venerdì 29 ottobre 2021

Il presagio – Le notti di Londra (Zagor Gigante 672-673)

Un tetro castello apparso tra le nebbie della palude; un cimitero le cui lapidi riportano scolpiti i nomi di alcuni dei più cari amici di Zagor; una minacciosa figura avvolta da un mantello. Queste sinistre visioni e una preoccupante lettera giunta dall’Europa convincono Zagor della necessità di far visita al dottor Metrevelic. Il barone Rakosi è tornato?

Zagor troverà la risposta a Bergville, il villaggio sui Monti Superstizione dove lui e il barone si affrontarono tanti anni or sono e dove il vampiro ha deciso di lanciargli il suo nuovo guanto di sfida…

Successivamente, Zagor e Cico giungono a Londra in cerca di Frida. L’ombra del barone Rakosi incombe su di lei. Intanto il capitano Manfred Moor, promesso sposo della stessa Frida, è scomparso e un assassino terrorizza la città lasciando dietro di sé una scia di giovani donne uccise... e senza una sola goccia di sangue in corpo!

* * *

In attesa dell’albo di novembre che chiuderà la pentalogia vampirica zagoriana iniziata quest’estate, cominciamo ad analizzare la prima parte della saga, pubblicata sui numeri 723/672 e 724/673 della collana.

Intanto diamo qualche numero... Con la presente avventura assistiamo al quinto ritorno del barone vampiro Bela Rakosi, il secondo (ma da me preferito) nemico ancestrale di Zagor, dopo il professor Hellingen; se a queste storie aggiungiamo anche le due che vedevano coinvolta Ylenia Varga, arriviamo a un totale di sette in tutta la saga zagoriana che vedono il nostro eroe affrontare questi terribili succhiasangue non-morti.

Inizialmente Zagor si trova a Darkwood, impegnato con Tonka e i suoi Mohawk a cacciare un enorme orso assassino. L’inseguimento dell’animale li porta ad entrare nella sacra Palude delle Nebbie, dove Zagor, per colpa delle esalazioni mefitiche, ha la visione di un castello e di un cimitero con delle lapidi che portano i nomi del dottor Metrevelic, di Aline e Albert Parkman (personaggi coinvolti abitualmente nelle sue avventure contro il barone Rakosi) e di Frida Lang (suo primo amore mai dimenticato). Le visioni proseguono con un attacco di pipistrelli e con l’apparizione di un’ombra che sembra proprio quella di Rakosi. Il tutto gli costa quasi la vita: attaccato dall’orso assassino (che mi ha ricordato quello presente nel film della Disney “Brave”), viene salvato dall’intervento dei Mohawk con i quali riesce infine ad ucciderlo.

Quella sera, ripresosi dalle ferite, Zagor riceve una lettera proprio da Frida Lang, che lo informa che il fidanzato Manfred, già a suo tempo vittima della vampira Ylenia Varga, ha cominciato ad avere incubi terribili, a non sopportare più la luce del giorno e a veder sparire la sua immagine riflessa nello specchio. La sinistra coincidenza di questa lettera con le visioni avute nella palude porta Zagor a pensare a un coinvolgimento del barone Rakosi. Quindi, lui e Cico partono per Fairmont (luogo del loro primo scontro col vampiro) alla ricerca del dottor Metrevelic, il quale però ha raggiunto la figlia Aline e il genero Albert Parkman a Bergville (la cittadina della loro seconda avventura con Rakosi); pertanto anche i nostri due eroi vi si recano.

Zagor informa il dottore del suo timore di un ritorno di Rakosi, che potrebbe aver steso il suo malefico influsso su Manfred. La conferma di ciò arriva proprio durante una festa di fidanzamento che si sta svolgendo a Bergville, quando il vampiro prende possesso del corpo di Aline e lancia la sua sfida a Zagor! Quando Aline si riprende, rivela di avere visto Frida Lang nella città di Londra. Su consiglio di Metrevelic, all’alba del giorno dopo Zagor e Cico lasciano Bergville con l’intenzione di raggiungere la capitale inglese.

Giunti a Londra a bordo di una nave, i due amici vengono “contattati” da una banda di ragazzini denominata “Gli Irregolari dell’East End” (che richiamano alla memoria “Gli Irregolari di Baker Street” di Sherlock Holmes), al servizio del colonnello Korasi (lontano discendente di Rakosi e ora suo acerrimo nemico, già alleato di Zagor in passato), che li conducono in una lussuosa villa dove vengono accolti dal colonnello e da Frida Lang.

Zagor e Cico vengono aggiornati sulla situazione: Korasi sospetta che il suo malefico avo sia effettivamente a Londra, dato che alcuni mesi prima era giunta da New York la nave mercantile “Demetra” con l’equipaggio sterminato da un misterioso “diavolo”; pochi giorni dopo sono state trovate diverse donne morte dissanguate e il capitano Moor ha cominciato a manifestare i sintomi riferiti da Frida nella sua lettera. La circostanza, poi, che nel frattempo Manfred sia fuggito dalla villa, sarebbe spiegata dal fatto che Rakosi sarebbe entrato in contatto con lui grazie al legame vampirico con Ylenia Varga. Quindi, trovando Manfred confidano di scovare anche Rakosi.

Nella loro ricerca, i nostri vengono affiancati dal sergente Greg Streadle di Scotland Yard (il cui nome richiama l’ispettore Greg Lestrade sempre dei racconti di Sherlock Holmes), che li guida ad una vecchia nave usata un tempo come prigione, la “Sulphur”. Ma è una trappola: ad aspettarli trovano il boss della malavita Barnabas Reed, vampirizzato da Rakosi, e i suoi non-morti, col risultato che Zagor e compagni vengono fatti prigionieri. Grazie all’intervento degli “Irregolari dell’East End” lo Spirito con la Scure e gli altri riescono a liberarsi e a uccidere tutti i vampiri. Prima di morire definitivamente, Reed rivela che Rakosi è già tornato nel suo castello in Ungheria e che, nonostante tutto, ha vinto.

Il significato di questa parole diviene presto chiaro: nel frattempo Manfred Moor ha fatto irruzione nella villa dove si trova Frida, l’ha vampirizzata e si è imbarcato per raggiungere il suo “padrone” Rakosi!

 * * *

Si concludono così questi primi due albi dell’avventura in Europa, scritti da Jacopo Rauch e disegnati da Raffaele Della Monica, ormai divenuto il “disegnatore ufficiale” delle storie zagoriane con i vampiri.

La storia è frizzante, senza inutili tempi morti, e riesce a dare il giusto peso a tutti i personaggi, principali e comprimari, presentando il barone Rakosi come una minaccia incombente ma lontana, in attesa nel suo tetro castello pronto per lo scontro finale con Zagor.

Appassionante la caccia all’orso assassino del primo albo ed inquietante la trama inerente la presenza di Rakosi, basata soprattutto su visioni e richiami a vicende avvenute “fuori campo” (le aggressioni alle donne di Londra, l’arrivo del mercantile “Demetra”, la vampirizzazione di Barnabas Reed, molto somigliante al Tom Cruise del film “Intervista col vampiro”).

