mercoledì 30 novembre 2022

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (52)

A un mese e mezzo di distanza

dalla “puntata precedente”

ecco a voi un nuovo appuntamento

con la rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Questa volta si parlerà di “Incubi!”,

del Colonnello Perry, delle storie

ad ampio respiro, di Linneha la Cacciatrice,

e delle storie “fantascientifiche” di Tex.


Ma anche delle “famigerate” didascalie,

degli avversari più deludenti della saga zagoriana,

di Giorgio Giusfredi, di “Bandera!”,

dell’omaggio “grafico” a Mauro Boselli

nell’ultimo Zagor Color… e di molto altro ancora!


Ringraziando come di consueto Moreno

per il tempo che ci dedica e per la sua disponibilità,

non mi resta che lasciarvi alla lettura!


1 – Caro Moreno, scrivo queste righe per chiederti: è tua intenzione scrivere il sequel di una storia che ha fatto sempre molto discutere, e che ha portato in gioco la questione degli universi paralleli: “Incubi!”?


“Incubi” (1988) è una storia inserita in una saga, quella di Hellingen, che ha già avuto vari seguiti, scritti da Mauro Boselli e da me (ci sono stati altri capitoli successivi, insomma: almeno tre o quattro, a seconda di come si considerano spezzate le storie disposte in continuità). Da un punto di vista puramente cronologico, il sequel di “Incubi” è stato sceneggiato da Boselli con la lunga avventura che comincia con l’albo “Ombre su Darkwood” (1996). Ricordo che l’intera saga di Zagor contro Hellingen è stata raccolta in una serie di sette volumi da poco completata. Se però la domanda si riferisce alla possibilità di ricreare in una nuova avventura la “fine del mondo” immaginata da Sclavi, con la realtà impazzita attorno allo Spirito con la Scure (frutto del delirio del mad doctor), e magari spiegarne meglio il senso, direi proprio di no, almeno per quanto mi riguarda. “Incubi” è un racconto che appartiene all’universo letterario sclaviano, più che nolittiano, quindi è una prova d’autore in cui volutamente si riconosce la personalissima calligrafia di uno sceneggiatore conscio del proprio talento e che pertanto non fa niente per “nascondersi”. Si tratta dunque di una storia a sé stante, che reputo intoccabile nella sua unicità.


2 – Caro Moreno, quando il Colonnello Perry è apparso per la prima volta nella serie, Zagor e l’ufficiale medico parevano conoscersi già. Ci verrà quindi mai narrato il primo incontro fra i due?


A volte gli sceneggiatori introducono nuovi personaggi facendoli incontrare a Zagor e Cico come vecchie conoscenze: questo serve a dare la sensazione di un racconto reale, con protagonisti che vivono in un contesti di rapporti pregressi. È come se volessimo far credere che i nostri eroi conducano una vita anche al di fuori delle vicende raccontate, come se esistesse veramente il loro mondo. Sarebbe perfino noioso, oltre che difficile, dover costruire storie in cui i personaggi o già sono noti al lettore o Zagor li debba incontrare tutti per la prima volta. Lo Spirito con la Scure entra in saloon o in trading post in cui sicuramente è già stato e saluta persone che già conosce anche se il lettore li vede per la prima volta. Faceva così anche Nolitta, l’esempio più lampante è quello de “La preda umana”, in cui Zagor si reca a un rendez-vous dei trappers, di cui mai si era parlato in precedenza ai lettori, e viene accolto da tutti come un vecchio amico. Proprio salutando i mountain men uno per uno, lo Spirito con la Scure li presenta al lettore. Lo stesso accade, del resto, nell’avventura d’esordio, “La foresta degli agguati”, allorché lo Spirito con la Scure entra in fortino di cacciatori di pellicce, Fort Henry, e viene riconosciuto e salutato da tutti, dimostrandosi particolarmente amico di un certo Pat, a capo dell’avamposto  Riguardo a Perry, una parte del suo passato è già stato narrato in un Color in cui era co-protagonista. Niente vieta che ci possano essere altre retrospettive, se utili a dare spessore a una bella storia.


3 – Caro Moreno, una volta scrivevi storie ad ampio respiro (Il gigante di pietra, La mummia delle Ande, per fare due esempi). Ora sembra che tu preferisca scrivere episodi più brevi, ma a mio avviso le storie di Zagor dovrebbero essere molto più complesse e articolate, un po’ come succede su Tex. Sembra che lo Zagor odierno sia semplificato rispetto al passato. Cosa ne pensi?


Nel corso del 2022 in realtà è uscita una mia storia con Mortimer lunga tre albi e un’altra dedicata al passato di Rochas ugualmente in tre puntate è cominciata con il mese di dicembre. Forse parlando di storie “di più ampio respiro” ti riferisci ad avventure ancora più lunghe, sopra le trecento tavole, magari in quattro parti. Ne sto scrivendo proprio una che probabilmente raggiungerà le quattrocento pagine, quella del ritorno di Supermike. Però, non mi pare che né su Zagor né su Tex la regola sia (né sia mai stata) quella delle storie lunghe più di tre albi, anzi, quelle in quattro o cinque sono statisticamente eventi eccezionali. Ciò detto, ci sono difficoltà oggettive nel portare a termine una storia a fumetti lunga come “Il gigante di pietra” o “La palude dei forzati”: al di là della necessità di trovare una trama che regga la lunga distanza, è inevitabile notare come i disegnatori di oggi realizzino un minor numero di tavole ogni mese rispetto alla produzione dei loro colleghi (o di loro stessi) in tempi passati. Tenere impegnato un illustratore su un racconto molto lungo significa bloccarlo su quel lavoro per anni e anni (tre, quattro, cinque), con il rischio costante di incidenti di percorso o rallentamenti (è ovvio peraltro che gli investimenti fatti dalla casa editrice sul work in progress rientreranno peraltro solo a storia pubblicata). Non è neppure detto che una storia in quattro albi sia per forza più bella di una in tre o in due (o in uno). Ogni storia deve avere la lunghezza richiesta dagli sviluppi della trama, allungare il brodo non migliora la qualità del racconto. Aggiungo che, in generale, i tempi di fruizione di qualsiasi contenuto multimediale (non solo fumetti ma video, libri, brani musicali) tendono a essere più brevi, i ritmi dei film si sono fatti più sincopati, la comunicazione avviene in modo più rapido. Gli autori, me compreso, lo percepiscono e, talvolta perfino involontariamente, si adeguano. Noi possiamo anche apprezzare le storie-fiume, ma nel mondo che ci circonda ci sarà sempre più spesso chi si spaventerà o storcerà la bocca o sarà scoraggiato di fronte a una storia a fumetti che gli venga proposta in quattrocento o cinquecento pagine.


4 – Gentile Moreno, pur essendo la storia “Fantasmi!” decisamente sopra le righe, c’è un fatto che mi ha sempre lasciato perplesso, ad ogni rilettura. Sappiamo che Jeremiah faceva da tramite fra Tampa Town e l’Isola delle Trenta Bare e che finisce in cenere insieme alla sua casa ma... ne è stato mai trovato il cadavere? Da semplice fan, cosa ha pensato della sua fine una volta anche lei per la prima volta quell’avventura qualche tempo fa?


Ho pensato che si trattava di una storia troppo sopra le righe per pormi troppe domande. Mi sono divertito con le trovate proposte da Castelli e Pini Segna, ho colto le evidenti citazioni da Carl Barks, e mi è bastato questo divertimento.


5 – Gentile Moreno, dopo essermi gustato fino allo sfinimento l’avventura (per adesso la prima) che ha visto protagonista la Cacciatrice Linneha, mi viene spontaneo chiederti se possa esserci in programma un team-up fra la stessa Linneha, la quale ha come missione quella di vendicare i torti subiti dagli indiani, e Odonak, l’indiano Abenaki di “Corpo speciale”, intenzionato a scoprire chi sia e dove si trovi Patrick Wilding per vendicare la strage raccontata in “Zagor Racconta...” e nella miniserie “Le Origini”. Dopotutto Zagor ha nel sua passato quell’eccidio che non potrà mai dimenticare, Odonak lo cerca per questo e Linneha è, appunto, nella condizione di vendicare un massacro di indiani da parte di un bianco, magari mettendo a repentaglio l’operato della Spirito con la Scure rivelando al mondo, e quindi soprattutto agli indiani, che l’Inviato di Manito abbia un grave peccato sulla coscienza. Il personaggio di Linneha non si presterebbe molto a questo “spiffero”, ma Odonak non dovrebbe avere problemi a mettere le cose in chiaro fra la vera identità di Zagor ed il massacro degli Abenaki. Cosa ne pensi?


Innanzitutto sono molto lieto dell’apprezzamento per la Cacciatrice, segno che qualche volta le ciambelle riescono con il buco. Poi, l’idea suggerita mi sembra ottima. Ma come fare a sfruttarla utilizzandola come se fosse mia dopo che è stata proposta in pubblico in questa sede? Intanto c’è una seconda avventura in arrivo il cui argomento è diverso, poi vedremo.


6 – Caro Moreno, quali sono, secondo te, i cinque avversari più deludenti dell’intera Saga Zagoriana... e perché?


Ovviamente mi starai chiedendo di avversari comunque degni di nota e di menzione, in grado di essere ricordati e identificati immediatamente (di banditi anonimi senza spessore è piena la serie). Mi presto al gioco, ché di questo si tratta, anche se non dovrei (potendo sembrare che stia criticando il lavoro degli altri). Il mitico Stiletto, quanto ad avversari deludenti, viene prima di tutti. Chi segue questa rubrica sa perché. Poi c’è Nakawa, il figlio di Kanoxen (vedi “La lancia spezzata”), che pianta un sacco di grane per vendicare il padre e quando viene a sapere che il sakem dei Delaware è morto cadendo nelle sabbie mobili e non per mano di Zagor, chiede scusa e se ne va come se nulla fosse (e lo Spirito con la Scure lo lascia andare). Al terzo posto metterei l’Uomo Invisibile: uno spunto interessante che poteva essere sfruttato meglio. Al quarto posto l’Uomo Dipinto, che non mi è mai piaciuto perché troppo bizzarro e sopra le righe. Concluderei con un villain di mia ideazione, dato che non posso esimermi dal figurare in questa classifica: temo che  la mia versione di Swamp Thing, ovvero la creatura che comanda i vegetali nello Speciale “Palude mortale”, non sia riuscita come era nelle mie speranze.


