martedì 24 giugno 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: La notte del sacrificio (ZCSC124)









Il centoventiquattresimo numero, che troverete in edicola giovedì, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor con i Cheyenne, nonché la prima parte della storia "Una morte misteriosa".

 

IL SANGUE DEI CHEYENNE


        Per propiziarsi la Stella del Mattino, gli Skidi rapiscono giovani squaw di altre tribù e le sacrificano a questa divinità: così, i loro raccolti saranno abbondanti. Ma quando nelle loro mani finisce Zanya, la figlia di Scudo Rosso, il capo dei Cheyenne, Zagor e Cico si gettano all’inseguimento degli spietati pellerossa.
Zagor raggiunge i rapitori e scopre che Talesharo, il sakem degli Skidi, vuole far cessare l’orribile usanza dei sacrifici umani alla Stella del Mattino. Ma lo stregone Pauanas è contrario, e sta avvelenando lentamente Talesharo, per sostituirlo con Kwitara, a lui fedele. Ma interviene Zagor, che sventa il piano dello stregone e sconfigge Kwitara in duello: una nuova era inizia per gli Skidi!

         Ottima storia burattiniana, che riesce quasi a ricreare le atmosfere nolittiane, e ottimi i personaggi presentati: il simpatico barcaiolo Perkins, la bella Zanya, l’innamorato Tiskar, l’odioso Pauanas, il saggio sakem Talesharo.
Commovente il finale in cui Tiskar salva la vita di Zanya in extremis, conquistando così il permesso del padre a sposarla.
          Così Moreno Burattini ha commentato, in un suo intervento del giugno 2004 sul Forum SCLS, questa sua sceneggiatura:
          “Riguardo a questa storia posso solo dire che l’ispirazione viene da un fatto reale. Ho chiamato Talesharo un guerriero Pawnee davvero vissuto che si chiamava, in realtà, Petalesharo. Era un Pawnee Skidi, figlio del capo Vecchio Coltello, nato nel 1797 e morto nel 1832 (così si dice nel Dizionario degli Indiani d’America). Ai suoi tempi, gli Skidi compivano sacrifici umani rituali di giovani squaw immolate alla Stella del Mattino (residuo di ricordi legati alle antiche tradizioni dei popoli del Centro America che, come gli Aztechi, avevano di queste usanze sanguinarie).
            Durante una cerimonia, compiuta probabilmente nel 1818, Petalesharo salvò dalla morte una ragazza Comanche, che stava per essere sacrificata sull’impalcatura tipica di queste cerimonie (simile a quella illustrata da Ferri). Il guerriero tagliò le corde che legavano la squaw e fra lo stupore generale la mise su un cavallo con delle provviste, indicandole la strada che portava alla sua gente. Da quel giorno, i sacrifici umani degli Skidi cessarono. Nel 1821 Petelesharo ricevette una medaglia a Washington, per il suo gesto. Il pittore Charles Bird King dipinse un suo famoso ritratto”.

* * *

 

 

IL CIMITERO INDIANO


           Zagor sta dando la caccia a due criminali che hanno ferito Cico per rubargli la mappa della miniera perduta di Pegleg. Raggiunge la miniera e scopre una strana comunità di minatori. Hanno lo sguardo spento, gli occhi infossati: cosa è loro accaduto? E perché un’antica iscrizione indiana ammonisce di tenersi lontano da quella zona?
          Intanto, una strana malattia, in grado di trasformare chi ne sia affetto, ha colpito Zagor e tutti i nuovi arrivati nella miniera di Pegleg. Sektar, un gigantesco indiano Micmac, conosce la vera natura del morbo: sono gli spiriti della foresta che si impadroniscono di chi giunge nella miniera maledetta di Pegleg!
          Sektar ha trasformato in zombi assoggettati agli spiriti i minatori, seppellendoli in un cimitero dove arde una fiamma che ha il potere di richiamare in vita i morti. Zagor riprende le forze e riesce ad annientare il potere degli spiriti, con la conseguenza che gli zombi tornano alla morte e Sektar impazzisce.