Molto ben descritta anche la tensione amorosa tra Frida e Zagor, che sembrano sempre irresistibilmente attratti l’uno dall’altra ma inevitabilmente separati dalla “presenza” del fidanzato Manfred.

Pregevoli anche i rimandi all’opera di Bram Stoker, “Dracula”, laddove vediamo i nostri eroi organizzarsi per la caccia del vampiro tra le vie di Londra, la vampirizzazione di Frida che richiama quella di Mina Murray, la “Demetra” che ha lo stesso nome dell’imbarcazione con cui Dracula giunge a Londra… Numerosi anche i già evidenziati riferimenti ai racconti di Sherlock Holmes ad opera di Arthur Conan Doyle.

Molto belli i disegni di Della Monica, dal consueto tratto pulito, sia nella prima parte ambientata tra le foreste e i paesaggi americani, sia nella seconda dove ci vengono mostrati dei suggestivi scorci architettonici di Londra, contrapposti alla sue fumose strade e quartieri malfamati.

 

venerdì 1 ottobre 2021

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (41)

Superato il “giro di boa” delle 800 domande/risposte

ecco a voi la quarantunesima puntata della rubrica

A domanda… Moreno risponde”!


Si parlerà ancora della figura di Mike Wilding,

del “Bonelliverse” e del logo di Zagor.

Ma anche di Ade Capone, di Giovanni Luigi Bonelli,

delle donne di Zagor e Cico, e delle inevitabili

e ricorrenti richieste di “ritorni”…

e naturalmente di tanto altro!


Ringraziamo Moreno Burattini

per la sua grande disponibilità.


1 – Caro Moreno, quali o quale disegnatori/e ti hanno mai chiesto una specifica storia sulla quale lavorare, dopo averne letto il soggetto?

A volte chiedo ai disegnatori, con il dovuto anticipo, che tipo di storia gli piacerebbe disegnare una volta terminata quella che stanno finendo, e cerco di accontentare i loro desideri (per amicizia, ma anche perché un autore messo a suo agio facendogli fare ciò che gli piace dà risultati migliori). Altre volte mi limito ad  anticipare all’illustratore i miei piani su di lui chiedendo se è d’accordo (e nel caso, se proprio storce la bocca, cambio proposito). Altre volte ancora faccio scegliere fra due progetti diversi. Ma esiste anche il caso in cui, magari di fronte a collaboratori che non si fanno troppi problemi, attribuisco una storia, quella che è, senza tanti discorsi.

2 – Ciao Moreno, accidenti, sono già 37 le serie di domande che ti sono state poste e, nel mio piccolo, vorrei contribuirvi semplicemente ricordando un personaggio storico della serie, Wakopa, che ovviamente non potrà mai tornare essendo morto nella classica avventura che lo vede fra i protagonisti. Ma la sua gente, mi piacerebbe rivederla in scena ricordando quei tragici momenti, pur sapendo di dover andare a toccare un capolavoro. Pensi che possa esserci un preambolo per un seguito?

La figura di Wakopa, indimenticabile protagonista de “La rabbia degli Osages”, è rimasta nel mio cuore come in quello di tutti, credo. Senza alcuna intenzione di fare un sequel del classico nolittiano, ho riportato sulla scena gli Osages nel Maxi “I mandriani”(n° 39, 2019), rievocando in una scena, se non ricordo male, proprio la morte di Wakopa. A parte questo, credo che sia meglio non tornare sull’argomento, essendo il racconto di Nolitta e Donatelli perfetto così.

3 – Caro Moreno, se da Zagor e le sue origini abbiamo carpito che Mike Wilding non era l’assassino che credevamo, secondo lei che senso ha che Patrick Wilding debba comunque continuare ad essere il giustiziere di Darkwood se, in fondo, scopre che suo padre è innocente?

Lo stesso Nolitta ha descritto Mike Wilding come un uomo buono: un padre amorevole, un marito premuroso, un amico degli indiani con cui faceva commerci facendo addirittura in modo che suo figlio ne imparasse gli idiomi. Quindi, se è stato un assassino non lo è stato fino in fondo e a tempo pieno, quanto meno (o avrebbe coltivato in Patrick l’odio verso i pellerossa). Lo stesso Nolitta dice che non è stato condannato (non è andato in prigione, è stato solo cacciato dall’esercito). Si tratta dunque di un personaggio ambiguo e, appunto per questo, più interessante. Ciò detto, “Le origini” non lo assolve affatto: non ha saputo tenere a bada i suoi uomini, dimostrandosi inetto e incapace di comando (e dunque colpevole), e ha partecipato comunque alla strage degli Abenaki, che è stata sua responsabilità. In ogni caso, il giovane Wilding non decide di diventare un giustiziere (o un pacificatore) per espiare le colpe del padre (che pure esistono) ma le proprie (ha commesso una strage per una vendetta che non si è rivelata catartica, ha provocato la morte di “Wandering” Fitzy). Spiegando di nuovo queste cose, che avrei giudicato chiare e lampanti, mi convinco sempre più di quanto sia difficile scrivere senza venire fraintesi, e leggere senza fraintendere.

4Gentile Moreno, quali sono i più bei ricordi legati al suo collega Ade Capone?

Potrei scriverne a lungo, ma l’ho già fatto. C’è un capitolo dedicato a Capone nel mio libro “Io e Zagor” (Cut-Up Publishing). Basterà però cliccare sul link che segue per leggere un post pubblicato sul mio blog “Freddo cane in questa palude” in cui ricordo il mio amico Ade.

http://morenoburattini.blogspot.com/2015/02/ade-capone-sempre-quattro-passi-avanti.html

5 – Caro Moreno, ti voglio chiedere se il primo, vero avversario di Zagor, Kanoxen (perché Regan lo trovo inferiore), sia veramente morto oppure se tu abbia in mente di ritirarlo fuori dalle sabbie mobili, un po’ come fatto nella visione di Zagor nel numero 500, ma stavolta in carne ed ossa.

Mi pare davvero difficile resuscitare Kanoxen senza ricorrere alla magia. È possibile invece farlo tornare in storie raccontate in flashback, come accade nello Speciale “Darkwood Anno Zero” e nell’albo “La grotta sacra” della miniserie “Zagor: le origini”. Un breve racconto inedito e retrospettivo legato alla figura di Kanoxen è contenuto anche nel Magazine dedicato ai 60 anni dello Spirito con la Scure che uscirà a novembre.

6 – Caro Moreno, sono un frequentatore di forum e, siccome tu lo sei stato in ambito zagoriano, a parte Baltorr tieni ancora contatti con alcuni degli utenti che lo hanno frequentato o lo stanno ancora frequentando? In più, sempre leggendo nei forum, esiste una discussione dove si narra che lo Zagor attuale non sia il vero Zagor. Ti chiedo quale possa essere il “vero” Zagor, nonostante le varie interpretazioni date dai vari sceneggiatori nel corso degli anni.