7 – Gentile Moreno, quali altre storie, scritte dal vero Edgar Allan Poe, le piacerebbe immettere nella saga di Zagor, con lo stesso personaggio di Poe come co-protagonista?


Tutte.


8 – Caro Moreno, ti scrivo per chiedere una cosa riguardante la storia “La vendicatrice” da poco giunta in edicola. Quando decide di scalare la palizzata in legno, non riesce a fare il minimo rumore pur mettendoci forza nell’usare il coltello per mantenerlo attaccato alla stessa palizzata. Possibile che le sentinelle non se ne possano essere accorte e ti sembra possibile che, davvero, non sia stato avvertito neanche il più minimo rumore verso un’azione che di rumore invece avrebbe dovuto farne, eccome?


Se si applicasse questo principio (quello della massima pignoleria nell’esame della credibilità dei particolari) nell’analisi di ogni storia (non solo di Zagor e non solo a fumetti, ma anche dei film d’azione) resterebbero ben poche avventure uscite indenni dal crivello delle critiche. Tanto per cominciare, sarebbe perfino impossibile credere al volo di Zagor tra i rami degli alberi. Tuttavia, ripensando al caso in questione, mi pare che si possano fornire alcune ragionevoli spiegazioni. Primo: la Cacciatrice è estremamente abile, una sorta di ninja pellerossa, e dunque saprà lei come si fa a non far rumore o a produrne poco. Secondo: la Cacciatrice è estremamente veloce e dunque il rumore provocato si esaurisce in pochi istanti restituendo subito il posto al silenzio: se anche qualcuno ha sentito qualcosa, rimarrà a interrogarsi in proposito e verrà attaccato prima di poterne capire l’origine. Terzo: le sentinelle possono essere distratte, lontane, mezze sorde, un po’ addormentate, un po’ alticce, soprappensiero (chi lo sa?), non è detto che gli uomini di guardia, peraltro ignari del pericolo che neppure sospettano, siano sempre lucidi, efficienti e con i sensi e i nervi tesi. Quarto: anche delle sentinelle lucide ed efficienti, che hanno sentito degli strani rumori, possono attribuirli alle origini più diverse e disparate, e innocue, come causati da animali, da oggetti caduti, da finestre fatte sbattere dal vento; non è così scontato che un TOC nella notte venga immediatamente attribuito a una donna indiana che si arrampica lungo la palizzata usando un coltello e una scure, e in ogni caso prima che una sentinella possa concepire un pensiero del genere senza aver visto nulla nell’oscurità, la Cacciatrice è già arrivata in cima.


9 – Gentile Moreno, crede possibile riportare in scena un torneo di boxe, con i vari Rocky Thorpe, lo stesso Zagor, Cucciolo e Rocky Buck, apparso ne “Il popolo della notte”, oltre che altri cultori di quello sport per una storia concentrata sul mondo del pugilato ma, ovviamente, differente da quanto ci è stato già narrato in precedenza?


Personalmente non ho molta simpatia per gli incontri di pugilato, e di storie incentrate su tornei di sfide sul ring ne abbiamo avute almeno tre o quattro. Sarebbe difficile pensare a qualcosa sullo stesso argomento che non ripeta quanto già visto. Però so che la boxe, nelle sue varie versioni ed evoluzioni, fa parte della storia dell’uomo fin dall’antichità, so che incarna e simboleggia temi archetipici so che ha ispirato la letteratura, il cinema e il fumetto, so che Giovanni Luigi Bonelli era un boxeur appassionato. Perciò credo che prima o poi torneremo a parlare di pugilato anche su Zagor, in un modo o nell’altro. Non lo farò io, ma sono sicuro che qualcun altro farà delle proposte, che valuterò senza pregiudizi.


10 – Caro Moreno, hai detto di essere stato un sottoposto di Mauro Boselli mentre quest’ultimo era curatore di Zagor. La stessa cosa sta accadendo per Giorgio Giusfredi con Mauro Boselli curatore di Tex. Ti chiedo: visto che lo stesso Giusfredi scrive anche per Zagor, cosa hai notato in lui di simile per quanto riguarda ciò che entrambi avete imparato da Boselli per i soggetti e le sceneggiature e cosa, invece, noti di differente tra i vostri due modi di scrivere?


Giorgio Giusfredi racconta spesso (l’ha fatto anche durante l’incontro zagoriano nel corso della recente Lucca Comics) di essersi convinto di voler fare da grande lo sceneggiatore di fumetti proprio ascoltando da bambino (accompagnato dal babbo) una mia conferenza in cui spiegavo ai ragazzi in che cosa consistesse il mestiere che facevo. Io rispondo sempre: dunque, se ti abbiamo tra i piedi, la colpa è mia. Tra me e lui ci sono 22 anni di differenza (potrei essere suo padre), quindi inevitabilmente ci sono molte diversità nella nostra formazione (letture, studi, film e cartoni animati visti, incontri fatti), tuttavia la passione verso il mondo in cui lavoriamo (avendo fortemente voluto lavorarci e fatto di tutto per riuscirci) è la stessa. Forse il suo legame con Boselli è più forte del mio, nel senso che quando ho cominciato a collaborare con Mauro (nove anni più anziano di me) ero già trentenne e dunque con un certo bagaglio di esperienza che il Bos mi ha aiutato a perfezionare, credo che Giorgio invece abbia mosso proprio con lui i suoi primi passi. Giusfredi ha poi frequentato i corsi di scrittura creativa di Sebastiano Mondadori (io, letterariamente parlando, sono autodidatta) e ha avuto - e credo ancora abbia - ambizioni letterarie (come Boselli, è coltissimo quanto a letture), in più è un grande appassionato di cinema (questo lo accomuna a Maurizio Colombo, del quale è molto amico). Quali le differenze fra noi due nel modo di scrivere? Io credo di essere più quadrato e razionale nella costruzione delle storie, e ambisco alla facilità di lettura; lui è visionario, bizzarro e sopra le righe.


11 – Gentile Moreno, ho letto con piacere che scriverà una storia dal sapore fantascientifico per Tex. A questo proposito, oltre a chiederle quali siano le sue storie fantascientifiche preferite sia per il Ranger che per Zagor, mi è venuto in mente come sia possibile che in tanti anni non sia stata ripresa una storia come “Il fiore della morte”. Se non ricordo male, la metà di uno di quei fiori dovrebbe essere ancora nelle mani del Morisco. Un incidente, un urto, una rapina riguardante oggetti antichi e misteriosi (tutto troppo banale vero?) che possa in qualche modo distruggere il contenitore di quel fiore e far tornare alla vita quel pezzo di storia texiana che vive ancora, quantomeno nel sottoscritto. Sarebbe almeno da provarci, non trova?


Essendo uno zagoriano, e quindi abituato alla contaminazione dei generi, ho sempre apprezzato molto le storie fantastiche di Tex, che mi sono rimaste impresse (se ripenso alle mie letture da ragazzino) molto più di quelle western. Il podio va naturalmente alla saga di Mefisto, ma anche racconti in cui compare El Morisco sono in cima alla mia personale classifica di gradimento. Tant’è vero che proprio il Brujo è protagonista insieme ai pards della trama portata avanti con Michele Rubini nelle 220 tavole che usciranno in due albi nei primi mesi del 2023. Mi rendo conto che la domanda in realtà verte sulle storie “fantascientifiche” e non tutte quelle con El Morisco lo sono (e non lo sono affatto quelle con Mefisto). Fantascientifica lo è di sicuro “Il fiore della morte”, così come un racconto dello stesso genere scritto da Mauro Boselli, “La minaccia nel deserto” (anche qui c’è un meteorite caduto dal cielo che diffonde una sorta di epidemia aliena, con organismi extraterrestri che si impossessano di corpi umani). Non metterei tra le mie preferite, invece, la storia dell’alieno squamoso che Tex affronta in una vecchia storia di G. L. Bonelli, mentre “Le terre dell’abisso” sì, mi è sempre piaciuta. Riguardo a Zagor, dove la fantascienza è più di casa, al primo posto ci vanno le avventure contro Helligen e le sue invenzioni decisamente futuribili (Titan, lo Squalus, il missili telecomandati). Tornando al “Fiore della morte”, io ho proposto a Boselli di far tornare Tex nei luoghi fantastici di certe storie del vecchio Gianluigi, scrivendo i sequel delle vicende sulla e nella Tigre di Pietra piuttosto che nelle già citate Terre dell’Abisso, e certamente potrebbero tornare in scena anche per le mortali piante spinose che tanto ci hanno impressionato (al pari del monaco incappucciato che rimesta nella lava della Sierra Encantada). Per il momento pare che l’idea sia stata messa nel pensatoio.


12 – Caro Moreno, quando appaiono paesaggi innevati, lupi che ululano di notte, persone che stanno bivaccando in una grotta per ripararsi dal freddo, non possono che farmi tornare in mente le belle storie ambientate in questo tipo di ambienti. Inoltre, ho particolarmente apprezzato la figura di Elvin Fishbourne, che se non sbaglio è apparsa due volte. Non so se possa essere in grado di reggere il peso da co-protagonista, ma cosa ne direbbe di renderlo perlomeno partecipante ad un Color Zagor, magari svelando qualcosa del suo passato ed integrando ciò con le vere esperienze vissute da colui che ha dato spunto per tale personaggio, ovvero Elvezio Pesci?


