizioni If in cui Sergio lo dice chiaramente, una delle
caratteristiche della sceneggiatura nolittiana è quella di non staccare mai (o
quasi mai) l’attenzione dal protagonista: il lettore segue l’eroe, vede quel
che vede lui, scopre quel che scopre lui. Altri autori, me compreso (ma ultimo
dopo tanti esempi altrui), invece mostrano cosa accade altrove, rivelano al
lettore cose che Zagor non sa. Il modo di raccontare le storie, del resto, si è
fatto più articolato sia in letteratura, che al cinema, che (inevitabilmente)
nei fumetti. Potrei dire senza tema di smentite che la storia con Hellingen e
il Wendigo scritta da Boselli non è
nolittiana, ma è perfettamente zagoriana, perché lo Zagor di Boselli fa parte ormai della mitologia
dello Spirito con la Scure. Un altro esempio è la storia di Sclavi sempre con Hellingen. Un terzo e
ultimo esempio potrebbe essere mio, con “Darkwood Anno Zero”.

17 – Caro Moreno, ti scrivo perché sono un appassionato delle storie di
Zagor e soprattutto di uno sceneggiatore come Giorgio Pezzin. Non sarà
stato forse il migliore, oggettivamente parlando, ma una sua avventura è, a
parer mio, indiscutibilmente bella. “La pista del West” si rifà ad un evento
realmente accaduto ed il finale lascia spazio per un ritorno. E non sto solo
dicendo per quanto riguarda i presunti ex cannibali riportati all’umanità che
potrebbero riperdere a causa di un altro evento traumatico, come l’uccisione
delle persone che li hanno accolti, ma di un cattivo che è da addebitare allo
stuolo dei “minori”. Herrera, l’ultimo scampato della banda che lasciava i
coloni alla fame ed alle intemperie della Sierra Blanca, è precipitato nel
“ghiaccio liquido”, come lo definisce Cico. Lo stesso messicano rimane un ghiacciolo
e Zagor ha una tempra straordinaria. Considerando il fatto che egli precipiti
dalla stessa altezza dei due, e che possa essere riuscito a rimettersi a riva,
potrebbe essere sopravvissuto, diventando un cannibale per conto suo, oppure
meditando vendetta per lungo tempo dopo essere rimasto mezzo congelato. Una
carovana successiva potrebbe averlo soccorso non sapendo della sua identità,
pur denunciata alle autorità da Zagor. Insomma gli spunti sono tanti anche se
tu insegni che gli spunti non bastano. Il lettore potrebbe chiedersi il perché
abbia aspettato così tanto tempo, come abbia appunto potuto procurarsi del cibo
in quei luoghi decisamente sperduti. Insomma ci sono tanti se e tanti ma, e non
so nemmeno se un personaggio minore, anche possibilmente redento come lui,
possa tornare alla ribalta. Ma ti chiedo se possa essercene la possibilità, se
ti ricordi della storia, se ha qualcosa che ti intrighi per tale personaggio ed
il suo destino, e se non mi sono forse dilungato un po’ troppo per quello che,
a conti fatti, non è un villain memorabile per tutti quanti, anzi, forse solo
per me…
Sono un
estimatore delle storie di Giorgio
Pezzin, soprattutto di quelle (extra-bonelliane) realizzate con Giorgio Cavazzano. Fra le sue storie
zagoriane, “La pista del West” è senza dubbio la mia preferita (me la ricordo
molto bene, tanto che ho scritto un articolo in proposito sul volume n° 73
dello Zagor di Repubblica, intitolato “La carovana dei disperati”). Il racconto
prende chiaramente spunto da un tragico fatto reale, quello del cannibalismo a
cui furono costretti i superstiti della carovana Donner. Ne ho parlato qui,
recensendo il saggio “Il diavolo sulla sierra” di Angelo Solmi:
http://utilisputidiriflessione.blogspot.com/2016/07/il-diavolo-sulla-sierra.html
Anche Giancarlo Berardi ha tratto da questa
tragedia una storia di Ken Parker. Va detto che su Zagor lo stesso argomento (quello
della carovana bloccata sulle montagne e dei superstiti che si nutrono di carne
umana) è stato affrontato anche nello Speciale “La leggenda di ‘Wandering’
Fitzy” e nell’albo de “Le origini” intitolato “Il demone cannibale”. Che si
possa fare un sequel de “La pista del West” non è escluso, bisognerà però
trovare un’idea che serva a non ripetere cose già viste.
18 – Caro Moreno, crede che
vedere insieme il Conte di Lapalette e Bat Batterton mentre si è in cerca del
tesoro di Priscilla Stanford possa essere più un’avventura comica che altro? Oppure
crede che Batterton insieme a “Digging” Bill la possa far diventare comica
ancora di più, visto che quando si parla di tesori nascosti il cercatore degli
stessi non può certo tirarsi indietro?
Riguardo
al tesoro di Priscilla Stanford (caduto in una fenditura del terreno) vedrei
meglio in azione “Digging” Bill, appunto perché il suo soprannome significa
“Bill lo scavatore”. Il conte di Lapalette mi pare più il tipo di svaligiatore
di casseforti o di porte blindate. Del resto il nostro conte, pur simpatico
(nonostante il suo mestiere) non è precisamente un personaggio comico, mentre
la coppia “Digging” Bill e Bat Batterton è già stata sperimentata come
felicemente umoristica. Non è detto però che si faccia una storia basata sui
gioielli di Priscilla, né che, facendola, la si debba fare con risvolti comici
come le due ambientate nella Casa del Terrore.
19 – Caro Moreno, avere un numero
di pagine massimo entro il quale dover stare, porta lo sceneggiatore, a
prescindere dalla propria bravura, ad accelerare alcune parti della storia che
sta svolgendo, compreso il finale che, con i tempi che furono, avrebbe meritato
ben più ampio respiro?
Il bravo
sceneggiatore concorda con il suo editor il numero di tavole e poi si fa una
scaletta in modo da non trovarsi a corto di tavole nel finale. Questo nel mondo
ideale. Poi nei fatti non sempre tutto va nella maniera giusta.
20 – Gentile Moreno, quali sono
secondo te i dieci personaggi più importanti della saga di Zagor, escludendo
ovviamente dalla lista lo stesso Spirito con la Scure e Cico?
Mescolando
amici e nemici? Direi, in ordine alfabetico, Bat Batterton, Bela Rakosi,
“Digging” Bill, Fishleg, Hellingen, Icaro La Plume, Kandrax, Supermike, Tonka,
“Wandering” Fitzy.