Ho smesso di frequentare i forum dopo che hanno cominciato a imperversare gli irriducibili della polemica, ma a livello personale se mi capita di incontrare i singoli frequentatori dei bei tempi in cui il clima era più sereno sono lietissimo di rivederli. Di alcuni ho i numeri di telefono e capita di scambiarci messaggi. Sono stati anni belli, quelli in cui i social non erano avvelenati come adesso, e ne ho nostalgia. Non ho la minima idea di come si sia andata sviluppando la discussione, di cui mi parli, sul “vero” Zagor. Detta così, mi sembra un dibattito folle, come tanti altri, che lascio volentieri ai cultori del genere. Se può essere utile, ho espresso comunque il mio punto di vista in questo articolo: http://morenoburattini.blogspot.com/2014/11/nostalgia-canaglia.html

7 – Gentile Moreno, pur sapendo di star parlando di personaggi immaginari, quali sono le diverse caratteristiche caratteriali delle varie Virginia, Blondie, Frida Lang, Margie Coleman, Gambit, Marie Laveau, Denise Lafitte e Jenny?

Direi che si tratta di personaggi femminili molto ben caratterizzati e diversificati, e tutto si può dire fuorché siano stereotipi tutti uguali, anche se poi ci sono rimandi a tipologie letterarie e cinematografiche. Nessuna di queste fanciulle è una bambola sciocca né una trepidante donzella in pericolo e indifesa, e anche se sono, per lo più, di bell’aspetto, hanno una forte personalità e non si limitano dunque alle sembianze. Blondie è una banditessa dal passato travagliato, segnata dalle esperienze e convinta che non ci sia per lei alcuna redenzione possibile, ma con un suo codice d’onore. Marie Laveau, introdotta nella serie come “mambo” (una sacerdotessa vudu) si è poi scoperta legata allo sciamanesimo femminile ed è entrata a far parte delle Amazzoni (una quantità di suggestioni su cui si potrebbe parlare per ore). Gambit, spirito libero e avventuriera, è l’emblema della donna autosufficiente che basta a se stessa. Virginia, donna di mare, incarna il romanticismo dell’avventura al di là dai canoni che vorrebbero le mogli dei marinai in attesa nei porti. Denise Lafitte è addirittura la figlia di un pirata (peraltro, personaggio storico), indomabile. Margie Coleman è donna di cultura, legata al mondo dell’archeologia. L’austriaca Frida Lang ha visto aumentare avventura dopo avventura il suo spessore (dopo un esordio in cui la si proponeva come dolce e romantica, nobildonna europea innamorata dell’uomo di frontiera americano) e la storia attualmente in corso di pubblicazione (quella dello scontro finale fra Zagor e il vampiro) ne è la dimostrazione. Di Jenny torneremo a parlare dopo un paio di storie che devono ancora uscire. Mi fa piacere sottolineare come sia lei, la meno appariscente delle tre ragazze di Pleasant Point, quella che… (non aggiungo altro).

8 – Caro Moreno, amando alla follia un personaggio come Virginia, e sapendo essere in lavorazione un Color con lei protagonista, le chiedo, se può rispondere, a quale stadio di lavorazione è e se potremo vederlo in edicola prima del 2022.

Purtroppo no. Ci sarà da aspettare il 2023.

9 – Caro Moreno, come valuta complessivamente il lavoro di Alessandro Piccinelli come copertinista della serie Zagor?

Straordinario. Ogni mese ho la conferma del suo talento.

10 – Caro Moreno, sulla scia del ritorno del Going-Going, cosa ne penserebbe del ritorno sulle scene del Pisum Alatum?

Il pisum alatum è già tornato in “Cico Esploratore”. Escluderei che possa ritornare nella serie regolare (anche se vale il detto “mai dire mai”). Se però ci saranno altri albi di Cico, chissà.

11 – Caro Moreno, Cico ha avuto in tutto tre spasimanti nella lunga saga di Zagor (credo), ovvero Patty la battelliera, la figlia del Custode della Tradizione e l’attrice Pamina. Scartando ovviamente la figlia del Custode che ha preferito altri gusti, credi che possa venire narrato un casuale ma turbolento incontro fra Patty e Pamina con Cico a fare da paciere, essendo l’oggetto del contendere del loro diverbio (e pur sapendo essere state create da sceneggiatori differenti)?

In realtà non sappiamo se Cico abbia avuto fidanzate prima dell’incontro con Zagor, visto che gli Speciali Cico potrebbero farci scoprire altri aspetti inediti del suo passato (fra i progetti nel cassetto ho appunto uno Speciale intitolato “Cico si sposa”). Poi, magari Cico fa il rubacuori fra le squaw dei villaggi di Darkwood quando non è inquadrato dalle nostre vignette. Partiamo comunque dal presupposto che Cico è un personaggio sostanzialmente umoristico, con caratteristiche ben precise e un ruolo ben determinato: perciò, difficilmente lo vedremo in scene troppo romantiche e men che mai passionali o erotiche. Le “storie d’amore” del messicano devono per forza di cose avere aspetti da commedia. Né Pamina né Patty mi sembrano comunque fanciulle desiderose di farsi impalmare e condurre vita domestica con il pancione (entrambi viaggiatrici come sono). Però un incontro-scontro fra le due potrebbe essere divertente.

12 – Caro Moreno, ti voglio chiedere una cosa riguardante il Capitano Sarmiento di “Fantasmi!”. Egli decide di suicidarsi predicando il fatto che il suo posto, ormai, era destinato ad essere fuori dal mondo reale, ovvero in quello fittizio creato per lui ad hoc dal Custode della Tradizione, dichiarando praticamente di non poter vivere al di fuori dello stesso. Per cui ti chiedo se, anche in virtù del fatto che gli altri abitanti dell’isola non si sono posti problemi nel cercare un legame con quelli di Tampa Town, non sia stata una mossa inutile perché, pur immedesimatosi in un ruolo, avrebbe comunque potuto trovare un’altra soluzione piuttosto che lasciarsi morire. Credi che possa avere sbagliato e che avrebbe potuto concedersi una seconda possibilità?

Anche Sarmiento mi pare uno di quei personaggi che sarebbe meglio non far tornare, dato che le storie di cui sono stati protagonisti costituiscono un “unicum”. Peraltro, riportarlo sulla scena significherebbe cercare di dare spiegazioni su molti particolari di “Fantasmi!”, avventura decisamente sopra le righe. Però, come spesso mi capita di ripetere, di fronte a una buona idea sono disposto anche a discuterne.

13 – Ciao a Moreno e un grande grazie a Baltorr che ci tiene sempre informati. Avrei una domanda: ho riletto da poco la storia “Il battello degli uomini perduti” e mi sono piaciuti molto i componenti del barcone, una ciurma variegata e bene caratterizza. Ci sarà la possibilità di rivederli tutti insieme in una nuova avventura? Grazie per la vostra disponibilità e continuate così. Viva Zagor!