Il musher Elvin Fishbourne è stato finora protagonista non di due ma di tre storie di Zagor: una su un Maxi del  2008, “Corsa mortale”, ambientato nella zona delle Cascate del Niagara, un paio nelle fasi finali della trasferta sudamericana, in Terra del Fuoco e in Antartide. Si può certamente considerare entrato ormai a far parte del microcosmo zagoriano, e non sono contrario a renderlo co-protagonista di un futuro Color (non avrà sedimentato lo spessore di Tonka o di Rochas ma appunto un ruolo importante in una nuova storia può farlo “crescere” come personaggio). Il campione di sleddog (oggi ritiratosi dalle gare) Elvezio Pesci, grande appassionato di Tex, fornì una preziosa consulenza a Mirko Perniola nella sceneggiatura di “Corsa Mortale” e proprio per questo abbiamo pensato, lui d’accordo, di dare il suo volto (e in parte anche il suo nome) a uno dei conduttori di slitte che partecipano alla gara raccontata nel Maxi. Da allora Elvezio è sempre rimasto in contatto con noi della redazione e, personalmente, lo considero uno tra i miei più cari amici.


13 – Buongiorno Moreno. Recentemente ho avuto un confronto con il gestore della pagina FB ufficiale di Zagor, relativamente alle didascalie. Rimpiangendole ho definito “Pura poesia” quelle di Nolitta, e qui lo ribadisco portando ad esempio quelle a pagina 94/95 di “Zagor contro il vampiro” quando il Nostro attende il ritorno alla cripta di Rakosi, o quelle tra pagina 20 e 21 de “La preda umana”, mentre attende l’arrivo del cacciatore Nicholson, o ancora quelle che accompagnano lo snervante viaggio di Zagor verso Stoneville in compagnia di Billy Boy, ne “Il giorno della giustizia”. Mi sono sentito rispondere dal probabilmente giovane gestore della pagina, che è assurdo definire “pura poesia” didascalie che si limitano a descrivere ciò che si vede nelle vignette… mentre a me sembra che ci sia molto di più… Ma senza scomodare sempre Nolitta, potrei citare la pagina 52 de “L’uomo con il fucile”, una delle tue storie classiche che mi sono nel cuore. Ora, siamo tutti d’accordo che certi albi storici mantengono tutta la loro freschezza e che, letti oggi, non sentono assolutamente il peso degli anni… Ma allora perché oggi non è più possibile scriverle e si scorrono intere pagine di soli disegni? Dove sta scritto che l’utilizzo di didascalie renda la lettura meno gradevole e che uno sceneggiatore moderno non le debba più usare? A me sembra che, se ben scritte, possano aumentare il pathos in certi passaggi e lo chiedo a te che in passato le hai usate con efficacia mentre più recentemente le hai completamente bandite dalla tua narrazione. Capisco l’esigenza di rinnovamento, fino ad un certo punto visto che il pubblico di Zagor non è certamente fatto di ragazzini, ma siamo sicuri che il rinnovamento passi dall’abolizione delle didascalie?


Capisco e condivido in gran parte (sono nostalgico anch’io), ma quando la nostalgia per l’uso delle didascalie narrative spinge a fare degli esempi, si citano appunto certe storie di Nolitta (lei lo fa con “La preda umana”, “Zagor contro il vampiro”, “La rabbia degli Osages”) degli anni Sessanta e Settanta. Si può arrivare fino agli anni Ottanta (Marcello Toninelli ne faceva abbondante uso) e fino ai primi Novanta (giustamente lei ricorda che anche io ho fatto i miei esperimenti imitando chi c’era stato prima di me, e sarà interessante rileggere “L’uomo con il fucile” che la collana “Le grandi storie Bonelli” riproporrà in edicola nella prossima primavera). Però, appunto, ne è passata di acqua sotto i ponti. Il modo di raccontare del 2022 non può che essere diverso, in vari modi e misure, rispetto a quello del 1972. Questo non perché lo dico io, ma perché chi va a vedere un film di oggi non si aspetta di ritrovare il ritmo, i tempi, il montaggio, la qualità di immagine, i movimenti di camera, i dialoghi di cinquant’anni fa. Il James Bond di Daniel Craig non è diverso da quello di Sean Connery o Roger Moore soltanto per la faccia dell’attore, ma proprio per come si raccontano le storie dell’Agente 007. Lo stesso vale per le notizie del telegiornale, per la pubblicità o per le canzoni di Sanremo. È chiaro che chi, come me, ascolta ancora i brani degli anni Settanta e Ottanta e li preferisce al rap non si convincerà mai che la musica si è evoluta in meglio, ma tant’è, le hit di oggi non assomigliano proprio ai brani dei Beatles. Però c’è da dire anche che la “pura poesia” di certe lunghe didascalie nolittiane o toninelliane corrisponde perfettamente all’altrettanto “pura poesia” di “Cuccioli”, una storia di Ken Parker lunga una ventina di pagine sceneggiate da Giancarlo Berardi in cui non soltanto non ci sono didascalie, ma neppure balloon di pensieri o di  parole. Tutto è raccontato solo dalla potenza dei disegni di Ivo Milazzo. In teoria, uno sguardo silenzioso di un personaggio o un suo indugiare, o un suo lento incedere sono perfettamente in grado di trasmettere al lettore le stesse emozioni di una lunga didascalia (che in certi frangenti potrebbe essere addirittura disturbante). Lo sceneggiatore che non usa la didascalia deve saper usare le vignette mute per veicolare gli stati d’animo che vuol comunicare a chi legge (certo, servono disegnatori molto in gamba). Riguardo alle pagine senza il peso di troppo testo, io personalmente le preferisco appunto perché valorizzate dalla bellezza e dalla comunicatività dei disegni, però capisco che la nostalgia del modo di scrivere nolittiano possa far rimpiangere in qualcuno le sue vignette con tanto da leggere. Non c’è stato un momento esatto in cui qualcuno ha deciso che le didascalie andavano abbreviate o eliminate, semplicemente tutti o quasi gli sceneggiatori hanno cominciato a farne meno uso, percependo nell’aria che così si dovesse fare per rendere più agile la lettura e per lasciare un maggior ruolo al “lector in fabula” (per dirla con Umberto Eco). Non c’è nessuna regola scritta, ma gli sceneggiatori di oggi sceneggiano con meno parole, di loro iniziativa, partecipi della realtà che vivono e del diverso modo di fruire fiction da parte di chi usa i social o guarda Youtube o le serie TV. Del resto la stessa cosa è accaduta anche per Tex o Dylan Dog (solo per fare degli esempi). In conclusione: i racconti nolittiani degli anni Sessanta e Settanta restano lì, come giustamente dice lei, non invecchiati di un giorno; quelli nuovi sono sceneggiati da autori che scrivono in modo diverso. Ecco, personalmente sono del parere che chi scrive e chi disegna debba cercare di esprimersi come può e come sa, nel rispetto di una tradizione che pur si evolve, e il lettore dovrebbe cercare di accettare, se vuole, ciò che gli autori realizzano senza pretendere una scrittura su misura per lui. Perché poi, già, ci sono anche i lettori, magari più giovani, che di fronte a pagine con troppo testo scuotono la testa. Come si fa ad accontentare tutti? Si dovrebbe cercare una via di mezzo, e mi propongo di farlo o di lasciarlo fare ai miei collaboratori qualora la didascalia “poetica” sia davvero funzionale e non rallenti o disturbi la scena (mi viene in mente Dino Risi che disse a Nanni Moretti: “Levati, che devo vedere il film”). Escludo però un ritorno alla didascalia che descrive ciò che già si vede disegnato, come nei fumetti di Flash Gordon degli anni Trenta.


14 – Caro Moreno, in “Bandera!” non è stata molto utilizzata la tecnica del flashback per narrare tutto il passato fra Zagor, Adam Crane e Lupo Grigio. A tal proposito, sono state ristampate proprio le due storie delle quali “Bandera!” è la terza parte. Purtroppo, il costo delle ristampe non me lo sono potuto permettere, ma a parte questo le voglio chiedere, volendo prendere lo Speciale Tex Willer come storia a sé, risulta evidente, quantomeno ai miei occhi, che qualcosa mancasse per rendere la storia completa. Ecco, devo dire che in questo caso mi sono mancati i flashbacks ai quali lei mi ha abituato su Zagor. Pur essendo stato il loro incontro un evento, se non unico, almeno raro, mi sarei aspettato molte più spiegazioni sulle avventure passate, e non leggeri rimandi. Lo spazio, lo so anche io, era quello che era, ma sono convinto che qualcosa in più si sarebbe potuto fare in tal senso. Non so se sia d’accordo con me, ma le chiedo, pur non avendola scritta lei, se avrebbe deciso di agire come ha fatto il curatore di Tex oppure avrebbe optato per un riassunto più corposo delle storie passate.


Senza muovere alcuna critica a Mauro Boselli, che ha realizzato un team up eccellente ed emozionante, resta il fatto che io, mille volte meno bravo ma con una testa diversa, avrei scritto una storia senza riferimenti al passato, più autonoma, fruibile dai lettori senza far ricorso a eventi lontani nel tempo. Quindi non ci sarebbe stato bisogno di flashback. Quando sceneggio una avventura di Zagor in cui ritorna un vecchio nemico, mi preoccupo, è vero, di fare in modo che chi la legge possa venire a conoscenza (o rammentare) gli antefatti, rievocando in alcune vignette o tavole cos’era successo in albi precedenti, magari risalenti a molti anni fa. Oltre a facilitare la lettura (si capisce tutto subito), personalmente ritengo che rivedere certe scene di vecchie storie rievocate di nuovo faccia anche bene al cuore. Però, il mio ipotetico incontro fra Tex e Zagor, rivolto a due pubblici diversi, lo avrei giocato su un terreno neutro. Peraltro, anche perché non sono sicuro che avrei saputo tirare le fila di vicende, anche storiche, così complicate. Come invece ha saputo fare Mauro da quel grande maestro che è. Peraltro, la scelta di Boselli è comprensibile anche in ragione del fatto che le due storie zagoriane ambientate in Texas di cui “Bandera!” è in qualche modo il sequel (quelle ristampate nei due primi numeri de “Le Grandi Storie Bonelli”) sono da sempre tra le sue preferite, e a cui è rimasto molto affezionato.