 Con questa bella avventura horror, Ade Capone omaggia chiaramente il romanzo Pet Sematary di Stephen King, anche se l’atmosfera malsana che lo scrittore vorrebbe creare viene vanificata dai disegni di Francesco Gamba, molto poco adatti alla storia e in alcuni casi corretti con “figure” disegnate da Ferri, persino tratte da altri albi della serie.
Peccato davvero, perché la costruzione della trama riesce a creare nel lettore vero interesse per ciò che sta per accadere, alternando molto bene momenti di azione a momenti apparentemente “lenti” ma che alimentano il mistero.
           Zagor è il protagonista assoluto della storia: tutto ci viene mostrato attraverso i suoi occhi e le sue riflessioni. La malattia misteriosa che colpisce chi si avventura a Pegleg lo rende debole e fallace e a un certo punto, addirittura, sembra quasi che non ci sia via di scampo… eppure Zagor non si perde mai d’animo, riesce a essere generoso e altruista e  decide di non tirarsi indietro!
           

mercoledì 18 giugno 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: I trafficanti (ZCSC123)




Il centoventitreesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor con i Kickapoo, la storia completa "Mercanti di veleno" nonché la prima parte della storia "Il sangue dei Cheyenne".



L’ALBERO SACRO


L’Albero Sacro dei Kickapoo è in pericolo! Vicino all’annoso tronco, infatti, si è insediato un gruppo di taglialegna guidati dal tedesco Wertmann, e alcuni militari vogliono costruire un avamposto proprio in quel punto. Teiwos, sakem dei Kickapoo, cerca di impedire il sacrilegio, ma viene misteriosamente ucciso.
Shartak, nuovo sakem dei Kickapoo, vuole punire i bianchi per la morte del loro capo. Ma Zagor, aiutato dal gigantesco taglialegna Bo “Mallet”, riesce a scoprire i veri colpevoli dell’uccisione di Teiwos, calmando Shartak. E sarà l’albero sacro a fare giustizia!

Penultima storia di Toninelli, buona ma nulla più, che si dipana in maniera lineare, senza colpi di scena particolari.
Positiva la figura del giovane tenente Steen, che dimostra grande sensibilità e rispetto verso gli indiani accettando di spostare il forte per non abbattere l’albero sacro e provocare una guerra (guadagnandosi, così, i complimenti di Zagor per avere affrontato un problema usando il buon senso e rispettando le usanze altrui).
Altro personaggio riuscito è il giovane capo, Shartak, che si allea con i due banditi pur mantenendo sempre un certo senso dell’onore. Bo “Mallett”, invece, è il classico comprimario toninelliano, che sostituisce il sempre poco presente Cico.
Il finale sotto la pioggia è buono e la decisione di far rimanere fulminato il bandito è, tutto sommato, divertente.
  
                                                                         * * *

 

IL GIORNO DEL RISCATTO


           Autentici mercanti di veleno, loschi trafficanti vendono whisky agli indiani di Darkwood. L’alcool ha abbrutito gli Oneida di Lancia Spuntata, diventati l’ombra del popolo fiero che erano un tempo. 
      Ma Zagor, aiutato da Marston, un bianco allevato dagli indiani, riesce a far loro riconquistare il perduto orgoglio e li guida all’assalto del covo dei trafficanti!

Autore di questa storia è l’esordiente milanese Alessandro Russo, entrato nelle fila degli sceneggiatori zagoriani grazie ai buoni auspici di Antonio Serra (uno dei creatori di Nathan Never), che presenta una tematica importante quale l’abbruttimento dei pellerossa causato dal whisky procurato loro da mercanti rinnegati, in cui ben si mescolano pathos e umorismo.
L’avventura va, inoltre, segnalata come la penultima pubblicata con i disegni di Michele Pepe prima della sua prematura scomparsa nel luglio 1997. In ogni caso, Alessandro Russo scriverà ancora due sole storie di Zagor, che verranno pubblicate diversi anni dopo.

mercoledì 11 giugno 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: Il tesoro sepolto (ZCSC122)




Il centoventiduesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor a Rose Valley e la prima parte della storia “L'albero sacro”.



L’ABBAZIA DEL MISTERO


Rose Valley. Dove adesso sorge una scuola militare, anni prima c’era una ricca abbazia: i frati sono stati trucidati dai banditi di Karl Kruger. Ma prima di morire, hanno fatto in tempo a nascondere il loro tesoro. E qualcuno uccide e trama nell’ombra per recuperarlo.
         Chi è il misterioso assassino di Rose Valley? E dov’è nascosto il tesoro? È quello che Zagor, Cico e padre Doyle cercano di scoprire, vagando tra passaggi segreti, grotte e fiumi sotterranei, e provando a decifrare oscure indicazioni. Alla fine, con tutte le altre risposte, arriva, inaspettata, anche l’identità del colpevole: si tratta di Joe Burg, un anziano contadino della zona che, anni prima, fu tra i responsabili della morte dei frati e che non ha mai cessato di cercare il tesoro.