Concordo sull’apprezzamento per la ciurma del “battello degli uomini perduti”. Ricordo il grosso Owen, lo scaltro Kaplan e l’italiano Oscar Pronzini. Credo che si debbano recuperare molte cose delle storie scritte da Marcello Toninelli. Del resto, abbiamo già cominciato a farlo con Banack, che fece la sua prima apparizione proprio nella storia con la River Patrol.

14 – Caro Moreno, con tutti questi team-ups e riferimenti da una testata all’altra, credi che si stia venendo a creare un Bonelliverse?

Credo di sì. Spero tuttavia che non si raggiunga mai il livello di cross-over tipico della Marvel o della DC. Troveremo, mi auguro, una via tutta nostra in cui saranno rispettati i rispettivi ambiti di ogni serie e di ogni personaggio. Mi pare, infatti, che la direzione sia proprio questa: interazioni tra gli eroi, ma limitate.

15 – Caro Moreno, capita a volte di scrivere soggetti e di concederli o di vederli richiesti da altri autori dopo averli letti? Il Color su Fishleg ne è un esempio, ma è una pratica che succede spesso?

Tendenzialmente lo sceneggiatore è anche l’autore del soggetto. A volte capita, però, di dover distinguere i due ruoli. Ricordo bene come andò nel caso del Color sul passato di Fishleg. Venne dato l’OK alla realizzazione di un albo a colori, il primo di una nuova serie, che avrebbe dovuto uscire però nel giro di pochi mesi. Serviva non solo un disegnatore veloce e libero da altri impegni (che venne individuato in Walter Venturi, chiamato alla sua prima prova zagoriana), ma anche una sceneggiatura scritta al volo per l’occasione. Siccome in quel periodo già stavo gestendo parecchie storie contemporaneamente, mi era impossibile aggiungerne un’altra – nonostante avessi già in mente un soggetto, dato che ci pensavo da tempo. Quindi, ho passato il plot a Jacopo Rauch, collega e amico più che fidato, certo che lui avrebbe saputo sceneggiare quella trama senza bisogno di venire troppo corretto o troppo controllato, quindi con rapidità. A volte aggiustare il lavoro di uno sceneggiatore inesperto è più faticoso che scriversi la sceneggiatura da soli, in ogni caso serve quel tempo a disposizione che spesso non c’è, anche con le migliori intenzioni. Io stesso ho sceneggiato soggetti di Mauro Boselli (“La strega della sierra”) o di Maurizio Colombo (“La leggenda di ‘Wandering’ Firzy”) dato che questi colleghi erano troppo indaffarati su altri fronti per occuparsene. In altri casi abbiamo accettato e comprato soggetti proposti da autori che non volevano o non avevano la necessaria esperienza per affrontare da soli il duro compito della sceneggiatura. Per sceneggiare serve un grosso bagaglio di know-how, per cui è sempre meglio lasciarlo fare a professionisti.

16 – Gentile Moreno, qual era il suo rapporto con Giovanni Luigi Bonelli? Ha qualche aneddoto su di lui?

Non ho mai incontrato di persona Giovanni Luigi Bonelli (mentre la signora Tea, sì). Gli aneddoti che conosco, tutti divertenti, sono quelli che si raccontano di solito. Mi è capitato però di giungere in redazione, per puro caso (all’epoca vivevo ancora in Toscana), nel gennaio del 2001, il giorno della sua morte. C’era un bel po’ di trambusto, inevitabilmente, e telefonavano i giornalisti di tutte le testate per avere notizie e dichiarazioni. Si presentò il caso de “Il Giornale” che chiedeva se c’era qualcuno della Bonelli disposto a scrivere addirittura un articolo al volo. Dato che ero lì, mi fu chiesto se volessi farlo io. Risposi: “se mi date una tastiera e un computer, ci provo”. Mi sedetti a una scrivania e cominciai a buttar giù qualcosa, improvvisando e senza avere il tempo di fare ricerche in archivio. Mentre digitavo sui tasti, venivo sollecitato a fare in fretta da quelli del “Giornale” che aspettavano il pezzo per impaginarlo. Lo inviai. Il giorno dopo sono andato in edicola ed ero, con quell’articolo, in prima pagina. Ricordo poi il funerale di G.L. con il cappello da cowboy sulla bara.

17 – Caro Moreno, credi che, nonostante siano tornati recentemente e a breve distanza dalla loro prima apparizione, i Servi di Cromm possano diventare protagonisti di una trilogia zagoriana?

Diciamo che non lo escludo. Bisogna aspettare l’illuminazione di una nuova idea. Non accadrà in tempi brevissimi, però.

18 – Caro Moreno, ti scrivo qui per chiederti se si sia voluto citare la fine fatta da Robert De Niro in “Cape Fear-Il Promontorio della Paura” con la storia “Alla ricerca di Zagor”, dove l’antagonista Schneider torna dalle acque decisamente ustionato.

Mi ci fai pensare tu adesso. Se c’è una citazione, non è voluta.

19 – Ciao da Sergio “Harry Gordon”, zagoriano doc da 50 anni. Avrei la seguente domanda per Moreno, una curiosità che mi è venuta in questo periodo di festeggiamenti per i 60 anni: si sa chi è l’autore del Logo di Zagor che si perpetua da 60 anni? Sai qualche aneddoto o la storia? Di solito si fa rifermento a agenzie di pubblicità, però nel caso specifico chissà come è venuto fuori un logo così di successo? La stessa domanda la farei per Tex , Mister No e in generale per tutti i personaggi Bonelli. Grazie!

Bella domanda. I loghi bonelliani dal 1975 in poi sono stati curati da Luigi Corteggi (almeno fino a quando il buon Cortez non è andato in pensione). Prima del 1975 il grafico era Raffaele Cormio, ma non saprei dire se già nel 1961 fosse in forza alla Bonelli.

20 – Caro Moreno, spesso e volentieri vediamo cattivi redimersi e tornare buoni, ma il percorso inverso, per quanto riguarda i comprimari di Zagor, sarebbe auspicabile? Un Robson, un Akenat, un Rochas, per esempio, che per forza di cose cambiano sponda e diventano efferati nemici. Cosa ne pensa?

No, non mi piacerebbe. A meno di follia e filtri diabolici (uno dei quali in una storia fa diventare cattivo persino Cico). Credo troppo nell’amicizia e sarebbe davvero una brutta botta vedere Rochas diventare cattivo (per fare un esempio). Vero è che sarebbe anche un clamoroso colpo di scena, cosa a cui mirano tutti gli sceneggiatori, ma non sarebbe nelle mie corde.

***

 





mercoledì 29 settembre 2021

COMANCHEROS (Le grandi storie Bonelli 1)

È uscito oggi in edicola il primo numero di una nuova collana bimestrale intitolata Le grandi storie Bonelli, che ripresenterà alcune storie contemporanee (ma già divenute dei “classici”) della casa editrice in singoli volumi integrali.