15 – Caro Moreno, voglio innanzitutto scusarmi per volerti scrivere per il semplice fatto che andrò a farti una considerazione ed una susseguente proposta ironica a proposito di ciò che ho potuto captare su due dei personaggi meno riusciti apparsi nelle storie di Zagor. L’Uomo Dipinto, che mi è sempre sembrato una sorta di clone di Iron Man, quantomeno per ciò che riguarda la sua sfida vinta contro Zagor, e Stiletto, che invece ho saputo riscoprire proprio grazie a questo blog. Ecco, magari facendo loro ritagliare uno spazio in un presunto futuro Speciale Cico, o anche Zagor, in una storia minore, farli apparire insieme, dove di Uomini Dipinti ne appaiono due, e dove sembra che stiano in diversi posti contemporaneamente (tipo Montales e Tex nei primissimi anni delle storie del Ranger), per poi far scoprire a Zagor la magagna ed abbattere prima il clone (Stiletto) e poi l’originale Uomo Dipinto ponendo fine a queste a dir poco strazianti richieste di ritorni di personaggi indiscutibilmente minori, o per meglio dire inutili, facendo contenti quei lettori che sembrano volersi divertire citandoli spesso e volentieri, ed anche te stesso in maniera tale da togliere di gioco definitivamente (anche se in un fumetto non si può mai dire) queste due figure.


Se hai letto la risposta alla domanda numero sei, sai già cosa penso di Stiletto e dell’Uomo Dipinto.


16 – Perché a Kent, il traditore dell’ultimo Color, avete messo la faccia di Boselli? Uno scherzo di redazione? E il Mauro come l’ha presa? Si è fatto quattro risate o ha minacciato ritorsioni? Vedremo prossimamente le facce di Burattini, Russo e Venturi tra gli sgherri che Tex dovrà affrontare?


La responsabilità della somiglianza tra Kent, il cattivone di “Acque rosse” e Mauro Boselli (che secondo alcuni è anche più cattivo) è tutta del disegnatore Walter Venturi. Io me ne sono accorto ad albo già colorato, non avevo notato la cosa (che non era richiesta in  sceneggiatura). Se il simpatico Walter ha fatto apposta, cioè se volutamente ha inserito, per scherzo, un inside joke nelle sue tavole, o se gli è venuto così per caso, non saprei dire. A volte chi disegna cerca uno spunto per un personaggio e gli cade l’occhio su una foto o su una persona che è venuto a trovarlo, ruba le sembianze e non pensa che qualcuno avrà da contestare. Poco fa, in una risposta, ho citato il caso del campione di sleddog Elvezio Pesci che ha prestato il suo volto a un personaggio della storia “Corsa mortale”. La stessa cosa è accaduta con mister Rope, il cattivo de “La banda aerea”, la cui faccia è quella dell’astrofisico Christian Corda, che mi ha fornito consulenza e documentazione sulla forza di gravità. Ne ho parlato a lungo sul libro “Io e Zagor” (Cut-Up Publishing) e anche  in questo articolo pubblicato sul mio blog:

http://morenoburattini.blogspot.com/2011/01/la-banda-aerea.html.

Ma anche Honest Joe ha la faccia di un parente di Mauro Laurenti che cercava proprio quel volto per creare graficamente il personaggio, quando questo zio comparve sulla porta. Nelle mie due storie di Dampyr ho inserito come co-protagonista il professor Alessio Montanari, docente universitario fiorentino, che ha il volto dello studioso e saggista Alessandro Monti, a cui si deve il supporto storico e letterario durante la sceneggiatura. Insomma, gli esempi potrebbero continuare. Diciamo che Mauro Boselli non è stato avvertito se non quando l’albo stava per andare in stampa (quando cioè qualcuno l’ha fatto notare a me, che sono cascato dalle nuvole). Ha detto semplicemente che non era troppo d’accordo ma ha lasciato perdere senza dar troppo peso alla faccenda.


17 – Caro Moreno, non volendo entrare nei particolare della storia “Acque Rosse”, ovvero il Color Zagor uscito nell’agosto 2022, in quanto non voglio anticipare niente a nessuno, ti scrivo comunque per chiederti un ragguaglio. Non è raro che i disegnatori, a volte secondo la sceneggiatura, a volte per volontà loro, disegnino i volti di alcuni personaggi delle storie loro assegnate facendo riferimento ad attori, cantanti e via dicendo. Nel suddetto racconto, ad esempio, mi è parso, dimmi se sbaglio, che uno dei trapper ad inizio storia abbia la fisionomia di Lello Arena. Ma la cosa che più mi ha lasciato sorpreso, è il volto dato a Mister Kent, il gestore del trading post, che sembra essere ripreso dall’ex curatore della serie Mauro Boselli. Forse un omaggio di Walter Venturi, o forse di Alessandro Russo tornato ai testi, o forse di te curatore, ma potresti dare una risposta all’interrogativo riguardante questo volto e se la somiglianza sia stata voluta o è stata frutto solo di un caso fortuito per il quale Boselli, tra l’altro, non c’entra niente?


Direi che la risposta precedente si possa far valere anche per questa domanda. Posso soltanto aggiungere che la fisionomia di Lello Arena non la riconosco e che, anzi, il primo trapper mi sembra lo stesso Walter Venturi.


18 – Caro Moreno, credi di poter essere in grado, e soprattutto di voler fare, una storia di Zagor incentrata sulle origini di Halloween che partono dalla vecchia Europa e che, quindi, potrebbero anche avere un rimando alle origini dello Spirito con la Scure quando ancora non era definito così?


Il racconto delle origini di Halloween nella Vecchia Europa, con la rievocazione della leggenda di Jack O’Lantern, è già stata narrata nella storia “Il grido della Banshee” (Zagor 621) del 2017, testi miei, disegni di Giuliano Piccininno. Non c’è un rimando alle origini dello Spirito con la Scure (se non un riferimento alle sue radici irlandesi), origini che sono del resto già state ampliamente sfruttate e che non è il caso, secondo me, di rimpolpare ulteriormente.


19 – Caro Moreno, essendo Lei una persona che ha voluto attingere al passato di Ramath, e quindi “conoscendone i segreti”, fumettisticamente parlando, la potrebbe stuzzicare una sfida fra la magia indiana dei Fachiri e quella Celtica messa in scena da Kandrax? In un possibile scontro, chi potrebbe secondo lei avere la meglio nelle arti magiche?


Una storia che racconta un altro pezzo del passato di Ramath è in lavorazione (testi di Alessandro Russo, disegni di Walter Venturi). Escluderei, però, una “sfida della magia” tipo quella tra Mago Merlino e Maga Magò che veda contrapposti Ramath e Kandrax. Credo che i due universi “magici” di appartenenza vadano tenuti separati per non intorbidire troppo le acque. Mi vien fatto però di sottolineare come, tra i tanti che contestano le storie di Zagor con elementi magici, ci siano anche i lettori che, invece, ne vorrebbero di più. Segno che davvero, come ho scritto più volte, il nostro eroe viene visto e interpretato da ognuno in modo diverso, data la sua versatilità e poliedricità.


20 – Caro Moreno, ci sono disegnatori così veloci nello staff di Zagor da riuscire a disegnare due o più storie contemporaneamente? Se sì, di chi si tratta?


Se un disegnatore si trova a cimentarsi su due (o anche tre) storie contemporaneamente è solo perché c’è di mezzo una emergenza. Per esempio, lo sceneggiatore si è fermato o ha rallentato per qualche motivo (malattia, viaggi, malavoglia, altri impegni) e allora diamo all’illustratore una nuova avventura di scorta da portare avanti mentre aspetta il seguito di quella a cui si stava applicando. Oppure può accadere che una storia in programmazione, facendo il calcolo dei tempi, non possa essere pronta per il mese previsto per l’uscita in edicola ed ecco che si chiede a un velocista di realizzare lui una storia che la sostituisca, interrompendo il lavoro precedente. I nostri velocisti, che a volte hanno dovuto risolvere problemi anche su altre testate venendo dati in prestito, sono sicuramente Marcello Mangiantini, Walter Venturi, gli Esposito Bros, Stefano Di Vitto e Alessandro Chiarolla.

 

venerdì 4 novembre 2022

MARVEL: THE LEGENDARY COLLECTION

Vi avevo già parlato di questa collezione Hachette in un post del 26 aprile di quest’anno, la quale si era inaspettatamente interrotta con il numero 4.

Ecco che ora ritorna finalmente in edicola (primo numero in offerta lancio al prezzo di  € 1,99).

Si tratta di una collana in volumi cartonati di grande formato, con circa 200 pagine a colori ad alta grammatura, che esplora il meglio che la Marvel Comics può offrire, attraverso una raccolta unica curata dagli esperti Marvel.

Le storie migliori, i più grandi sceneggiatori e disegnatori, accompagnati da uno sguardo approfondito ai motivi per cui ogni storia è stata scelta e a esclusivi contenuti dietro le quinte: la storia finora…, nascita di una leggenda, cover gallery, collegamenti, altre letture.

Per oltre sessant’anni la Marvel è stata fonte di divertimento per appassionati di ogni età con le sue incredibili avventure a fumetti. Ha dato vita e corpo ad alcune delle icone più longeve del mondo dei Super-Eroi, come Spider-Man, gli X-Men, Wolverine, Hulk, Capitan America, Spider-Man, Iron Man, gli Avengers…

Ebbene, questa serie propone le storie migliori scritte da alcuni dei più stimati autori Marvel, fra i quali Mark Millar, Brian Michael Bendis, Kelly Sue DeConnick, Jason Aaron, Ed Brubaker, Neil Gaiman e molti altri.