     Moreno Burattini scrive un giallo davvero avvincente e claustrofobico, coadiuvato dagli splendidi disegni di Gallieno Ferri.
              Sono diversi i richiami che l’autore fa al romanzo di Umberto Eco Il nome della rosa: il monastero, l’accademia di Rose Valley, padre Doyle (il cognome dell’autore di Sherlock Holmes, il cui libro Il mastino dei Baskerville ha dato a sua volta il nome al protagonista del capolavoro di Eco), il cattivo Joe Burg il cui nome richiama Jorge da Burgos (personaggio chiave di detto romanzo)...
          In particolare, è splendida la parte dell’avventura ambientata nei sotterranei, sia per l’atmosfera che riesce a evocare, sia per la sua drammaticità. Il colpevole non è per nulla scontato e fino alla fine i sospetti sembrano cadere su altre persone.
          Come per l’avventura Pericolo mortale, lascio ancora la parola a Moreno Burattini che, in un suo post del maggio 2004 sul Forum SCLS, è così intervenuto su questa storia:
         “...Jorge da Burgos, non a caso cieco, nel Nome della rosa rimanda a Jorge Borges, il grande scrittore argentino autore de La biblioteca di Babele.
        Tra le altre amenità dell’Abbazia del mistero, c’è anche il nome Hudson, autore del messaggio di sangue da cui prende spunto tutta la trama, che rimanda a Adso, ugualmente autore, nel romanzo echiano, di un manoscritto rinvenuto dallo stesso Eco (finzione letteraria dai precisi rimandi) che è alla base del Nome della rosa. Da notare che Adso, a sua volta, rimanda a Watson, immaginario biografo di Sherlock Holmes, così come Guglielmo da Baskerville rimanda a Sherlock Holmes (nessun nome più sherlockiano di Baskerville)”.
                                    

mercoledì 4 giugno 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: I misteri della "Blue Queen" (ZCSC121)



Il centoventunesimo numero. che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor con Morwak, la storia completa "Il battello maledetto", nonché la prima parte della storia “Messaggio di sangue”.


CACCIA AL LUPO

 

Morwak è un giovane indiano delaware che deve compiere il suo rito di iniziazione: andare alla ricerca del suo spirito protettore, un lupo, e lo deve uccidere. Zagor, invece, è sulle tracce di un feroce assassino chiamato proprio Lupo e si allea con ilo sedivente agente governativo Hank Mc Coy. In realtà, questi è un malvivente che vuole trovare Lupo per farsi consegnare il frutto di una rapina compiuta insieme. La caccia di Morwak e quella di Zagor si intrecciano e i due hanno modo di salvarsi a vicenda. E poiché al felice esito dell’avventura contribuisce anche il lupo cacciato da Morwak, questi nel finale gli risparmia la vita.

           
Avventura splendida, nella sua brevità. Il piacentino Ade Capone sforna una storia di sole 47 tavole, dalla trama avvincente e dall’azione serrata, supportato nei disegni da Renato Polese, una delle colonne dell’indimenticata Storia del West di Gino D’Antonio, che qui illustra la sua unica avventura zagoriana, donando alla trama un particolare fascino (sebbene il suo tratto sia un po’ troppo sui generis rispetto agli standard zagoriani).
I temi trattati (coraggio, tradimento, amicizia), anche se poco approfonditi, riescono subito a colpire nel segno. Tutti i protagonisti sono ben caratterizzati, emergono separatamente durante la storia e si danno appuntamento in un finale molto bello, con il lupo che saluta Zagor e Morwak.
            Si tratta quasi di una specie di esperimento, questo, nella lunga saga dello Spirito con la Scure e viene il sospetto che tale storia non fosse stata originariamente concepita per la serie regolare ma per qualche tipo di pubblicazione alternativa che poi non vide mai la luce.