La storia scelta per fare da “apripista” è Comancheros, avventura zagoriana del 1995 scritta da Mauro Boselli e disegnata da Stefano Andreucci, pubblicata originariamente sui numeri 362/364 della collana Zagor Gigante nel corso di quella che è comunemente conosciuta come la “seconda Odissea Americana” (anche se, in realtà, sarebbe la terza se teniamo in debito conto anche il primo lungo viaggio di Zagor avvenuto sui numeri da 42 a 50 della serie).

La molto evocativa copertina di questo “poderoso” albo di 290 pagine è stata realizzata da Alessandro Piccinelli.

Poiché la storia fa parte di una saga ambientata in Texas che ha poi avuto un seguito negli albi zagoriani nn. 411/414 usciti a cavallo tra il 1999 e il 2000, il secondo numero de Le grandi storie Bonelli, in vendita a fine novembre, presenterà la sua continuazione (intitolata Fratelli di sangue e disegnata da Carlo Raffaele Marcello).

Le due storie, inoltre, troveranno una conclusione inedita a dicembre in un albo speciale che vedrà finalmente l’incontro fra Zagor e il giovane Tex protagonista della collana Tex Willer.

Qui sotto vi riporto la trama di Comancheros e la beve recensione che scrissi in occasione della sua ristampa nei volumi della Collezione Storica a Colori edita da Repubblica.

Nelle infuocate badlands del Texas, Zagor e Cico incontrano Digging Bill, al quale alcuni criminali hanno tentato di rubare la mappa della leggendaria miniera dei Monti Wichita, e decidono di aiutarlo in questa nuova caccia al tesoro, insieme al suo mulattiere Pedro.

Durante il percorso vengono aggrediti da una banda di Penateka Comanche, guidati da Joselito, ma non vengono uccisi grazie all’intercessione di Pedro, che si scopre in realtà essere Lupo Grigio, il capo dei Quahadi Comanche, sulle tracce dei comancheros di El Diablo che hanno rapito i suoi figli.

I comancheros sono anche nemici dei Rangers del Texas, dei quali fa parte Adam Crane, che Zagor e Cico salvano dai Penateka Comanche. Grazie al Re di Darkwood, nasce un’insolita alleanza fra due antichi nemici, che diventano fratelli di sangue: Lupo Grigio e Adam Crane!

Alla fine, Comancheros, Rangers e Penateka Comanche si affrontano nelle assolate pianure del Texas. Lupo Grigio ritrova i figli Tomás ed Estrella. Raggiunta la miniera perduta, El Diablo e i sui scagnozzi restano uccisi, mentre l’oro viene preso dai Quahadi Comanche e Lupo Grigio, in segno d’amicizia, regala un lingotto a Digging Bill, che può finalmente stringere nelle mani il suo primo tesoro!

Una bella storia di ambientazione texana con il sapore epico del vecchio west, dove a Zagor si affiancano due nuovi, importanti comprimari, legati da un’amicizia veramente particolare: Lupo Grigio, il sakem ripudiato dei Quahadi, nobile e tormentato dalla ricerca dei suoi figli rapiti dai Comancheros, e il ranger Adam Crane, fiero e leale combattente per la libertà e la giustizia.

A tutto questo si aggiungano un Digging Bill in grandissima forma, alla perenne ricerca del suo primo tesoro, che ci regala un finale emozionante; un avversario di tutto rispetto come El Diablo, dotato di una smisurata cultura, ironico e auto-ironico; la vena di comicità di Cico nelle gags iniziali.

I disegni di Andreucci sono strepitosi e coinvolgenti.

 

venerdì 17 settembre 2021

A DOMANDA… MORENO RISPONDE (40)

“Ridendo e scherzando…” con quel che segue

è un modo di dire del linguaggio colloquiale

che sta a significare “senza che ce ne siamo accorti…”.

Ebbene, ridendo e scherzando,

grazie alla grandissima disponibilità di

Moreno Burattini

e alla vostra collaborazione nel porre sempre domande interessanti

siamo arrivati a quota 800!!!

 

Un traguardo davvero significativo,

che sta ad indicare quanto sia vivo

l’interesse dei lettori

per un personaggio come Zagor

che a giugno di quest’anno ha tagliato un altro “traguardo”

ancora più significativo: quello dei 60 anni di presenza

ininterrotta nelle edicole italiane.

 

Vi aggiorno inoltre sull’ “andamento”

del flusso delle vostre domande:

ad oggi sono già complete le serie nn. 41, 42, 43 e 44,

(la prima delle quali già fra le mani di Moreno

per la redazione delle risposte)

per un totale di 80 domande complessive.

 

Poiché Moreno, pur con tutta la sua disponibilità,

non è in grado di far fronte a un’eccesiva mole di domande

ed io non ritengo corretto chiedergli di sottrarre troppo

del suo tempo libero per questa attività,

VI INFORMO CHE DA OGGI

E SINO A NUOVO AVVISO SONO PURTROPPO COSTRETTO

A NON PRENDERE IN CONSIDERAZIONE NUOVI QUESITI

ALMENO FINO A QUANDO MORENO NON

AVRA’ POTUTO DARE RISPOSTA ALLE

DOMANDE DELLA SERIE N. 43.

 

Se possibile, quindi, evitate per ora di inviare nuove richieste…

Se proprio non riuscite a “trattenervi”,

mandatele pure, ma sappiate questo: tranne il caso di

domande particolarmente interessanti,

le altre saranno inevitabilmente “cassate”

(soprattutto quelle sui ritorni di personaggi minori

e le richieste di anticipazioni a breve).

Sperando nella vostra comprensione,

vi lascio ora alla lettura di questa quarantesima serie.


1 – Gentile Moreno, come fa a determinare l’acquisizione di un autore ospite per le collane extra? Vengono cercati da lei o si propongono loro, sia sceneggiatori che disegnatori? Può farci qualche esempio?

Ogni storia è un caso a parte. Per le storie brevi dei “Racconti di Darkwood” ho cominciato selezionando io gli autori della prima raccolta (Maxi Zagor n° 31), e in particolare ricordo di aver cercato di accaparrarmi Romeo Toffanetti e Lola Airaghi, che non facevano parte dello staff di Zagor, spiegando loro le caratteristiche della nuova serie – che suscitarono subito il loro entusiasmo. Poi, a collana varata, i successivi autori tirati in ballo già sapevano di che cosa si trattava: in molti casi si sono fatti avanti loro, intravedendo la possibilità di potersi confrontare con lo Spirito con la Scure (desiderio di molti) con più margini di libertà rispetto ai vincoli imposti dalla collana Zenith o dalle altre con episodi lunghi. In altri casi, incontrando disegnatori e sceneggiatori alle varie kermesse fumettistiche o in redazione, di fronte a persone che stimo e ammiro mi è venuto spontaneo buttare là un “perché non provi a fare uno Zagor?”. Ci sono poi state proposte avanzate dalla direzione nell’ambito delle normali dinamiche redazionali. Diverso il caso delle miniserie, i cui staff sono stati ponderati e selezionati sulla base del tipo di storia in funzione del particolare talento dei convocati ma anche degli impegni dei singoli con altre testate.