L’Universo Marvel prende vita grazie all’incredibile talento di illustratori di altissimo livello come John Romita Jr., Steve McNiven, Mark Bagley, Mike Deodato, Leinil Francis Yu, Frank Miller, Ed McGuinnes...

Le coste dei volumi si uniscono a creare un epico schieramento dei più grandi personaggi dei fumetti illustrato da Stephanie Hans.

Il primo volume, in edicola dal 28 dicembre, ha per titolo SPIDER-MAN – Nuovi modi per morire, e contiene le storie originariamente apparse su The Amazing Spider-Man (Vol. 1) nn. 568-573, scritte da Dan Slott e Mark Waid ed illustrate da John Romita Jr. e Adi Granov.

In allegato un bellissimo poster gigante!

Se siete interessati a questa pubblicazione, MARVEL: THE LEGENDARY COLLECTION, potete visionare il piano dell’opera (ed eventualmente abbonarvi) a questo link: https://www.legendarycollection.it/?cmp=MC, oppure acquistarla in edicola.

Alla prossima!!!

 

 

mercoledì 26 ottobre 2022

Il battello dei misteri (Zagor Special 35)

Il “River Glory”, un battello fluviale a vapore dell’esercito, è stato strappato via dai suoi ormeggi da una spaventosa piena del Fulton River.

L’imbarcazione trasporta un carico tanto misterioso quanto pericoloso che i militari vogliono recuperare, ma che fa gola anche a una banda composta da sbandati Huron, agli ordini dello spietato Wendat, e da criminali bianchi senza scrupoli, capeggiati dai loschi Cassidy e Deckard.

Lo Spirito con la Scure intende ritrovare il relitto prima di tutti quelli che lo stanno cercando…

* * *

Non ero ancora riuscito a trovare il tempo né l’occasione per scrivere una recensione su questo Zagor Special n. 35, ma l’altro giorno il mio amico MarioCX mi ha mandato un messaggio vocale nel quale mi esprimeva il suo apprezzamento entusiasta per la storia principale di questo albo e allora ho colto, come si dice, la palla al balzo e ho deciso di scrivere qualche riga di commento. E poiché il giudizio di Mario è da me condiviso, ve lo trascrivo sommariamente qui sotto:

Ho letto lo speciale Il battello dei misteri: che bello! Mi è piaciuto tantissimo! Ero indeciso se prenderlo, ma sono rimasto ultra favorevolmente impressionato. Una bella storia, lineare, né semplice né complicata, con tutti i caratteri comunque ben descritti, approfonditi il giusto, anche l’originalità di questo carico… E poi la divisione vintage, in capitoletti come se fossero le strisce, sì perché era quella storia uscita in fumetteria richiamando le strisce degli anni ’60. Con finalmente le didascalie alla Nolitta, che descrivono paesaggi, situazioni, stati d’animo… Ma guarda, fosse sempre così Zagor… Diciamo la verità: era un po’ che le storie della serie regolare, dei Maxi, ecc. “me le facevo piacere”, questa invece mi è veramente piaciuta! E poi i disegni! Sembra davvero Ferri! Guarda, proprio bello, davvero!”.

In effetti la storia di Moreno Burattini per i disegni del duo Gianni Sedioli/Marco Verni (che avevo già letto a suo tempo quando era uscita in fumetteria), è veramente un tuffo nei “bei tempi andati”, proprio grazie alle caratteristiche sopra descritte. Non so se la storia può essere stata apprezzata anche dai lettori più recenti, ma sicuramente quelli che hanno conosciuto Zagor nel formato originario o anche quelli, come me, che lo leggono dal tempo della serie Gigante, quando questa riproponeva le avventure a striscia “rimontate” nel formato bonelliano, non possono che esserne soddisfatti.

In merito alle altre quattro storie brevi contenute nello Speciale, c’è da dire che sono soprattutto dei divertissment, due di argomento più “serio” (La cripta di Burattini/AA.VV. e La mappa del tesoro di Yannis Ginosatis) e le altre dichiaratamente “comiche” (Il sortilegio della strega di Burattini/Venturi e Il nuovo re di Darkwood di Nolitta/Ferri) ma hanno comunque il pregio di presentare al grande pubblico quattro avventure di difficile reperibilità nel loro formato originale (oltre che, personalmente parlando, vedere finalmente in un albo “ufficiale” la storia zagoriana del mio amico greco Yannis!!!).

Insomma: un albo Speciale dai contenuti, per un verso o per un altro, veramente “speciali”, che se avrà successo sarà sicuramente da un’altra uscita simile il prossimo anno.

Qui di seguito trovate l’elenco di tutte le storie contenute nello Speciale con il titolo, l’indicazione della pubblicazione originaria, e gli autori:

Il battello dei misteri (collana a strisce Darkwood 1-6)
Testi: Moreno Burattini
Disegni: Gianni Sedioli e Marco Verni

Il sortilegio della strega (catalogo della mostra “Bonelliana”, 2016)

Testi: Moreno Burattini

Disegni: Walter Venturi

La cripta (albetto speciale per i venticinque anni dell’associazione “Gli amici del fumetto”, 2014)

Testi: Moreno Burattini

Disegni: Marco Verni, Michela Cacciatore, Francesco Bonanno, Marcello Mangiantini, Stefano e Domanico Di Vitto, Gianni Sedioli, Walter Venturi e Raffaele Della Monica.

Il nuovo Re di Darkwood (“Amico treno” n.4, 1997)

Testi: Guido Nolitta

Disegni: Gallieno Ferri

La mappa del tesoro (Ink n.58, 2011)

Testi e disegni: Yannis Ginosatis

 


domenica 16 ottobre 2022

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (51)

Felicemente passata la boa

delle 1000 domande,

eccoci ad un nuovo appuntamento

con la rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Questa volta si parlerà di trasferte,

di Grandi Storie Bonelli, del lavoro di

editor e curatore di testata,

dell’Oltremondo e dei capi indiani di Darkwood.


Ma anche di Hellingen, Kandrax, Rakosi,

della “gabbia bonlliana”, della

“Bonelli Entertraiment”, dei vari generi

presenti nella saga… e di molto altro ancora!


Ringraziando infinitamente Moreno

per la sua disponibilità,

prima di lasciarvi alla lettura

vi informo che sono già state completate

tre ulteriori serie di nuove domande,

che tuttavia devono ancora ricevere risposta.

Vi chiedo solo di pazientare un po’…

1 – Buongiorno Moreno! Intanto complimenti per il tuo lavoro e quello di tutto lo staff di Zagor. Avrei anch’io una domanda: avendo letto tutte le storie dalla tua prima (Pericolo mortale) fino a oggi, devo dirti che la reputo ancora una grande storia. Essendo degli anni novanta, pensi che possa trovare posto nella collana Le Grandi Storie Bonelli? O ce ne sono altre che a tuo giudizio potresti essere felice di vedere ripubblicate? Ovviamente fra quelle sceneggiate da te. Distinti saluti.

Grazie per i graditi e mai scontati complimenti, e grazie soprattutto per la pazienza dimostrata nell’aver letto tutte le mie storie da 31 anni a questa parte. Sono anch’io molto affezionato a “Pericolo mortale”, non soltanto perché fu quella del mio esordio (e rappresentò la realizzazione di un sogno), ma anche perché fu Gallieno Ferri a tenermi a battesimo (che emozione vedere una mia sceneggiatura disegnata proprio da lui). Tuttavia, se dovessi indicare qualcosa di mio di quel primo periodo da proporre nella benemerita collana “Le Grandi Storie Bonelli” indicherei piuttosto la mia seconda prova, “L’abbazia del mistero”, o ancor di più “L’uomo con il fucile”.

2 – Buongiorno Moreno. Ti ho sentito più volte dire che Zagor non affronterà più lunghe trasferte, come quella sudamericana o quella africana di alcuni anni fa, o come la prima che partì con Odissea Americana per terminare con Ritorno a Darkwood. Ammetto di essere molto perplesso, e di essere rimasto deluso dal taglio di quella Europea, che inizialmente doveva essere lunga un anno. Mi stupisce molto che la motivazione risieda nella “volontà dei lettori” quando, frequentando forum e social, o leggendo le riviste zagoriane, dove scrivono i più affezionati e fedeli lettori, ho sempre trovato grande entusiasmo per le lunghe trasferte, e semmai delusione per non poterne più vedere. Vorrei quindi capire a quali dati si fa riferimento per dire che i lettori non gradiscono le trasferte. Sondaggi mai resi pubblici? Cali di vendita particolari in coincidenza con le trasferte stesse? Ci deve essere una rilevazione che abbia statisticamente senso, per prendere una decisione apparentemente tanto impopolare, non posso credere che ci si basi su “sensazioni”. Puoi darmi una spiegazione convincente, e magari anche un tuo parere personale? Grazie. Mauro Corti.

Proprio su un recente numero di una delle riviste zagoriane a cui fai cenno tu mi è capitato di leggere un commento negativo sulla trasferta sudamericana, più che legittimo (per carità), che si aggiunge a tutta una sfilza di lamentele di cui ho avuto notizia. Lo dico solo come esempio del fatto che tu forse potrai aver registrato pareri favorevoli i quali però in generale, per come percepisco io la realtà dei social, sono sempre più sommersi dalle critiche dei perenni insoddisfatti - che costituiscono una setta molto numerosa e predominante (non soltanto in ambito fumettistico ma praticamente ovunque: di qualunque cosa si parli in Rete mi sembra regola fissa il dominio degli spargitori di veleno). Come ho detto più volte, raramente leggo i commenti sui forum o sui gruppi perché, quando incautamente l’ho fatto, mi sono cascate le braccia e ho perso la voglia di scrivere. Però c’è sempre chi ritiene di dovermi informare sugli umori dominanti della platea dei frequentatori di Internet (che comunque, ripeto, rappresentano una minima parte dei lettori). L’idea che mi sono fatto è quella di un pubblico molto tradizionalista che mal digerisce ogni uscita dal seminato. Tuttavia, e qui giungo al punto scusandomi per la lunga premessa, non si tratta soltanto di dar retta ai talebani dell’ortodossia (o di ciò che essi ritengono tale), ma di rendersi conto di come il tempo di fruizione di qualunque prodotto multimediale sembra essere sempre più limitato. Tutto viene consumato velocemente, il mercato premia le pubblicazioni più agili, i testi da leggere meglio se sono più corti, altrimenti annoiano. Quindi si procede per miniserie,  con saghe con il primo albo che premette “uno di sei”,  con Zagor Più di 190 pagine che prendono il posto dei Maxi da 286. Se facessimo ripartire Zagor per una trasferta fuori da Darkwood di due anni e mezzo ci sarebbe chi si spaventerebbe. Ciò non significa che le trasferte non ci saranno: anzi,  stiamo realizzando storie ambientate  in giro per il mondo, solo  che si tratterà di viaggi destinati a durare lo spazio di pochi albi (tre, quattro, cinque). Mi pare un compromesso accettabile.