 

                                                       * * *

 

 

LO SPIRITO DEL FIUME


Sulla Blue Queen, un battello che percorre il fiume, avvengono inquietanti apparizioni: è forse infestato dai fantasmi? È quanto devono scoprire Zagor, Bat e Bing Batterton, che indagano sulla natura delle misteriose presenze. Ma ci sono anche pericoli molto più reali su quella nave.
Una banda di contrabbandieri opera sulla Blue Queen, e di essa fa parte anche la cantante Lorna, da cui Zagor sembra attratto. Quando Lorna viene rapita dai predoni indiani di Urmak, il nostro eroe la libera. Ma deve ancora scoprire chi è il misterioso spettro… Trattasi di un giocatore professionista il cui padre era stato ucciso alcuni anni prima dal comandante del battello.
A punire il capitano saranno i suoi stessi rimorsi, che prendono forma di una spettrale figura che lo tormenta nel sonno e gli provoca un arresto cardiaco…

Storia fluviale molto buona e ricca d’azione, con mistero e comicità ben dosati tra loro, con i divertenti i ritorni dei personaggi di Bat Batterton e Happy Lou.
A movimentare ulteriormente la trama è la presenza di Lorna (per la prima volta, dopo tantissimi anni, Zagor sembra innamorarsi nuovamente), che poi si scopre essere la sorella del buffo e jellato Happy Lou, un altro grande personaggio “comico” nolittiano.
A tutto questo si aggiungono alcune scene oniriche di vero impatto, quando il capitano Clegg è in preda agli incubi generati dalla sua coscienza sporca e quando muore accompagnato negli abissi del fiume dalla figura spettrale del padre di Gambler…
Un ultimo appunto: la seconda canzone cantata da Lorna, prima di conoscere Zagor, è In my life dei Beatles (scritta e cantata da John Lennon). Piccola licenza poetica di Toninelli...

martedì 3 giugno 2014

The Dark Side of Tex



L'amico Massimo Capalbo (Devilmax sul Forum SCLS) dopo L'Atlante di Mister No  e Zagor Monsters ha messo mano a un'altra interessantissima opera, The Dark Side of Tex,
dedicata al filone orrorifico di Tex.


Ora tutti noi abbiamo la possibilità di leggere questo bellissimo lavoro,
pubblicato su DIME WEB, clikkando su questo link



mercoledì 28 maggio 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: Assedio al trading post (ZCSC120)




Il centoventesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor contro gli Shoshone, nonché la prima parte della storia "Caccia al lupo".


LE BELVE DEL BLACK RIVER

I predoni Shoshone di Dente di Lupo e Macchia Rossa infestano la regione del Black River, mentre Zagor si trova a guidare un gruppo di persone verso il trading post oltre il Pine Wood. Nel gruppo c’è un ricco mercante con la sua bella e giovane moglie Lisa: una vecchia conoscenza del trapper Doc Lester (con cui ha già avuto a che fare in passato), una donna molto pericolosa...
Infatti, mentre il trading post di Pine Wood è assediato dai predoni Shoshone,  il nuovo marito di Lisa muore (come già era accaduto al precedente), e il colpevole sembra essere Jan, il suo nuovo spasimante.
La lotta contro gli Shoshone è disperata. Ma Zagor uccide in combattimento il loro capo Macchia Rossa e i predoni si ritirano. Lisa, però, sta di nuovo flirtando con Doc: riuscirà stavolta il trapper a resistere al fascino della donna che gli ha sconvolto la vita? E quali sono gli oscuri segreti di quella “femme fatale”?

          Siamo senza dubbio alla presenza di una buona storia toninelliana, intensa e ben congegnata, che presenta, ben amalgamati, drammatici scontri, inseguimenti, intrighi, pause riflessive, scene d’azione e gag di Cico.
Lo sceneggiatore, una volta tanto, ha inserito nell’avventura due elementi nuovi: il bello e “doloroso” flashback sul passato di Doc Lester, uno degli importanti comprimari storici della serie, e Lisa, personaggio femminile completamente negativo e, come tale, abbastanza anomalo sulle pagine di Zagor.
Gli unici difetti - se vogliamo chiamarli così - possiamo riscontrarli nella soluzione dell’enigma (decisamente prevedibile) e nel duello di Zagor con Macchia Rossa, dove l’eroe sembra perdere il suo carisma e diventare troppo vulnerabile, risolvendo, poi, la situazione solamente con un colpo di genio e di… fortuna!
Donatelli ai disegni, ancora una volta ha dato il meglio di sé.

mercoledì 21 maggio 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: Terrore sui Monti Blacksteep (ZCSC119)




Il centodiciannovesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la maggior parte della storia di Zagor e la minaccia della sindrome di Beelzebul, nonché la prima parte della storia “Le belve del Black River”.