2 – Caro Moreno, ho già visto pubblicate le risposte alle mie domande e di questo ti ringrazio. Mi permetto di sottoporre un altro quesito: gli Zagor Più sono trimestrali e questo vuole dire più storie. Non sarebbe bello vedere pubblicate storie che in passato sono state accantonate per qualsiasi motivo? Ovviamente storie valide, che siano attuali ancora oggi ma che per motivi organizzativi non è stato possibile inserire nella serie inedita o negli almanacchi? Grazie ancora scusa se mi sono dilungato.

Nel corso degli anni, per i motivi più svariati, si è accumulata nei nostri archivi una buona scorta di storie di Zagor (come è capitato e capita anche a molti altri personaggi). In alcuni, pochi casi si tratta di episodi ormai datati e non più pubblicabili (per l’invecchiamento di testi e disegni o per evidenti contraddizioni con gli sviluppi della serie o per altri motivi che hanno sconsigliato o reso impossibile nel tempo la pubblicazione). Le restanti storie, la maggioranza, troveranno invece tutte, prima o poi, la strada dell’edicola: sono state realizzate per venire pubblicate e lo saranno, piano piano, con gli aggiustamenti del caso che si vedranno di volta in volta. Ma questo sforzo di dare uno sbocco alle giacenze è sempre stato fatto, anche prima che il Maxi Zagor diventasse Zagor Più. Facendo la programmazione, cerco ogni anno di recuperare qualche storia rimasta impantanata, sempre che, come giustamente dici tu, siano “valide”.

3 – Caro Moreno, i caratteri dei personaggi di Zagor vengono decisi prima della storia oppure mano a mano che essa va avanti?

Tutte e due le cose. C’è un progetto iniziale che prevede che un certo personaggio abbia certe caratteristiche, ma poi, in corso d’opera, il personaggio finisce per caratterizzarsi meglio interagendo con la storia o con gli altri protagonisti. Talvolta lo sceneggiatore finisce perfino per cambiare idea e ne trasforma l’indole, facendolo magari pentire del male commesso o diventare alleato di Zagor da nemico che era. Le idee vengono via via che la sceneggiatura va avanti e allora si cambia il progetto originale anche in corso d’opera.

4Gentilissimissimo Moreno, ho da poco acquistato l’albo del sessantennale di Zagor, dove in allegato ho trovato la prima striscia in assoluto della serie. Essendo una ristampa anastatica, è rimasto intatto il nome dell’eroe, poi modificato, in Za-gor-te-nay. Ma la cosa che ti voglio chiedere è se sia riapparsa la zattera “Marybell” con altre persone che l’hanno poi ricostruita in onore di quel massacro, o se la cosa possa stuzzicarti una futura storia in tal senso, e se la “Rosebud”, creata dalla tua mente, sia stata una sorta di omaggio moderno a quella prima avventura.

I battellieri della chiatta “Marybell” sono protagonisti di “River Cico” (Speciale Cico n° 15), storia in cui ho dato un nome e una caratterizzazione a ciascuno di loro. L’equipaggio della “Rosebud”, a sua volta caratterizzato con tante tipologie umane, si rifà certamente ai battellieri amici di Cico ma anche, un po’, a quello della “Golden Baby”: dove c’è una ciurma, c’è un’accozzaglia di tipi eterogenei.

5 – Caro Moreno, parlando dei primissimi albi di Zagor, quale personaggio, non morto ma che non è mai tornato nelle successive avventure, ti piacerebbe rivedere, anche solo come fan? Intendo proprio le storie prima del ritorno in pianta stabile di Guido Nolitta sulla serie. Grazie per la risposta.

Mi piacerebbe dare un senso a Nakawa, il pittoresco figlio d Kanoxen, eterodiretto da una misteriosa strega chiamata Nemis.

6 – Caro Moreno, senza voler apparire come un curiosone, ti chiedo come hanno visto i tuoi genitori, e più in generale la tua famiglia, la passione per il fumetto, le fanzine a cui hai collaborato e poi l’entrata in pianta stabile in Bonelli.

Ho dedicato molte pagine di “Io e Zagor” (Cut-Up) a questo argomento. In breve: i miei non hanno mai ostacolato le mie letture, forse si sono un po’ spaventati nel vedere la massa di fumetti che progressivamente riempiva gli armadi e gli scaffali di casa, ma mi hanno sempre assecondato nonostante né babbo né mamma avessero l’abitudine di leggere e dunque non l’ho ereditata da loro. Una volta mia madre chiese alla maestra se la mia passione per i “giornalini” potesse avere delle conseguenze sul rendimento scolastico, e le fu risposto che, stando ai risultati, se una influenza c’era, era positiva. Quando mi sono dedicato alle fanzine, alla collaborazione con le riviste, all’organizzazione di eventi e quindi alla sceneggiatura di fumetti a tempo pieno, mi hanno seguito da lontano, senza interferire. Temo che mi giudicassero una specie di alieno piovuto in casa loro, che si dedicava a cose che non riuscivano a capire. Però, ripeto, mi hanno lasciato libero di seguire il mio percorso. Mio padre ci rimase un po’ male quando mi licenziai dal classico “posto fisso” per cercare di campare di scrittura, forse la ritenne una mossa avventata, ma ha avuto modo di ricredersi. In ogni caso non mi scoraggiò, mi disse di fare quel che mi sentivo di fare. Sospetto fortemente che nessuno dei miei genitori abbia mai letto un mio Zagor. Viceversa, hanno letto, tutti o in parte, i miei libri. Compreso quell’ “Io e Zagor” dove si parla a lungo di loro.

7 – Caro Moreno, dopo aver svolto in maniera egregia il lavoro riguardante Zagor e le sue origini, e capendo che quella sia da ritenere, ormai, la versione ufficiale, crede che sia stata effettuata una retcon o solo aggiunti dei particolari non rivelati prima nella saga? A parer mio sono accadute entrambe le cose, anche se la retcon in generale può generare confusione perché cambia prospettiva in maniera fin troppo evidente sul finale dello scontro fra Kinsky e Zagor. Cosa ne pensa?

Penso che non ci sia nessuna retcon in “Zagor: le origini”. Ovvero non c’è stato nessun intento di modificare eventi e situazioni descritte in precedenza e adattarle a nuovi sviluppi della storia. Ho già spiegato molte volte il come e il perché, sia per scritto che nei video del mio canale YouTube. Una di queste spiegazioni si può trovare qui: http://morenoburattini.blogspot.com/2021/06/corpo-speciale.html. Tuttavia, in breve: in “Zagor Racconta…” ciò che viene narrato è appunto la narrazione dei fatti esposti dallo Spirito con la Scure a Cico. I fatti non sono raccontati “in diretta”, ma attraverso una rielaborazione basata sui ricordi. Questa ricostruzione è parziale e incompleta. Per esempio: Zagor non rivela a Cico neppure il suo nome di battesimo, non dice nulla sulla sepoltura (che pure avrà dato all’amico) di “Wandering” Fitzy, sorvola del tutto sulla propria adolescenza, non spiega come ha imparato a volare tra i rami degli alberi, eccetera. Tre sono i motivi per cui Zagor non racconta tutto a Cico: per brevità (arrivare subito al punto), per non risvegliare ricordi troppo dolorosi, perché certe cose proprio non le sa, essendo accadute in sua assenza. Dato che Zagor certe cose non le sa, interpreta certi particolari in un certo modo nella ricostruzione degli avvenimenti, che resta comunque affidata alla sua memoria turbata dal dramma vissuto. Quindi: ciò che si legge in “Zagor Racconta…” è la versione dei fatti fornita a Cico, ciò che si legge in “Zagor: le origini” è come realmente sono andati i fatti integrati di ciò che lo Spirito con la Scure ha omesso o non conosce. Non c’è nessuna contraddizione, solo integrazione. Le due storie sono complementari. Si veda comunque quanto detto nell’articolo linkato.