3 – Caro Moreno, da semplice lettore non posso proprio immaginare quanto lavoro possa esserci dietro il diventare ed il continuare ad essere il curatore di una testata o, ancora più difficilmente, revisore di tutte le serie in uscita. In tal senso, Decio Canzio, probabilmente Renato Queirolo, attualmente credo Michele Masiero, abbiano avuto ed hanno sicuramente i loro metodi per curare le varie serie, e pur essendo persone diverse, qualcosa li accomunava/accomuna, ma qualcosa li differenziava/differenzia. Quali sono le differenze fra la cura delle varie testate di ieri, messe in pratica da Canzio, principalmente, e da Queirolo, e quelle messe in pratica oggi da Michele Masiero

Delle tre persone che citi, Decio Canzio è stato senza dubbio il maestro non solo degli altri due ma anche di Mauro Boselli, di Mauro Marcheselli, mio e un po’ di tutti quelli che hanno lavorato e lavorano in Bonelli. Era uno straordinario cacciatore di refusi e di incongruenze ma  sarebbe limitativo ridurre il suo ruolo a quello di correttore di bozze. Decio leggeva (prima di passarlo a Sergio Bonelli) tutto quanto pubblicavamo e corredava testi e disegni di annotazioni ineccepibili e inappuntabili scritte con una bellissima calligrafia, ma soprattutto era un direttore generale che realmente teneva insieme la Casa editrice dando senso e ordine ai vari comparti e valorizzando il lavoro dei singoli. Realizzava ed eseguiva, certamente, le direttive di Sergio, ma anche le sapeva influenzare. Canzio non era un curatore di testata, era il curatore della Casa editrice. Renato Queirolo invece sì, era l’archetipo dell’editor, concentrato sulla cura editoriale delle serie a lui affidate. Di lui, Boselli diceva che aveva gli occhi da nittalopo, vedeva anche nel buio, esigentissimo, forse fin troppo. Sono passato sotto le sue grinfie nei primi anni della mia carriera e lo ricordo come un sergente istruttore della scuola ufficiali, quelli che vengono temuti durante l’addestramento e poi perennemente apprezzati dopo averlo superato. Michele Masiero cura progetti più che testate e svolge il lavoro che faceva Canzio in tempi, quelli attuali, molto diversi e soprattutto inserito in uno staff dirigenziale più articolato, delegando ai collaboratori più compiti di quanto facessero Decio e Sergio (ma in presenza anche di progetti maggiormente diversificati, difficili da ricondurre tutti a una sola persona).

4 – Caro Moreno, nello Speciale Zagor n. 31 intitolato “Il libro delle ombre” viene detto che esistono possibilità per diversi varchi dall’Oltremondo al mondo di Zagor. Una cosa che è accaduta anche nel recente “Da un antico passato” nella serie regolare. Per quanto riguarda l’avventura col mago Castaldo, alla fine lo stesso decide di suicidarsi per non fare da tramite lui stesso con l’Oltremondo ma il grimorio, che dovrebbe essere andato distrutto e che non è più in possesso dell’energia negativa del Demone protagonista della storia, credi che, al pari del mago Weisz, che a stare troppo a contatto col grimorio posseduto è diventato una sorta di tutt’uno con l’entità malvagia, possa essere rimasta una traccia, un minimo accenno di varco per l’Oltremondo nello stesso grimorio, e che quindi, pur con la morte di Fred Wood, possa infine rendersi di nuovo un passaggio sicuro fra un mondo ed un altro, al pari, per esempio, del libro utilizzato da Stephan nelle due avventure scritte da Ade Capone, intento a chiamare in scena il Demone Haggoth?

Immagino che qualche sceneggiatore, volendo riportare alla ribalta il demone Haggoth, o qualche altra entità dell’Oltremondo, possa senz’altro ricorrere a un espediente del genere. È una strada, insomma, che mi sembra praticabile. Complimenti per l’attenzione che dedichi alle cose che leggi.

5 – Caro Moreno, dei capi indiani di Darkwood appare quasi esclusivamente Tonka e qualche volta Winter Snake ma che fine hanno fatto Scure Gialla dei Naskapi, Nakoola dei Mohicani, Wuwutky degli Oneida? Potreste farli apparire ogni tanto anche per farli conoscere al pubblico più giovane?

Tonka compare spesso perché è il più fedele amico di Zagor. Tuttavia hai ragione, ci sono molti altri sakem dalle personalità ben definite che meriterebbero più attenzione. Accolgo volentieri il giusto suggerimento, che sfonda una porta aperta dato che talvolta, come nel caso della recente avventura con il serial killer Rufus Dowler, certi capi tribù fanno comunque ritorno (vedi appunto  Tuono Rosso, sakem dei Delaware). Sappi comunque che è in lavorazione una storia con Akenat, capo dei Wyandot.

6 – Caro Moreno, voglio porti sotto gli occhi una mia curiosità. Sia “I misteri Redstone” che “Il libro del demonio” sono state disegnate da Gaetano Cassaro, e per questo possono starci personaggi con fattezze simili in entrambe le storie. Come spieghi, però, che sia il braccio destro di Mask che il tuttofare della casa del libro del demonio siano praticamente rappresentati uguali, anche se evidentemente stanno a rappresentare due personaggi differenti?

Tutti i disegnatori hanno un “magazzino” mentale di facce da cui attingere inconsciamente. Si può ben capire come, lavorando per anni e anni e macinando decine di storie, ciascuna affollata da decine di personaggi, capiti di finire per mettere insieme un naso, una bocca, dei baffetti o degli occhi uguali, per caso, a qualcuno già raffigurato di cui non ci si ricorda più (mi riferisco soprattutto agli autori di fumetti di un tempo, chiamati a garantire una produzione abbondante e veloce). Capitava anche a Magnus, quando lavorava a ritmi forsennati per Kriminal e Satanik.

7 – Buongiorno Moreno, ecco una domanda particolare: secondo lei Hellingen è stato in grado di amare e in caso sarebbe possibile per lui adesso? Dopo aver letto il quarto speciale di Tex Willer dedicato a Mefisto in cui si evince come il terribile illusionista tenga a sua sorella Lily, e quindi abbia dimostrato di avere a cuore qualcuno al di fuori di sé, mi è sorta la domanda se anche Hellingen abbia avuto questa “scintilla” dentro di sé almeno in una parte della propria vita, oppure pensa che sia sempre stato segnato dall’ossessione, dalla solitudine e dal risentimento?

Secondo me Hellingen incarna l’essenza stessa del male, inteso come eterno avversario da combattere, e quindi trascende l’appartenenza all’umanità che lo renderebbe vulnerabile ai sentimenti. È un simbolo, nato malvagio. 

8 – Gentile Moreno, quali sono i motivi che la fanno vertere su un personaggio come Kandrax piuttosto che su un personaggio come Rakosi?

Credo che lei si riferisca a una risposta da me data a chi mi chiedeva se preferirei scrivere una storia con Kandrax o una con Rakosi, oppure se prediligo, come avversario di Zagor, l’uno o l’altro. Confermo che, in ogni caso, scelgo il druido. Perché? Non certo perché  non mi piacciano anche le storie con il vampiro, che anzi apprezzo. È che Rakosi, tutto sommato, è un personaggio preso in prestito dalla tradizione e si rifà a modelli precedenti, riproposti in chiave zagoriana ma sicuramente deja vu. Kandrax rappresenta invece qualcosa di più innovativo, meno prevedibile, con agganci alla mitologia celtica che aprono porte su universi letterari sconfinati e sconosciuti ai più. Kandrax è anche più moderno, rispetto alla figura del vampiro proposto ai lettori ancora con una bara come letto, e un vestito da gala con mantello come abbigliamento. 

9 – Rileggendo di nuovo le storie della collana ho notato che negli anni 80 ed in parte 90 i disegnatori, credo in base alle indicazioni degli sceneggiatori, tendevano in qualche caso a rompere la così detta gabbia bonelliana e a regalarci tavole inusuali e spettacolari. Soprattutto Donatelli che in storie come “Il ‘signore nero”, “Il grande inganno”, “Viaggio nella paura” e “Le creature delle acque morte” era in grande spolvero. Ma anche il Ferri di “Incubi”, “La corsa delle sette frecce” e “L’uomo con il fucile” non scherzava. Antesignano il bistrattato Pini Segna con i suoi disegni che strabordavano dai riquadri. Negli anni successivi ricordi se fu una richiesta della redazione di diminuire sempre più queste “libertà” o i disegnatori nuovi si trovavano e trovano più a loro agio nel formato di casa?