PERICOLO MORTALE


           Regna la paura nella selvaggia regione dei Monti Blacksteep! Una spedizione scientifica viene scortata nella zona da un reparto dell’esercito creato appositamente, i Green Jackets, e alcuni mountain-men sono ritrovati orrendamente massacrati… Cosa sta succedendo?
In realtà, una droga sintetizzata da un gruppo di scienziati dell’esercito, che  avrebbe dovuto aumentare l’aggressività dei militari, li ha invece resi belve assetate di sangue e prive di ragione, colpite dagli effetti devastanti della Sindrome di Beelzebul.
Col risultato che Zagor, Cico, il professor Grimm e pochi altri devono combattere contro un intero reparto di Green Jackets, trasformati in mostri!

Arriva Moreno Burattini a sceneggiare Zagor e... si torna alle origini!
Burattini era già conosciuto nell’ambiente zagoriano per essere stato uno dei due autori dello Zagor Speciale Collezionare (sino ad allora la principale opera critica sull’universo zagoriano). Il suo nome era quindi una garanzia, così come lo era il fatto che fosse fumettisticamente cresciuto leggendo le stesse storie che avevano fatto innamorare del personaggio tanti appassionati.
L’episodio si apre con una lunga e spassosa gag del messicano (Cico rubacuori) e prosegue in un’avventura appassionante, ricca di tensione e di riferimenti nolittiani (il sesto senso dell’eroe, l’abuso della scienza che genera mostri, la lunga attesa che precede la comparsa del nemico, il comportamento ottuso di certi militari)... tutto fornisce la sensazione che sia finalmente arrivato qualcuno in grado di riportare la collana ai fasti nolittiani.
Siamo, infatti, in presenza di una storia molto bella che, all’epoca, fu una piacevolissima sorpresa per i lettori e che, ancor oggi, mantiene intatto il suo fascino; bellissima, poi, la trovata della spettacolare trappola finale, in cui Zagor, sfruttando la sua intelligenza, spazza via quanto di più negativo il suo personaggio era diventato negli ultimi anni.
Insomma, un’ottima prova d’esordio dello sceneggiatore toscano, supportato eccellentemente dai disegni di Gallieno Ferri.
          A questo punto mi sembra giusto lasciare la parola proprio a Moreno Burattini che, in due suoi interventi del marzo 2004 sul Forum SCLS, ha così descritto le sue prime fatiche di sceneggiatore zagoriano:
Le prime tre storie, ma soprattutto la prima e L’abbazia del mistero sono ancora storie scritte da “lettore”: volevo inserire tutti quegli elementi nolittiani che mi piacevano e che mi sembravano mancare nelle sceneggiature di Toninelli. Mi illudevo di sapere e potere essere il clone di Nolitta, di riuscire a fare dei falsi quasi perfetti. E soprattutto scrivevo con la mentalità da “esterno”. Ma Renato Queirolo mi ha sottoposto a una dura scuola da sergente dei marines, imponendomi ritmi diversi da quelli lenti che avevo copiando Nolitta, forse perché lui veniva dalle riviste e non aveva Nolitta nel sangue come ce l’avevo io, e comunque devo ammettere che certe lungaggini aveva ragione nel volerle castigare. Temo di aver sofferto molto, dopo i primi entusiasmi, e immagino che si veda: le mie due o tre storie iniziali sono brillanti, poi ho avuto uno sbandamento e c’è voluto un po’ perché rientrassi in carreggiata, con nuove consapevolezze”.
Ero appena arrivato e senza alcuna esperienza, non potevo certo contestare quel che Renato mi rimproverava, a volte in maniera anche molto dura. Feci molta fatica ad adeguarmi, per non dire che ci soffrii. Arrivavo a Zagor credendo che per fare meglio di Toninelli bastava essere nolittiani e io avevo Nolitta nel cuore. Non era proprio così, scoprii. Non potevo fare quello che volevo (del resto, oggi direi: ci mancherebbe altro). Renato aveva la sua ricetta per risollevare le sorti di Zagor che sembravano segnate, e me la inculcò. Certo, alla fine scrivevo sempre io, ma quanta fatica! All’epoca non ero soddisfatto, mi sembrava di non riconoscermi in certe storie che uscivano con il mio nome (come Nodo scorsoio), ma oggi devo riconoscere che Renato mi ha insegnato molto, quasi quanto Boselli. Dico sempre che mi sento come il cadetto dei marines che, dopo il giuramento da ufficiale, si sente grato verso il sergente addestratore che gli ha fatto sputare sangue durante l’addestramento”.
            Un ultimo appunto.
Nel mese di giugno del 1991, contemporaneamente a questa avventura della serie regolare, uscì in edicola anche Cico trapper, il primo di una lunga serie di Speciali Cico sceneggiati da Burattini e disegnati da Gamba che confermano il fatto che questo nuovo scrittore era assolutamente a suo agio anche con la comicità.