8 – Caro Moreno, ti voglio chiedere come mai, in “Corpo speciale”, Zagor e Cico si trovassero casualmente dalle parti della tomba del mentore del primo, senza aver mai raggiunto quel posto, in coppia, in precedenza durante i loro numerosi viaggi.

Non credo di aver detto che si trovassero là per caso. Secondo me Zagor ha condotto lì apposta il suo amico Cico, per mostrargli la tomba di “Wandering” Fitzy. Mi pare evidente (dal fatto che per tanti anni non è mai tornato in quel luogo) che lo Spirito con la Scure abbia evitato di recarsi là perché facendolo avrebbe ridestato in lui troppo dolore. Le rive del lago dove si è scatenato il suo furore vendicativo che è costato la vita anche a Fitzy sono un luogo pieno di fantasmi della memoria, è del tutto logico che il nostro eroe se ne sia tenuto lontano. Va anche considerato che si tratta di un posto lontano dal cuore di Darkwood. A un certo punto, come si narra appunto in “Corpo Speciale”, Patrick Wilding decide che è giunto il momento di accompagnare Cico sulla tomba del suo mentore e padre adottivo, e di affrontare il dolore dei propri ricordi. Mi pare tutto molto chiaro.

9 – Caro Moreno, è la prima volta che ti scrivo e non so se la domanda che intendo farti sia già stata posta ma, rifacendomi ad una tua risposta, come mai tu non avresti accettato la storia omosessuale apparsa in “Harbour Ranch”, a differenza dei piani alti i quali, invece, l’hanno fatta pubblicare?

Premesso che non si tratta di una “storia omosessuale”, ma di una storia in cui c’è un elemento inedito costituito dal rifiuto di un padre di accettare l’orientamento sessuale del proprio figlio, è chiaro che io l’avrei accettata, avendola proposta; casomai ho scherzato sul fatto che se fossi stato nei “piani alti” magari avrei consigliato a me stesso di lasciar perdere ciò che era, appunto, inedito, rimanendo nel seminato. Ma si tratta appunto di una battuta fatta con sulle labbra il sorrisone di chi si è visto, invece, approvare il progetto.

10 – Caro Moreno, ti scrivo dopo aver letto “Provaci ancora, Cico” e mi sono venute in mente due domande. La prima riguarda la possibilità di riutilizzare, come ambientazione, la casa di Artemius dove, magari, si possono trovare altri appunti per creare nuovi animali. In questo caso, cosa ne penseresti? Per la seconda, quando avviene e, se mai è stata narrata, la compravendita del trading post di Pleasant Point da parte di Peabody nei confronti del vecchio proprietario Bart?

Riguardo ad Artemius, chissà se il racconto di Cico sulle origini del Going-Going corrisponde più o meno a fatti reali o si è inventato tutto (come viene adombrato da qualcuno). In ogni caso lo spunto è interessante. Riguardo il passaggio di proprietà tra Bart e Peabody, non si è mai saputo come sia andata. Mi pare che Peabody faccia improvvisamente apparizione come gestore del trading post in una storia di Boselli. Magari un giorno ne sapremo di più, forse in un Color dedicato al passato di Peabody.

11 – Caro Moreno, come si svolge la sua giornata lavorativa?

Dato che lavoro tutti i giorni, tutte le mie giornate sono lavorative. Se mi trovo a Milano (tre o quattro giorni ogni settimana) raggiungo a piedi la Casa editrice e prendo possesso della scrivania sempre ingombra di pile di foglie e di fumetti riguardanti le urgenze a cui far fronte: albi da mandare in edicola (revisioni, letture, riletture, correzioni), testi da scrivere (redazionali, rubriche, introduzioni, pubblicità), lettere a cui rispondere, proposte da esaminare, autori da coordinare e indirizzare, riunioni a cui partecipare… Dopo l’ufficio, se posso vado in palestra. Poi a casa, dove per lo più giaccio in coma sul letto in posa da uomo vitruviano. Fuori da Milano, di solito viaggio per tornare in Toscana o per raggiungere kermesse o manifestazioni a cui sono invitato. In ogni caso mi porto dietro il portatile e approfitto di ogni minuto per scrivere sceneggiature.

12 – Caro Moreno, quali potrebbero essere il linguaggio e gli argomenti da utilizzare per far affezionare un pubblico adolescente ad un fumetto come Zagor?

“Questo è un fumetto che mi è molto piaciuto, mi ha divertito ed emozionato, ha arricchito la mia vita. Potrebbe piacere anche a te, è una cosa bella, e non c’è motivo per cui un ragazzo non debba apprezzare una cosa bella in più.” Tuttavia mi preme sottolineare una cosa: non si tratta solo di Zagor, ma di abituare i ragazzi a leggere, vedere, partecipare in generale, sollecitandoli a uscire dalle bolle totalizzanti in cui si rinchiudono diventando refrattari a ogni proposta. C’è da far affezionare gli adolescenti anche al teatro, voglio dire.

13 – Gentile Moreno, immagino che incastrare sceneggiature e disegnatori sia molto difficile, per cui ti chiedo come mai, e cito gli esempi più illustri, ovvero Mortimer e Kandrax, sono stati prima disegnati da taluni e poi da altri? A parte questioni di (toccare corna) morte, e questioni riguardanti la programmazione, ci sono motivi precisi del perché non sempre uno stesso autore si ritrova a disegnare un personaggio NON periodico come i comprimari storici di Zagor?

Non sempre i disegnatori che hanno illustrato una storia sono liberi al momento in cui si decide di farne un seguito, e a volta gli impegni che hanno (chiamati a illustrare altre storie) li occuperanno per mesi. In alcuni casi gli stessi autori esprimono il parere di cambiare. Una avventura di Zagor occupa un illustratore per due o tre anni, se gli facciamo fare il sequel saranno quattro, cinque, sei anni sempre con lo stesso argomento. C’è poi il desiderio di sperimentare e di far interpretare un certo villain da mani diverse (persino il Joker cinematografico, nei film di Batman, è stato interpretato da attori differenti e tutti abbiamo potuto apprezzarne le variazioni). Anche ai tempi di Nolitta il super nemico Hellingen è stato affidato prima a Ferri, poi a Donatelli, poi ancora a Ferri.