Sergio Bonelli era uno strenuo difensore della “gabbia”, ritenendo che rappresentasse una sorta di marchio di fabbrica che permetteva ai lettori di riconoscere subito un albo bonelliano da un altro. Marchio di fabbrica del resto non fine a se stesso, ma funzionale alla facilità di lettura e comprensione delle nostre avventure, almeno quelle di un tempo. C’era insomma una bonellianità del racconto che Sergio voleva tutelare, una tradizione da rispettare.  Peraltro, la classica suddivisione delle tavole in tre strisce non ha mai impedito a  nessun grande autore di esprimere il proprio talento (né TicciMilazzo, per fare due nomi, sono risultati meno strepitosi per colpa della gabbia). Poi se qualcuno, come negli esempi che hai citato, si prendeva qualche libertà, in genere veniva tollerata. Ma di certo l’indicazione data era di attenersi alle tre strisce (sicuramente qualcuno sarà stato invitato a non scardinarle). Quando arrivò Nathan Never fu stabilito che si poteva osare di più e fu concessa maggiore libertà per le nuove serie.

10Caro Moreno, quali storie, non per forza zagoriane, ti piacerebbe rileggere nella collana “Le Grandi Storie Bonelli”?

Direi le migliori di Mister No, da “Atlantico” a “Sfida al Pantanal”. Poi, alcune dei primi cento numeri di Martin Mystère, come “La reincarnazione di Annabel Lee” o “I misteri di Londra”. A seguire metterei “Robinson Hart”, una miniserie contenuta in “Zona X” a cui sono molto affezionato. Non sarebbe male ripescare qualche classico di Nathan Never o dei primissimi albi di Legs (quelli sexy). Non cito Tex perché tutte le sue storie sono state ristampate molto di più di quelle delle altre serie.

11Quando torna Shane, a mio parere il miglior nuovo nemico degli ultimi anni?

Sto pensando al modo migliore di farlo tornare e gli Esposito si sono già prenotati. Mi fa piacere che qualche nuovo nemico venga ricordato da qualcuno.

12Caro Moreno, Lei ha parlato del seguito del seguito della storia di Ol Undas che uscirà o quest’anno o l’anno prossimo. Siccome nel primo Color che ha visto la storia protagonista, il co-protagonista è stato Icaro La Plume, che immagino tornerà anche in questa di prossima uscita, Le voglio chiedere se i co-protagonisti dei Color possano apparire più volte come tali nella stessa collana, e non una-tantum? A proposito di futuri Color Zagor, pur essendo lontana da Darkwood a differenza, per esempio, di Virginia, crede possibile un’avventura con co-protagonista Frida Lang o verrà “relegata” alla serie regolare?

Nel seguito della saga di Ol Undas (cioè nel terzo episodio della serie iniziata con “La città sopra il mondo” nel 1990 e proseguita con “Il rapimento di Icaro la Plume” nel 2020) avrò come co-protagonista, al fianco di Zagor, la rossa Scarlet, figlia adottiva del Barone (vista per la prima volta nel Maxi “La banda aerea” del 2011). Un Color dedicato a Virginia è già in lavorazione, uno su Frida potrebbe essere messo in cantiere anche senza riportare la bella austriaca a Darkwood, basterebbe raccontare una avventura in retrospettiva collocata durante la trasferta europea (una delle avventure mai narrate accadute durante il viaggio di ritorno, alla cui esistenza già si è fatto cenno).

13Dear Moreno, have you reached out to any Hollywood studio interested in making a TV show or movie franchise about Zagor's adventures? Would you be interested in that idea and do you think it would be successful? It would be a great way to introduce his world to readers around the world! Personally, Henry Cavill has the right physique for Zagor. Thank you very much for your answer!

Traduzione: Caro Moreno, hai contattato qualche studio di Hollywood interessato a realizzare uno show televisivo o un franchise cinematografico sulle avventure di Zagor? Saresti interessato a questa idea e pensi che avrebbe successo? Sarebbe un ottimo modo per presentare il suo mondo ai lettori di tutto il mondo! Personalmente, Henry Cavill ha il fisico giusto per Zagor. Grazie mille per la tua risposta!

La Bonelli ha inaugurato con il film su “Dampyr” che vedremo presto nelle sale (almeno in Italia) una serie di produzioni cinematografiche e televisive (è nata la “Bonelli Entertainment”). Quindi, se ci sarà un film su Zagor non sarà realizzato da Hollywood ma qui da noi. In ogni caso la risposta alla tua domanda (“hai mai contattato qualche studio?”) è “no”, non l’ho mai fatto, semplicemente perché non è il mio mestiere (io mi occupo di mandare in edicola gli albi) e anche perché non sono proprietario dei diritti del personaggio e dunque non li posso proporre a nessuno. Immagino che in passato qualche agente incaricato di farlo abbia provato a vendere agli americani (o ad altri produttori) anche i diritti cinematografici di Zagor come è accaduto per Dylan Dog (del quale esiste un film USA interpretato da Brandon Routh), ma non so se sia davvero successo. Riguardo gli attori, sono anni che “gioco” ogni tanto sulla mia pagina FB (Moreno “Zagor” Burattini) proponendo possibili interpreti per una versione cinematografica dello Spirito con la Scure, anche raccogliendo i suggerimenti dei lettori (pubblico le foto). Ne è venuta fuori una galleria di fusti, anche italiani. L’ultimo nome venuto fuori è quello di Scott Eastwood (il figlio di Clint).

14Caro Moreno, qual è il luogo più strano... dove hai avuto un’illuminazione per mandare avanti un tuo soggetto od una tua sceneggiatura?

Poiché ogni luogo è adatto a venir folgorati da un’idea, e poiché non frequento luoghi particolarmente strani, posso dire soltanto che il bagno turco o la vasca idro del reparto termale della mia palestra si sono rivelati più volte particolarmente efficaci. Poi, le idee vengono passeggiando, viaggiando in treno, leggendo un romanzo o un altro fumetto o un quotidiano, guardando lo schermo bianco di un computer su cui sai che devi scrivere al più presto qualcosa ma non ti è ancora venuto in mente niente…

15Gentile Moreno, prendendo ad esempio tutta la Saga Zagoriana, e dovendone fare diverse percentuali al riguardo dei vari generi che si sono succeduti, come li suddividerebbe?

Dare una risposta “scientifica” a questa domanda, cioè con dati controllati sfogliando albo per albo, dopo aver stabilito quali generi prendere in considerazione, sarebbe una impresa titanica che porterebbe via una settimana di lavoro. Ci sarebbero poi da stabilire dei criteri: alcune storie non hanno un genere preciso ma si caratterizzano per essere una contaminazione fra più tipologie (l’umorismo si mescola con l’horror, per dirne una, o il western talvolta va a braccetto con il giallo, per dirne un’altra). Come considerare, per esempio, la storia “Magia senza tempo”? Ci sono gli extraterrestri, quindi fantascienza? Ma ci sono anche le armi magiche dell’Eroe Rosso, dunque fantasy? Ci sono scene terrorizzanti: potrebbe essere horror? E la recente storia con Jenny è avventura, è western o è rosa? Direi perciò che sia impossibile, senza uno studio preliminare delle regole del gioco, stabilire una suddivisione precisa e quantificare le percentuali di appartenenza. Posso soltanto ribadire il concetto, più volte spiegato e del resto sotto gli occhi di tutti (tranne i soliti), di come le storie di Zagor siano state immaginate da Nolitta come regno della contaminazione fra i generi, e dunque la varietà delle tematiche, volendo proseguire lungo la strada da lui indicata, deve essere assoluta, pur ruotando attorno al centro di gravità permanente della tradizione. Tuttavia, per fare comunque una statistica, possiamo prendere una annata Zenith a caso: quella del 2022, per esempio. Ebbene, su 12 albi mensili, cinque sono di genere fantastico (horror e fantasy), sette di genere realistico (più o meno western). Quindi più o meno il realistico batte il fantastico con il 60 per cento contro il 40.

16Gentile Moreno, quanto risulta essere complicato il lavoro del revisionista in generale? In particolare, invece, se una storia viene accettata, ma viene fatto un lavoro di revisione fin troppo deciso, o per i testi o per i disegni, significa che tale storia o tali disegni potrebbero non essere stati all’altezza già ai primi tratteggi o alla stesura del soggetto?

Comincerei col definire meglio il lavoro di cui stiamo parlando, che non è quello del “revisionista” (uno cioè che vorrebbe riscrivere la versione di fatti storici, magari in chiave ideologica) ma del “revisore”, casomai – pur preferendo il termine “editor”, o “supervisore”.  Questo tipo di intervento è più o meno complicato sulla base della qualità delle tavole (sceneggiate o illustrate) o del soggetto che si è chiamati a valutare e, nel caso, correggere. A volte giungono sul mio tavolo lavori che non necessitano particolari modifiche, altre volte c’è da mettersi le mani nei capelli – e da bocciare senza appello la proposta in questione. La figura dell’editor è molto importante non soltanto per la correzione di testi e dei disegni rimediando a sviste ed errori, ma anche il brainstorming con gli autori, che vengono guidati lungo un percorso condiviso, indirizzati magari verso soluzioni diverse e meno problematiche. Gli interventi comunque vengono fatti a tutti i livelli della lavorazione, sia cioè partendo appunto dal soggetto (l’autore viene chiamato ad apportare modifiche che risolvano le difficoltà e le incongruenze che gli occhi del curatore hanno identificato), sia procedendo passo passo con la sceneggiatura, le matite, le chine.  Gli autori, insomma, sono seguiti nel loro lavoro. Ma, ripeto, a volte, non ci sono particolari correzioni da fare, altre volte ce ne sono molte. Non tutte le ciambelle, infatti, vengono con il buco. A volte i rammendi sono invisibili, altre volte qualche magagna non si riesce a raccomodare.

17Caro Moreno, nella storia “La Taverna del Gufo”, la figura del Capitano Gibson appare inizialmente come intransigente difensore della legge, ma poi diventa nel finale un simpatico alleato di Zagor. Ha agito, soprattutto, per salvare Virginia dal rapimento perpetrato dai cattivi di quella storia ma la secchiata d’acqua sul finale, oltre che divertimento, e pur contando la tanta differenza d’età, potrebbe aver rappresentato anche la gelosia dello stesso Capitano a causa del bacio fra la nipote di Fishleg e lo Spirito con la Scure?