mercoledì 14 maggio 2014

Zagor Collezione Storica a Colori: Diablar! (ZCSC118)




Il centodiciottesimo numero, che troverete in edicola domani, contiene la conclusione dell'avventura di Zagor contro Diablar, nonché le prime pagine della storia "Cico rubacuori".


LA FORESTA ALLAGATA

Al campo dei Delaware di Corvan (dove Zagor e Cico sono andati per assistere al matrimonio della figlia di Corvan, Teila, con il valoroso Gotam), arriva un vecchio indiano, Diablar, che profetizza immani sventure per la foresta. Nessuno gli crede: ma, quella notte stessa, scoppia una violentissima tempesta che porta morte e desolazione: le frane ostruiscono i torrenti e tutta Darkwood viene allagata!
Ma non è finita qui! Il malvagio Diablar riceve un grande potere da uno strano stregone e riesce a evocare creature mostruose e incubi viventi. Molti indiani diventano suoi seguaci: ora è lui che viene considerato il nuovo Signore di Darkwood! Per fermarlo, Zagor, aiutato dallo stregone Montag, deve addirittura mettersi in contatto con gli spettri dei suoi amici morti e raggiungere un tempietto dove si trovano delle misteriose polveri…

Siamo in presenza di una storia, a mio parere, altalenante...
Nella prima parte, che riesce davvero a coinvolgere il lettore, troviamo una situazione di iniziale serenità, caratterizzata dalle scene di vita quotidiana al villaggio Delaware; poi giungono i sinistri presagi di Diablar che cominciano a rendere più tesa l’atmosfera; quindi, la minaccia naturale che si avvicina lentamente e lascia presagire la catastrofe, che arriva, immane, dopo una settimana di pioggia: un’alluvione che devasta tutto e tutti, lasciando solo desolazione.
Nella seconda parte, che è quella che più mi lascia perplesso, apprendiamo che con il diluvio Diablar non c’entra nulla, eppure proprio in questo momento costui diventa un nemico potentissimo, che dà vita ad incubi e visioni orripilanti e arriva addirittura a soppiantare l’autorità e l’ascendente che Zagor ha sulle popolazioni di Darkwood... La storia devia troppo bruscamente verso il magico e l’horror, senza che il tutto appaia molto plausibile: la soluzione narrativa di uno Zagor che per fermare il malefico Diablar deve entrare in contatto con gli spiriti dei suoi amici morti e recarsi al santuario delle misteriose polveri indicatogli dallo stregone Montag non convince pienamente.
Inoltre, il fatto di non aver utilizzato le tribù storiche di Darkwood può, sì, aver lasciato allo sceneggiatore Ade Capone (come da lui stesso affermato sul Forum SCLS) maggiore libertà narrativa, ma crea nel lettore un senso di straniamento, che gli fa domandare: “In un’avventura in cui tutta Darkwood viene colpita da un’alluvione catastrofica, che fine hanno fatto Tonka, Molti Occhi, e tutti gli altri personaggi conosciuti?”.
Da ultimo, vi è da dire che i disegni del duo Torricelli/Pepe non sono un buon connubio, e questo non aiuta di certo a supportare la trama della vicenda...

sabato 10 maggio 2014

RENATO POLESE 1924 - 2014


RENATO POLESE 1924 - 2014




È morto ieri, 9 maggio 2014, all'età di novanta anni, il disegnatore Renato Polese.

Qui di seguito riporto la sua biografia, così come redatta dall'amico Sefano Bidetti per il portfolio dei 50 anni zagoriani.