14 – Caro Moreno, da appassionato di Dylan Dog, e dopo le loro prove non in tandem, pensa che sia Claudio Chiaverotti che Luigi Piccatto possano essere presi in considerazione per una nuova storia su Zagor da fare insieme?

Chiaverotti e Piccatto sono stati entrambi graditi ospiti, non escludo che possano tornare a esserlo, però, così a lume di naso, meglio se li teniamo separati affiancandoli, nel caso capitasse di ospitarli di nuovo, ad autori del nostro staff che garantiscano aderenza alla “zagorianità”.

15 – Caro Moreno, vorrei togliermi una curiosità. In edicola stanno uscendo storie disegnate dai fratelli Cassaro e ti chiedo se siano giacenze di magazzino perché, se non erro, sono andati in pensione. Confermi questa informazione?

In questo momento, i fratelli Cassaro non stanno disegnando Zagor. L’ultima storia uscita con il loro nome sotto il titolo è stata “La bestia rara”, contenuta in “Provaci ancora Cico”, che peraltro è stata completata pochi mesi prima della pubblicazione. Tuttavia è in programmazione un’altra storia realizzata in precedenza, in uscita nei prossimi mesi (in una veste insolita). Ci sono altre loro storie pronte, riguardo alle quali rimando alla risposta 2. Che dire circa la “pensione”? Nessun fumettista in realtà ci va mai, perché l’istinto a disegnare è sempre più forte del desiderio di riposo. Diciamo che Gaspare e Gaetano hanno soltanto interrotto la loro collaborazione con Zagor, iniziata nel 1995 (con una storia mia, se non ricordo male).

16 – Caro Moreno, oltre ai già citati in questo Blog Ben Stevens e Mohican Jack, quali altri personaggi defunti della saga di Zagor non farebbe più tornare, se non in flashback, per non rovinarne il ricordo?

La questione è se il ritorno è giustificato da una storia sorretta da una buona idea o no. Potrei dire che lascerei riposare in pace Capitan Serpente o il dottor Stubb, Manetola o Shyer,  ma poi magari di fronte a una proposta superlativa che prevede la loro ricomparsa sulle scene tutto diventa possibile. Per il momento sono più che convinto di avere dei meriti nel  mancato ritorno di un personaggio che non è morto, Cinzia Bradmeyer.

17 – Gentile Moreno, dopo la rilettura della storia “Il terrore dal mare” mi è caduto l’occhio sulla frase di Wolfingham ad Octavius quando gli dice che ha preso il Sigillo di Dagon a degli alchimisti tedeschi. Potrebbe essere un buono spunto per una storia futura che racconti questo antefatto? E gli alchimisti tedeschi potrebbero essere al centro di una storia che racconta la genesi dell’oggetto?

Sia del Sigillo di Dagon che delle vicende narrate ne “Il terrore dal mare” sentiremo presto riparlare in un paio di prossime storie.

18 – Caro Moreno, nella storia “Quando il mostro è in vacanza”, del Dylan Dog Old Boy di giugno 2021, viene citato e sembra apparire il Barone Bela Rakosi. Ti voglio chiedere se, da arcivampiro, sia veramente immortale, dando così da pensare al fatto che Zagor, nella serie mensile, prossimamente, non riuscirà del tutto a sconfiggerlo.

La citazione c’è, come omaggio. La sorte di Rakosi a scopriremo sull’albo di novembre, “Il castello del vampiro”.

19 – Gentile Moreno, prima di diventare sceneggiatore Bonelli, lei era curatore di una fanzine. Quali sono i più bei ricordi di quel periodo?

Anche in questo caso mi sento di rimandare, per una risposta più completa ed esauriente, al mio libro “Io e Zagor”. Non credo sia possibile, per chi non ha vissuto quel periodo, capire che cos’erano  le fanzine. Cioè, le fans magazines, le riviste fatte da appassionati. Pubblicazioni che in quegli anni (Settanta, Ottanta)  erano poverissime, scritte a macchina, stampate con il ciclostile o in offset. Però contenevano ritratti di autori, cronologie di collane, recensioni e annunci – tutte cose che allora era impossibile reperire altrove. Non c’era Internet come oggi. Poco più che ventenne, scoprii l’esistenza di Fumo di China e per trovarla dovevo raggiungere, dalla campagna dove abitavo, in centro a Firenze, nella prima fumetteria aperta in città. Su Fumo di China venivano pubblicate le recensioni di altre fanzine, e per procurarsi quelle bisognava scrivere a chi le realizzava, o battere a tappeto le fiere e le mostre mercato. Per fortuna, nella mia zona se ne organizzavano due piuttosto importanti: il Salone del Fumetto e del Fantastico di Prato, e Lucca Comics. Quest’ultima, era ancora ospitata soltanto nel ristretto spazio del Palazzetto dello Sport. Mi si aprì un mondo. Fino ad allora avevo coltivato in solitudine la mia passione per i fumetti, a parte lo scambio di pareri che potevo avere con quei due o tre amici con cui la condividevo. Scoprii che c’erano appassionati organizzati in associazioni e club e tutto un fiorire di pubblicazioni amatoriali con cui tenersi in contatto, informarsi, essere aggiornati. Mi venne voglia di dar vita anch’io a un gruppo e a una fanzine. Fu così che nacque Collezionare. I fondi disponibili erano unicamente quelli ricavati dall’autotassazione: perciò, il primo numero di Collezionare fu un vergognoso ciclostilato di appena quattro pagine stampato in sessanta esemplari distribuiti gratuitamente fra amici e parenti. Coi numeri successivi (appena un po’ rimpolpati in quanto a pagine, ma sempre malamente stampati e con tirature limitatissime) tentammo un esperimento: pregammo la signora Giuliana, titolare del famoso “Rifugio del Fumetto” di Campi Bisenzio, di distribuire copie omaggio della fanzine ai suoi clienti più affezionati. Nonostante la nostra piccola rivista fosse di una povertà imbarazzante, spedii a Sergio Bonelli una copia del terzo numero - in cui c’era un articolo su Gallieno Ferri. Sergio ci rispose facendoci i complimenti e lodando il nostro spirito di iniziativa. A quel punto mandammo in visione Collezionare anche alla redazione bolognese di Fumo di China, che pubblicò una recensione positiva, per cui cominciammo a ricevere delle lettere da parte di quelli che l’avevano vista e avevano scoperto la nostra esistenza - accadde sul n° 27 del novembre 1986.

20 – Caro Moreno, Darkwood è una regione fantastica dove può accadere di tutto, ma ti voglio chiedere se hai mai pensato o tu sia mai stato stuzzicato nel voler spiegare, se spiegazione esiste, della calamità di mostri, alieni, ecc. che la stessa riesce a racchiudere al proprio interno.

Ci ho pensato, ma o sempre rinunciato all’idea perché in fondo non si può spiegare la magia. E poi mi avrebbero dato dello spiegazionista.