Chi lo sa? Nolitta lancia il sasso e nasconde la mano.

18Caro Moreno, pur avendo ormai provveduto a diminuire le trasferte lunghe, ci potrebbe essere una anche minima speranza di veder capitare Zagor, per una toccata e fuga, nel Regno di Syldavia?

Personalmente lascerei gestire la Syldavia a Mauro Boselli che se l’è inventata nel racconto “Huron”, peraltro citando Tintin. Devo dire che, in genere, sono contrario all’uso di stati e nazioni inventate (tipo il Pontevedro della “Vedova allegra” o il Medioka di “Topolino sosia di Re Sorcio”, o la Latveria del Dottor Destino). Darkwood è il regno della fantasia, ma al di fuori dei suoi confini c’è, o ci dovrebbe essere il mondo reale. Difatti, visitando (per esempio) il Sud America lo Spirito con la Scure attraversa paesi e territori veramente esistenti. Quando è stato richiamato sulle scene Smirnoff (in una storia del 2017 di Mignacco e Venturi) ho chiesto allo sceneggiatore di spiegare che la nazione della Badelandia di cui si dicevano ambasciatori due personaggi del racconto, era in realtà un nome inventato. Quindi: se Boselli ci tiene alla Syldavia e vuole spedirci Zagor, non mi opporrò, essendone lui il creatore (e godendo di grado gerarchico maggiore del mio), ma se dovessero giungere proposte da altri sceneggiatori troverò un modo garbato per rifiutarle.

19Caro Moreno, dopo aver letto i tre albi del ritorno a Golnor da parte di Zagor, mi permetto di scriverti per dirti che così non si fa. Non voglio criticare basandomi sul nulla, bensì sulla storia “per bambini”, “alla Topolino” (per quanto sia stato un lettore di Topolino in passato) che non mi ha fatto passare bene delle ore che avrei prospettato diverse. Non chiedo certo che debba esserci un solo ed unico filone narrativo, con solo storie western ecc., ma se mi appresto a leggere una storia dello Spirito con la Scure non mi aspetto di certo di tornare così lontano nel mio passato, facendomi dunque ricredere sulla direzione che sta prendendo una delle mie serie preferite. Tu sei il curatore della testata, ed assieme allo sceneggiatore Luigi Mignacco avreste dovuto, a parer mio, non puntare su un target bambinesco ma su uno più maturo. La testata, dopo le alzate di testa dello “Zenith 666” e di Chiaverotti su Kandrax, sta veramente cadendo in basso, così in basso da farmi sperare in un futuro più roseo, dove potranno esserci storie che possano piacermi di più, ma soprattutto che siano adatte alle persone di un’età decisamente più matura rispetta a ciò che vedo uscire in edicola attualmente. Mi dispiace dovertelo scrivere, ma mi sembrava doveroso far sentire la mia voce a proposito di un andazzo che alla lunga potrebbe far disaffezionare anche il lettore più appassionato.

La prima cosa che viene da chiedermi leggendo queste considerazioni è dove e quando, dal 2016 in poi (anno di uscita di “Zagor 666”), si sia data l’impressione caduta verticale del livello delle storie, che sarebbero, secondo questo parere, di livello basso e da bambini. Si resta davvero di stucco, a volte, cercando di decifrare certi commenti (tentativo che va fatto per tenere nella dovuta considerazione i pareri di tutti). Mi pare di notare, in alcuni, una vera e propria ossessione (di cui non capisco il motivo, per quanti sforzi faccia) verso “Zenith 666”. Può essere che a qualcuno quell’albo non sia piaciuto, si spera che siano stati più apprezzati i successivi (con una importante storia con il ritorno di Rakosi, il vampiro), ma comunque si è trattato di 94 tavole in una saga pluridecennale. Lette, archiviate, giudicate (bene o male che sia) passiamo ad altro. Invece noto una monomania dai tratti patologici nel tirare continuamente in ballo quella storia, un po’ come la fissazione di Marco Porcio Catone nel ripetere “delenda carthago” di qualunque altra cosa si stesse parlando. Lo stesso per il ritorno di Kandrax proposto da Chiaverotti. C’è stata una interpretazione del druido proposta su due albi (non certo peggiore, a mio avviso, di altri “ritorni” dello stesso nemico dopo il capolavoro nolittiano): a qualcuno non è piaciuta? Ci dispiace, speriamo in giudizi migliori su altre storie, in ogni caso c’è anche chi ha apprezzato. La serie va avanti. Perché mai, dopo anni, tornare a tirare in ballo sempre e a ogni piè sospinto il singolo episodio non gradito, come se si trattasse di un’onta da lavare con il sangue? Mah. Tuttavia, tra il citare “Zenith 666” e “Kandrax!” come esempi negativi e ritenere l’intera serie sprofondata nell’abisso del topolinesco (fermo restando che per me Topolino è un fumetto magnifico) ce ne corre. Dunque sarebbero per bambini otto anni di storie? Comprese magari le miniserie “Zagor: le Origini” e “Darkwood Novels”, che hanno raccolto invece ovazioni da più parti? Sarebbero topolinesche la trasferta europea e la saga del destino di Mortimer o quella della morte di Jenny? Boh. Il mio sforzo costante da supervisore è sempre stato quello di stoppare i soggetti che potrebbero sembrare troppo ingenui per gli smaliziati lettori di oggi, e richiamo sempre gli autori a evitare soluzioni troppo ingenue. C’è da notare come molte storie di Nolitta risulterebbero ingenue se proposte oggi (si potrebbe citare “I padroni del fuoco” giusto per fare un esempio). Ma parliamo pure della recente storia ambientata a Golnor che non è piaciuta al nostro implacabile detrattore. Evidentemente non deve essergli piaciuta neppure la storia del “Signore Nero”, scritta da Tiziano Sclavi e illustrata da Franco Donatelli, pubblicata nel 1981. Infatti, Luigi Mignacco ha reso omaggio a quel classico recuperando gli stessi elementi narrativi e iconografici, ispirati peraltro a Tolkien. Topolineschi e per bambini anche Sclavi e Tolkien, dunque. Ne prendiamo atto. Ho trattato l’argomento in questo articolo pubblicato sul mio blog: http://morenoburattini.blogspot.com/2022/06/il-sequel.html. Invito a leggerlo per non stare a ripetermi (e non sembrare monomaniaco come i detrattori di “Zenith 666”). Peraltro sui rapporti tra Zagor e il fantasy ho scritto più volte e curato persino una mostra. Si può leggere un approfondimento anche qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2022/04/lo-zagor-western-dei-bei-tempi-che.html.

Di tutte, o di molte, variazioni sul tema del fantastico (declinato come “heroic fantasy”, o anche “sword and sorcery”, magari come “prehistoric fantasy” o alla maniera di “dungeons and dragons”) si hanno decine esempi nella sessatennale saga dello Spirito con la Scure fin dai primissimi albi. L’autore che più di altri si è dedicato a storie fantasy zagoriane è Marco Torricelli, che  spiega  in una intervista apparsa sulla rivista “Ink”: “Per me il fantasy è un tipo di narrazione da utilizzare per raccontare cose che accadono nella realtà, nei giochi di potere e nell’intimo umano, grande mondo da esplorare. Gli elfi, le fate, gli orchi e i draghi sono per me come le maschere della Commedia dell’Arte. Il fantasy, come metafora, può raccontare grandi vicende”.

C’è da notare poi che il successo di film e serie TV come “Il Signore degli Anelli” o “Il trono di spade”, di cicli di romanzi come “Harry Potter” o “Shannara”, di autori quali George R.R. Martin o la nostra Licia Troisi (per non parlare di Dragonero, approdato adesso anche in TV) consigliano di battere qualche volta anche la strada del fantasy, proponendo storie che possano di tanto in tanto incuriosire lettori diversi o più giovani. Direi che un curatore debba fare anche questo. Poi si troverà sempre chi vuole insegnare il mestiere agli altri, o fare l’editore con il torchio altrui. Leggendo questa recensione si ha un’idea di come ci possano essere pareri e gusti diversi.

https://www.ciavula.it/2022/05/mentre-le-ombre-si-allungano-su-golnor-torna-zagor-in-versione-fantasy/.

La prima avventura fantasy di Zagor è sicuramente quella con Marcus, l’Uomo Volante, e i suoi servitori pigmei. Ma poi c’è il Piccolo Popolo de “La danza della scure”, c’è l’avventura con l’“Abisso Verde”, la già citata storia dei Padroni del Fuoco e potremmo continuare a lungo (potremmo anche ritenerle tutte topolinesche senza timore di offendere nessuno). Ma siamo alle solite: ci sono stati tre albi che qualcuno non ha apprezzato. Albi, peraltro, che oltre a essere un omaggio a Sclavi sono piuttosto eccentrici rispetto alle caratteristiche della serie, dato che Zagor non va a Golnor tutti i giorni (mi risulta che ci sia stato tre volte in sessanta anni). Il buon senso pretenderebbe (almeno a me capita di pensare così) che, pazienza, se una storia non è piaciuta a me sarà piaciuta a qualcun altro. No, si pretende sempre una serie su misura dei propri gusti e si ritirano fuori “Zenith 666” e “Kandrax!”, che evidentemente rappresentano un vulnus insanabile. Che dire? Soltanto ribadire il massimo impegno a realizzare storie le meno infantili, rassicurare che di Golnor non sentiremo più parlare finché dipenderà da me, dirsi certi che comunque sia ci saranno sempre quelli che contesteranno.

20Caro Moreno, le è mai capitato di dover interrompere oppure di modificare l’andamento di una storia, in tutta la sua carriera da sceneggiatore anche per testate extra-Bonelli, a causa di avvenimenti accaduti nella realtà e che avrebbero di fatto reso la trama eccessivamente di cattivo gusto?

No. Però è successa una cosa singolare.

Ne parlo qui: https://morenoburattini.blogspot.com/2012/01/lisola-del-mistero.html, e il mio articolo comincia con un confronto significativo fra due immagini.