Quando nel 1991 fu pubblicata la storia di Zagor disegnata da Renato Polese, il disegnatore non solo aveva già ampiamente raggiunto la sua maturità artistica, ma soprattutto aveva già alle sue spalle una grandissima esperienza.

 
Nato a Roma il 27 aprile 1924, aveva debuttato come disegnatore alla fine degli anni '40 sulle pagine de Il Vittorioso, lavorando anche per alcune pubblicazioni inglesi. Fin dal 1967 cominciò a collaborare con la Bonelli quando questa casa editrice si chiamava ancora Editoriale Cepim, disegnando alcuni episodi della Storia del West, presumibilmente per iniziativa dello stesso Gino D'Antonio. Sempre per Sergio Bonelli disegnò L’Uomo di Pechino, uno dei volumi della bellissima serie Un Uomo un’Avventura (1977), a suo tempo fortemente voluta proprio dallo stesso Sergio Bonelli, alcuni albi della Collana Rodeo (1977-78) e di Bella & Bronco (1984).


A questa collaborazione con la casa editrice milanese dal 1970 affiancò l'impegno con Il Giornalino delle Edizioni Paoline, con numerosissime storie e serie, tra le quali in particolare Babe Ford (1970), Pony Express (1971), Mister Charade (1971), e Sherif (1978), tre riduzioni dai romanzi di Jules Verne operate da Raul Traverso (Viaggio al centro della Terra, 1978; Le tribolazioni di un cinese in Cina, 1980; 20.000 leghe sotto i mari, 1981), Gli angeli del West (1978), Amadeus! (1992), Moby Dick (1992, riduzione del romanzo di Melville scritta da Giuseppe Ramello), PGF-Pier Giorgio Frassati (1993), Il fantasma di Canterville (1993, testo di Paola Ferrarini), Cheyenne (1998), La figlia del capitano (1998, testo di Toni Pagot da Puskin), e poi altri titoli come Pony Express, Mitty (altra serie scritta da Paola Ferrarini), Ronin, Susanna (su testi di Gino D'Antonio), Yelo III e Marti Silente (altro lavoro su testi di Giuseppe Ramello).



Venne a quel punto coinvolto dalla Sergio Bonelli Editore nelle fasi iniziali della nuova serie ideata da Nizzi, il poliziesco Nick Raider, per la quale la sua prima storia è del 1989, su testi di Gino D’Antonio. Al contempo, Polese rientrò anche nel gruppo di autori impegnato su Mister No, realizzando nel 1998 due storie consecutive scritte da Stefano Marzorati. Ha poi disegnato, oltre a Zagor, alcune storie di Ken Parker. Più di recente (nel 2006) ha eseguito i disegni del romanzo a fumetti Il legionario, su testi di Stefano Piani e, nello stesso anno, anche un paio di avventure de il Comandante Mark per la IF Edizioni.


La quantità e varietà di lavori effettuati nel corso della sua lunga carriera stanno a indicare la capacità di Polese di adattarsi a contesti diversi, dal western al poliziesco, dall'avventura alla fantascienza. Il suo stile può essere definito fortemente realistico e di immediata decifrazione; il tratto privilegia nettamente il contrasto netto tra i bianchi e i neri rispetto al chiaroscuro, in una suddivisione delle vignette semplice, senza esagerati artifici e di immediata leggibilità.


Mi permetto di aggiungere qui un mio ricordo personale.

Conobbi Renato Polese la serata del 4 ottobre 2008, in occasione del Raduno Autunnale del Forum SCLS il 4 ottobre 2008 a Roma. Tutte le foto che vedete a corredo di questo articolo sono state scattate da me proprio in quell'occasione.

Polese era in compagnia della moglie e della figlia, unitamente al suo pupillo Alessandro Chiarolla (anch'esso accompagnato da figlia e moglie).

Renato Polese e Signora
Renato Polese e Signora

Le figlie di Chiarolla e di Polese
Moreno Burattini, Giancarlo Orazi, Alessandro Chiarolla, Renato Polese

Non appena mi avvicinai a lui per chiedergli un disegno per l'albo dei raduni, mi chiese che cosa volevo che mi facesse. Naturalmente gli risposi: "Zagor!". Ma egli mi fissò per un lungo momento negli occhi e mi disse: "No. Faccio te!".
E fu così che, da allora, sul Registro dei Raduni appare un mio ritratto, naturalmente appena abbozzato, ad opera di Renato Polese...


So long, Renato...